Evoluzioni
Anche la muffa cresce. Beppe Grillo, invece, no.
Meglio se politicamente scorretto.
Anche la muffa cresce. Beppe Grillo, invece, no.
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Beppe Grillo: "Di Pietro è una persona profondamente intelligente, ed io lo adoro".
Eh, se fosse anche bello, sarebbe perfetto.
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E' che proprio non ci arriva, è un sempliciotto, l'hanno abituato a credere in Babbo Natale e non gli hanno mai detto che non esiste. Poi, vabbe': se è una crociata sfigata e se sopattutto contribuisce al tirarsi dietro masse di Lemmings in stile Pifferaio Magico che lo ricoprono letteralmente di soldi, come resistere allo scrivere di "testimonianze" come questa?
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Di ritorno dalle ferie cosa meglio di un'altra sparata di Beppe Grillo per ricordarsi di quant'è marcio questo mondo? Adesso, visto che nel Pd non lo vogliono e che la Washball è una truffa (per chi l'ha comprata, non certo per lui che l'ha pubblicizzata), il giullare sudato si (ri)butta sulla boutade della depenalizzazione delle droghe leggere.
Ma bravo, evidentemente vuole che tutta l'Italia sia come lui: colpevole di omicidio colposo plurimo per aver sdraiato diverse persone con l'auto. Diamo uno spinello in bocca a tutti gli italiani, sai che drastico calo negli schianti! Un genio.
Il problema con Grillo non è lui (è che lo disegnano così...), è la massa di sfigati mononeuronici che gli va appresso osannandolo come un dio: gente che, evidentemente, il cervello se l'è già bello che fottuto a furia di fumo. E che, ora, si sente sola e vuole condividere.
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"Tra qualche anno ci chiederemo, i nostri figli ci chiederanno, come l'Italia abbia potuto avere Veltroni e lo psiconano, Fassino, D'Alema, Bondi, la Carfagna, Mastella, La Torre, Dell'Utri, Cuffaro. Una galleria di mostri. Persone che hanno fallito in ripetizione e che vivono dei soldi dei contribuenti. E' in atto una frattura tra gli italiani e i loro presunti rappresentanti. Una crepa che si apre ogni giorno di più."
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12:22 AM
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"Il Pd sta sbagliando tutto con Grillo. Ma soprattutto sbagliano a non volerlo iscrivere al partito." dice Antonio Di Pietro.
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Com'era prevedibile, Marco Travaglio trova "divertente" l'auto-candidatura di Beppe Grillo alla guida del Partito Democratico. Si dice annoiato dai candidati attuali, l'avvento del comico genovese invece porterebbe quella "ventata di allegria necessaria in una manifestazione di questo genere".
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Tra Berlinguer e me, il vuoto. Questo è il succo del grillo-pensiero, non che sia una primizia, beninteso.
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9:53 PM
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S'è messo la cravatta, e pure la giacca (chissà che sudata), ma dentro rimane il solito: andare al Senato a dare della zoccola e del delinquente a destra e a manca lo qualifica una volta di più per quel che è.
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Non era dovuto. Il Quirinale s'è abbassato - come istituzione, non come signor Napolitano - a colloquiare con Beppe Grillo, dando a quest'ultimo una dignità che non possiede (fatta eccezione per quella di default di un comune cittadino italiano).
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Nessun lustrascarpe è morto a causa del terremoto in Abruzzo, ed è un fatto. E' evidente che avevano una strategia, e l'hanno applicata. Erano pronti. Sono sopravvissuti. Tutti. Perché la stessa strategia non è stata messa in atto da tutto il resto della popolazione? Perché ci sono stati 300 morti ed un numero impressionante di feriti, anche gravi, quando bastava seguire i consigli della comunità degli sciuscià abruzzesi per cavarsela?
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La furia manettara dell'Urlatore ora si è evoluta: va avanti nel tempo, vede i crimini prima che vengano commessi, fa i processi alle intenzioni. Siamo alla Precrimine.
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11:53 PM
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"Benvenuta nel mondo reale", verrebbe da dirle: Ilaria d'Amico, conduttrice della trasmissione Exit su La7, s'è scontrata frontalmente con cosa sono Beppe Grillo ed il fascismo violento che egli rappresenta.
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10:56 AM
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Ora Grillo sta esagerando, e non lo dice un pavido direttore di TG, lo dico io: il suo sogno, questa sera, è Marco Travaglio Direttore Unico del Canale Unico di Informazione Pubblica. Tutto il resto è illegale.
Direi che è urgente fare ad ambedue un bel discorsetto: Luttazzi, del resto, si sente solo, laggiù, oltre la fascia degli asteroidi.
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Parola di Beppe Grillo.
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«Nell'ottobre 2005 l'edizione europea del settimanale statunitense Time lo ha eletto tra gli eroi europei dell'anno per gli sforzi e il coraggio nel campo dell'informazione pubblica». (da Wikipedia)
Ci permettiamo di dissentire vigorosamente. Beppe Grillo non fa "informazione pubblica", né tantomeno è "coraggioso". Beppe Grillo è un comico, un uomo di spettacolo che ha trovato la sua vena in quel che tutti vediamo e conosciamo.
Per carità, niente da eccepire. Se non fosse che l'uomo viene idolatrato regolarmente da un'enorme fetta di popolazione ed elevato a Vate delle genti, velato e nobilitato da quell'antipolitica sapientemente inventata il giorno che Prodi è sceso sotto il 40% nei gradimenti.
Idolatrato, dicevamo, da genti che, notoriamente, non sono di bocca buona dal momento che si bevono acriticamente le crociate a tempo del Beppone nazionale, come quella memorabile contro Internet, quella a favore dell'idrogeno o quella, buona ultima, per la legalità nel Parlamento. Un luogo comune molto duro a morire è quello che vuole Grillo vittima del sistema, un novello Giovanni Battista urlatore nel deserto allontanato dalle telecamere che contano perché troppo scomodo. Ma sappiamo che la realtà è un'altra, Grillo ha volutamente abbandonato le TV pubbliche e private nazionali per ripiegare sul format teatrale in tour prima e su quello online dopo (una volta smaltita la crociata anti-Internet), format che ha reputato essere (a ragione) estremamente più produttivi per i suoi fini di lucro. L'immagine del combattente braccato evoca figure eroiche d'altri tempi, fa presa sul popolo-platea ed ha un ritorno in dobloni certamente superiore a quello di un cabarettista da Zelig qualsiasi. Basta guardare il suo compagno Benigni, che non è certo l'ultimo arrivato, cosa s'è dovuto inventare per campare, un bel mix di parolacce e Divina Commedia da propinare in prima serata, rincorrendo Celentano e "sua sorella". In effetti, a ben vedere, le parolacce tirano sempre.
Dicevamo che Beppe Grillo non fa informazione. In effetti, fa disinformazione dal momento che il dato veicolato con lo spettacolo/blog/v-day viene imposto come Verità assoluta. Cosa che, ovviamente, non è e non può essere, salvo qualche raro e statisticamente accettabile caso.
Ma non sono solo l'attacco strumentale o la bufala spacciata come verità a configurare la fattispecie di disinformazione, nell'operato di Beppe Grillo: anche - e soprattutto - sono i silenzi a mostrare la parzialità del comico genovese il quale del resto, come è probabile e comprensibile, avrà pure qualcuno o qualcosa cui dover rispondere.
Ed ecco che, dopo aver martellato per mesi l'opinione pubblica con la crociata (ripetiamo: sacrosanta, nel merito) contro i condannati in via definitiva che siedono in Parlamento, e dopo l'otto settembre del "vaffanculo-day" (notevole dimostrazione di "educazione civica"), Grillo tace completamente (il link porta ai risultati della ricerca sul blog del comico) circa il più grave episodio di sopruso politico-istituzionale degli ultimi anni: la cacciata di Angelo Maria Petroni dal Consiglio di Amministrazione della RAI ad opera di Tommaso Padoa Schioppa, ministro dell'Economia del governo Prodi, in combutta con il medesimo Presidente del Consiglio e con il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, ed il conseguente scavalcamento secco della Commissione di Vigilanza RAI.
La storia è nota, ma vale la pena scorrerla velocemente nei suoi momenti salienti:
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Ecco che la stampa di regime si allinea e trova in Grillo il capro espiatorio del mercoledì pomeriggio: sarebbe "colpa sua" se i sondaggi continuano a crollare inesolabilmente.
E allora come mai la CdL al contrario continua a salire inesorabilmente, avvicinandosi ormai a cifre bulgare? Cos'è, non fa parte della "politica da abbattere"?
Il giorno che la si pianterà di ciarlare di "sentimento antipolitico" e si comincerà a chiamare col suo nome lo schifo nei confronti dell'Unione dei Rottami, sarà finalmente fatta giustizia nei confronti dell'intelligenza degli italiani. Di quelli che l'hanno conservata, perlomeno.
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