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giovedì, febbraio 11, 2010

I mercanti cacciati dal tempio? Macché.

Quando ho letto il titolo ho avuto un sussulto: "possibile?" mi sono detto. Poi, leggendo l'articolo, sono tornato sulla terra.
Ne avevo accennato qualche giorno fa, la storia è il reparto "halal" nella Coop di Roma Casilino presentata dal gigante rosso come "per tutti", con tanto di promozione attuata sul posto da donne velate. L'ultima genuflessione gratuita e non richiesta nei confronti dell'Islam.
Beh, il titolo è fuorviante: la "rivolta" c'è stata, ma non quella che avrebbe dovuto essere. Sono solo gli animalisti che parlano di "animali torturati" e protestano. Poveretti. Se solo capissero, nella loro ignoranza, che prima degli animali vengono gli esseri umani e la loro storia, la loro cultura, le loro tradizioni, il loro diritto alla cittadinanza e all'identità, rovescerebbero i banchetti nel tempio del comunismo-consumismo non già per leso diritto dell'animale a morire con un chiodo in testa piuttosto che sgozzato, quanto per un ulteriore passo avanti dell'invasione dell'Occidente.

mercoledì, febbraio 10, 2010

La grande bugia dell'oppressione israeliana contro i cittadini arabi

Un sondaggio, si sa, vale più di mille parole. Soprattutto se il sondaggista è ritenuto "serio" e se le parole sono spesso al vento.
Il Pew Research Center ha chiesto in giro per il mondo islamico quanto gli ebrei (non Israele, gli ebrei) stiano "antipatici", per usare un eufemismo; beh, si viaggia su numeri quasi a tre cifre, si va dal 95% dell'Egitto al 98% del Libano. Rimanendo in stati islamici ma fuori dal mondo arabo, si va dal 60% dei nigeriani al 78% dei pachistani.
Ma la "scoperta" viene proprio da Israele: gli arabi israeliani sono i musulmani che meno odiano gli ebrei, infatti solo il 35% si dichiara ostile, mentre ben il 56% ne da un giudizio positivo. Il che significa semplicemente che quanto si va cianciando in giro sul "regime oppressivo" cui sarebbero sottoposti gli arabi israeliani non corrisponde a realtà e configura l'ennesima azione di propaganda antisemita.

Fonte: InformazioneCorretta.com

lunedì, febbraio 08, 2010

Venerdì, astinenza al supermercato

E' venerdì. Il reparto macelleria dell'ipermercato è mezzo vuoto, poca merce nei frigoriferi; due giovani seminaristi, Bibbia alla mano, distribuiscono volantini che spiegano l'iniziativa della catena di supermercati in omaggio alla tradizione cattolica, che in quel giorno prescrive il digiuno dalle carni. Un poster appeso al soffitto, sotto al logo per negozio, recita: "Da oggi il digiuno del venerdì è per tutti!".

Come? Non è possibile? E la sensibilità dei musulmani? E i diritti dei laici? Eh no, tutto vero.

mercoledì, gennaio 06, 2010

Barlumi a sinistra


Sartori, lucido come sempre, dice apertamente, sul Corriere della Sera, ciò che la gente normale sa e pensa da anni e che a sinistra, invece, si nega pervicacemente (ed il suo editoriale è una pietra miliare, in questo senso, destinato ad essere ricordato).
Boeri, prontamente, fa eco all'ignoranza ed al pressapochismo tipici di certi ambienti sedicenti "culturali" della sinistra salottiera e piagnona, con una "lettera al direttore" con la quale dimostra di non aver capito un'acca di quanto espresso da Sartori, nonché il significato di certe prese di posizione che ad una persona normalmente dotata potrebbero apparire senza spiegazione.
Al che Sartori è costretto a spiegare, come ad un bambino un po' tardo, le cose del mondo. Un esempio di alto giornalismo, un'eccezione nel panorama pateticamente appiattito dell'informazione odierna.

venerdì, settembre 18, 2009

Il Corano è servito


El Ketawi Dafani (foto), l'amorevole papà islamico che ha sgozzato la figlia Sanaa perché aveva osato fidanzarsi con un italiano apostata, ha «agito con sevizie e crudeltà, mosso da motivi futili ed abietti», e si becca pure una perizia psichiatrica. Altro che volere di Allah.
Per fortuna, in Italia c'è ancora qualcuno capace di chiamare le cose col loro nome (il gip del Tribunale di Pordenone Alberto Rossi, in questo caso): uno schiaffo al relativismo grosso così.
Ora, per non sbagliare, ingabbiamo pure la moglie, che è pure peggio di lui.

giovedì, luglio 09, 2009

Come l'immigrazione selvaggia ha ridotto la "civile" Svezia

Svezia. Modello di stato socialista, efficiente, pulito, etico. Forse una volta. Oggi è un campo di battaglia, terreno di conquista di stupratori e rapinatori e assassini nordafricani, protetti da leggi politicamente corrette e foraggiati da un welfare system che attira e coccola qualsiasi essere umano provenga da fuori i confini.

Le statistiche ed i dati riportati da Orpheus sono allarmanti. Pensiamoci quando leggiamo sui giornali dell'ennesimo "leghista barbaro e xenofobo".

giovedì, giugno 04, 2009

L'uomo buono dalla memoria corta

"Riconciliazione dopo le tensioni dell'era Bush". "Rispetto e cooperazione". "La forza del dialogo". "Fermezza verso Israele".

Se qualcuno aveva ancora dei dubbi sulle posizioni filo-islamiste, terzomondiste e visceralmente antioccidentali di Barack Hussein Obama, Presidente degli Stati Uniti d'America, ora può dormire sonni tranquilli. L'era Bush è veramente finita, l'Undici Settembre forse non è mai accaduto, i palestinesi sono le uniche vittime dell'Occidente imperialista e decadente.
Brutte, pessime notizie per questo pianeta. Non che non l'avessimo detto.

martedì, maggio 19, 2009

La disintegrazione dell'identità

Bisogna fermarli. Presto. Prima che il danno sia irreparabile, prima di fare la fine dell'Inghilterra o dell'Olanda. Cominciamo da Nunzia Marciano, direttrice (ora tocca dire "dirigente scolastica", come "operatrice ecologica" per spazzina, "non-normodotata" per handicappata) della scuola elementare statale "Carlo Pisacane" di Roma. O meglio, di quella che rischia di essere la scuola elementare statale "牧口 常三郎" (si legge "Tsunesaburō Makiguchi") di Roma.

Perché l'insigne direttrice, già nota per aver obbligato i suoi scolaretti a fare un presepe con personaggi vestiti con cristianissimi burqa, per dirigere la scuola a più elevato tasso di stranieri in Italia (solo 8 alunni sono italiani) il cui problema starebbe - secondo lei - nell'emarginazione dei bimbi stranieri da parte di quelli italiani (sic!) e per aver fatto confezionare ai bambini cappellini di carta fatti con manifesti antisionisti, ora fa bingo e pretende di cambiare direttamente il nome alla scuola, intitolandola a un "famoso pedagogista giapponese". Che sarà pure famoso a casa sua e per i suoi tanti e tali meriti magari sarà pure degno di avere scuole intitolate in giro per il mondo; ma che si cambi in questo modo l'intitolazione di una scuola che è già icona della disintegrazione dell'identità e della cultura italiane è semplicemente inaccettabile.
Poveri bambini. Non basta che si debbano sorbire nei "progetti scientifici" colà propinati i sermoni di Alberto Alberti (pedagogo comunista che va discettando del dualismo tra Figaro e l'Omino di Burro); ora debbono pure mettersi a piangere se un amichetto gli chiede "a che scuola vai?", dato che non saranno mai in grado di pronunciare quel nome senza slogarsi la lingua.

**UPDATE del 21/05/2009**
Com'era ovvio, la direttrice fa marcia indietro e rinuncia all'insulto del cambio di intitolazione della "sua" scuola. Casca pure dal pero affermando che "non si aspettava tanto clamore". E l'insulto viene così girato agli italiani, che si agitano per un nonnulla. Tipico.

domenica, maggio 10, 2009

I nuovi schiavi

Siamo alle solite: ogni qualvolta un esponente di una parte politica non allineata al pensiero unico delle sinistre dice le cose pane al pane e vino al vino, apriti cielo! ecco che si ricomincia a strillare e strepitare invocando tutti i santi (rigorosamente laici) del paradiso progressista.

In genere, tocca a quelli della Lega. Si sa, sono quelli meno politicamente corretti, quelli abituati a dire le cose come stanno, senza troppi giri di parole e metafore melliflue. Stavolta, tocca a Berlusconi: «La sinistra aveva aperto le porte, la sinistra era ed è quella di un'Italia multietnica: la nostra idea non è così, è quella di accogliere solo chi ha le condizioni per ottenere l'asilo politico».
Questa è una lapalissiana ovvietà, tanto banale da far storcere il naso. Eppure, nel clima pre-elettorale e - soprattutto - di putrescenza delle opposizioni, anche questo è utile per stracciarsi le vesti. E quindi, giù tutti a dissezionare il termine "multietnico", a pontificare su diritti umani, carità cristiana (sic!) e più o meno polverose teorie sociologiche viste in trasparenza contro la storia (ri-sic!). Una schifosa piccionaia.
Al solito, la realtà è molto più semplice, così stupidamente banale: le sinistre - progressiste o spaccavetrine che siano - hanno interesse a fare dell'Italia una specie di suk non certo per nobili ragioni umanitarie (la stessa storia delle sinistre mondiali nega seccamente tale possibilità), ma per mero calcolo elettorale a lungo termine. Caduto il muro di Berlino, venuta a mancare la forza oscura e onnipresente dell'Unione Sovietica, con i regimi totalitari comunisti ridotti a ridicole macchiette di essi stessi (se non fosse per i morti ed il dolore che tuttora riescono a provocare), private insomma della linfa vitale sia politica, che ideologica, che di consenso e che - soprattutto - economica, le sinistre dovevano sostituire il perduto bacino elettorale proletario, ormai smaliziato ed orientato da decenni da tutt'altra parte, con un altro bacino elettorale: e fu la posizione geografica stessa dell'Italia a fornir loro l'occasione.
Chi ricorda di un solo clandestino approdato sulle nostre coste prima della famosa ondata di albanesi, che avvenne in corrispondenza delle guerre balcaniche, gestite dall'infame "Ulivo mondiale"? Si, certo, ci furono i polacchi: distinti gentiluomini e quattro gatti, in confronto a coloro che li seguirono. Ma tolti i polacchi, chi? Ecco, nessuno.
Perché prima degli albanesi, e comunque prima del 1989, l'Italia non conobbe alcun flusso di immigrazione degno di nota, clandestina o regolare che fosse.
Ma da allora in avanti, fu una vera e propria manna: una marea di genitori di potenziali nuovi elettori, terreno vergine tutto da coltivare a pane e Marx, sfruttando l'incredulità ed il tentennamento del popolo italiano, non certo abituato a fenomeni di questo tipo, ed incline - tendenzialmente - a solidarizzare col "povero migrante". E questa, con il successivo ed insperato aiuto dell'islamismo post 11 Settembre e con quello invece ben calcolato e datato della distruzione generazionale ad opera della scuola stuprata e privata delle proprie funzioni, fu la chiave che aprì le cateratte africane e mediorientali al solo scopo di annientare (in prospettiva, in fondo non c'è troppa fretta) l'elettorato indigeno sostituendolo con una nuova massa a bassissima cultura ed altissima manipolabilità, e mentale e sociale.
Esagerato? Complottone? Manco per niente. Anche se di tutti i clandestini che approdano nel nostro Paese quelli che arrivano via "gommone" sono il 15% - il che fa dell'uscita di Berlusconi più una bandiera che altro, in questo frangente - su un livello più generale se Cipputi ormai tutto SUV-a-rate e Grande Fratello ti volta le spalle, tu Peppone il tuo maledetto elettore da qualche altra parte lo dovrai comunque pur trovare. E se per trovarlo lo si deve trascinare qui in catene, beh... in fondo, mica sarà la prima volta, l'africano ci sarà pur abituato.
Ah, se a qualcuno fosse sfuggito: nella "multietnicità" cui Berlusconi fa riferimento come obiettivo delle sinistre, quella indigena non è mica detto che sia compresa. Anzi.

giovedì, aprile 30, 2009

Apartheid e superiorità

Quando accade, in un paese che dovrebbe essere libero e democratico, che una categoria di esseri umani viene costretta nel tempo, nello spazio e nella forma a sottostare a dettami imposti da un'altra categoria di esseri umani senza alcun apparente motivazione logica, sociale, civile, di ordine pubblico o di superiore interesse della collettività, ma unicamente per il proprio credo religioso, allora si applica pacificamente il concetto di apartheid.

Stabilire a priori e forzatamente un orario, un luogo, un abbigliamento ed un codice di comportamento per una categoria di donne (quelle islamiche), isolandola da qualsiasi contatto con il resto del mondo, è esattamente come relegare i negri nei dieci posti in fondo all'autobus. E tutto alla luce del sole, sotto l'amorevole cappella della Santa Costituzione, con l'approvazione plaudente delle anime belle e progressiste e dei preti da talk show che si gongolano nel successo dell'integrazione.
Attenzione (che già vedo il ditino alzato dei soliti noti): qui non si sta parlando, tanto per fare un esempio, del divieto alle donne di officiare la Messa cattolica, quelle sono regole interne ad una religione che riguardano le pratiche religiose durante le celebrazioni religiose; inoltre, celebrare messa non è un diritto fondamentale dell'uomo (o della donna). Poter accedere agli impianti sportivi della città ove si abita, invece, lo è. Così come camminare per la strada o sedere nel posto davanti sull'autobus. Lo stabilisce la Santa Costituzione. Sì, proprio quella con la quale ci stracciano i maroni ogni tre minuti proprio quelle stesse persone che, oggi, sono felici del "grande passo in avanti" compiuto dalle donne islamiche. Oh sì, verso il precipizio.
E noialtri non stiamo messi tanto meglio, beninteso. Ogni diritto negato ad una categoria di persone è un diritto negato a tutti gli individui che insistono sulla medesima società, a prescindere dai colori, dalle religioni, dai credi politici o da cosa c'è sotto i vestiti. Se non altro, per opposta reazione: in definitiva a me, che non sono certo donna islamica, è comunque vietato l'accesso a quell'impianto sportivo, in quell'orario, non perché sotto manutenzione o perché in riposo settimanale, ma perché c'è in vigore l'apartheid ad ore. Altro che "civiltà superiore": le società sedicenti "occidentali" (Chiesa cattolica compresa) stanno sistematicamente svendendo il vantaggio sociale e civile accumulato nei secoli nei confronti di quelle islamiche per un assurdo, masochista e pericolosissimo senso di colpa misto ad una paura fottuta.

P.S.: Chissà cosa ne pensa l'indomita neo-paladina dei diritti femminili, tal Miriam Raffaella Bartolini.

martedì, febbraio 17, 2009

Fonda TV islamica anti-pregiudizi, poi decapita la moglie

Nel 2004 Muzzammil Hassan, 44 anni originario del Pakistan (a destra nella foto), stanco dei "pregiudizi" dei quali - a suo dire - i musulmani d'america sarebbero vittime dopo l'11 Settembre, decide di fondare Bridges TV, un network televisivo con base a Buffalo, NY grazie al quale educare le masse statunitensi circa le bellezze dell'Islam e la civiltà dei suoi fedeli/cittadini.

«Questo [gli USA post-11 Settembre, ndr.] non è un buon ambiente per i bambini, quantomeno per crescere bambini, dovrebbe esserci un qualche tipo di media che faccia sì che gli americani sappiano chi sono i musulmani, chi sono gli arabi, e che noi siamo brava gente» ha affermato l'8 novembre 2006 Aasiya Zubair Hassan, 37 anni, moglie di Muzzammil Hassan, parlando della mission del network fondato dal marito.
Il quale amorevole marito, giovedì scorso - il 12 febbraio 2009 - ha pensato bene di decapitarla a causa della richiesta di divorzio avanzata dalla donna che aveva, a sua volta, indotto un giudice a disporre l'allontanamento dell'uomo dal talamo a partire dal 6 febbraio, dal momento che il buon Muzzammil la picchiava ogni santo giorno da anni.
Ora, come tutti sanno, questo per un uomo pio e devoto dell'Islam è un affronto inimmaginabile, e Muzzammil ci ha mostrato che - in effetti - era proprio una brava persona.

venerdì, febbraio 13, 2009

Libera circolazione, ma non troppo

Geert Wilders, il deputato olandese condannato a morte da al Qaeda a causa del cortometraggio Fitna, è da oggi anche ufficialmente bandito dall'ingresso in Inghilterra. La Commissione Europea, ovviamente, s'è affrettata a dichiarare che per essa va tutto bene, anzi.

Anzi, per non apparire sbilanciata troppo verso l'Occidente, la UE intanto pensa bene di fare l'indiana di fronte alle richieste americane di dare una mano con i quasi-ex detenuti a Guantanamo Bay, nei confronti dei quali si sente molto imbarazzata. Imbarazzo e senso di colpa che, nei confronti di Wilders, mancano completamente.
Poi dici che c'è declino.

mercoledì, gennaio 14, 2009

Gaza è un campo di prigionia pensato e voluto dai Paesi arabi

“Le condizioni di Gaza dopo 40 anni” è uno dei titoli apparsi sulla BBC la settimana scorsa. Parlando della Striscia, una settimana passa raramente senza una lamentela politica o organizzativa sulla situazione umanitaria. Ma non sento nessuno che ne descriva la causa d’origine: 60 anni di politica araba hanno contribuito a mantenere i palestinesi in una condizione di rifugiati senza patria allo scopo di fare pressioni su Israele.

Ho vissuto a Gaza da bambina negli anni Cinquanta quando l’Egitto conduceva delle operazioni di guerriglia contro Israele partendo proprio dalla Striscia che allora era sotto il controllo del Cairo. Mio padre ha comandato alcune di queste operazioni, compiute dai fedayeen (che significa “auto-sacrificio”). Era la linea del fronte del Jihad arabo contro Israele. Mio padre fu ucciso da Israele in un assassinio mirato nel 1956.

Oggi la Striscia di Gaza, sotto il controllo di Hamas, è diventata un campo di prigionia per un milione e mezzo di palestinesi e continua a servire come piattaforma di lancio per gli attacchi contro gli israeliani. Questa è l’eredità della politica del mondo arabo per i rifugiati palestinesi iniziata 60 anni fa, quando la Lega Araba realizzò delle leggi speciali per i palestinesi a cui tutti i paesi arabi dovettero attenersi.

Anche se un palestinese sposasse un cittadino di un paese arabo, quel palestinese non potrebbe acquisire la cittadinanza del suo o della sua consorte. Un palestinese può nascere, vivere e morire in uno stato arabo e non ottenere mai la cittadinanza. Anche ora ricevo e-mail da palestinesi che mi raccontano di non riuscire ad avere un passaporto siriano, per esempio, e devono rimanere palestinesi anche se non hanno mai messo piede nella West Bank o a Gaza. La loro identità forzata è stata pensata apposta per eternare lo status di rifugiato. I palestinesi sono stati manovrati e sfruttati dalle nazioni arabe, e dai terroristi palestinesi, con l’obiettivo di distruggere Israele.

Quei 22 stati arabi certamente non hanno scarsità di terra. Molte zone nelle vicinanze, come il Sinai, la Giordania, l’Arabia Saudita, hanno un basso tasso di densità di popolazione. Ma assorbendo i palestinesi cesserebbe il loro status di rifugiati e il desiderio di nuocere a Israele. La ricchezza degli arabi, che sta incrementando drasticamente per via del prezzo del greggio che sale alle stelle, non è mai stata usata per migliorare la vita, le infrastrutture, e l’economia della popolazione della West Bank e di Gaza. Invece è servita a finanziare i gruppi terroristici che rifiutano l’esistenza di Israele e si oppongono alla pace.

La gente comune di Gaza ha migliori opportunità di impiego se si unisce ad Hamas. La breccia aperta a gennaio nel posto di controllo tra Egitto e Gaza, orchestrata da Hamas, è il risultato di queste politiche per i rifugiati palestinesi. Il checkpoint sul fronte arabo di Gaza non poteva contenere dei reclusi. Il piano arabo per sovrappopolare Gaza, dunque, è esploso nella direzione sbagliata. Dopo questa esplosione, Suleiman Awwad, uno dei portavoce dell’amministrazione egiziana, ha detto: “l’Egitto è uno stato rispettabile, i suoi confini non possono essere danneggiati e non possiamo tollerare che vengano scagliate delle pietre contro i nostri soldati”. In altre parole l’Egitto non è come Israele, uno stato a cui si può mancare di rispetto. Gli abitanti di Gaza non devono indirizzare la violenza contro l’Egitto ma solo verso Israele. Questo è il giudizio comune nel mondo arabo.

Il mese scorso Hamas ha minacciato di condurre 40.000 palestinesi, principalmente donne e bambini, al confine tra Gaza ed Israele per protestare contro le restrizioni imposte dallo stato ebraico alla Striscia. Alcuni leader di Hamas hanno fatto balenare l’ipotesi che avrebbero spinto i manifestanti verso i valichi, dimostrando ancora una volta che i terroristi palestinesi non hanno alcuno scrupolo nel mettere in pericolo le vite di persone innocenti – israeliane o palestinesi. Fortunatamente solo 5.000 persone si sono fatte vive.

Ma Hamas ha avuto successo nell’uccisione di un israeliano due giorno dopo: un uomo di 47 anni, padre di quattro figli, è morto durante un attacco di razzi provenienti da Gaza mentre stava guidando la sua auto, in prossimità del Sapir College, vicino a Sderot. Due settimane prima, due fratelli israeliani, Osher e Rami Twito, di 8 e 19 anni, sono stati seriamente feriti da un razzo mentre compravano il regalo di compleanno al padre. La gamba sinistra di Osher deve essere amputata.

Israele si è ritirato da Gaza nell’agosto del 2005. Tra maggio e giugno del 2007, Hamas ha ingaggiato una guerra contro i suoi fratelli palestinesi di Fatah per ottenere il controllo della Striscia. Il movimento islamico ha intensificato gli attacchi missilistici contro le città israeliane, obbligando Israele a prendere misure economiche e militari contro Gaza. Hamas è diventato un pericolo non solo per Israele, ma anche per i palestinesi e i paesi arabi vicini. Tuttavia, il mondo arabo ancora si rifiuta di riconoscere quali sono le sue responsabilità nella creazione di questo mostro. E’ difficile trovare situazioni del genere nella Storia umana: la creazione internazionale dello status di rifugiato per un milione e mezzo di persone che dura da 60 anni. Come dire, il mondo arabo si è dato la zappa sui piedi.

Il mondo ha bisogno di capire che questa pericolosa confusione è iniziata quando i 22 paesi arabi si accordarono per creare un campo di prigionia chiamato Striscia di Gaza. Gli arabi proclamano il loro amore verso il popolo palestinese ma sembrano più interessati a sacrificarlo. E’ tempo per il mondo arabo di aprire i suoi confini e integrare gli arabi della West Bank e di Gaza che desiderano vivere altrove. E’ tempo per il mondo arabo di aiutare sinceramente i palestinesi, non di usarli in modo strumentale.


Foto: Wikipedia

lunedì, gennaio 12, 2009

La bugia della centralità del conflitto israelo-palestinese

Un sempre impagabile Fausto Carioti sui falsi ragionamenti e sui luoghi comuni.

sabato, dicembre 15, 2007

Barça, giù le mutande

Al sottoscritto frega meno di niente del calcio, e cosa fosse il Barça l'ha scoperto tre minuti fa, ma cionondimeno è stra-sicuro di conoscere perfettamente i suoi dirigenti: fanno parte di quel peloso, unto, inutile, dannoso, patetico, irritante grumo di individui che pensano che calarsi le mutande di fronte a chi "di mutande se ne intende" li faccia sentire meno sporchi.
Ignobili ipocriti: perché non fanno una squadra di 5 uomini, 5 donne ed il portiere transessuale, così non urtano nessuna sensibilità neanche in quel senso?

martedì, dicembre 04, 2007

Il D'Alema che ti aspetti

«Il fondamentalismo non è un residuo arcaico, ma un fenomeno della globalizzazione. È la reazione alla paura di essere cancellati dal mondo occidentale. L'Islam per tradizione è tollerante, se non fossimo andati noi a dargli fastidio con le crociate...»
Eh già, è sempre il solito D'Alema.

giovedì, febbraio 01, 2007

Traditi dalla democrazia

Solo ieri l'altro Fausto Carioti ci scuoteva dalle colonne del suo blog rilanciando la notizia dell'incursione di un giornalista inglese nelle moschee d'oltremanica, a caccia della verità nascosta sugli imam e sulle loro prediche.

Di oggi la notizia (grazie a Magdi Allam, l'unico che ha il "coraggio" di darla) che simili blitz sono stati compiuti anche nel nostro Paese, e più precisamente a Roma, Varese e Milano: due "inviati" di SkyTG 24 hanno registrato i sermoni con una micro-telecamera nascosta e, com'era intuibile, ne sono venute fuori delle belle.

A Milano, nell'ormai tristemente famosa moschea di viale Jenner, l'imam - tale Abu Imad - ha spiattellato quello che noi si va ripetendo da anni, ottenendo in risposta scherno e sberleffi (quando non offese) da parte dei veri o sedicenti benpensanti: che l'Islam, in Italia, non è un sottoprodotto dell'immigrazione clandestina e non; l'Islam, in Italia, è il grimaldello che sta scardinando la nostra società civile, culturale, politica e religiosa con il palese obiettivo finale di fare del nostro Paese uno stato islamico.

E Abu Imad va oltre, indicando chiaramente quali sono i migliori alleati di questi crociati al contrario: la Costituzione e la sinistra. Non avevamo dubbi: per noi mediamente cerebromuniti, nessuna sorpresa.

La prima, in quanto strumento di vera libertà e democrazia, ci rende vulnerabili nei confronti di chi questi due termini non sa neanche lontanamente dove stiano di casa; come il poliziotto di fronte al teppista (il primo ci prende mediamente le botte nonostante il manganello e l'elmetto) o il mondo civile di fronte ad Al Qaida (o come diavolo la si vuol chiamare - ti buttano giù le torri, ma devi passare per l'Onu se pensi di incazzarti) o Pollari di fronte a Abu Omar.

La seconda, in quanto ovviamente e biecamente interessata a sfruttare l'effetto populista dell'Islam per contribuire a placare la sua insaziabile fame di individui votanti, salvo poi coprire la melma con lo straccio del politicamente corretto.

Con buona pace di chi ancora crede (o fa finta di credere) nell'integrazione, nel multilateralismo, nell'equidistanza; a cominciare dalla Chiesa per finire con l'ultimo comunistello di provincia.

A quando una presa di coscienza?

giovedì, novembre 02, 2006

«Maledetta Italia, sono musulmano»

Caro Ibrahim Ak, fa' un favore a te stesso ed a tutti noi: va' in Libia, monta su un gommone, attraversa il Mediterraneo, sbarca a Lampedusa, scappa dal CPT e vieni a fare il clandestino da noi.
Vedrai che non ti troverai poi tanto male. Un caro saluto.

lunedì, ottobre 02, 2006

Abu e Vica

Se nei confronti di Abu Omar i magistrati nostrani avessero dimostrato la medesima superficialità (incompetenza?) che hanno avuto nei confronti della bambina bielorussa, forse oggi avremmo un terrorista in meno in circolazione ed una bambina felice in più. Forse, eh.

lunedì, settembre 18, 2006

Ehi Papa, come ti permetti di fare il Papa?


Roba da non credere. A sentire i nostri beneamati giornali (qua, qua e qua, tanto per iniziare), il Capo della Chiesa Cattolica Romana, il Vicario di Cristo in Terra, il Successore di Pietro, il Papa insomma, dopo aver osato dire le cose come stanno avrebbe pure fatto marcia indietro.
L'ignoranza è sempre stato il forte della nostra società, e l'ignoranza in materia religiosa (quando non teologica) è sempre stata ancor più proverbiale; ma stavolta si sfiora il ridicolo. Leggere per credere, possibilmente col cervello collegato (un grazie sentito, ancora una volta, a Fausto Carioti per i link e per il lavoro che fa nell'aprire gli occhi alla gente).
Il succo è questo: l'unica religione degna di esistenza è quella islamica, tutte le altre (a cominciare da quella cristiana, anzi soprattutto quella) devono sottomettersi e, se vogliono sperare di essere tollerate in futuro, non infastidire e campare in silenzio. A cominciare dal Papa, fino all'ultima suora missionaria. Che dire: una vera pacchia sia per le masse acefale col turbante che, ancor più, per i pepponi di casa nostra, che in storie come questa ci sguazzano.
E, francamente, non sappiamo decidere quali dei due siano più pericolosi.