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martedì, settembre 29, 2009

La mala información: Capitolo XVI - Il Grande Inganno


Così come il più grande inganno di Satana è il far credere che non esista, il più grande inganno delle cosiddette "opposizioni" politiche (e non solo) italiane è far credere che la libertà di stampa sia ridotta al lumicino. E' una tale castroneria, una bugia così colossale, un ossimoro così devastante che fa la fine dell'Universo ai nostri piccoli occhi: non ce ne accorgiamo.
La situazione si sta facendo pericolosa: siamo di fronte ad un tentativo di colpo di stato perpretato non (ancora) con i cannoni ma proprio con i media, usati come clava e come nascondiglio. Con buona pace di chi crede alla favoletta dell'informazione imbavagliata da Berlusconi. Quanta ingenuità.
Spiega tutto chiarissimamente e cristallinamente Il Neoaristocratico in questo post.
Mi fermerei qui, ma c'è anche da studiare la dimostrazione filosofica e giuridica di come il colpo di stato sia già in atto. Ecco, ora mi fermo.

lunedì, settembre 07, 2009

La mala información: Capitolo XV - La barzelletta

Riprendiamo la nostra divertente (si fa per dire) carrellata sulla disinformatjia in salsa italiota operata sistematicamente dai media vicini od assoggettati alle "sinistre" (sarebbe meglio dire potentati, banche, comitati d'affari), e lo facciamo con un classico che più classico non si può: il "taglia-e-cuci con cappottamento a sinistra".

Questa mattina Berlusconi ha dichiarato alla radio che la storia della negazione della libertà di stampa, "lamentata" coi soliti toni farisei dai disperati esclusi dai conteggi elettorali, è "una barzelletta dei cattocomunisti", un'invenzione buttata là per strepitare una volta di più la propria frustrazione per l'aver perso definitivamente la partita della Storia. Cristallino, anche un bambino di cinque anni ci arriva.
Ma cosa c'è di meglio di una dichiarazione mattutina dell'odiato ed invidiato nemico? E allora via, un taglietto qua, una spuntatina là ed ecco che la dichiarazione di cui sopra diventa:

Il primo titolo è del Corriere della Sera, il secondo di Repubblica (qui e qui le pagine complete). La negazione di libertà di stampa è diventata la libertà di stampa. E così il significato delle parole pronunziate viene è ribaltato, l'ego degli antiberlusconiani all'amatriciana è soddisfatto per aver compiuto un'altra buona azione e la fame di boiate dei loro frastornati lettori è placata.
Poi dici che uno legge Il Giornale (qui la pagina completa):

lunedì, luglio 13, 2009

La mala información: Capitolo XIV - I gatti del TG3

Che dalle parti del TG3, organo televisivo storicamente subappaltato al PCI (comunque lo si voglia chiamare oggi), non amino la Santa Sede e tutto ciò che la riguarda - tranne quando alza il ditino contro Berlusconi, ovviamente - è cosa ben nota.

Talmente nota che, se non si fa ben attenzione, anche un attacco duro ed assolutamente senza precedenti come quello portato dalla testata direttamente al Papa ieri sera passa come una delle solite goliardate alla Peppone contro Don Camillo.
E invece, così non è. Le parole narrate dal servizio, testualmente riportate, sono le seguenti:
«Domani il Papa va in vacanza e ci saranno anche due gatti [...] che gli strapperanno un sorriso, almeno quanto i proverbiali quattro gatti, forse un po' di più, che hanno ancora il coraggio e la pazienza di ascoltare ancora le sue parole.»
Bene, tutti i media presentano la cosa in questo modo: "Quattro gatti ad ascoltare il Papa: bufera sul TG3", facendo del problema una questione quantitativa e, quel che è peggio, giustificabile da un notissimo detto popolare; è evidente, invece, che le vibranti (e scontate) proteste pervenute dal mondo cattolico e dalla Santa Sede sono qualitative, ed incentrate sul "coraggio e la pazienza" che sarebbero necessari per ascoltare "ancora" le parole del Papa. Per la serie, è un povero deficiente eppure c'è qualcuno ancora disposto ad andargli appresso.
Qui non si entra minimamente nel merito della questione; si rileva però come i media "sbaglino" clamorosamente bersaglio mettendo l'accento sul detto popolare, sviando l'attenzione dalla vera offesa.

mercoledì, luglio 08, 2009

La mala información: Capitolo XIII - Il Codice Sarzanini

Oggi, timidamente, fa la sua comparsa sul Corriere della Sera un articolo di Fiorenza Sarzanini (foto) che parrebbe dare conto di quanto sta succedendo in Puglia con le inchieste dei pm sul giro di prostituzione, droga e appalti truccati che ha già causato il crollo della Giunta di Nichi Vendola, passato praticamente sotto silenzio.

In realtà, è un classico esempio di mala información: la Sarzanini, com'è suo costume, racconta meno della metà della verità, evitando accuratamente di tirare in ballo il grosso dei nomi e dei luoghi coinvolti nelle indagini.
L'appartamento di via Roberto da Bari, le cene al ristorante Da Tuccino di Polignano, gli incontri alla Masseria San Domenico, l'imprenditore Enrico Intini, la dirigente della Asl Lea Cosentino, i numerosi assessori della Regione Puglia, ma soprattutto Alessandro Frisullo, ex- presidente vicario della Regione e strettissimo collaboratore di Massimo D'Alema (che in Puglia ha il suo indiscusso feudo personale): non un solo riferimento, la Sarzanini si preoccupa unicamente del "politico del PdL" - Salvatore Greco - buono ultimo arrivato sulla scena.
Evidentemente esiste anche un "Codice Sarzanini", diretto discendente del "Codice Travaglio": si fa cronaca, ma solo di quello che si vuol far sapere. Il resto, se non lo dice "il giornale", non esiste.

venerdì, luglio 03, 2009

La mala información: Capitolo XII - Terremoto Birichino /2

Dopo l'esilarante sottotitolo col quale il Corriere ha tentato di teorizzare un legame occulto tra il potere berlusconiano ed i terremoti, mi tocca tornare sull'argomento; stavolta, però, non più con ironia ma con lo sprezzo ed il biasimo tipicamente dovuto ai media italiani, nessuno escluso.

Sempre il Corriere della Sera, sempre L'Aquila, sempre il G8.
Nel rendere conto della nuova scossa sismica di oggi (peraltro di notevole intensità), l'anonimo pennivendolo - identificabile quindi con la Redazione e, di conseguenza, col Direttore - scrive questa perla:
[...] La scossa è stata registrata alle 13:03 dall'Istituto nazionale di geofisica che ha rilevato una magnitudo di 4.1. A cinque giorni dal G8 cresce l'ansia sicurezza. L'ambasciata statunitense ha diramato un allerta a tutti cittadini americani in Italia: «particolarmente attenti e all'erta da questo momento, fino al vertice del G8 all'Aquila» [...]
che rincara, alla fine del pezzo, con un'ulteriore, preoccupante frase:
[...] dice il direttore della sezione di Milano dell'Ingv, Fabrizio Galadini. «Al momento - aggiunge - stiamo valutando gli aspetti che riguardano quale faglia possa aver creato questo terremoto». La risposta potrà arrivare solo nelle prossime ore, quando saranno disponibili ulteriori dati.
Intanto massima allerta per tutti gli americani residenti o in viaggio in Italia.
Bullshits. Stronzate, in italiano. Decontestualizzare e virgolettare sono due tra gli esercizi da scribacchino che meglio riescono a questi venduti della disinformazione di regime: l'ordine di scuderia è, oggi e già da qualche settimana, spargere la voce che Berlusconi stia tentando di far fuori i "grandi della terra" facendoli inghottire da un terremoto (del resto, perché avrebbe spostato il G8 dalla tranquilla Sardegna, sennò?). Non solo. I suddetti "grandi" sono così spaventati, ma evidentemente costretti a venire comunque (maledetto dittatorello nano!) che nientepopodimeno che l'ambasciata USA in Italia dirama "massime allerta", tipo un DEFCON-1 di hollywoodiana memoria.

Bullshits. Il pennivendolo che non si firma si guarda bene dal citare la fonte che usa quando parla dell'ambasciata americana. Tocca al sottoscritto farlo: la fonte è, manco a dirlo, l'ambasciata americana. Che nella pagina dedicata agli "warden messages" (gli "allerta" del pennivendolo), al paragrafo dedicato alle manifestazioni di piazza, riporta quanto tradotto e copia/incollato sul Corriere:
(JULY 2, 2009) UPCOMING DEMONSTRATIONS REGARDING 4TH OF JULY AND G8 SUMMIT
American citizens are advised to be especially attentive and alert from now through the Fourth of July and the G-8 Summit in Italy. Please exercise caution as you travel in Rome and around Italy. Several demonstrations are planned over the next ten days that may affect U.S. interests or those of the G-8 countries. [...]
L'ultimo (ed unico) warden message che ha a che fare col terremoto abruzzese risale, guarda caso, al 6 aprile, giorno del sisma.

Una volta di più: non credete ad una sola parola che trovate scritta sui quotidiani (o recitata dai telegiornali). Quanto meno se tenete alla vostra dignità di cittadini.

**UPDATE**
Devono essersi resi conto di aver scritto una boiata e hanno esteso l'articolo spiegando - bontà loro - che le "allerte" sono per le manifestazioni e non per il sisma.
Qui sotto la pagina com'era prima delle correzioni:

Ma ancora non basta. I warden messages sono la normalità, vengono diramati in continuazione e, soprattutto in prossimità di eventi come il G8, sono particolarmente mirati alla sicurezza dei cittadini statunitensi, con espliciti inviti a tenersi lontani dagli assembramenti e a non girare soli o dopo il tramonto.
I pennivendoli, invece, continuano a proporre questa normalità come un'eccezionalità legata a L'Aquila.

mercoledì, giugno 24, 2009

La mala información: Capitolo XI: la foto fasulla

Guardate questa fotografia: è l'unica in possesso alla inarrestabile macchina da diffamazione rappresentata da Repubblica e il Corriere che ritragga nello stesso scatto Berlusconi e la prostituta. Sempre la stessa foto, fin dal principio della storia. Che è poi un "crop" (ritaglio) di un'altra foto, quella vera, che ritrae la battona assieme ad una quantità di persone, e Berlusconi che poteva passare là per caso.

Fa comodo ritagliare uno scatto qualsiasi mettendoci sotto una didascalia tendenziosa, per poi farlo passare per "prova" dai pennivendoli all'amatriciana di casa nostra. Ma questa è la "giustizia mediatica", baby: niente regole, niente prigionieri, sputtanamento a go-go, attacchi a testa bassa.
Certo, a senso unico: perché se si percorre la strada all'indietro, allora apriti cielo! è un attacco alla democrazia.

lunedì, giugno 22, 2009

La mala información: Capitolo X

Siamo alla compulsione. Ora non basta che Repubblica ed il Corriere traducano in inglese gli articoli che fanno loro comodo per sputtanare l'Italia, adesso i loro capibranco si mettono a scrivere direttamente le loro articolesse sui giornali stranieri!

Ecco che Ezio Mauro, vice-boss di Scalfari e mandante del sicario D'Avanzo, nonché quello che con tutta probabilità ha sanciato le palanche allo spione sardo, si improvvisa giornalista e si mette a scrivere sul Guardian.
Sono veramente alla disperazione.

venerdì, giugno 19, 2009

La mala información: Capitolo IX (lettera al Presidente)

«Sui giornali si continuano a leggere frasi tra virgolette attribuite a Silvio Berlusconi che il presidente del Consiglio non ha mai detto e questo è "scandaloso".
Ecco un campionario di falsità dai giornali di oggi: 'Temo di essere spiato'; 'Sono stato spiato e pedinato'; 'Risponderò colpo su colpo'; 'Il mio avvocato è uscito pazzo'; 'Se vogliono la guerra l'avranno'; 'E' in atto un oscuro complotto'. Tutte queste frasi sono inventate di sana pianta. Ma per garantire la loro verosimiglianza, vengono riportate dai giornali tra virgolette e attribuite al presidente Berlusconi da ignoti interlocutori (mai nome e cognome, per carità!). Questo malvezzo è peggiorato negli ultimi tempi, eppure non abbiamo visto ancora un solo intervento degli Organi dei giornalisti.»

Caro Presidente Berlusconi, converrà con me che chiedere questo è come chiedere ad Emilio Fede di criticare una sua battuta: non si sputa nel piatto nel quale si mangia, né si rinnega la propria... fede (sic!).

I giornalisti - con le dovute, rarissime eccezioni - non fanno informazione, sono solo i commessi di un mercato che vende "news" tanto al chilo e con un tasso di appecoronamento alle mode ed ai momenti ben superiore a quello delle creme per le rughe o dei telefonini. Il "bene" che è in vendita in queste settimane, e che "tira" moltissimo, è Lei stesso e la Sua vita privata. Se ne faccia una ragione, Presidente: sono come bambini cui è stato tolto il lecca-lecca, battono i piedi e strillano, ma non sono pericolosi, sono solo fastidiosi come zecche. Lei li guardi con paterna comprensione, dica loro sempre di sì, e continui per la Sua strada: non si lasci fregare un'altra volta, rispondere "colpo su colpo" (stavolta le virgolette le metto io, ipotizziamo che la cosa Le sia passata per la mente) equivale a legittimarli, e non ne sono degni.

Ascolti invece, e lo faccia molto attentamente, gli appelli di Confindustria (ormai ne grida uno al giorno), della Banca d'Italia e - soprattutto - quello rivoltoLe dal Popolo italiano! Non creda che la marea di voti con la quale Ella e la Sua maggioranza siete stati sommersi nelle ultime due consultazioni sia venuta a causa del Suo sorriso o di qualche altra alchimia: è venuta perché Lei ha promesso - quindici anni fa - di rappresentare l'unica speranza per l'Italia di uscire dal medioevo cui sessant'anni di cattocomunismo l'hanno seppellita, è venuta perché il Popolo Le ha voluto regalare un enorme credito di fiducia nell'imperversare di una crisi economica tremenda.

Un anno fa quel momento è giunto. Tanto già è stato fatto, tantissimo è in vista: ora non dilapidi tutto questo correndo appresso ai decerebrati che La vogliono morto. Loro, a differenza degli aguzzini del Golgota, sanno perfettamente quello che fanno, non meritano di essere riportati sulla retta via né tantomeno di essere gratificati della Sua attenzione. C'è Gedhini per queste cose, credo percepisca un adeguato onorario per frapporsi tra Lei e la melma. Lei ha altre cose a cui pensare, ed il tempo stringe. Si scrolli la polvere dai calzari e passi oltre. Il giorno dopo i ballottaggi per ritrovare tracce di queste storie bisognerà usare il lanternino. Non dia importanza, tiri dritto come sempre. L'Italia non chiede altro.

martedì, giugno 16, 2009

La mala información: Capitolo VIII


E continuano. I magnaccia di Largo Fochetti non si stancano e perseverano imperterriti con la stupida pratica di tradurre in inglese e sbattere in prima pagina solo le articolesse che il Partito comanda loro.
E loro, allineati, coperti e trinariciuti come non mai, signorsì! eseguono come un sol uomo. E poi blaterano di "stampa libera".

domenica, giugno 07, 2009

La mala información: Capitolo VII

Questo perché il "vizietto", pur essendo il pane quotidiano a sinistra, non manca di far capolino anche a destra.

Stavolta siamo con Il Giornale, raro esempio di stampa non allineata (e ci mancherebbe che non lo fosse!), ma non per questo immune dai trucchetti di bassa lega, al limite del subliminale:

Il simbolo del Pd è l'unico "casualmente" coperto dalla tizia che osserva le liste. E' un assurdo, non serve a nulla, non smuove di certo un voto, eppure c'erano diecimila altre posizioni che poteva prendere il fotografo, e c'erano diecimila altre fotografie come quella che potevano essere scelte per la prima pagina. E' solo un pefetto esempio dell'attenzione maniacale che i media pongono a particolari come questo.

sabato, giugno 06, 2009

La mala información: Capitolo VI

Ci risiamo. Ancora la bufala del saluto fascista. Stavolta tocca a Michela Brambilla, nota camicia nera e simpatizzante di Forza Nuova, ovviamente secondo i soliti pennivendoli mononeuronici. Chiaramente basta ravanare per abbastanza tempo in un archivio fotografico per trovare chiunque che fa il saluto romano, manco a doverlo spiegare.

Almeno cambiassero solfa: a farsi beccare a fare l'apologia del fascismo abbiamo già visto Fini (e si dirà: vabbe'...), Berlusconi, Alemanno, Romano Prodi, Barack Obama e Guglielmo Epifani...

venerdì, giugno 05, 2009

La mala información: Capitolo V

Non c'è nulla da fare, proprio non ci arrivano. O meglio, ci arrivano benissimo, ma credono che chi li legge sia idiota.

Quel titolo, con quel "ma" messo ad arte, vorrebbe far credere che le foto non sono innocenti, a differenza di quanto sostiene Berlusconi. Come se sessanta milioni di italiani (già abbondantemente rodati dalle pseudo-trombate in diretta del Grande Fratello) fossero ciechi e non sapessero riconoscere una foto scattata con un teleobiettivo in casa altrui. E come se quei sessanta milioni di italiani (sempre che siano interessati) non avessero occhi propri.
Ma no, i Repubblicones al soldo della trimurti De Benedetti-Murdoch-Franceschini (tutti uniti al grido "il nemico del mio nemico è mio amico") li credono fessi, e sotto con le tre carte: la denuncia nei confronti di chi viola casa altrui non è a causa della violazione stessa, ma et voilà! perché c'è qualcosa da nascondere. Qualcosa che le foto stesse, ovviamente, non mostrano: ma sicuramente c'è. Deve esserci. Per forza. Loro lo sanno.
Sarà il pisello del premier ceco? Oppure la tetta sinistra della tipa sdraiata a bordo piscina? Ai posteri l'ardua sentenza.
Intanto, prepariamoci ad un fine settimana di riposo, che lunedì ci aspettano risate così sonore e squassanti che ne usciremo sfiniti.
Buon voto, allora, e mi raccomando: nell'urna, prima di barrare quel simbolo (e scrivere quei nomi), ricordatevi che Berlusconi quando la fa non la fa al mughetto. D'Avanzo ha lo scoop, dice che puzza di merda. E se lo dice lui...

mercoledì, giugno 03, 2009

La mala información: Capitolo IV

Ancora il Corriere della Sera, ancora uno stravolgimento di senso. "Berlusconi: non mollo" lascia trasparire un premier in difficoltà, sudato, preoccupato, ma che si abbarbica alla poltrona e giura che non vi si staccherà manco morto.

Ovviamente, è il contrario. Basta cliccare il link ed ecco che una signora, per le vie di Roma, gli grida di non mollare e lui, sorridendo, risponde che non ci pensa proprio, è "solo agli inizi".
Alla prossima puntata.

** UPDATE del 4/6 **
Il virus della mala información non colpisce solo a sinistra, s'è attaccato pure a Vespa:

martedì, giugno 02, 2009

La mala información: Capitolo III

Osservate bene il box (fateci click sopra per ingrandirlo e leggerlo meglio), è tratto dalla homepage di Repubblica.it come era il 2 giugno 2009 alle ore 22:15 (qui una copia completa della pagina, con evidenziato il box). E' un caso standard di "citazione farlocca", dove le virgolette sono usate per dare aura di veridicità a quanto riportato, quando in realtà non si è neanche lontanamente vicini. E la verifica è a portata di un singolo click, ma ai signori pennivendoli al soldo dell'antiberlusconista di turno la cosa non tocca più di tanto: la cosa importante è scrivere, scrivere, scrivere. Qualcosa resterà.
Si tratta di una lettera aperta (non si capisce bene indirizzata a chi) redatta da un gruppo di donne insignite di onorificenze dello Stato Italiano, che lamentano l'uso scorretto dell'immagine e della dignità femminile che la politica - a loro parere - veicola ed alimenta. Bene.
Versione strillata in prima pagina: "Stop al modello mercificato della femminilità con la complicità della quarta carica dello Stato."
Versione vera, nel documento linkato: "Siamo [noi donne] in prima linea nell'impegno quotidiano di cura e di lavoro che svolgiamo con dedizione, competenza e serietà. Eppure oggi le donne assurgono agli onori delle prime pagine dei media se sono compiacenti verso i 'potenti' e asservite ad un modello mercificato e lesivo dell'identità femminile.
[...] i contenuti, le candidate e i candidati per il Parlamento Europeo sono oscurati dai media [...] dalla insopportabile telenovela che purtroppo riguarda la quarta carica dello Stato."
Anche la solita scimmia arriva a cogliere non solo la differenza tra le due versioni, che è sostanziale, ma soprattutto il fatto (ancora più evidente se si legge l'intero documento) che le illustri mittenti si scagliano contro i media (ergo contro Repubblica medesima, in primis) ed il loro asservimento a logiche "gossipare", e non "contro Berlusconi" come viscidamente titola il pennivendolo di Repubblica. Dove sia l'appello a Berlusconi lo sa solo il signor Casadio, e ci piacerebbe molto che lo spiegasse anche al resto del mondo.
E' questo che indigna: l'esprimere una propria posizione, anche dura, è legittimo ed è il sale della libertà di stampa e di espressione; ma cercare di fregare il lettore distratto con trucchetti da insulto all'intelligenza non è ammissibile e grida vendetta.
Alla prossima puntata.

La mala información: Capitolo II

Seconda puntata della serie "La mala información". Quella che segue è parte della galleria fotografica pubblicata sul Corriere della Sera online il 2 giugno 2009 alle ore 19:00, intitolata "Bagno di folla per Berlusconi", ma dedicata in gran parte a scatti che ritraggono il premier sul palco delle autorità alla parata (ex-)militare.










Negli altri scatti (sono visibili al link riportato sopra) le altre personalità ritratte sono per lo più colte in atteggiamenti "istituzionali", o comunque seri e adeguati all'occasione; Berlusconi, invece, è ritratto sempre ed invariabilmente in pose caricaturali: mentre sembra scaccolarsi, mentre sembra dormire, mentre sembra guardare il culo delle hostess che passano, mentre sembra estremamente schifato o annoiato dallo spettacolo, mentre sembra che non gliene freghi nulla, mentre sembra prendere in giro i militari in parata, mentre sembra dire "ammazza che bòne quelle due!". Dico "sembra" perché anche i sassi sanno che basta scattare una foto nel momento "sbagliato" per far sembrare una persona addormentata, come basta prenderla da un'angolazione "giusta" per far sì che il soggetto sembri guardare qualcosa che, invece, neanche è nel suo campo visivo.
Anche oggi, Berlusconi è stato dipinto dal maggiore quotidiano italiano come poco più di un demente, quanto meno assolutamente fuori posto in quell'occasione solenne, certamente una specie di infoiato, con espedienti bassi e facilmente individuabili da chiunque non abbia il cervello spento.
Ma va bene così, la cosa funziona sempre meglio.

venerdì, maggio 29, 2009

La mala información: Introduzione e Capitolo I

Inizia oggi una nuova rubrica: "La mala información" (in spagnolo: "Disinformazione"), sottotitolo possibile "La distrazione come come strumento di consenso".

E' un vizio molto presente nel giornalismo italiano, ben rappresentato dai due quotidiani più importanti: Repubblica e il Corriere della Sera. A volte sembrano fare a gara a chi implementa meglio quest'arma, subdola, quasi invisibile, ma che ottiene l'effetto voluto sul breve e medio termine: instillare il dubbio, deviare l'opinione pubblica, creare luoghi comuni artificiali. Basta vedere cosa sta succedendo in questi giorni con l'affare "Noemi": un classico dello stalinismo per principianti, eppure applicato come se nulla fosse e foriero di seri grattacapi per le sue vittime, nonostante il ridicolo dell'impianto. Si butta là una mezza accusa, velata, non circostanziata, appena al di qua del limite della querela, ma si pretende dalla vittima una presa di posizione invece netta, pubblica, chiara e definitiva, pena il ricorso al piagnistéo della libertà di stampa vilipesa e della verità occultata. Un giochino facile da implementare e dal sicuro successo, perché instilla il dubbio, crea un precedente: la prossima volta sarà ancora più facile, perché si potrà basare la nuova calunnia sulla vecchia, come se quest'ultima fosse da sempre un'acclarata verità.
Si gioca sull'ingegneria sociale (anzi, psico-sociale), sulla scarsa attenzione del pubblico, come fa un bravo illusionista: tutti a seguire ipnotizzati la mano destra mentre la sinistra fa il trucco. Tutto alla luce del sole.

Bene, questa è la teoria. Come si mette in pratica? Facilissimo, se hai a disposizione un quotidiano a tiratura nazionale. Si dirà: serviranno "strilli" nello stile de Il Manifesto? Articolesse ingiuriose come quelle pubblicate un giorno si e l'altro pure su L'Unità o sul blog di Beppe Grillo? No. Fosse così sarebbe facile, ma di scarso successo: la gente sa leggere, mediamente.
Invece, non sa pensare. E, soprattutto, è superficiale e di memoria molto corta. E ragiona con la pancia. Quindi, si gioca di fino.
Gli esempi sono innumerevoli, come moltissimi sono gli ambiti nei quali la stampa "mainstream" (ma anche la televisione) utilizza tecniche di ingegneria psico-sociale per tentare di creare o deviare il consenso; ma mi limiterò al bersaglio grosso, alla vittima più facile da colpire e contro la quale gli attacchi sono, più che quotidiani, all'ordine dell'ora se si considerano le edizioni online dei giornali in questione. Si, certo, sto parlando di Berlusconi, ovviamente. E di come - scientificamente - ogni fatto, ogni dichiarazione, ogni cronaca, ogni riferimento alla sua persona ed alle istuituzioni che rappresenta o appoggia sia studiato a tavolino e costruito col preciso intento di fornire al lettore un messaggio preconfezionato, che prescinda dal suo orientamento politico, culturale ed ideologico, nonché dalla materia particolare del "pezzo" giornalistico in questione. Un messaggio che segua pedissequamente i dettami della Direzione, il climax imposto nelle sale riunioni, che deve essere quello e guai a deviare. Un misto di parole ed immagini "montate" ad arte, come nei tristemente famosi film dei complottisti sull'11 Settembre o sugli UFO, che decidono una Verità e piegano ogni realtà di conseguenza in modo da giungervi comunque e senza possibilità di contestazione o replica. A meno di non conoscere il trucco.
Andiamo quindi ad incominciare. Vedremo che, come dicono gli anglosassoni, there's more than meets the eye.













Il Corriere della Sera online, 29 maggio 2009, ore 23:00

Osserviamo il box qui sopra: nella sua apparente normalità, è un classico compendio di quasi tutte le tecniche di distrazione ed incalanamento ampiamente usate in questi quotidiani contro il loro Avversario.
Iniziamo dal titolo, in realtà composto da due titoli: "Il premier: pm vogliono ribaltare voto" è il titolo minaccioso; "E ai terremotati: li mando in crociera" è quello apparentemente ridicolo. E' una tecnica efficace: unire assieme queste due categorie di attribuzioni in modo da creare l'immagine di un pericoloso pazzo che un po' tira legnate a destra e a manca e un po' esce di testa e spara assurdità ad alzo zero. Risultato: inaffidabilità e pericolo.
Ma prima dei titoli, l'intestazione: "Berlusconi a tutto campo". Viene usata spesso, questa frase, per indicare il fastidio di un soggetto che "si impiccia" di cose che non lo riguardano, l'irritazione di fronte ad uno che si permette di parlare di questo e di quello quando dovrebbe limitarsi ad una sola parola, e forse manco a quella.
Subito sotto: "Berlusconi insiste". Altro escamotage: si dipinge il soggetto come uno che "da 'sta recchia proprio nun ce sente", come si dice a Roma. Si lascia sottintendere che, nonostante il finora bonario richiamo di qualche autorità superiore, il "discolo" si incaponisce nella sua marachella. Risultato: delegittimazione. La frase riportata in virgolettato, poi, completa l'opera: spesso sono spezzoni avulsi dal loro contesto, scelti per il colore delle singole parole, spesso riorganizzate o rafforzate ad arte. (Attenzione ad una cosa molto importante: nonostante quanto si sia portati a presupporre, le virgolette non sono mai garanzia di stenografico. Anzi.)
Subito dopo, il riferimento a due soggetti "autorevoli": il CSM e Nicola Mancino. Un tocco di ufficialità alla "ramanzina" rafforza l'effetto e dipinge la vittima come uno che non ha rispetto neanche per tali istituzioni. Risultato: eversione.
A sugello della bassezza della persona, infine, la galleria di immagini che la mette alla berlina, pur non avendo alcun nesso col soggetto dell'articolo. Evidente il contrasto con la "serietà" degli argomenti trattati nelle righe precedenti. Risultato: sprezzo ed incoscienza.
Su tutto, la scelta - arbitraria - di far commentare ai lettori l'articolo collegato al box: è il primo livello di enfatizzazione e pubblicizzazione, molto efficace dal momento che fa leva sulla voglia del lettore di apparire col proprio nick, di poter dire "la sua" in un'illusione di partecipazione. Il secondo livello - usato in altre occasioni che non mancheranno di entrare in questa ribrica - è la traduzione in inglese in modo da esporre più facilmente la vittima al ludibrio internazionale, da riusare poi di ritorno per
guadagnare punti-autorevolezza.
Sullo stesso argomento, Repubblica mette in atto anche un altro sistema, ancora più diretto (il lettore medio di Repubblica è meno raffinato culturalmente di quello del Corriere, quindi basta meno): il contrasto tra il tema serissimo del dopo-terremoto in Abruzzo e la fotografia di un Berlusconi ilare. Risultato: vilipendio e presa per i fondelli.