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lunedì, dicembre 21, 2009

Evoluzioni

Anche la muffa cresce. Beppe Grillo, invece, no.

giovedì, dicembre 17, 2009

Love is...

Beppe Grillo: "Di Pietro è una persona profondamente intelligente, ed io lo adoro".
Eh, se fosse anche bello, sarebbe perfetto.

giovedì, novembre 26, 2009

Beppe Grillo mister Zero Virgola


Grazie al Cielo esiste un mondo reale che non rispecchia minimanente il delirante mondo virtuale dipinto da certe realtà che pretendono di essere universali. Grazie al Cielo personaggi come Beppe Grillo, comico decaduto auto-prestatosi alla politica tanto al chilo, nonostante millantino oceaniche folle di sostenitori, raccolgono in realtà il favore di quattro gatti spelacchiati: un'ipotetica "Lista Grillo", nella rilevazione effettuata da SpinCon, non andrebbe oltre lo 0,6%. Occhio, è una rilevazione fatta via web, quindi, nelle condizioni teoricamente più favorevoli al rumoroso uomo di spettacolo genovese.
Ma già sappiamo quale sarebbe la sua replica urlata dal palco: il "digital divide" impedisce al popolo italiano di diventare popolo della Rete e, di conseguenza, a quello 0,6% di diventare 51%. E il bello è che c'è pure qualcuno disposto a crederci.

venerdì, agosto 21, 2009

Non è colpa sua

E' che proprio non ci arriva, è un sempliciotto, l'hanno abituato a credere in Babbo Natale e non gli hanno mai detto che non esiste. Poi, vabbe': se è una crociata sfigata e se sopattutto contribuisce al tirarsi dietro masse di Lemmings in stile Pifferaio Magico che lo ricoprono letteralmente di soldi, come resistere allo scrivere di "testimonianze" come questa?

E così l'ultimo capitolo della GECCP (Grande Enciclopedia delle Cazzate e delle Cause Perse, pp.1e+870000, ed. Vaffa), è stato scritto; subito dopo quelli epici sulla Biowashball, sul signoraggio, sulle scie chimiche, sulla sua candidatura alla segreteria del Partito Democratico, su Internet-senza-un-futuro e su Di Pietro, ecco finalmente quello sui "metalli pesanti", ché quelli "leggeri" dice che non è facile trovarli, e sulle miracolose cure omeopatiche che guariscono dalle malattie (sic!) incurabili, ma talmente rare che tanto nessuno va a controllare.
Un minimo di rispetto nei confronti di chi di queste terribili patologie soffre e muore imporrebbe il silenzio, ma Internet è bella perché è varia e permette a lui (e a me) di dire la propria, poi ognuno col proprio cervello e di fronte alla propria coscienza tira le debite conclusioni.

A proposito di Biowashball. Nella sua apologia della pallina miracolosa, il Nostro scrive in un post scriptum: "Io non sono pagato per fare la pubblicità alla Biowashball, chi lo dice mente sapendo di mentire. Si aspetti una querela". Per carità, mai pensata una cosa del genere.
Poi, però, il 9 agosto scorso, in questo post, precisava: "Di solito la querela viene usata in mancanza di altre argomentazioni per finire sui giornali di regime e fare la figura dell'innocente".
Che cosa meravigliosa sono i blog, non dimenticano niente...

venerdì, agosto 14, 2009

Grillo e la droga

Di ritorno dalle ferie cosa meglio di un'altra sparata di Beppe Grillo per ricordarsi di quant'è marcio questo mondo? Adesso, visto che nel Pd non lo vogliono e che la Washball è una truffa (per chi l'ha comprata, non certo per lui che l'ha pubblicizzata), il giullare sudato si (ri)butta sulla boutade della depenalizzazione delle droghe leggere.
Ma bravo, evidentemente vuole che tutta l'Italia sia come lui: colpevole di omicidio colposo plurimo per aver sdraiato diverse persone con l'auto. Diamo uno spinello in bocca a tutti gli italiani, sai che drastico calo negli schianti! Un genio.
Il problema con Grillo non è lui (è che lo disegnano così...), è la massa di sfigati mononeuronici che gli va appresso osannandolo come un dio: gente che, evidentemente, il cervello se l'è già bello che fottuto a furia di fumo. E che, ora, si sente sola e vuole condividere.

domenica, agosto 02, 2009

Beppe "Che" Grillo

Lui che odiava i partiti, lui che odiava la "politica" tradizionale, lui che considerava i "dipendenti statali" le peggiori sanguisughe immaginabili (tutti, con l'ovvia esclusione di quelle vere, quelle dell'Italia del Valori), lui che ha passato gli ultimi anni ad insultare tutto e tutti senza mai presentare uno straccio di alternativa decente, lui che ha provato con l'inganno ad imbucarsi in uno di questi partiti solo per finire di distruggerlo, proprio lui ora fa il salto di qualità ed annuncia la fondazione - finalmente - del suo partito: il Movimento di Liberazione Nazionale.
Si sente un rivoluzionario, un guerrigliero, una specie di incrocio sudato tra Ernesto Guevara e Pietro Micca; uno zapatista, un palestinese, un Davide di fronte al suo Golia. Ma vista la cultura dalla quale proviene, se mai nascerà sarà un'entità del tutto simile all'Italia del Valori: un generalissimo onnipotente circondato da una corte di lacché poco di buono che porta avanti un programma esclusivamente populista, eversivo e fascista. Ed è nel suo pieno diritto, per carità: qui non si faceva altro che intimargli di scendere in campo in prima persona, invece di mandare avanti brufolosi fancazzisti figli di papà e paganti.

La domanda che semmai sorge spontanea è: rinuncerà ai "rimborsi elettorali"?

domenica, luglio 19, 2009

Grillo "entra" nel Pd e si adegua subito

"Tra qualche anno ci chiederemo, i nostri figli ci chiederanno, come l'Italia abbia potuto avere Veltroni e lo psiconano, Fassino, D'Alema, Bondi, la Carfagna, Mastella, La Torre, Dell'Utri, Cuffaro. Una galleria di mostri. Persone che hanno fallito in ripetizione e che vivono dei soldi dei contribuenti. E' in atto una frattura tra gli italiani e i loro presunti rappresentanti. Una crepa che si apre ogni giorno di più."

Quando non era ancora un politico comico, ma solo un comico, Grillo le sparava grosse, ma era il suo mestiere e nessuno ci faceva giustamente caso. Ora che è "entrato" nel Partito Democratico, al suo sfavillante repertorio ha aggiunto subito la créme dell'eloquio sovietico, quello che presenta come verità assodate le assurdità più incredibili.
Ed eccolo qui, dunque, affermare che "lo psiconano" (Berlusconi) è una "persona che ha fallito a ripetizione", che "vive dei soldi dei contribuenti" e che è "in atto una frattura tra gli italiani" e lui. Anzi, una "crepa che ogni giorno si apre di più".
Questa fa il trio con il celeberrimo "abbiamo vinto" di Fassino nel 2006 e con la "impetuosa rimonta" del Pd nel 2008: perfette reincarnazioni dei "raffreddori" di Breznev.
Poi dice che vuole cambiare i partiti dal di dentro.

martedì, luglio 14, 2009

Ospitalità a Beppe Grillo

"Il Pd sta sbagliando tutto con Grillo. Ma soprattutto sbagliano a non volerlo iscrivere al partito." dice Antonio Di Pietro.

La domanda nasce spontanea: "Caro Di Pietro, sono giorni che vai dicendo questo. Però ti guardi bene dall'accattartelo. Come mai?"

lunedì, luglio 13, 2009

La politica dei figuranti

Com'era prevedibile, Marco Travaglio trova "divertente" l'auto-candidatura di Beppe Grillo alla guida del Partito Democratico. Si dice annoiato dai candidati attuali, l'avvento del comico genovese invece porterebbe quella "ventata di allegria necessaria in una manifestazione di questo genere".

Forse qualcuno dovrebbe spiegare a Marco Travaglio che, anche ammettendo che l'apparato dell'ex-PCI si metta volontariamente una tale serpe in seno, non si sta per assistere ad un'opera buffa, di quelle tanto in voga nei salotti che egli frequenta di solito; che non c'è nulla di "divertente", né di "allegro" in un momento cruciale della vita politica di un'opposizione in estrema difficoltà; che una democrazia senza un'opposizione, se in principio può far piacere e comodo alle controparti a causa della relativa libertà di movimento che lascia ad un Governo che gli italiani chiedono a gran voce che sia attivo e libero da lacci e lacciuoli, a lungo andare è destinata a zoppicare, se non a cadere rovinosamente a terra.
Ma tutto questo evidentemente non tocca individui del tipo di Travaglio, Grillo o Di Pietro; che accecati come sono da una concezione fascista ed autoritaria - quando non mafiosa - del potere, vedono nelle strutture portanti della democrazia, come (può piacere o meno) è un partito quale è il Pd, un ostacolo sulla strada della realizzazione dei loro ideali; e come insegna una dottrina presa di sana pianta dalla sinistra, il sistema migliore per screditare il nemico è ridicolizzarlo, far passare l'idea che faccia parte di un'operetta di bassa lega, un insieme di buffoni, di figuranti.
Categorie che i Nostri, evidentemente, conoscono bene.

domenica, luglio 12, 2009

Berlinguer 2.0

Tra Berlinguer e me, il vuoto. Questo è il succo del grillo-pensiero, non che sia una primizia, beninteso.

Ma facciamo finta per un istante di non ridere a crepapelle all'idea di Beppe Grillo leader del Pd, e seguiamolo in questa nuova fase della sua vita pubblica. Che viene, più o meno, dopo quella del sostegno alle palline di ceramica per le lavatrici. Facciamolo.

E chiediamoci: perché il Pd? Anzi, facciamo le cose per bene. Perché il PDmenoelle? Che cosa pensa di fare, Grillo: vincere le primarie del Partito Democratico e svuotarlo in dieci minuti di tutti i suoi appartenenti? Cioè, fateci capire: D'Alema, Bersani, Fassino, Rutelli, Veltroni, Prodi, De Benedetti, Franceschini, Violante, Latorre, perfino la Serracchiani e Chiamparino dal giorno successivo, secondo lui, dovrebbero scomparire dal partito, dire "minchia signor Grillo! noi ci facciamo da parte, sa... siamo quelli del PDmenoelle, con le facce gonfie dei suoi vaffanculo, e lei ora ha vinto le primarie, ora il menoelle non c'è più, prego, si accomodi, queste sono le chiavi, era dai tempi di Berlinguer che aspettavamo un momento così!"

No, perché se pensa una cosa appena appena diversa da questo scenario - che prego Dio di farmi vivere abbastanza per poterlo vedere, un giorno! - allora, forse, era meglio decidere di fare qualcos'altro, che so... magari un nuovo partito, un vero nuovo partito, non un residuato del PCI inciuciato con i democristiani, né un partito di plastica ammanicato con i fascisti ed i barbari...
Come dice? Ah no, non si poteva pensare ad un nuovo partito, i partiti sono come il fumo negli occhi per Beppe Grillo, giusto? I partiti sono il male, i partiti sono le sanguisughe di questo Paese, i partiti vanno aboliti!

Si, Grillo, ma non deve prendere alla lettera quello che sente dire in giro... Si, è vero, si dice che il Pd "non è un partito", ma è un modo di dire di noialtri buzzurri berluscones, fa parte della dialettica politica, si intende dire che, in realtà, sono molti partiti ancora separati tra loro... cos'aveva capito?

Sicuro che vuole ancora fare il segretario del Partito Democratico, Grillo? Mi fa vedere la sua tessera?

mercoledì, giugno 10, 2009

La cravatta non fa il politico

S'è messo la cravatta, e pure la giacca (chissà che sudata), ma dentro rimane il solito: andare al Senato a dare della zoccola e del delinquente a destra e a manca lo qualifica una volta di più per quel che è.

Lui la chiama "democrazia dal basso", io la chiamo "democrazia del basso ventre". Ed il fatto che non abbia ancora sbraitato sul blog i risultati delle sue liste civiche la dice lunga sul "successo" di questo tipo di pseudo-democrazia urlata e basata sull'insulto e sulle bufale medìatiche.
Non ho controllato (non mi va di certo di spulciarmi tutti i risultati alla ricerca delle briciole, e Google non aiuta), ma sospetto che non sia andato molto oltre gli scarsi risultati ottenuti in passato.
L'esortazione per il comico genovese rimane sempre la stessa: scenda lui in politica, non mandi avanti gli altri mantenendo per sé il divertimento e le mani libere di picconare. Ne acquisterebbe in credibilità.

giovedì, maggio 21, 2009

Il Quirinale risponde a Grillo

Non era dovuto. Il Quirinale s'è abbassato - come istituzione, non come signor Napolitano - a colloquiare con Beppe Grillo, dando a quest'ultimo una dignità che non possiede (fatta eccezione per quella di default di un comune cittadino italiano).

Il comico aveva posto cinque "domande" a Napolitano circa il Lodo Alfano, ovviamente col suo solito modo di fare sprezzante, odioso, altezzoso, presuntuoso, pretestuoso, prevenuto, parziale e falso (non erano infatti domande: erano piuttosto affermazioni tendenziose e retoriche - dal suo punto di vista); ed il Quirinale ha ribattuto, ovviamente facendogli fare - ed è solo un dettaglio secondario - l'inevitabile figura da cioccolataio.
Chissà se Grillo farà pubblicare la risposta sul "suo" blog. Io dico di no; almeno, non senza infarcirla degli abituali insulti sudati ed urlati.

**UPDATE del 22/05/2009**
E invece l'ha pubblicata. Ovviamente c'è rimasto male, proprio non si capacita di come possa il Lodo Alfano "risultare costituzionale" a Napolitano. Come se il fatto che il Presidente della Repubblica abbia risposto ieri alle cinque domande di Beppe Grillo metta il sugello definitivo di costituzionalità sulla legge; oggi è "costituzionale", fino ad ieri non lo era veramente fino in fondo.
L'Italia se n'è fatta una ragione da un pezzo, chissà che un giorno non se ne faccia una anche Beppe Grillo.

venerdì, aprile 17, 2009

Gli sciuscià ed il terremoto in Abruzzo

Nessun lustrascarpe è morto a causa del terremoto in Abruzzo, ed è un fatto. E' evidente che avevano una strategia, e l'hanno applicata. Erano pronti. Sono sopravvissuti. Tutti. Perché la stessa strategia non è stata messa in atto da tutto il resto della popolazione? Perché ci sono stati 300 morti ed un numero impressionante di feriti, anche gravi, quando bastava seguire i consigli della comunità degli sciuscià abruzzesi per cavarsela?


Questo si chiede Beppe Grillo. Questo io chiedo a voi: lo vogliamo far curare, o lo lasciamo soffrire così?

domenica, aprile 05, 2009

Precrimine

La furia manettara dell'Urlatore ora si è evoluta: va avanti nel tempo, vede i crimini prima che vengano commessi, fa i processi alle intenzioni. Siamo alla Precrimine.

venerdì, aprile 03, 2009

Ilaria d'Amico scende dal pero

"Benvenuta nel mondo reale", verrebbe da dirle: Ilaria d'Amico, conduttrice della trasmissione Exit su La7, s'è scontrata frontalmente con cosa sono Beppe Grillo ed il fascismo violento che egli rappresenta.

Meglio tardi che mai, poteva usare Google tre minuti per rendersene conto prima di mettersi in casa un soggetto simile e risparmiare ai (fortunatamente pochi) italiani che l'hanno visto uno spettacolo veramente poco edificante.

domenica, maggio 11, 2008

Chi è il fascista?

Ora Grillo sta esagerando, e non lo dice un pavido direttore di TG, lo dico io: il suo sogno, questa sera, è Marco Travaglio Direttore Unico del Canale Unico di Informazione Pubblica. Tutto il resto è illegale.

Direi che è urgente fare ad ambedue un bel discorsetto: Luttazzi, del resto, si sente solo, laggiù, oltre la fascia degli asteroidi.

venerdì, maggio 02, 2008

mercoledì, dicembre 05, 2007

Perché Beppe Grillo non è credibile

«Nell'ottobre 2005 l'edizione europea del settimanale statunitense Time lo ha eletto tra gli eroi europei dell'anno per gli sforzi e il coraggio nel campo dell'informazione pubblica». (da Wikipedia)

Ci permettiamo di dissentire vigorosamente. Beppe Grillo non fa "informazione pubblica", né tantomeno è "coraggioso". Beppe Grillo è un comico, un uomo di spettacolo che ha trovato la sua vena in quel che tutti vediamo e conosciamo.
Per carità, niente da eccepire. Se non fosse che l'uomo viene idolatrato regolarmente da un'enorme fetta di popolazione ed elevato a Vate delle genti, velato e nobilitato da quell'antipolitica sapientemente inventata il giorno che Prodi è sceso sotto il 40% nei gradimenti.
Idolatrato, dicevamo, da genti che, notoriamente, non sono di bocca buona dal momento che si bevono acriticamente le crociate a tempo del Beppone nazionale, come quella memorabile contro Internet, quella a favore dell'idrogeno o quella, buona ultima, per la legalità nel Parlamento. Un luogo comune molto duro a morire è quello che vuole Grillo vittima del sistema, un novello Giovanni Battista urlatore nel deserto allontanato dalle telecamere che contano perché troppo scomodo. Ma sappiamo che la realtà è un'altra, Grillo ha volutamente abbandonato le TV pubbliche e private nazionali per ripiegare sul format teatrale in tour prima e su quello online dopo (una volta smaltita la crociata anti-Internet), format che ha reputato essere (a ragione) estremamente più produttivi per i suoi fini di lucro. L'immagine del combattente braccato evoca figure eroiche d'altri tempi, fa presa sul popolo-platea ed ha un ritorno in dobloni certamente superiore a quello di un cabarettista da Zelig qualsiasi. Basta guardare il suo compagno Benigni, che non è certo l'ultimo arrivato, cosa s'è dovuto inventare per campare, un bel mix di parolacce e Divina Commedia da propinare in prima serata, rincorrendo Celentano e "sua sorella". In effetti, a ben vedere, le parolacce tirano sempre.

Dicevamo che Beppe Grillo non fa informazione. In effetti, fa disinformazione dal momento che il dato veicolato con lo spettacolo/blog/v-day viene imposto come Verità assoluta. Cosa che, ovviamente, non è e non può essere, salvo qualche raro e statisticamente accettabile caso.
Ma non sono solo l'attacco strumentale o la bufala spacciata come verità a configurare la fattispecie di disinformazione, nell'operato di Beppe Grillo: anche - e soprattutto - sono i silenzi a mostrare la parzialità del comico genovese il quale del resto, come è probabile e comprensibile, avrà pure qualcuno o qualcosa cui dover rispondere.
Ed ecco che, dopo aver martellato per mesi l'opinione pubblica con la crociata (ripetiamo: sacrosanta, nel merito) contro i condannati in via definitiva che siedono in Parlamento, e dopo l'otto settembre del "vaffanculo-day" (notevole dimostrazione di "educazione civica"), Grillo tace completamente (il link porta ai risultati della ricerca sul blog del comico) circa il più grave episodio di sopruso politico-istituzionale degli ultimi anni: la cacciata di Angelo Maria Petroni dal Consiglio di Amministrazione della RAI ad opera di Tommaso Padoa Schioppa, ministro dell'Economia del governo Prodi, in combutta con il medesimo Presidente del Consiglio e con il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, ed il conseguente scavalcamento secco della Commissione di Vigilanza RAI.

La storia è nota, ma vale la pena scorrerla velocemente nei suoi momenti salienti:

  • 11 maggio 2007 - Il Ministro dell'Economia e delle Finanze, per mezzo di una lettera vergata dal direttore generale del ministero Vittorio Grilli ed indirizzata a Romano Prodi, dice sostanzialmente che la RAI è in "una situazione di stallo" e che la colpa è del consigliere Petroni, rappresentante del Ministero delle Finanze (primo azionista RAI) ma in quota all'attuale opposizione (fu infatti nominato nel 2005 dall'allora ministro Siniscalco). L'ironia della grottesca situazione nella quale si trova Petroni, nel ruolo di ambasciatore presso il CdA del suo medesimo siluramento, sfugge ai media.
  • 12 maggio - Romano Prodi si affretta ad allinearsi alla posizione di Padoa Schioppa: «La RAI non era più governabile, non potevamo lasciarla allo sbando», sostenendo la tesi delle responsabilità tutte in capo a Petroni. Scoppia lo scandalo, l'opposizione grida al golpe e scatta il ricorso al TAR del Lazio da parte del consigliere "sfiduciato".
  • 16 maggio - Padoa Schioppa viene convocato in audizione presso la Commissione Vigilanza RAI per spiegare le ragioni del suo gesto. L'esposizione sorprende tutti, dal momento che il Ministro sembra sostenere che "il problema della RAI è l'intero CdA", ripetendo con forza il concetto ma evitando accuratamente di spiegare come questo si possa conciliare con la volontà di sostituire il solo Petroni. Nuovamente, l'opposizione grida al golpe, chiede le dimissioni del Ministro e minaccia lo "sciopero del canone".
  • 29 maggio - Il TAR del Lazio accoglie il ricorso di Petroni e dispone la sospensione della riunione del CdA prevista per il 4 giugno successivo, nel corso della quale si sarebbe dovuto discutere l'allontanamento del consigliere non più gradito all'azionista di maggioranza. Il tribunale si riserva di emettere una sentenza definitiva nel merito entro la prima metà di giugno.
  • 7 giugno - Il TAR emette la sentenza che conferma la sospensione della procedura di siluramento di Petroni. E' una sentenza dura, che attacca direttamente Tommaso Padoa Schioppa inchiodandolo alle sue responsabilità per aver agito in base a "ingiustificabili ragioni palesemente extragiuridiche". Come a dire, era una questione personale tra TPS/Prodi e Petroni, la "governabilità" della RAI non era minacciata da questioni tecniche o di merito. In più, il tribunale mette l'accento sull'incoerenza tra la sfiducia al solo rappresentante CdL e le parole dello stesso Ministro che, in sede di audizione in Commissione Vigilanza, aveva chiaramente e ripetutamente affermato che "il problema è l'intero CdA".
  • 1° agosto - Il Consiglio di Stato accoglie le istanze del Governo e dà il via libera all'assemblea che dovrebbe espellere Petroni dal CdA RAI.
  • 23 agosto - Il presidente della Commissione Vigilanza RAI, Mario Landolfi, convoca per il 6 settembre successivo Tommaso Padoa Schioppa in un tentativo estremo di far rientrare la vicenda nei canoni previsti per la sostituzione di un consigliere, ma il Ministro fa melina e dice che per il 6 proprio non ce la fa.
  • 10 settembre - Dopo molti rinvii ed un fallito tentativo in extremis, da parte di Petroni, di ricorrere nuovamente al TAR del Lazio, finalmente l'assemblea viene celebrata, Padoa Schioppa dribbla la Commissione Vigilanza, Petroni è silurato (viene spedito seduta stante a dirigere l'Aspen Institute) ed al suo posto viene richiamato Fabiano Fabiani, uomo di Romano Prodi e di Veltroni, già vicepresidente RAI alla fine degli anni Settanta, già direttore all'I.R.I., già amministratore delegato di Autostrade, già deus ex machina di Finmeccanica, già amministratore delegato di Cinecittà Holding, già presidente di Acea. E' il caos, da ogni parte (esterna al Governo) si grida al colpo di stato, partono nuovi ricorsi al TAR e nuove minacce di "sciopero del canone" (sic!). E' anche l'ufficializzazione della spaccatura nell'Unione tra il quasi-neonato Pd ed i cespugli della Cosa Rossa, che assieme all'Udeur e a Di Pietro, non hanno gradito per nulla né il ritorno di Fabiani né, soprattutto, il modo "originale" con il quale la vicenda è stata gestita dal Governo. Segnatamente, nel corso della medesima assemblea, dovrebbero essere effettuate le nomine RAI, una cosuccia da nulla nata già bollata dallo scandalo Petroni; il presidente Petruccioli nei giorni precedenti si sgolava nel rassicurare l'Italia che "le nomine le facciamo noi", non il Governo. Già. Per fortuna, di nomine non se ne vide neanche l'ombra.
  • 12 settembre - Il Presidente della Repubblica si accorge che qualcosa non va e convoca quello della Commissione Vigilanza RAI per avere spiegazioni circa tutta la storia. Si racconta che Napolitano si sia trovato d'accordo con Landolfi sul fatto che il Governo non abbia fatto propriamente la cosa giusta.
  • 13 settembre - Tommaso Padoa Schioppa finalmente - e colpevolmente troppo tardi - si degna di presentarsi in Commissione Vigilanza RAI per riferire sull'accaduto: parlando ai muri (i rappresentanti della CdL hanno abbandonato l'aula non appena il Ministro ha fatto tanto di entrarvi), Padoa Schioppa ha tentato di tenere fuori dai guai il Governo (come se non ne facesse parte) dicendo che la decisione ("comunque giusta ed eseguita con correttezza") sarebbe stata unicamente sua. Con questo episodio viene definitivamente sancita l'esclusione della Commissione (e del Parlamento) dalla procedura di sostituzione del consigliere Petroni.
  • 20 settembre - L'Esecutivo esce quasi indenne da una pericolosa seduta al Senato ove si votavano le risoluzioni sulla RAI e dalla quale l'Italia aspettava (invano) spiegazioni politiche sull'intera vicenda. Com'era prevedibile, l'unica decisione uscita dalla maratona di Palazzo Madama è di non decidere nulla: nomine congelate fino alla presentazione del piano industriale, quindi sicuramente fino a fine anno. Tutto rimandato.
  • 26 settembre - In Commissione Vigilanza RAI la CdL, nonostante sia in minoranza, fa approvare (con l'aiuto dei primi "fuoriusciti" dalla maggioranza, Bordon in testa) l'adire la Corte Costituzionale nel contestare al Ministero dell'Economia (e quindi a Padoa Schioppa) la competenza nella defenestrazione di un membro del CdA, fosse pure di quello che rappresenta il Ministero stesso. E' una schiacciante vittoria per l'opposizione che fa il paio con la figuraccia della maggioranza al Senato la settimana precedente.
  • 16 novembre - Il TAR del Lazio, cui intanto era ricorso (nuovamente) Petroni, ribalta la situazione e dichiara "illegittima" la sua revoca da consigliere. E' una nuova mazzata diretta a Tommaso Padoa Schioppa (e quindi a Prodi ed al suo governo), accusato di aver fatto "una operazione di chiaro stampo politico, indebitamente realizzata con strumenti legali finalizzati a ben altri scopi", cioè al ribaltamento delle forze in campo; dispone inoltre il reintegro di Petroni nel CdA. Richieste di dimissioni di Padoa Schioppa come se piovesse, silenzio ad oltranza dal Governo.
  • 25 novembre - Il Governo fa a sua volta ricorso al Consiglio di Stato, ostentando sicurezza forte del risultato positivo già ottenuto in quella sede il 1° agosto.
  • 4 dicembre - Il Consiglio di Stato dà invece ragione a Petroni ed affossa Padoa Schioppa: viene respinta la richiesta di sospensiva della decisione del TAR presa il 16 novembre. Il Re è nudo.
Ora, ci domandiamo: lasciando perdere per decenza Nanni Moretti ed i "girotondini", dove sta Beppe Grillo? Forse che senza la canonica imbeccata di Marco Travaglio non se la senta di scrivere qualcosa e di "mandare gentilmente a quel paese" Prodi, il suo Ministro pasticcione (e furbetto) e tutta l'armata brancaleone che ne consegue in un frangente nel quale non può fare l'ecumenico relativista, tipo quando si premura di ricordarci che nello scandalo Unipol è coinvolta Forza Italia?
Possibile che dal palcoscenico privilegiato di sito internet italiano (e non solo) tra i più seguiti il nostro eroe non senta lo stimolo di esprimere una qualche forma non dico di dissenso, ma di perplessità? Perché se, usando il motore di ricerca del blog, immettiamo la parola "Berlusconi" saltano fuori centinaia e centinaia di "post", ma se immettiamo "Petroni" viene su solo un virgolettato preso da una lettera di Marco Travaglio?

mercoledì, settembre 26, 2007

Ahi ahi, Grillo birichino!

Ecco che la stampa di regime si allinea e trova in Grillo il capro espiatorio del mercoledì pomeriggio: sarebbe "colpa sua" se i sondaggi continuano a crollare inesolabilmente.
E allora come mai la CdL al contrario continua a salire inesorabilmente, avvicinandosi ormai a cifre bulgare? Cos'è, non fa parte della "politica da abbattere"?

Il giorno che la si pianterà di ciarlare di "sentimento antipolitico" e si comincerà a chiamare col suo nome lo schifo nei confronti dell'Unione dei Rottami, sarà finalmente fatta giustizia nei confronti dell'intelligenza degli italiani. Di quelli che l'hanno conservata, perlomeno.