lunedì, luglio 13, 2009

Mai stancarsi di scavare nel privato di Berlusconi

Wikipedia riporta che Stefano Rodotà (foto) è stato dal 1997 al 2005 "Presidente dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali", ricoprendo contemporaneamente dal 1998 al 2002 la carica di "Presidente del Gruppo di coordinamento dei Garanti per il diritto alla riservatezza dell'Unione Europea". Nomi altosonanti, tipici delle istituzioni inutili. Ma non per questo da ignorare o dimenticare.

Bene, Rodotà pare aver dimenticato il ruolo per il quale è stato profumatamente pagato con i soldi di tutti (italiani ed europei), anzi sembra non averne mai conosciuto le basi. In un commento pubblicato oggi su La Repubblica, infatti, partendo dall'arbitrario assunto che "nessun criterio consente di confinare nel privato" quanto contestato a Berlusconi dallo stesso quotidiano, sostiene l'assoluta necessità di "non stancarsi mai di insistere" nel tentativo di costringere Berlusconi a confessare quella "verità politica" che, dopo il G8, rischia di essere soffocata da una effimera vittoria d'immagine.
Pensare che per tanti anni quest'uomo è stato posto a "vigilare" sulla riservatezza di noi tutti non può non far tremare i polsi anche al più disattento tra i lettori. Questo è ciò che accade a mettere dei comunisti (o pseudo-tali) nei luoghi chiave del potere, sia pure solo nominale: che la lezione serva per il futuro.

domenica, luglio 12, 2009

Berlinguer 2.0

Tra Berlinguer e me, il vuoto. Questo è il succo del grillo-pensiero, non che sia una primizia, beninteso.

Ma facciamo finta per un istante di non ridere a crepapelle all'idea di Beppe Grillo leader del Pd, e seguiamolo in questa nuova fase della sua vita pubblica. Che viene, più o meno, dopo quella del sostegno alle palline di ceramica per le lavatrici. Facciamolo.

E chiediamoci: perché il Pd? Anzi, facciamo le cose per bene. Perché il PDmenoelle? Che cosa pensa di fare, Grillo: vincere le primarie del Partito Democratico e svuotarlo in dieci minuti di tutti i suoi appartenenti? Cioè, fateci capire: D'Alema, Bersani, Fassino, Rutelli, Veltroni, Prodi, De Benedetti, Franceschini, Violante, Latorre, perfino la Serracchiani e Chiamparino dal giorno successivo, secondo lui, dovrebbero scomparire dal partito, dire "minchia signor Grillo! noi ci facciamo da parte, sa... siamo quelli del PDmenoelle, con le facce gonfie dei suoi vaffanculo, e lei ora ha vinto le primarie, ora il menoelle non c'è più, prego, si accomodi, queste sono le chiavi, era dai tempi di Berlinguer che aspettavamo un momento così!"

No, perché se pensa una cosa appena appena diversa da questo scenario - che prego Dio di farmi vivere abbastanza per poterlo vedere, un giorno! - allora, forse, era meglio decidere di fare qualcos'altro, che so... magari un nuovo partito, un vero nuovo partito, non un residuato del PCI inciuciato con i democristiani, né un partito di plastica ammanicato con i fascisti ed i barbari...
Come dice? Ah no, non si poteva pensare ad un nuovo partito, i partiti sono come il fumo negli occhi per Beppe Grillo, giusto? I partiti sono il male, i partiti sono le sanguisughe di questo Paese, i partiti vanno aboliti!

Si, Grillo, ma non deve prendere alla lettera quello che sente dire in giro... Si, è vero, si dice che il Pd "non è un partito", ma è un modo di dire di noialtri buzzurri berluscones, fa parte della dialettica politica, si intende dire che, in realtà, sono molti partiti ancora separati tra loro... cos'aveva capito?

Sicuro che vuole ancora fare il segretario del Partito Democratico, Grillo? Mi fa vedere la sua tessera?

sabato, luglio 11, 2009

Marino: oplà! sul cavallo della Questione Morale

Eh, non hanno fatto a tempo a dire che Ignazio Marino (foto), il "terzo uomo" del Pd, è bravo, bello, medico, sopra le parti, speranza del futuro che eccolo là!, si infila con tutte le scarpe nel più becero opportunismo mediatico-giustizialista nel fare la morale ai pezzi del proprio partito, dove ora - chiaramente - volano gli stracci.

Povero questore di Roma: stamattina si lamentava che Alemanno nel ringraziarlo per la celerità nella risoluzione del caso dello stupratore seriale rischiava di inquinare con la politica un lavoro che è stato tutto delle forze di polizia e della magistratura; da stasera, dovrà preoccuparsi anche dell'altra sponda del fiume che cerca di accaparrarsi il coordinatore-stupratore per i fini della lotta interna di potere nel Pd.

**UPDATE**
L'ho letta da qualche parte, m'è parsa una considerazione sensata: se neanche la fidanzata dello stupratore s'era mai accorta di nulla in anni di frequentazione, come pensa Marino che "il Pd" possa accorgersi se un suo dirigente locale ha qualche "vizietto"? Magari sa qualcosa che noi non sappiamo, qualche metodo suggeritogli da Di Pietro o Travaglio?

Il mea culpa dei media

Quattro articoli dal Corriere della Sera. Quattro posizioni tra loro diverse, ma che convergono su un unico punto: una più o meno - a seconda dei casi - velata ammissione di responsabilità nei confronti del Paese, a nome dell'intero apparato mediatico, italiano e straniero.
Con sfumature diverse, certo. Angelo Panebianco, ad esempio, pone più l'accento sul totale successo mediatico e politico (e personale) di Berlusconi, l'uomo dato per spacciato che - una volta di più, l'ennesima - dimostra tutta la sua inesauribile forza proprio quando nessuno scommetterebbe più dieci centesimi su di lui. Nel suo editoriale - che, leggendone le righe, potrebbe essere archiviato tranquillamente sotto i tag interesse nazionale, Berlusconi, Italia, concretezza, scommessa vinta, convergenze e orgoglio - Panebianco non giustifica certo il sistema: i mesi di attacchi concentrici e coordinati provenienti dalle opposizioni politiche, dai mass media e dai potentati economici ed imprenditoriali nemici non possono passare sotto silenzio; anche se, a battaglia terminata, risuonano come l'adagio "molti nemici molto onore" andando a rendere se possibile più eclatante la vittoria berlusconiana.
Vittoria che non sminuisce la portata delle sfide che si aprono già da oggi, e che segneranno i tempi a venire: all'estero, la scomparsa del concetto stesso di G8 che è stato celebrato nella forma attuale per l'ultima volta e che, estendendosi a nuove potenze, segnerà un inevitabile declino dell'influenza dei singoli stati europei, Italia compresa; internamente, la ripresa dell'inevitabile scontro politico che si preannuncia asprissimo, con un Berlusconi carico all'inverosimile e forte di una legittimazione senza precedenti, e le opposizioni sempre più schiacciate contro il muro e, per questo, sempre più livorose ed aggressive.
Situazione descritta anche dall'articolo di Massimo Franco, che entra nel dettaglio degli avvenimenti da un'altra ottica ed osserva come Berlusconi abbia goduto, nei tre giorni di vertice, della "copertura" di una tregua d'armi pervenutagli dall'intero sistema politico italiano (con l'unica eccezione di Di Pietro che ha reagito come una bestia ferita e messa all'angolo, avendone peraltro ben d'onde).
Tregua, però, che oltre ad essere arrivata troppo, troppo in ritardo è destinata anche a reggere ben poco: tanto che egli legge nelle parole riservate all'opposizione da Berlusconi durante la conferenza stampa di chiusura del G8 una sorta di attacco preventivo, un assaggio di cosa i suoi avversari possono aspettarsi ora che la vetrina internazionale si è chiusa e che è pronto a regolare i conti in casa propria. Soprattutto ora che ha l'occasione - a ragione - di mettere in un unico fascio la sputtanata stampa estera ed interna con l'opposizione politica che - è difficile dimenticarlo - fino alla mattina del monito di Napolitano non ha risparmiato alcun tipo di colpo basso al Governo, a Berlusconi personalmente e all'intero Paese.
Diverso è l'approccio di Gian Antonio Stella che, pur riconoscendo a piene mani la vittoria del Cavaliere, ritiene che egli avrebbe dovuto essere ancora più sobrio di quanto non sia stato, e che avrebbe dovuto risparmiarsi alcune frecciate indirizzate alla stampa e all'opposizione durante la già citata conferenza stampa. In particolare, a Stella pare non essere andata giù l'esortazione «vi consiglio di leggere meno giornali» che, assieme a quel «se cambiamo opposizione», ha rappresentato l'unico vero - seppur micidiale - sassetto che il premier si è tolto dalle scarpe nei tre giorni di vertice.
Vale comunque la pena di riportare un passaggio dell'articolo di Stella:

«Meglio di così forse non poteva andare. E non c’è italiano che, per come si era messa nelle settimane scorse, non debba oggi sentirsi sollevato. Di più: fiero della prova di orgoglio e professionalità fornita, tutti insieme, all’Aquila. E questo al di là di ogni opinione: come disse anni fa Giuliano Amato denunciando i rischi di esporre il nostro Paese ai ceffoni internazionali in nome della polemica politica intestina anti-berlusconiana, "guai se cominciano a trattarci come un materasso su cui saltare, perché in quel materasso ci siamo anche noi". Tutti.»

Da la cifra del sentimento che serpeggia nella stampa, sentimento che definire da "day after" è dir poco.
Ma le ammissioni di responsabilità più nette vengono da un post di Fabio Cavalera in uno dei blog del Corriere, post intitolato con un inequivocabile "Noi perdenti". Anche se sbaglia clamorosamente bersaglio finale, l'autore coglie il punto quando scrive senza mezzi termini che chi esce con le ossa rotte da tutta questa storia sono proprio loro: i giornalisti, italiani e stranieri. Poi si lancia in un'invettiva contro i suoi colleghi accreditati presso il G8 - soprattutto quelli stranieri - che, a suo parere, hanno peccato di codardia dal momento che non hanno incalzato Berlusconi sulle famose "domande" di Repubblica, e qui dimostra di far pienamente parte di quella categoria da egli stesso aspramente biasimata.
Quello che il signor Cavalera deve comprendere è che la stampa estera non vive in Italia. Anche se è fortemente orientata al pregiudizio (anche razziale) e alla critica feroce nei nostri confronti, non è possibile pretendere da un foglio estero la piena e puntuale comprensione dei meccanismi e degli eventi interni al nostro paese. Di conseguenza essi, rispetto alla cronaca politica italiana, brillano - per così dire - di luce riflessa, utilizzando pesantemente ciò che viene pubblicato dalla stampa nazionale; in piccola parte, poi, anche quanto i loro inviati in Italia riescono a carpire in prima persona, ma sappiamo benissimo che questi sono generalmente giornalisti alquanto scarsi, l'Italia non è un paese così interessante in fondo.
Stando così le cose, i media esteri hanno dimostrato come sanno essere cani sull'osso quando sentono odore di scoop (e se c'è da parlar male degli italiani la cosa è ancor più appetitosa); ma anche quanto, nella maggioranza dei casi, sanno anche tirarsi indietro non appena si rendono conto di essere stati ingannati. E l'inganno ordito dai quotidiani e dai periodici del Gruppo L'Espresso e dai loro supporter, per nostra fortuna, è stato svelato proprio nei giorni subito precedenti il vertice, quando era diventato così smaccato da non poter più essere nascosto.
Nessuna sopresa, dunque, se i giornalisti stranieri (soprattutto quelli inglesi) hanno tenuto un profilo basso, ed anzi hanno iniziato oggi a fare palese retromarcia: esporre loro stessi ed i propri giornali ad una figuraccia più grave di quella che avevano già subito, per di più nel momento in cui i loro padroni finivano sbugiardati di fronte al mondo intero per lo scandalo delle intercettazioni illegali del gruppo di Murdoch, non solo era un rischio troppo elevato, era praticamente un suicidio. E non tutti hanno gli stessi istinti masochisti di alcuni pennivendoli e direttori nostrani, evidentemente.

Fuori dal bunker, tra la realtà delle rovine

Dal punto di vista della comunicazione, l’idea di far svolgere il G8 tra le macerie del terremoto dell’Aquila e non sull’isola de La Maddalena è stata di forte impatto, non solo emotivo. Una sfida vinta, bisogna ammetterlo. Le immagini di Barack Obama e di Silvio Berlusconi stretti in silenzio davanti al Palazzo di governo dell’Aquila completamente distrutto hanno fatto il giro del mondo as­sumendo una forza espressiva degna dei grandi eventi mediatici. Così come la visita del cancelliere tedesco Angela Merkel al paesino di Onna o la commozione di Michelle Obama davanti alla Casa dello studente o la passeggiata delle first lady, munite di caschetto della Protezione civile, in mezzo alle macerie, o le numerose strette di mano ai Vigili del fuoco o lo striscione con la scritta «Yes, we camp» o gli sguardi «indiscreti» dei leader sono immagini che vanno oltre la pura cronaca e si ergono a testimonianze capaci di rivelare qualcosa di sconosciuto, e raccontare qualcosa di più su noi stessi e sul mondo.


Attraverso questa immersione nella disastrografia - L’Aquila è il ground zero di un’Italia ferita dal sisma - è come se l’immagine tutta del G8 si sia redenta: in tv, sulla stampa, nella Rete. Non solo lasciandosi alle spalle il ricordo dei terribili scontri di Genova (anche quando il G8 si è svolto in altre sedi, la memoria è sempre legata alla protesta, agli scontri tra manifestanti e polizia), ma fornendo una nuova rappresentazione di queste riunioni dei Grandi. Di solito, gli incontri dei potenti sembrano cerimonie chiuse, impenetrabili, blindate: un gruppo ristretto di persone discute dei destini del mondo, ma lontano dal mondo. Sono liturgie di una nuova governance mondiale, vissute però come rituali anonimi, invisibili, e perciò sostanzialmente fittizi e inutili. Le case distrutte dal terremoto, le ferite ancora aperte, la caserma della Guardia di Finanza di Coppito, lo stato di pre­carietà in cui si è svolto il G8 dell’Aquila hanno dato prima di tutto visibilità all’incontro, immergendolo nella realtà di tutti i giorni, come mai prima era successo. Per questo Obama, nella conferenza di congedo, ha promesso la ricostruzione della città, come primo atto concreto della riunione.

Le fotografie possono essere ricordate più facilmente delle immagini in movimento, perché fissano un istante, lo sottraggono al flusso televisivo, e queste foto rappresentano appunto un momento privilegiato, di riflessione. I Grandi della terra che si aggirano per le rovine sono immagini che assurgono immediatamente a simbolo, sintetizzano una presa di coscienza, diventano più reali del reale. Ma c’è di più: le macerie, dal punto di vista allegorico, rappresentano la volontà di ri­costruire (non solo L’Aquila, ma tutto il Sud del mondo, le zone che necessitano di aiuti immediati), di rifondare un nuovo ordine del mondo, di dare vita a un ciclo nuovo: the day after tomorrow, l’al­ba del giorno dopo. Nella storia della rappresentazione, dal racconto del diluvio agli ultimi giorni di Pompei, dai film del filone catastrofico all’interminabile notte di Vermicino, il disastro serve a stimolare l’attenzione, la compassione, persino il senso estetico.

Come ci ricorda Borges con le sue famose domande: «Perché ci attrae più la caduta di Troia che le vicissitudini degli achei? Perché preferiamo l’Inferno della Commedia al Paradiso? Perché, istintivamente, pensiamo alla sconfitta di Waterloo e non alla vittoria?...». Il tragico, catturato dai media, implica la promozione di un fatto a una categoria superiore: la sua enigmaticità si accresce, il suo essere raccontato o rievocato si fa esemplare. Certo, in queste foto c’è anche molta retorica, molta enfasi, forse persino una punta di cinismo. Stati d’animo, peraltro, non diversi da quelli che hanno spinto cinque famosi registi italiani, a brevissima distanza dalla tragedia, a realizzare al­trettanti corti. Stessa intenzione, comunque, che ha spinto in Abruzzo George Clooney, secondo il discutibile rituale della celebrity che va a farsi fotografare in mezzo ai più sfortunati.

E Di Pietro insiste: è il turno del Guardian

(English translation below)
Ci risiamo. Chi pensava che l'ignobile bravata di ieri fosse stata l'unica perpretata dal leader dell'Italia dei Valori si sbagliava di grosso.
Nascosta nelle pieghe del sito del Guardian c'è un altra perla dipietrina: una lettera di "scuse" al giornale stesso per il comportamento di Berlusconi e Frattini quando hanno risposto alle farneticanti argomentazioni sull'espulsione dell'Italia dal G8.
Questa cosa, a Roma, ha un nome scientifico ben preciso, anche se non in latino: si chiama leccata di culo. Maestra, maestra, Luca dice che lei è brutta, ma io le voglio tanto, tanto bene!

Ora traduco in inglese quanto ho scritto, dal momento che il link porta all'articolo del Guardian e spero che qualcuno si prenda la briga di seguirlo al contrario e leggere quanto ho da dire.

Here we are again. Who was thinking that the yersterday's Mr. Di Pietro' bullshit was the only one in that day was actually wrong.
Hidden into the "Letters" section on its website, the Guardian published yesterday an article from Mr. Di Pietro that "apologizes" for Mr. Berlusconi' and Mr. Frattini' answers to earlier Guardian statement about Italy's expulsion from G8.
This stuff, in Rome, has a scientific name, although not in Latin: the name is lick in the ass. Teacher, Teacher, Bob says you're ugly, but I love, love, love you!

La première dame

Non accenna a scemare l'amore sviscerato della stampa italiana nei confronti di Carla Bruni. Dal Corriere, a Repubblica, a La Stampa le prime pagine paiono tutte per lei; lei che si vergogna di essere italiana, lei che è amica dei terroristi rossi fuggiti in Francia (i "reduci", come li chiama Repubblica), lei che è l'incarnazione dello snobismo e del velinismo, seppur con un qualche stile. Lei che ha schifato il G8 per due giorni su tre facendosi un programma tutto suo, ché le altre "first ladies" forse erano troppo "rischiose", Michelle Obama in testa.

Ma si sa, i giornalisti hanno il cuore tenero, uno sguardo ammaliatore e via...

**UPDATE**
Arrivano, a mezzo stampa, gli inusuali "sensi di stima" di Berlusconi nei confronti della Bruni, a suo dire ingiustamente trattata male da alcuni quotidiani italiani, "compreso Il Giornale".
Tanto di cappello alla cortesia del premier, ma qui non si cambia opinione sulla donna.

venerdì, luglio 10, 2009

Un italiano con le palle

Eh, quanno ce vo' ce vo', si dice a Roma. Non è mia abitudine cantare "meno male che Silvio c'è", i miei obiettivi sono dall'altra parte del fiume; ma stavolta non posso che lasciarmi andare ad un moto di sincera gratitudine verso quest'uomo che ha dimostrato di che pasta è fatto un italiano con le palle.

Grazie per aver dimostrato che i cliché sul nostro popolo e la nostra nazione possono - e devono - essere superati dai fatti.
Grazie per aver voluto dare, rischiando accuse di opportunismo, un segnale forte in favore degli abruzzesi colpiti dalla sciagura del 6 aprile scorso: siamo tutti col giornalista locale aquilano che, nella conferenza stampa di quest'oggi, quasi piangeva di gioia e gratitudine nell'esprimere i suoi sentimenti al Presidente del Consiglio per la scelta di fare il G8 nella sua città.
Grazie per aver mostrato al mondo, ma anche e soprattutto a molti disonesti di casa nostra, che l'ipocrisia e la falsità svaniscono come neve al sole di fronte alla forza di volontà e all'orgoglio nazionale: sono bastati dieci minuti di vertice per ribaltare mesi di calunnie pretestuose ed ignoranti, ancor più gravi perché originate e fomentate dall'interno del nostro Paese.
Grazie per aver voluto concludere la parabola dei vertici del G8 con il summit più concreto e di maggior successo della sua storia, e grazie per averci sempre creduto.
Grazie, infine, per il lavoro instancabile, indefesso, quasi inumano che compie ogni giorno per il suo Paese: non stia a sentire i pochi "giapponesi" rimasti dalla parte sbagliata della barricata, gli italiani TUTTI le sono profondamente riconoscenti e si sentono orgogliosi. Soprattutto quelli che non hanno mai ceduto alle sirene del disfattismo disperato che, per troppo tempo, ha ingannato troppa gente.
Grazie Presidente!

E ora?

Il G8+ de L'Aquila è finito. L'Italia ha dimostrato al mondo di cosa è capace, al di là degli stereotipi tanto cari ai giornalisti di tutto il pianeta. Tutto il castello di veleni pazientemente costruito nei mesi precedenti dai nemici dell'Italia (da fuori e soprattutto da dentro i suoi confini) è crollato dieci minuti dopo l'inizio del vertice. Non si sa più dove stipare le congratulazioni ed i complimenti per un summit che, al di là delle considerazioni politiche e strategiche sulla sua natura ed utilità, viene unanimemente definito come quello meglio riuscito nella storia.
E non solo dal punto di vista dell'organizzazione, che come Berlusconi ci ha già insegnato in passato non poteva che essere perfetta, ma anche e soprattutto da quello dei contenuti e dei risultati conseguiti; è unanime, tra gli analisti ed i cronisti, il riconoscimento sulla concretezza degli impegni presi e dei documenti risultanti, cosa mai successa nei summit precedenti. Perfino quella che, da più parti, viene definita come l'unica nota negativa, e cioè la questione ambientale e la sua sostanziale non riuscita nel G8 italiano, deve in realtà essere vista come un forte segnale di concretezza: in un mondo sferzato da enormi problemi reali, le speculazioni ecologiste non trovano spazio e, giustamente, vengono relegate in fumose dichiarazioni che hanno dell'assurdo, come quella del "contenimento entro due gradi" dell'aumento di temperatura globale, come se fosse sotto il controllo di un gruppo di uomini, per quanto "grandi".
La stampa nazionale ed internazionale è stata brutalmente zittita nei suoi sedicenti "scoop", nelle sue ironie fuori dal tempo, nelle sue storie fasulle e frutto di copia/incolla incrociati e coplevoli, tutti originati dal fortino di Largo Fochetti; ora, i quotidiani faranno a gara di scaricabarile e di gioco delle tre carte, nascondendosi dietro i soliti cliché della libertà di stampa e di espressione, cercando unicamente di coprire i propri madornali errori.
E l'opposizione? Dopo il "blitz" di Veltroni che, ieri, ha approfittato del palcoscenico giottino per farsi la sua passeggiata a braccetto con i suoi beniamini attori hollywoodiani, rimane poco di più. Sicuramente non si aprirà quella fase di riflessione, di presa di responsabilità per l'aver contribuito ad infangare l'immagine dell'intero paese per piccoli interessi di bottega, non è nel loro stile: per questi signori qualsivoglia abisso abbiano toccato solo dieci minuti prima semplicemente non è mai esistito.
Ma ora la strada del Pd, dell'IdV e degli altri gregari che finora si sono esercitati nella nobile arte dell'antiberlusconismo è in ripidissima salita: essi devono ora affrontare i propri mostri, e devono farlo da soli: non ci saranno più i Guardian, i New York Times, gli El Paìs. Agli "autorevoli quotidiani" esteri non frega nulla del congresso del Partito Democratico, è una patata bollente che dovranno sbucciarsi in solitaria, nel buio dell'abisso che si sono scavati con le loro stesse mani.
E lo sfolgorante, totale successo anche personale, oltre che nazionale, di Silvio Berlusconi appare ora come una pesantissima pietra tombale sulle già scarse speranze di rinascita di un centrosinistra senza più forza politica.

Iran: "Attenti ai diritti"

Siamo al parossismo, al ridicolo. Il regime iraniano che si permette di ammonire l'Italia sulla libertà di manifestare pubblicamente! E' come se Cuba ci desse ordini su come trattare i clandestini, o se la Corea del Nord di "consigliasse" sulle strategie delle alleanze internazionali. O come se Di Pietro tenesse sermoni sulla democrazia.

Ma il Guardian potrà fare il suo nuovo editoriale preoccupato sul regime berlusconiano, per lo meno.

giovedì, luglio 09, 2009

Come l'immigrazione selvaggia ha ridotto la "civile" Svezia

Svezia. Modello di stato socialista, efficiente, pulito, etico. Forse una volta. Oggi è un campo di battaglia, terreno di conquista di stupratori e rapinatori e assassini nordafricani, protetti da leggi politicamente corrette e foraggiati da un welfare system che attira e coccola qualsiasi essere umano provenga da fuori i confini.

Le statistiche ed i dati riportati da Orpheus sono allarmanti. Pensiamoci quando leggiamo sui giornali dell'ennesimo "leghista barbaro e xenofobo".

Motivational poster

Oltre il complotto, la cultura

Per una visione di ampio respiro che mostri le ragioni degli eventi cui stiamo assistendo, per capire quali siano le vere forze in campo nel conflitto globale tra "destre e sinistre", leggiamo attentamente quanto scrive Oggettivista.

Due gradi di demagogia

Con tutti i gravissimi problemi che affliggono il pianeta (la crisi, l'Iran, la Corea del Nord, l'energia, la Russia, l'Africa) si butta via letteralemnte il tempo nel ratificare ridicoli accordi come quello sui "cambiamenti climatici". Stabilire un "limite di due gradi per il riscaldamento globale" è come decidere di abbassare il livello del mare con un mestolo: è la dimostrazione che in sessioni come il G8 è necessario, in omaggio al politicamente corretto, dare spazio e supporto a tutto e tutti, compresi gli inutili ambientalisti, primi responsabili di buona parte delle miserie di questo mondo.

Non esiste alcuna evidenza scientifica dell'origine antropica del riscaldamento globale, e non ci sono prove definitive neanche dell'esistenza stessa del riscaldamento; di conseguenza, ratificare un limite su qualcosa che non è sotto il nostro controllo è semplicemente ridicolo.
Diversa la questione delle emissioni: non perché abbiano una qualche influenza sul "global warming", ma perché ci sono economie emergenti che stanno letteralmente sterminando le proprie popolazioni con l'assenza delle più banali regole di buon senso in materia di protezione ambientale. Questo dovrebbe essere il punto in discussione, e non stupisce che è proprio a causa di Cina e India che essa di è arenata ancora prima di iniziare, costringendo "i grandi" a ripiegare sulla boutade dei due gradi.

La pagliacciata che supera il segno

Ora sta esagerando. Nessuno s'è premurato di avvertire il "redneck" de noantri che lo sputtanamento a mezzo stampa estera è un sistema che non funziona, e il genio l'ha adottato col suo classico stile da elefante ubriaco in una cristalleria: ha acquistato - con i soldi pubblici, non ne ha altri a meno che non venda il trattore di famiglia - un'intera paginona sull'International Herald Tribune dove, oltre ad averci sbattuto il suo faccione preoccupato, lancia le sue solite farneticazioni sulla "democrazia in pericolo". In (quasi) perfetto inglese.

"Appello alla comunità internazionale". Forse vuole i Caschi Blu a Piazza Montecitorio (e non sarebbe neache un'idea originale, qualche altro buffone l'ha avuta prima di lui), forse spera che Obama o la Merkel si rifiutino di mangiare le pennette tricolore, chissà. Quel che è certo è che l'ex- pubblico ministero, fulgido esempio di fascismo mafioso pagato profumatamente da noi tutti, stavolta l'ha fatta veramente fuori dal vaso. In un "paese normale", come piace tanto dire a lui e ai suoi simili, egli riceverebbe entro un paio d'ore una visita della polizia a casa che lo trascinerebbe per i piedi con l'accusa di vilipendio alla nazione.
Per sua fortuna non siamo quel "paese normale", quindi il trattorista potrà continuare impunemente ad infangare il proprio paese con l'unico scopo di prevaricare Franceschini e D'Alema.

**UPDATE**
Su molti siti l'immagine qui sopra circola "tagliata" in basso, in modo da nascondere il logo dell'Italia del Valori. Chiediamoci perché.

Punti di vista

Il Corriere del Pd vede così la prima giornata del summit:


Noi preferiamo vederla così:

I paladini

Eccoli qua, i paladini dell'informazione: a scannarsi per saltare la fila e agguantare il cotillon.

mercoledì, luglio 08, 2009

Zappadu zappato

Iniziano a cadere le teste. Antonello Zappadu, il paparazzo che millanta "cinquemila fotografie" rubate alla privacy di Villa Certosa, è stato licenziato in tronco dall'agenzia per la quale lavorava, la E-Polis S.p.A.

Che già il 30 maggio scorso aveva "preso le distanze" dal fotografo sardo sganciandosi nettamente dal suo operato. Ma che oggi è andata oltre e, vantando la "giusta causa", l'ha mandato in mezzo ad una strada.
La ragione ufficiale è che Zappadu avrebbe violato il contratto di esclusiva che lo legava all'Agenzia; molto più probabilmente, visto il totale fallimento della strategia diffamatoria ai danni di Berlusconi e dell'intero Paese, avrà pensato bene di disfarsi definitivamente del deludente ed ingombrante collaboratore.
Dice che se ne andrà in Colombia, a scanso di qualsiasi evenienza. Buon viaggio, qui non si sentirà di certo la sua mancanza.

Chi non salta berlusconiano è

Pare che D'Alema abbia dato ordini ai neo-tesserati del Pd di recarsi dalle parti dell'Aquila e saltare tutti assieme: un primo successo pare l'abbia avuto, c'è stata appena ora una scossetta del 2° grado.

Altro che Murdoch

Rupert Murdoch sta per fare la figura del cioccolataio, con le sue patetiche ripicche a mezzo stampa, se risultasse vera anche solo la metà di quanto messo assieme oggi da Paolo di Lautreamont su Le Guerre Civili.

George Soros (foto) è da decenni il "grande vecchio" dietro a qualsiasi operazione speculativa al mondo ed è il responsabile di un elevato numero di crolli economici e politici in tutto il pianeta. E' stato condannato innumerevoli volte per reati legati al patrimonio ed alle sue spregiudicate attività finanziarie e ci sono diverse procure che aspettano solo che varchi i confini dei rispettivi paesi.
In Italia, è legato a filo doppio con gli stra-potentati economici che fanno capo a Romano Prodi ed è corresponsabile della distruzione sistematica del sistema economico ed industriale italiano ai tempi delle "svendite di stato".
Inoltre, è direttamente responsabile dell'affamamento di decine di milioni di esseri umani avendo speculato per anni sulla produzione di biocarburanti in sud America, scellerate operazioni che hanno distrutto innumerevoli coltivazioni e ridotto alla miseria intere nazioni; per questo, Prodi lo insignì di una laurea ad honoris causa all'università di Bologna.
E' l'uomo che sta dietro l'elezione di Barack Obama e all'incredibile mare di milioni di dollari che hanno contribuito a renderla possibile, nonché dietro l'affossamento di numerosissime personalità politiche in Europa nei decenni passati, schiacciati dalle campagne micidiali da lui finanziate.
E' l'incarnazione di tutto ciò che i simpatizzanti delle sinistre non sanno e non vogliono sapere: come i soldi dei "proletari" vengono utilizzati per arricchire chi li controlla.
E', probabilmente, il vero Nemico che Silvio Berlusconi dovrà affrontare nei mesi a venire: George Soros l'ha giurata all'onda "xenofoba e nera" che sta avanzando in Europa ed è già a caccia di facili proseliti, sempre pronti ad aprirgli cervello e portafoglio.

La "scusa" di Repubblica

A leggere l'editoriale odierno del direttore di Repubblica (nella foto, Ezio Mauro), intitolato "Il bene del Paese", c'è da sorridere amaramente di fronte a tanta ipocrisia. In buona sostanza, visto che tutte le sue cartucce si sono rivelate a salve, Mauro si giustifica del vespaio armato contro il Governo, contro Berlusconi e contro il Paese stesso adducendo le ragioni della libera stampa che deve «dar conto ai cittadini-lettori del suo [di Berlusconi, ndr] comportamento privato unito alle menzogne pubbliche che cercano di giustificarlo», e che se questo danneggia l'immagine dell'Italia all'estero in corrispondenza di un evento culmine come il G8 de L'Aquila, la cosa è giustificata per un bene certamente superiore, e non è certo colpa di Repubblica.

Bene, i cittadini-Elettori hanno già ampiamente dato il loro giudizio su questo modo becero ed infantile di fare politica, sarebbe ora che Mauro ed i suoi sherpa della disinformazione ne prendessero atto e tornassero finalmente a fare il loro lavoro. Se si ricordano come si fa.

Il palloncino sgonfio

Come un palloncino che si sgonfia non appena lo compri, la catastrofe che avrebbe inghiottito l'Italia a causa di Berlusconi e del G8 lascia improvvisamente il posto al pragmantismo senza vergogna di chi, fino a dieci minuti prima, era in prima linea nello stracciamento di vesti.

Apre le danze il Corriere della Sera, con l'editoriale di Sergio Romano.

La mala información: Capitolo XIII - Il Codice Sarzanini

Oggi, timidamente, fa la sua comparsa sul Corriere della Sera un articolo di Fiorenza Sarzanini (foto) che parrebbe dare conto di quanto sta succedendo in Puglia con le inchieste dei pm sul giro di prostituzione, droga e appalti truccati che ha già causato il crollo della Giunta di Nichi Vendola, passato praticamente sotto silenzio.

In realtà, è un classico esempio di mala información: la Sarzanini, com'è suo costume, racconta meno della metà della verità, evitando accuratamente di tirare in ballo il grosso dei nomi e dei luoghi coinvolti nelle indagini.
L'appartamento di via Roberto da Bari, le cene al ristorante Da Tuccino di Polignano, gli incontri alla Masseria San Domenico, l'imprenditore Enrico Intini, la dirigente della Asl Lea Cosentino, i numerosi assessori della Regione Puglia, ma soprattutto Alessandro Frisullo, ex- presidente vicario della Regione e strettissimo collaboratore di Massimo D'Alema (che in Puglia ha il suo indiscusso feudo personale): non un solo riferimento, la Sarzanini si preoccupa unicamente del "politico del PdL" - Salvatore Greco - buono ultimo arrivato sulla scena.
Evidentemente esiste anche un "Codice Sarzanini", diretto discendente del "Codice Travaglio": si fa cronaca, ma solo di quello che si vuol far sapere. Il resto, se non lo dice "il giornale", non esiste.

martedì, luglio 07, 2009

Sciopero? No, grazie.

Il 14 luglio prossimo è stato indetto - non si sa bene da chi - uno "sciopero" dei blog, per protestare contro quell'articolo del decreto Alfano che obbliga i blogger a rettificare notizie false o calunniose entro 48 ore dalla richiesta fatta dalla parte che si ritiene offesa.

Applicandosi evidentemente questa norma al purtroppo prolifico "mercato" delle stronzate che affligge la blogosfera, nella quale trovare un "update" ad un post è più difficile che trovare un comunista che si dimette, ed essendo il sottoscritto strenuo difensore della Verità - fino a prova contraria - e strenuo oppositore delle parole scritte col cervello scollegato ma utili alla Causa di turno, il 14 luglio non solo questo blog rimarrà "aperto" (la cosa è talmente ridicola che faccio fatica a scriverla), ma mi adopererò per postare più del solito.
Ovviamente, senza mai calunniare nessuno (che non se lo meriti), come sempre.

Quarto Potere

Ma le televisioni, in Italia, non erano tutte in mano a Berlusconi?

Parlamentari & Parlamentari

La sinistra si sta masturbando alla notizia delle dimissioni del deputato leghista Salvini, colto ad intonare un coro da stadio che, personalmente, ho sentito la prima volta a cinque anni, andavo all'asilo. Si, quello dei napoletani "colerosi e terremotati", proprio quello.

Ah, certo, tutto giusto: se uno è talmente coglione da fare una cosa del genere mentre si fa riprendere in video da parlamentare (seppure in vacanza), è giusto che venga sputtanato, ed è ancor più giusto che si dimetta.
Ma.
I sinistrati che gongolano sono, come al solito, gli ultimi a poter parlare: primo perché al suo posto non l'avrebbero fatto mai (dimettersi), avrebbero messo giù tutto il repertorio di arrampicamenti sugli specchi socio-filosofici e di "moniti ufficiali" che ben conosciamo, ma il colpevole sarebbe rimasto con le chiappe saldamente ancorate all'inseparabile cadrega. Secondo, perché nessuno deve dimenticare che lorsignori (si fa per dire) hanno avuto la faccia tosta di portare in Parlamento un delinquente come Francesco Caruso, spaccavetrine di professione, che neanche il più scalcinato militante di sinistra si immaginerebbe nei panni di un'Orsolina tremebonda e scandalizzata.
Quindi, come al solito, silenzio kompagni! Non siate ridicoli oltre lo stretto necessario. Biasimo per la cretinata fatta dal leghista, rispetto per il gesto col quale ha accettato le proprie responsabilità.

**UPDATE**
La cosa prende forma. Salvini è stato eletto eurodeputato, quindi doveva scegliere se accettare la nuova carica rimanendo deputato italiano oppure "traslocare" a Strasburgo. E aveva scelto Strasburgo, con i termini per la questione che "scadevano oggi".
Sorge spontaneo il dubbio sulla coincidenza dei tempi: è lui che ha anticipato / modificato la scelta per riparare alla boiata fatta, oppure quel video è stato tirato fuori ad arte dieci minuti prima delle previste e regolari dimissioni per montare un caso contro un barbaro leghista da sputtanare?
Eh, la seconda - visto con chi abbiamo a che fare, la cosa è nata da una "denuncia" di Repubblica - non è mica fantascienza...

Tutto qua?

Embe'? Si riduce a questo ciò di cui Berlusconi "si sarebbe reso amaramente conto"? E questa la catastrofe che "trascinerà l'intero paese nel declino del suo leader"? Sono questi gli "scenari imprevedibili" che si sarebbero potuti aprire? E' questo il "periodo di incertezza" che incombe sulla nostra povera Italia?

Un ignorante pennivendolo del Guardian che scambia il G20 per il G8? E che, bontà sua, decide che l'Italia sarà fatta fuori dal G8 e che al suo posto verrà messa la Spagna? E' veramente questo? Nessuna incriminazione per tratta di minorenni? Nessun avviso di garanzia in diretta mondiale? Nessuna battona d'altobordo che si presenta con un bel filmino girato col cellulare con Berlusconi in pieno sollazzo da settantaduenne senza prostata?
Che delusione. Che tristezza. Che disincanto. Giorni, settimane di attesa, e poi questo.
Nei panni di D'Alema metterei a ferro e fuoco Largo Fochetti, la sinistra italiana (e non solo) non può fare una figura così barbina! C'è una dignità da mantenere! La scossa! Dateci LA SCOSSA!
Magari del quinto grado Richter!