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giovedì, dicembre 10, 2009

Il goal della bandiera

Silvio Berlusconi ha sfruttato il palco europeo per segnare un punticino a favore suo e del Paese nello sporco gioco allo sputtanamento internazionale dell'Italia.
Com'era facile aspettarsi, le reazioni sono state immediate ed unanimi, a cominciare dal traditore Fini: inaudito e gravissimo attacco alle istituzioni democratiche nazionali perpretato in faccia al mondo intero.
Eh, come sono lontani i giorni dei paginoni esteri acquistati con i soldi pubblici da Di Pietro per spiegare come l'Italia fosse messa peggio della Corea del Nord.

martedì, settembre 29, 2009

Ecco una che avrebbe bisogno di "attenzioni"


Ecco, alla "diva" Suzy Menkes una "ripassatina" credo non farebbe proprio male, forse è in crisi di astinenza da uomini, chissà. Il problema è, semmai, trovare un volontario; ché quella leccata di bue sulla fronte non è che attiri poi così tanto, per tralasciare il resto.
Ma tant'è. Già gli inglesi, di loro, sono arroganti e tracotanti quando (s)parlano degli altri popoli; quando parlano degli italiani, poi, sono addirittura insopportabili (quasi come quando li peschi a pisciare ubriachi per le vie del centro di Roma); ma se a parlare è una zitella inglese ignorante e gossipara per definizione allora si tocca il fondo.
Ed ecco che la babbiona s'inventa un grido di battaglia "Viva la Bimbo!" (??) che, a suo dire, risuona in quel di Milano; e quel grido sarebbe il lamento di una moda trascinata nel fango da... Berlusconi!
Esatto, proprio lui! Del resto, chi altri può essere colpevole fin nel midollo per l'aver convinto Giorgio Armani a spruzzare di colore le sue austere creazioni in bianco e nero? Chi, se non lui?
Un consiglio alla megera d'oltremanica: qualche bicchierino in meno (magari anche qualche canna in meno, che quello sguardo spiritato la dice lunga) e qualche sano divertimento in più, ché per certe cose non c'è età se si vuole. Poi, vedrà che migliorerà.

sabato, luglio 11, 2009

Il mea culpa dei media

Quattro articoli dal Corriere della Sera. Quattro posizioni tra loro diverse, ma che convergono su un unico punto: una più o meno - a seconda dei casi - velata ammissione di responsabilità nei confronti del Paese, a nome dell'intero apparato mediatico, italiano e straniero.
Con sfumature diverse, certo. Angelo Panebianco, ad esempio, pone più l'accento sul totale successo mediatico e politico (e personale) di Berlusconi, l'uomo dato per spacciato che - una volta di più, l'ennesima - dimostra tutta la sua inesauribile forza proprio quando nessuno scommetterebbe più dieci centesimi su di lui. Nel suo editoriale - che, leggendone le righe, potrebbe essere archiviato tranquillamente sotto i tag interesse nazionale, Berlusconi, Italia, concretezza, scommessa vinta, convergenze e orgoglio - Panebianco non giustifica certo il sistema: i mesi di attacchi concentrici e coordinati provenienti dalle opposizioni politiche, dai mass media e dai potentati economici ed imprenditoriali nemici non possono passare sotto silenzio; anche se, a battaglia terminata, risuonano come l'adagio "molti nemici molto onore" andando a rendere se possibile più eclatante la vittoria berlusconiana.
Vittoria che non sminuisce la portata delle sfide che si aprono già da oggi, e che segneranno i tempi a venire: all'estero, la scomparsa del concetto stesso di G8 che è stato celebrato nella forma attuale per l'ultima volta e che, estendendosi a nuove potenze, segnerà un inevitabile declino dell'influenza dei singoli stati europei, Italia compresa; internamente, la ripresa dell'inevitabile scontro politico che si preannuncia asprissimo, con un Berlusconi carico all'inverosimile e forte di una legittimazione senza precedenti, e le opposizioni sempre più schiacciate contro il muro e, per questo, sempre più livorose ed aggressive.
Situazione descritta anche dall'articolo di Massimo Franco, che entra nel dettaglio degli avvenimenti da un'altra ottica ed osserva come Berlusconi abbia goduto, nei tre giorni di vertice, della "copertura" di una tregua d'armi pervenutagli dall'intero sistema politico italiano (con l'unica eccezione di Di Pietro che ha reagito come una bestia ferita e messa all'angolo, avendone peraltro ben d'onde).
Tregua, però, che oltre ad essere arrivata troppo, troppo in ritardo è destinata anche a reggere ben poco: tanto che egli legge nelle parole riservate all'opposizione da Berlusconi durante la conferenza stampa di chiusura del G8 una sorta di attacco preventivo, un assaggio di cosa i suoi avversari possono aspettarsi ora che la vetrina internazionale si è chiusa e che è pronto a regolare i conti in casa propria. Soprattutto ora che ha l'occasione - a ragione - di mettere in un unico fascio la sputtanata stampa estera ed interna con l'opposizione politica che - è difficile dimenticarlo - fino alla mattina del monito di Napolitano non ha risparmiato alcun tipo di colpo basso al Governo, a Berlusconi personalmente e all'intero Paese.
Diverso è l'approccio di Gian Antonio Stella che, pur riconoscendo a piene mani la vittoria del Cavaliere, ritiene che egli avrebbe dovuto essere ancora più sobrio di quanto non sia stato, e che avrebbe dovuto risparmiarsi alcune frecciate indirizzate alla stampa e all'opposizione durante la già citata conferenza stampa. In particolare, a Stella pare non essere andata giù l'esortazione «vi consiglio di leggere meno giornali» che, assieme a quel «se cambiamo opposizione», ha rappresentato l'unico vero - seppur micidiale - sassetto che il premier si è tolto dalle scarpe nei tre giorni di vertice.
Vale comunque la pena di riportare un passaggio dell'articolo di Stella:

«Meglio di così forse non poteva andare. E non c’è italiano che, per come si era messa nelle settimane scorse, non debba oggi sentirsi sollevato. Di più: fiero della prova di orgoglio e professionalità fornita, tutti insieme, all’Aquila. E questo al di là di ogni opinione: come disse anni fa Giuliano Amato denunciando i rischi di esporre il nostro Paese ai ceffoni internazionali in nome della polemica politica intestina anti-berlusconiana, "guai se cominciano a trattarci come un materasso su cui saltare, perché in quel materasso ci siamo anche noi". Tutti.»

Da la cifra del sentimento che serpeggia nella stampa, sentimento che definire da "day after" è dir poco.
Ma le ammissioni di responsabilità più nette vengono da un post di Fabio Cavalera in uno dei blog del Corriere, post intitolato con un inequivocabile "Noi perdenti". Anche se sbaglia clamorosamente bersaglio finale, l'autore coglie il punto quando scrive senza mezzi termini che chi esce con le ossa rotte da tutta questa storia sono proprio loro: i giornalisti, italiani e stranieri. Poi si lancia in un'invettiva contro i suoi colleghi accreditati presso il G8 - soprattutto quelli stranieri - che, a suo parere, hanno peccato di codardia dal momento che non hanno incalzato Berlusconi sulle famose "domande" di Repubblica, e qui dimostra di far pienamente parte di quella categoria da egli stesso aspramente biasimata.
Quello che il signor Cavalera deve comprendere è che la stampa estera non vive in Italia. Anche se è fortemente orientata al pregiudizio (anche razziale) e alla critica feroce nei nostri confronti, non è possibile pretendere da un foglio estero la piena e puntuale comprensione dei meccanismi e degli eventi interni al nostro paese. Di conseguenza essi, rispetto alla cronaca politica italiana, brillano - per così dire - di luce riflessa, utilizzando pesantemente ciò che viene pubblicato dalla stampa nazionale; in piccola parte, poi, anche quanto i loro inviati in Italia riescono a carpire in prima persona, ma sappiamo benissimo che questi sono generalmente giornalisti alquanto scarsi, l'Italia non è un paese così interessante in fondo.
Stando così le cose, i media esteri hanno dimostrato come sanno essere cani sull'osso quando sentono odore di scoop (e se c'è da parlar male degli italiani la cosa è ancor più appetitosa); ma anche quanto, nella maggioranza dei casi, sanno anche tirarsi indietro non appena si rendono conto di essere stati ingannati. E l'inganno ordito dai quotidiani e dai periodici del Gruppo L'Espresso e dai loro supporter, per nostra fortuna, è stato svelato proprio nei giorni subito precedenti il vertice, quando era diventato così smaccato da non poter più essere nascosto.
Nessuna sopresa, dunque, se i giornalisti stranieri (soprattutto quelli inglesi) hanno tenuto un profilo basso, ed anzi hanno iniziato oggi a fare palese retromarcia: esporre loro stessi ed i propri giornali ad una figuraccia più grave di quella che avevano già subito, per di più nel momento in cui i loro padroni finivano sbugiardati di fronte al mondo intero per lo scandalo delle intercettazioni illegali del gruppo di Murdoch, non solo era un rischio troppo elevato, era praticamente un suicidio. E non tutti hanno gli stessi istinti masochisti di alcuni pennivendoli e direttori nostrani, evidentemente.

E Di Pietro insiste: è il turno del Guardian

(English translation below)
Ci risiamo. Chi pensava che l'ignobile bravata di ieri fosse stata l'unica perpretata dal leader dell'Italia dei Valori si sbagliava di grosso.
Nascosta nelle pieghe del sito del Guardian c'è un altra perla dipietrina: una lettera di "scuse" al giornale stesso per il comportamento di Berlusconi e Frattini quando hanno risposto alle farneticanti argomentazioni sull'espulsione dell'Italia dal G8.
Questa cosa, a Roma, ha un nome scientifico ben preciso, anche se non in latino: si chiama leccata di culo. Maestra, maestra, Luca dice che lei è brutta, ma io le voglio tanto, tanto bene!

Ora traduco in inglese quanto ho scritto, dal momento che il link porta all'articolo del Guardian e spero che qualcuno si prenda la briga di seguirlo al contrario e leggere quanto ho da dire.

Here we are again. Who was thinking that the yersterday's Mr. Di Pietro' bullshit was the only one in that day was actually wrong.
Hidden into the "Letters" section on its website, the Guardian published yesterday an article from Mr. Di Pietro that "apologizes" for Mr. Berlusconi' and Mr. Frattini' answers to earlier Guardian statement about Italy's expulsion from G8.
This stuff, in Rome, has a scientific name, although not in Latin: the name is lick in the ass. Teacher, Teacher, Bob says you're ugly, but I love, love, love you!

venerdì, luglio 10, 2009

E ora?

Il G8+ de L'Aquila è finito. L'Italia ha dimostrato al mondo di cosa è capace, al di là degli stereotipi tanto cari ai giornalisti di tutto il pianeta. Tutto il castello di veleni pazientemente costruito nei mesi precedenti dai nemici dell'Italia (da fuori e soprattutto da dentro i suoi confini) è crollato dieci minuti dopo l'inizio del vertice. Non si sa più dove stipare le congratulazioni ed i complimenti per un summit che, al di là delle considerazioni politiche e strategiche sulla sua natura ed utilità, viene unanimemente definito come quello meglio riuscito nella storia.
E non solo dal punto di vista dell'organizzazione, che come Berlusconi ci ha già insegnato in passato non poteva che essere perfetta, ma anche e soprattutto da quello dei contenuti e dei risultati conseguiti; è unanime, tra gli analisti ed i cronisti, il riconoscimento sulla concretezza degli impegni presi e dei documenti risultanti, cosa mai successa nei summit precedenti. Perfino quella che, da più parti, viene definita come l'unica nota negativa, e cioè la questione ambientale e la sua sostanziale non riuscita nel G8 italiano, deve in realtà essere vista come un forte segnale di concretezza: in un mondo sferzato da enormi problemi reali, le speculazioni ecologiste non trovano spazio e, giustamente, vengono relegate in fumose dichiarazioni che hanno dell'assurdo, come quella del "contenimento entro due gradi" dell'aumento di temperatura globale, come se fosse sotto il controllo di un gruppo di uomini, per quanto "grandi".
La stampa nazionale ed internazionale è stata brutalmente zittita nei suoi sedicenti "scoop", nelle sue ironie fuori dal tempo, nelle sue storie fasulle e frutto di copia/incolla incrociati e coplevoli, tutti originati dal fortino di Largo Fochetti; ora, i quotidiani faranno a gara di scaricabarile e di gioco delle tre carte, nascondendosi dietro i soliti cliché della libertà di stampa e di espressione, cercando unicamente di coprire i propri madornali errori.
E l'opposizione? Dopo il "blitz" di Veltroni che, ieri, ha approfittato del palcoscenico giottino per farsi la sua passeggiata a braccetto con i suoi beniamini attori hollywoodiani, rimane poco di più. Sicuramente non si aprirà quella fase di riflessione, di presa di responsabilità per l'aver contribuito ad infangare l'immagine dell'intero paese per piccoli interessi di bottega, non è nel loro stile: per questi signori qualsivoglia abisso abbiano toccato solo dieci minuti prima semplicemente non è mai esistito.
Ma ora la strada del Pd, dell'IdV e degli altri gregari che finora si sono esercitati nella nobile arte dell'antiberlusconismo è in ripidissima salita: essi devono ora affrontare i propri mostri, e devono farlo da soli: non ci saranno più i Guardian, i New York Times, gli El Paìs. Agli "autorevoli quotidiani" esteri non frega nulla del congresso del Partito Democratico, è una patata bollente che dovranno sbucciarsi in solitaria, nel buio dell'abisso che si sono scavati con le loro stesse mani.
E lo sfolgorante, totale successo anche personale, oltre che nazionale, di Silvio Berlusconi appare ora come una pesantissima pietra tombale sulle già scarse speranze di rinascita di un centrosinistra senza più forza politica.

giovedì, luglio 09, 2009

La pagliacciata che supera il segno

Ora sta esagerando. Nessuno s'è premurato di avvertire il "redneck" de noantri che lo sputtanamento a mezzo stampa estera è un sistema che non funziona, e il genio l'ha adottato col suo classico stile da elefante ubriaco in una cristalleria: ha acquistato - con i soldi pubblici, non ne ha altri a meno che non venda il trattore di famiglia - un'intera paginona sull'International Herald Tribune dove, oltre ad averci sbattuto il suo faccione preoccupato, lancia le sue solite farneticazioni sulla "democrazia in pericolo". In (quasi) perfetto inglese.

"Appello alla comunità internazionale". Forse vuole i Caschi Blu a Piazza Montecitorio (e non sarebbe neache un'idea originale, qualche altro buffone l'ha avuta prima di lui), forse spera che Obama o la Merkel si rifiutino di mangiare le pennette tricolore, chissà. Quel che è certo è che l'ex- pubblico ministero, fulgido esempio di fascismo mafioso pagato profumatamente da noi tutti, stavolta l'ha fatta veramente fuori dal vaso. In un "paese normale", come piace tanto dire a lui e ai suoi simili, egli riceverebbe entro un paio d'ore una visita della polizia a casa che lo trascinerebbe per i piedi con l'accusa di vilipendio alla nazione.
Per sua fortuna non siamo quel "paese normale", quindi il trattorista potrà continuare impunemente ad infangare il proprio paese con l'unico scopo di prevaricare Franceschini e D'Alema.

**UPDATE**
Su molti siti l'immagine qui sopra circola "tagliata" in basso, in modo da nascondere il logo dell'Italia del Valori. Chiediamoci perché.

I paladini

Eccoli qua, i paladini dell'informazione: a scannarsi per saltare la fila e agguantare il cotillon.

lunedì, luglio 06, 2009

Maximum Impact

Ormai non lo nascondono neanche più, i pennivendoli inglesi sono convinti che tutto il mondo abbia il cervello bollito come i loro lettori, ormai senza speranza e sommersi fino al collo nei tabloid.

«Pubblicheremo nuove foto di Villa Certosa subito prima del G8, per ottenere il massimo impatto.»
Ah, be'. Prego, accomodatevi! Abbiamo ancora qualche pollo, qui in Italia, che già sbava e si straccia il vestitino di cachemere al solo pensiero.

giovedì, giugno 25, 2009

Secondo Girone

«Questa cosa, questa malattia, questo virus minaccia di essere la causa della morte morale del paese di Verdi se un conato di vomito profondo non riuscirà a strapparlo dalla coscienza degli italiani prima che il veleno finisca per corrompere le loro vene e per squassare il cuore di una delle più ricche culture europee».

Josè Saramago, El País, 6 giugno 2009

Ah, scusate, dimenticavo: non parla del H1N1 o della SARS, parla ovviamente di Berlusconi.
Un consiglio da amico: quando vi capita di essere troppo allegri, se vi rendete conto che vi state comportando da farfalloni perché vi sentite felici e in pace col mondo, se vi accorgete di essere appagati e con visioni positive circa l'Universo e voi stessi, fatevi un favore, fatevi cadere i coglioni: cliccate questo link. L'ondata di tristezza e di afflizione al cuore che vi assalirà solo alla prima occhiata sarà la vostra espiazione per le gioie vissute. E che non accada mai più.

mercoledì, giugno 24, 2009

Countdown to G8

Il conto alla rovescia è partito, a Largo Fochetti sono tutti infoiati ed hanno consumato i nastri delle ripetizioni dello Shenker: ormai padroneggiano l'inglese come fosse la loro lingua madre.
Del resto l'obiettivo è ambizioso: sputtanare il governo Italiano e l'Italia il più possibile in modo da arrivare al G8 abruzzese con i delegati stranieri in piena crisi di vomito. Lodevole iniziativa, patriottica e degna di rispetto. Ormai di italiano non c'è rimasto praticamente più nulla, nelle parti del giornale dedicate alla nobile causa.
E l'abnegazione dei nostri eroi inizia a portare i primi, limpidi frutti. Continuate così, COGLIONI!

venerdì, giugno 05, 2009

Meno uno

Manca un solo giorno alle elezioni e il travaso di bile del Pd e dei suoi compagni di merende italiani ed esteri è al suo culmine. La disperazione gioca brutti scherzi e stavolta l'hanno fatta veramente grossa: pagare un paparazzo per scattare fotografie all'interno di un'abitazione privata per poi sbatterle online (dall'estero) il giorno prima delle elezioni non è scorretto, è semplicemente demenziale.

Ma davvero questa gente pensa che gli elettori si scandalizzino di un paio di tette rubate in casa d'altri? Qualcuno dica a Franceschini ed ai suoi lacché spagnoli che qui, in Italia, impera il Grande Fratello, trasmissione davanti alla quale decine di milioni di spettatori sbavanti aspettano solo l'inchiappettata in diretta, e lo fanno da anni: credono davvero che sia questa la strada da seguire per evitare di finire nella fogna della politica, dopo essere già ampiamente finiti nei suo cesso?
Proprio loro, gli adoratori della "privacy" e dei "diritti": piccoli, luridi, schifosi, patetici vermi, ora staremo a vedere se qualcuno si alzerà ad invocare l'intervento di qualche Garante tra i millemila che si sono inventati negli anni o se, com'è più probabile, invocheranno un sacrosanto "diritto allo sputtanamento" visto che gli sputtanati non sono loro.
Ora, comunque, la caccia è aperta: che nessuno di loro pensi di calarsi le braghe per sedersi sul cesso e cagare, Il Giornale e il TG4 hanno sguinzagliato un esercito di volontari dotati di teleobiettivi puntati sulle finestre di tutti i cessi progressisti.
Non vediamo l'ora di ammirare il loro buco del culo, hai visto mai che guadagnino qualche punticino nei sondaggi.

giovedì, giugno 04, 2009

Vilipendio alla Nazione

Solo pochi giorni dopo le mie incazzature qui, qui e qui il ministro degli Esteri Franco Frattini si trova sulle medesime posizioni, confermando parola per parola quanto ho denunciato.

«La sinistra, che non ha nè identità, nè cuore, nè anima, gioca denigrando e irridendo l'immagine dell'Italia nel mondo. Questo è inaccettabile.
Si pubblicano articoli in Italia, vengono tradotti in inglese e inviati nelle redazioni di Londra e Bruxelles, e quindi ripubblicati in Italia creando una rete promossa da italiani nemici dell'Italia nel mondo, una rete di stampa internazionale ostile al governo di Roma.»
"La sinistra" citata dal ministro ha nomi e cognomi: Giuseppe D'Avanzo, Ezio Mauro, Dario Franceschini, Massimo D'Alema, Fiorenza Sarzanini, Ferruccio De Bortoli, Marco Travaglio, Giovanna Casadio, Michele Santoro e tutti gli altri responsabili in prima persona del reato di vilipendio alla nazione, punibile con ammenda fino a 5000 Euro. Purtroppo buona parte del Codice Rocco è stato abolito nel febbraio 2006, altrimenti la punizione sarebbe stata fino a tre anni di carcere. Per non sbagliare, una ripassatina di olio di ricino la prescriverei comunque molto volentieri, chissà che a lorsignori non passi la voglia di scherzare.

giovedì, maggio 28, 2009

Italy isn't a "Repubblica"

It's time to write down some words in English, since you foreign newspaper employees and reporters don't understand Italian at all. I'm sure about that, since the only news you're pulling out from Italy are those copied and pasted from the Repubblica web site, the only italian newspaper (along with the infamous Beppe Grillo's blog) that translate its junk in a language suitable to you.

You have to be aware that Repubblica isn't a real window over the italian country and people: is a political arm driven by restless enemies of the italian Government and people, and its journalists and columnists are only workers paid by Carlo De Benedetti, one of the worst and strongest Berlusconi's enemy since its defeat in the SME affair. Repubblica and Beppe Grillo translate in English their political actions in order to gain foreign support from newspaper and politicians not aware neither of the italian history and culture nor of its language. They count on you: they take back every word you write back about Italy and use them as a proof of their honesty and authority, using you as a remote controlled echo machine.
In Italy, the left parties are dead. The History and the parties itself killed them. People don't trust them anymore, event the Fiat workers now sopport Berlusconi's PdL party, the only able to rebuild this country after six decades of non-govern. Repubblica (and the Democratic party behind it) is trying to distract italians (and you) pushing a blonde teen into the Berlusconi's bed after pulling its wife out of it: page two of the Little Stalinist How-To Manual.
So, please: learn yourself the Italian language and begin to read other news sources than Rapubblica and Beppe Grillo's blog. You'll be surprised.

mercoledì, maggio 27, 2009

Quattro veli di bile

Puntuale come la morte arriva l'ormai canonico editoriale inglese ammazzasette, ennesima replica dell'ormai mitico "unfit" col quale l'Economist bollò Berlusconi prima delle elezioni 2001. Leggendo il pezzo, stavolta propinato dal Financial Times, nessuna sorpresa: il solito decotto di luoghi comuni, falsità e leggende metropolitane preso di sana pianta da Micromega o L'Unità o Repubblica e spiattellato per il diletto dei pochi giapponesi che ancora non hanno capito un'acca di cosa stia succedendo.

Bontà sua, l'anonimo pennivendolo d'oltremanica concede che Berlusconi non è Mussolini e che l'Italia non sia già in un secondo Ventennio; ma poi si riprende subito, e precisa che la differenza sta nel fatto che Mussolini aveva al suo comando squadracce di camicie nere, Berlusconi ne ha di vallette.
Tra un'amenità ed una pretesa di analisi politicoide, lo scribacchino conclude affermando che no, non è "fascismo" (è fissato, poverino...), ma è un "pericolo" ed un "esempio maligno" per tutti.
Il poveretto, evidentemente, non vive in Inghilterra, dove farebbe bene a rivolgere il suo scandalizzato e spaventatissimo sguardo. Una nazione già finita nel baratro dell'autoannullamento identitario e culturale, che s'è calata braghe e mutande e s'è messa a 90° di fronte a tutti gli imam di passaggio, retta da una classe politica corrotta che fa da contraltare ad una casata reale ridicola e totalmente fuori dal mondo; una nazione che è alla radice della quasi totalità delle guerre e dei genocidi attualmente in corso, il cui colonialismo misto a menefreghismo gettarono le basi per l'infinito conflitto mediorientale; una nazione la cui economia è ridotta ad un lumicino, molto molto molto più fioco di quello italiano, ma tenuto su a suon di fanfare, cioccolata alla menta e pretesa di superiorità sui "terroni" europei. Nebbia sulla Manica, continente isolato.
Non ha alcun diritto, quel giornale, di emettere giudizi copiaincollati da Repubblica a pochi giorni dalle elezioni: ma lo fa, ed entra così trionfalmente nel gotha dell'Autorevole Carta Igienica di Qualità, cosa della quale - è noto - c'è sempre bisogno.

mercoledì, novembre 01, 2006

Pagella

  1. «Ha assunto un ruolo guida all'interno ed è pieno di ottimismo» (Grasser, Austria)
  2. «Non è solo il primo ministro del suo Paese ma presiede anche le riunioni dei ministri delle Finanze dell'eurogruppo» (Juncker, Lussemburgo)
  3. «Forte posizione politica all'interno, solido timoniere dell'economia» (Reynders, Belgio)
  4. «Autorevole e ha rafforzato le finanze dell'Olanda. È considerato il ministro dei ministri delle Finanze» (Zalm, Olanda)
  5. «Equilibrato e ministro di peso della politica ad Atene, ma infastidisce abbastanza i colleghi a Bruxelles» (Alogoskoufis, Grecia)
  6. «Ha fatto del deficit francese una questione pubblica, ha semplificato il sistema fiscale ma non ha peso politico a Parigi» (Breton, Francia)
  7. «Un animale politico, non sempre coraggioso, ma non ha bisogno di esserlo date le buone condizioni dell'economia irlandese» (Cowen, Irlanda)
  8. «Facile essere ministro delle Finanze quando l'economia va bene ma forse non abbastanza radicale» (Heinaluoma, Finlandia)
  9. «Strenuo sostenitore della disciplina di bilancio, ma non necessariamente in sintonia con i colleghi di governo» (Solbes, Spagna)
  10. «Gode di un sostegno trasversale, ma la fragilitá della coalizione di governo riduce la sua efficacia» (Steinbruck, Germania)
  11. «Nonostante scioperi e proteste, sta portando avanti le riforme dell'amministrazione pubblica» (Dos Santos, Portogallo)
  12. «Ha incontrato difficoltá nel mettere in pratica quelle virtù di disciplina di bilancio che predicava quando era membro del board della Bce [...] ha scombussolato il mondo delle imprese e ha fatto ricorso a trucchi di bilancio [...]» (Schioppa, Italia)
Fonte: Financial Times

Grazie.