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lunedì, agosto 09, 2010

Il culo in faccia

Chiedo anticipatamente perdono ai più sensibili per il titolo "francese", ma non trovo assolutamente altro modo per descrivere l'atteggiamento del giornalista e vicedirettore Giannini nella sua articolessa odierna su Repubblica: un concentrato di sfacciataggine e di lecchinaggio che supera abbondantemente i limiti della decenza. Leggere per credere, basta l'incipit per inquadrare l'opera:

«Nella torrida e torbida estate italiana, come purtroppo avevamo previsto, c'è dunque una sola fabbrica che non chiude per ferie, ma che invece produce la sua "merce" a ritmi sempre più serrati. È la berlusconiana "fabbrica del fango", che attraverso l'uso scellerato dei giornali di famiglia e l'abuso combinato di servizi e polizie sforna dossier avvelenati contro amici e nemici del presidente del Consiglio.»
Noemi Letizia e Patrizia D'Addario non sono mai esistite, per il nostro eroe. Bontà sua, le aveva inventate (anche) lui.

martedì, marzo 23, 2010

Perché anche il PdL e Berlusconi necessitano della "cura Sarkozy"

I tempi sono maturi, l'occasione è propizia, non bisognerebbe lasciarsela sfuggire. Queste elezioni regionali 2010 hanno un po' il sapore delle "mid term" americane, un giro di boa che se da un lato non determina un avvicendamento ai piani più alti del potere, dall'altro provoca un profondo rimpasto nelle stanze dei bottoni e - soprattutto - rappresenta un segnale importante che nessun governo degno di questo nome può né deve ignorare, sia che volga in suo favore che a suo discapito.

Sono ormai sedici anni (correva il lontano 1994) che, nel bene e nel male, l'Italia canta la musica di Silvio Berlusconi e della "rivoluzione liberale", sia quando egli sta al governo sia quando sta all'opposizione; e durante questi sedici anni, che poi coincidono con l'età della Seconda Repubblica, delle tanto osannate, decantate, invocate, desiderate riforme si è visto ben poco, ed il Paese affonda sempre più in una melma maleodorante di immobilismo e di contrapposizione fine a se stessa.

Scovare le responsabilità di ciò è presto fatto: a sinistra c'è l'ossessione di non aver metabolizzato né il proprio passato né l'esistenza di un'alternativa all'esercizio del proprio potere; a destra ci sono la pachidermicità di un impianto politico non altrettanto agile come il suo leader e, soprattutto, una strisciante pavidità nei confronti della lotta dura e pura. Sommando le due forze si ottiene lo zero assoluto, l'assenza totale di moto che è sotto gli occhi di tutti, nella quale proliferano rifiuti fascistoidi e rappresentativi del più becero sfascismo come l'Italia del Valori e le varie corazzate mediatiche contro-a-prescindere, tipo quella di De Benedetti e quella della Corte dei Miracoli santoro-travagliesca, che stanno inquinando un'intera generazione di giovani italiani privati dei necessari riferimenti forti.

Di riformare la giustizia italiana se ne parla da più di un decennio, tutti sono d'accordo (a parole), a destra come a sinistra, pur con le dovute distinzioni; eppure, di separazione di carriere, di meritocrazia, di ridefinizione del CSM e di riforma dei processi non c'è traccia a tutt'oggi, fatti salvi gli interventi-tampone dettati dalle contingenze e volti a salvaguardare la governabilità (anche se i detrattori li etichettano come "leggi ad personam" ad uso e consumo di Berlusconi, anche il pizzicarolo con la seconda elementare arriva a capire come stanno realmente le cose).

Di riformare seccamente il fisco pure se ne parla da eoni, ma vuoi perché c'è sempre qualche crisi, vuoi perché c'è qualche altra cosa più "urgente" da affrontare, i provvedimenti pur scritti da tempo immemore giacciono in polverosi cassetti in qualche remoto ufficio di Montecitorio.

Di massacrare l'elefantiaca macchina burocratica italiana, ad iniziare dall'eliminazione delle province, se ne parla dalle elementari, è quasi un proverbio; eppure il pur titanico lavoro affidato a (e svolto finora egregiamente da) Roberto Calderoli viene lasciato sotto traccia, ignorato da tutti i media e dal Governo stesso; l'unico che emerge, nonostante venga insultato ogni giorno per la sua statura, è Renato Brunetta che viene, però, lasciato sbranare dai "satiri" finto progressisti e di lui si ricorda solo la sciarpa sottotraccia. E quando si arriva al capitolo province, le mutande calano automaticamente di fronte ai protettorati locali che si mettono prevedibilmente di traverso, dentro e fuori la maggioranza.

Di liberare la RAI dal cappio della politica, poi, si ciancia dai tempi di Giulio Cesare ma altolà a toccare i milionari interessi di chi a Viale Mazzini sguazza come un pesce; che poi va a finire che Santoro va in onda per ordine di un giudice. Ed il Governo zitto e incassa (caso unico in Occidente), con l'unica voce fuori dal coro rappresentata dagli inascoltati "editti bulgari" di Berlusconi, che rimane da solo a prendersi le uova in faccia mentre - colmo dell'ironia - viene apostrofato come dittatore.

E così via discorrendo, è tutta una litania di "grandi opere" mai iniziate che copre vergognosamente la pur corposa schiera di provvedimenti adottati da uno dei governi più attivi che la storia repubblicana ricordi, ad iniziare proprio dalle Grandi Opere infrastrutturali per finire con le centinaia di piccole azioni che non è qui il momento di elencare (quello Berlusconi lo sa fare abbastanza bene di suo). Ecco perché è necessario che il Governo, Berlusconi, il PdL e la maggioranza tutta ricevano una batosta ben assestata in occasione di queste regionali: perché non sarà di certo l'addomesticamento della Conferenza Stato-Regioni a risolvere magicamente l'empasse e di conseguenza i governatorati sono da considerarsi un bene sacrificabile, la loro mancata conquista un effetto collaterale di un'azione invece necessaria e salubre.

Una "scossa" che, a differenza di quelle farlocche di D'Alema, sia un vero elettroshock diretto ai gangli nervosi di Berlusconi in persona e - soprattutto - dei maggiorenti del suo partito (del nostro, del mio). Che la piantino, i secondi, di mettersi di traverso mostrando nostalgia della Prima Repubblica e dei suoi intrallazzi maleodoranti; che si svegli, il primo, prendendo d'autorità in mano le redini del governo e del Paese, cacciando a furia di sonori calci in culo i campioni dei "secondi Fini" che si annidano e tramano in ogni angolo, passando come uno schiacciasassi sopra un'opposizione inesistente, forcaiola, sbandata, berciante ed inconcludente (in una parola: pericolosa), individuando - anche a sinistra - quelle persone chiave in grado di servire il Paese e portandosele in casa (anche pagandole, se necessario!, i soldi non gli mancano di certo; tanto lo indagano lo stesso anche se non lo fa).

Perché il rischio concreto è che se il PdL dovesse risultare il vincitore assoluto di queste regionali (ma anche no, basta che galleggi sulla bambagia di quattro regioni "conquistate") è che nei tre anni che ci separano dalle Politiche 2013 si continui a navigare a basso cabotaggio come oggi, tra inchieste fasulle e leggine tappa-buchi, mentre la crisi economica morde al suo meglio e la politica si sfascia definitivamente in un continuo urlo di violenza.

Berlusconi prenda esempio da quanto accaduto a Sarkozy, che sono certo farà tesoro della batosta ricevuta: quel che è capitato a lui è successo a fronte di premesse e sviluppi estremamente simili a quelli che viviamo in Italia (mancate riforme, scandali gossipari, sfavillante decisionismo poi annacquatosi in mille piccoli compromessi). Si muova! Perché non c'è, al momento, nessun altro in grado di fare quanto è necessario a questo Paese; con buona pace di chi vorrebbe il Cavaliere già sottoterra e già pensa alla "successione" con l'interessato, più vivo e vegeto che mai, a scorticarsi di scongiuri. La pianti di farsi dare impunemente del "dittatore" mentre nessuno se lo fila, di urlare - pur sacrosantamente - ogni giorno contro la magistratura deviata e telecomandata senza far nulla per eradicarla una volta per tutte: così l'unico risultato che otterrà è di essere abbandonato, perfino da chi non ha alternative (cioè, da tutti); di trasformarsi in un rumore di fondo cui in definitiva ci si abitua, distraendosi.
Che imprima una svolta netta ad una Seconda Repubblica nata deforme dal parto violento e golpista di Mani Pulite e mai completamente uscita dallo stadio larvale: che sommerga una volta per tutte, con la forza della politica vera, tutti quei soggetti che esistono al solo scopo di mantenere strumentalmente l'Italia in questo stato comatoso. Con le inutili ed anacronistiche sinistre estreme e "verdi" il compito è riuscito, fermarsi a metà sarebbe un gravissimo errore.

Che dimostri di esser vivo anche politicamente, che tiri fuori le palle con i fatti oltre che con le parole. Ora o mai più.
E se come incentivo dovesse essere necessario lasciare alla sinistra qualche Regione e fare una figuraccia colossale, ben venga. Sopravviveremmo all'immediato e, sicuramente, ne guadagneremmo in futuro.

lunedì, marzo 22, 2010

I soliti furbetti del Corriere

Per una volta che Sergio Romano ha scritto qualcosa che non sia l'apologia dell'Eurabia, anzi qualcosa di estremamente condivisibile ed intellettualmente onesto sul quotidiano di via Solferino era stata data voce ad una posizione non allineata al Pensiero Unico Dominante, ci hanno pensato quelli della redazione del Corriere online a bilanciare il raro evento, riportandolo nell'alveo dello stalinismo più becero.
L'editoriale di Sartori coglie dritto nel segno individuando nomi e cognomi del colpevoli dello sfascio del nostro sistema scolastico; ma visto che i suddetti individui sono i protetti principali delle sinistre era necessario mascherare l'articolo da attacco all'Italia berlusconiana, addossando la colpa (almeno all'apparenza) tanto per cambiare al Cavaliere. In fondo, basta poco: l'aver infilato il titolo dell'articolo, che parla di "somari", in mezzo ai titoli relativi al post-manifestazione del PdL è uno dei sistemi che lorsignori utilizzano per veicolare i solo messaggi neanche poi tanto subliminali.
Peccato: un articolo come quello, seppur breve ed approssimativo nell'approfondimento, meriterebbe maggior risalto e - soprattutto - una collocazione più consona. L'unica speranza è che il trucchetto redazionale attiri numerosi feticisti della superiorità culturale della sinistra, e che questi si trovino loro malgrado di fronte ad una delle tante verità storiche che non conoscono o che fanno finta di non conoscere.

UPDATE del 23/03/2010, ore 14:42 -- Mi scuso per il refuso dettato dalla rabbia nell'aver visto l'ennesima buffonata: l'editoriale è ovviamente di Giovanni Sartori, non di Sergio Romano. Un grazie a Giovanni Agretti per la segnalazione.

mercoledì, febbraio 03, 2010

Ospiti alla Knesset

E' un momento importante, quasi storico, quello che stiamo vivendo con l'Italia ospite al Parlamento israeliano, simile a quello che vivemmo allorché il premier si trovò nella medesima condizione di fronte al Congresso americano.
Viviamolo con l'orgoglio nazionale che è d'uopo e ringraziamo il Cielo di avere a rappresentarci qualcuno che capisce il valore di certe circostanze e le sfrutta a favore di noi tutti.

martedì, dicembre 15, 2009

Brainwashing


Ecco il contenuto di una mail appena giunta da parte della Redazione Web del Partito Democratico.

«Caro Mobilitante,
ti scrivo dopo l'aggressione di cui è stata vittima il Presidente del Consiglio.
Un atto che, come ha detto Pier Luigi Bersani recandosi in visita dal premier all’ospedale San Raffaele di Milano, condanniamo senza se e senza ma.
Su questo la posizione del Pd è chiarissima ed univoca, ogni tentativo di attribuire al Partito Democratico posizioni diverse è un gioco strumentale e inaccettabile.
Eppure c'è chi sta tentando di farlo, per questo ti chiedo di far sapere a tutti come stanno le cose, seguendo le indicazioni dell’azione del giorno di Mobilitanti.it.
Noi tutti, come ha chiarito bene anche il presidente dell’Assemblea nazionale del PD Rosy Bindi, abbiamo espresso solidarietà a Berlusconi, rifiutiamo e condanniamo ogni forma di violenza, anche quella politica, per restare fermamente ancorati ai valori delle libertà costituzionali. Fallo sapere, è importante.»

Ecco un bell'esempio di lavaggio del cervello dell'Apparato politico nei confronti della base.

In un'intervista a La Stampa, il 14 dicembre, la Bindi aveva affermato che «tra gli artefici di questo clima c'è anche Berlusconi, non può sentirsi la vittima». Se non c'è vittima, non c'è violenza. Per la Bindi, dunque, spaccare la faccia ad un uomo - prima che ad un primo ministro - non è violenza. Presumibilmente è un lecito atto di dissenso politico.

Aveva ragione, Berlusconi, quando la definì "più bella che intelligente". Fallo sapere, è importante.

venerdì, dicembre 11, 2009

Il gioco è finito

Ennesimo fiasco consecutivo: nel penultimo l'«atomico» Spatuzza si incarta e fa la figura del picciotto balbuziente (qual è, del resto), poi il superboss Graviano che sconfessa tutto l'impianto dipietris-travaglino pazientemente costruito in decine di puntate di Annozero e manda all'aria i delirii di onnipotenza dei manettari alle vongole di mezza Europa.
Silvio Berlusconi lo sapeva, ovviamente (chi meglio di lui?): ieri, infatti, aveva già iniziato a preparare il terreno per la controffensiva che è in partenza, e che non sarà uno scherzo. Anzi, sarà più una resa dei conti finale, a chiusura di sedici anni di stillicidio che ha quasi distrutto il Paese, rendendolo tragicamente immobile ed esposto come non mai.
Domenica, a Milano, partirà l'operazione "Italia 3.0": lancio della Terza Repubblica dalle ceneri fumanti della Seconda (mai nata del tutto) con la chiamata alle armi - cioè alle urne - del popolo italiano con annessa conta di chi sarà dentro e chi sarà fuori. E' una via senza ritorno, come da più parti si è notato: una volta scatenata, quest'Arma Finale non si ferma più e travolgerà tutto e tutti, e solo i Giusti ed i Meritevoli le sopravviveranno.
Del resto, così non si può andare avanti. Il Paese non può permettere a fascistelli in erba come Di Pietro di minacciare il ritorno agli Anni di Piombo (come ha fatto questa mattina) o a personaggi biechi ed ambigui come Genchi o certi magistrati con l'elmetto di dettare le agende di Governo ed Opposizione, sempre e costantemente in un clima di sospetto, di conflitto latente, di accuse sussurrate o urlate, di sputtanamenti all'estero, finché non ci scapperà sul serio il morto, che con tutta probabilità sarebbe solo il primo di una lunghissima serie.
Soprattutto, la maggioranza ed il Governo non possono permettersi di continuare a covare in seno certe serpi, ad iniziare da Gianfranco Fini per finire con le riottose ed ipocrite ali "liberal" di PdL e dintorni, che non lasciano passare un'ora senza vomitare insulti ed urlare beceri slogan antiberlusconisti ed antiitaliani degni del peggior Beppe Grillo, imitandone puerilmente i ragionamenti malati e miopi.
L'Italia ha di fronte una sfida eccezionale il cui esito è tutto fuorché scontato: mettersi finalmente in piedi per la prima volta, un po' come il Neo di Matrix che apre gli occhi (veri) fuori dal baccello, mentre si risale faticosamente la china della crisi economica, con le spalle gravate dal mostruoso fardello di una società distrutta da decenni di impero culturale becero-illuminista, giacobino, relativista e - diciamolo! - comunista. Riuscire è difficilissimo, ma imperativo. Ed il primo passo è una bella pulizia a fondo dalle incrostazioni interne ed esterne, anche a costo di strapparsi via ampi pezzi di pelle.

martedì, settembre 29, 2009

Ecco una che avrebbe bisogno di "attenzioni"


Ecco, alla "diva" Suzy Menkes una "ripassatina" credo non farebbe proprio male, forse è in crisi di astinenza da uomini, chissà. Il problema è, semmai, trovare un volontario; ché quella leccata di bue sulla fronte non è che attiri poi così tanto, per tralasciare il resto.
Ma tant'è. Già gli inglesi, di loro, sono arroganti e tracotanti quando (s)parlano degli altri popoli; quando parlano degli italiani, poi, sono addirittura insopportabili (quasi come quando li peschi a pisciare ubriachi per le vie del centro di Roma); ma se a parlare è una zitella inglese ignorante e gossipara per definizione allora si tocca il fondo.
Ed ecco che la babbiona s'inventa un grido di battaglia "Viva la Bimbo!" (??) che, a suo dire, risuona in quel di Milano; e quel grido sarebbe il lamento di una moda trascinata nel fango da... Berlusconi!
Esatto, proprio lui! Del resto, chi altri può essere colpevole fin nel midollo per l'aver convinto Giorgio Armani a spruzzare di colore le sue austere creazioni in bianco e nero? Chi, se non lui?
Un consiglio alla megera d'oltremanica: qualche bicchierino in meno (magari anche qualche canna in meno, che quello sguardo spiritato la dice lunga) e qualche sano divertimento in più, ché per certe cose non c'è età se si vuole. Poi, vedrà che migliorerà.

lunedì, settembre 07, 2009

Guzzanti ci prova sul serio

Paolo Guzzanti ha appena fatto un passo importante: ha lanciato la sua "sfida" a Berlusconi in persona, per "contendergli l'elettorato" che - è la posizione dell'ex PdL - è deluso dalla vana promessa di liberalismo rappresentata dal berlusconismo e da berlusconi stesso, il quale ha "ingannato" tutti presentandosi in un modo e poi plasmando l'Italia a suo uso e consumo.
Contemporaneamente, però, mette anche le mani avanti: se il redivivo Partito Liberale non dovesse avere successo sarà inequivocabilmente perché Berlusconi in persona lo oscurerà. In effetti, pensare all'elettorato del PdL ed a quello del Partito Liberale come a due entità in competizione fa una certa impressione. Ma, come al solito, il sanguigno senatore si trova a suo agio nei panni del Davide, stavolta partito a testa bassa contro il Golia per eccellenza, che sfida apertamente a duello (televisivo), già sapendo di ricevere picche in risposta e potendo, quindi, già incassare la prima "vittoria".
Bene, che vinca il migliore: sarà interessante vedere come andrà a finire.

domenica, settembre 06, 2009

Senza pudore /2

L'editoriale odierno di Sergio Romano sul Corriere della Sera è di quelli che devi leggere tre, quattro volte prima di convincerti che non stai sognando. Il succo del discorso è, secondo il famoso giornalista, che Berlusconi ha sbagliato a querelare Repubblica e L'Unità perché quella non è un'azione politica -- come se ciò che il Gruppo De Benedetti sta facendo da mesi a questa parte lo fosse.

Ma non basta: gli scandali, sempre secondo Romano, hanno avuto l'effetto di far passare in secondo piano i problemi veri del Paese, e la responsabilità è proprio di Berlusconi che col suo incattivirsi per via giudiziaria distrugge anche quell'ultimo scampolo di speranza di concordia della quale c'è tanto bisogno.
Smetto di scrivere che mi fa male la pancia per le troppe risate. E pensare che c'è gente che paga qualche spicciolo per comprarselo, quel giornale.

giovedì, settembre 03, 2009

E ora, chi lo dice a Travaglio?

Si parla della viceda Sme, trascrizione testuale dal processo per diffamazione nel quale Eugenio Scalfari, fondatore ed attuale Gran Sacerdote di Repubblica, è stato condannato, nel giugno scorso, per alcune sue affermazioni calunniose nei confronti dell'allora Presidente del Consiglio Bettino Craxi.

«[...] Io ho dato dell’illecito al comportamento non di Berlusconi ma di Craxi, quindi il problema è completamente un altro. È una mia opinione, certo, io non ho dato giudizi su Berlusconi, li ho dati su Craxi. Se si legge il testo non vi è il minimo dubbio. Allora è chiaro che Berlusconi non ha fatto... in quel caso, nel caso di partecipare, di mettere in piedi una cordata. Berlusconi non ha fatto nulla di illecito, Berlusconi è solo un imprenditore [...]».
Ma non basta. Poco oltre, nel verbale, si legge la seguente stupefacente frase (a parlare è Renato Altissimo, all'epoca Ministro dell'Industria):
«[...] Un gruppo americano si disse interessato all’acquisto della Sme, così chiamai l’allora presidente dell’Iri, Prodi, e glielo feci presente. Prodi mi escluse categoricamente che la Sme, pezzo pregiato dell’Iri, sarebbe mai stata venduta. Poi quando pochi mesi dopo De Benedetti mi chiamò per comunicarmi che aveva preso la Sme, parlai nuovamente con Prodi. Ero decisamente sorpreso. Gli dissi perché a Carlo De Benedetti sì e agli altri no, e lui mi rispose secco: “Perché Carlo ha un taglietto sul pisello che tu non hai”... [...]»
Pare che per Marco Travaglio sia un periodo da dimenticare: ora è costretto anche a riconfigurare le tonnellate di carta igienica sulle quali conserva le sue "verità giudiziarie", qua si rischia grosso, si rischia addirittura il buon nome e l'onorabilità dell'antiberlusconismo.
Ah, la fonte di queste perle è Il Giornale: se non ci fosse bisognerebbe inventarlo, non vi pare? Questa direzione Feltri 2.0 promette faville.

La pacchia è finita: fuori uno

Quindici anni di impunità, quindici anni di vomito venefico sul governo italiano (ma solo a tratti, sappiamo bene quali), quindici anni di scorrazzamenti per i media dei professionisti dell'insulto e della diffamazione, quindici anni di cuccagna durante i quali le vittime di queste angherie hanno dimostrato una superiorità tale da riuscire ad ignorare i propri aguzzini, col risultato che questi si incattivivano sempre più. Quindici anni durante i quali gli italiani hanno imparato a capire da che parte sta il giusto e da che parte sta il marcio, quindici anni di liberazione progressiva dal giogo comunista e cattocomunista, culminata con la distruzione dei partiti della sinistra estrema (e, cosa altrettanto goduriosa, degli ambiental-catastrofisti, i maggiori responsabili dell'arretratezza energetica ed economica di questo paese) e con l'annientamento della sinistra cosiddetta "riformista" (?), sprofondata sotto il proprio stesso peso.

Quindici anni che hanno visto, negli ultimi sei mesi, un colpo di coda disperato, un ultimo sussulto velenoso di quelle forze politiche ed ideologiche (ben finanziate e coperte dalle grandi famiglie-corporazioni e dalle banche) che, di fronte al baratro più nero, hanno giocato il tutto per tutto rovesciando il tavolo e trascinando l'Italia in un cumulo di melma puzzolente senza precedenti nella nostra pur torbida storia. Ed il campione scelto per l'ultimo assalto, il samurai incaricato di attaccare a testa bassa costi quel che costi è proprio lui: il Cattocomunista. Razza brutta, invero: capace di assommare in se il peggio delle due radici di provenienza, esso è capace di raggiungere vette inesplorate di politicamente corretto, di moralismo alle vongole, di doppiopesismo funambolico, forte di cinquant'anni di esperienza sul campo dei palazzi del potere, durante i quali ha potuto prosperare grazie ai soldi degli americani ed alla copertura dell'URSS.
Ma proprio per questo è anche un bersaglio facile: troppi scheletri nell'armadio, troppo esposto alla sua stessa pseudo-morale che è, in realtà, un caterpillar che non guarda in faccia nessuno ed è assolutamente imprevedibile come un ubriaco che maneggia nitroglicerina al buio e sul ghiaccio.
E così, non importa se Boffo sia una checca isterica o un irreprensibile padre di famiglia; non importa se è un molestatore di donne innocenti o un novello Marcellino Pane e Vino. E' un samurai cattocomunista, s'è venduto l'anima al diavolo dell'antiberlusconismo tanto al chilo (quello in versione "lo-faccio-così-vendo-più-copie", tanto cara a tanti "intellettuali" di casa nostra) e s'è impiccato da solo. Prima vittima di un Nuovo Ordine: quello del Basta Stronzate, quello del D'Ora In Poi Si Fa Politica O Si Tace, quello del Chi Perde Le Elezioni Si Rimbocca Le Maniche E Cerca Di Capire Dove Ha Sbagliato Senza Fracassare I Coglioni A Tutti O Sono Guai. E lo sanno, che è giunto: lo sanno ed hanno paura (anche se continuano stupidamente a pensare al divorzio di Berlusconi -- notare il ridicolo indirizzo internet del link).
Esagererò, certamente, purtroppo; nessun nuovo ordine è in vista, con tutta probabilità. Ma la sola idea è così bella che non posso fare a meno di godermela, ora. Svegliatemi tra un po'.

mercoledì, settembre 02, 2009

L'imbarbarimento tempestivo

Come al solito, l'imbarbarimento ed il "killeraggio" scattano solo quando è Berlusconi ad attaccare (per la prima volta ora dopo quindici anni di stillicidio): prima, di ditini alzati non se n'era visto neanche uno. Ora, è tutto un florilegio.

Sarebbe piaciuta una parola super partes e monitrice anche quando Berlusconi e l'Italia erano sotto attacco da parte dei disperati di Repubblica; invece no, grosse responsabilità in quella brutta storia ce le ha proprio Fini, per mezzo della fondazione FareFuturo che a lui fa capo.
E la cosa ridicola è che se ora si cerca di screditare chi i ditini li ha alzati a sproposito nei mesi precedenti, questo viene fatto passare come un inedito "imbarbarimento della politica". Verrebbe da puntare l'indice nel più classico degli "è stato lui ad iniziare" indicando il cattocomunista redivivo, ma sarebbe un gioco al ribasso nella scala della decenza e non lo faremo. Notiamo, solo, con tristezza, l'immaturità cronica della politica di questo povero paese: geneticamente incapace di rinnovarsi nelle sue classi dirigenti. Il popolo, invece, s'è bello che rinnovato da un bel po'.

E il Cav. si ruppe i coglioni

Finalmente, dopo quindici anni da incassatore, Silvio Berlusconi ha deciso di rispondere (quasi) colpo su colpo allo tsunami di insulti che lo investono ogni giorno che Dio manda in terra, provenienti per lo più dalla cosiddetta "stampa libera". Ieri l'altro Repubblica, oggi L'Unità. Che, tra parentesi, non ha alle spalle i fondi infiniti di De Benedetti e di Mediobanca: una causa milionaria, a meno di una colletta tra nostalgici baffoni con la piadina in bocca, può realmente seppellire in modo definitivo il già più volte zombificato quotidiano di Gramsci, ormai ridotto - alla stregua di Repubblica, del Corriere e de La Stampa - ad un ciclostilato da centro sociale sfigato.

Il politicamente corretto vorrebbe che, a questo punto, si scrivesse che una voce in meno nel panorama dell'informazione sarebbe sempre un male; ma al sottoscritto del politicamente corretto frega nulla e dico che non sarebbe poi tutta 'sta gran perdita. Anzi.

martedì, agosto 18, 2009

L'hanno già seppellito

Dalle parti di Repubblica sono sempre più fuori dal mondo. Da qualche giorno a questa parte, falliti tutti i patetici tentativi che ben conosciamo e venuta a mancare anche la sponda dei giornali esteri gemellati (dover citare quotidiani africani è sinceramente troppo anche per Largo Fochetti), hanno deciso di fare il grande passo e considerare Berlusconi già sotto due metri di terra.
Gli scoop (vabbe'...), infatti, sono tutti sulla... eredità di Berlusconi che, come al solito, ringrazia sentitamente. E si gratta anche un po' le palle, per non sbagliare.

sabato, agosto 01, 2009

A volte (quasi sempre) ritornano: il conflitto di interessi

Qualcuno, un paio di settimane fa, mi disse: "Guarda, è matematico: non appena scoppierà il bubbone pugliese e il fallimento della bufala morale sarà sotto gli occhi di tutti, vedrai che ritorneranno alla carica col conflitto di interessi".

Infatti, matematico. Veltroni (Veltroni?) presenta una ben poco originale proposta di legge che viene subito sottoscritta da tutte le opposizioni (poteva andare diversamente?) e che altro non è che la decima riedizione della norma ad personam con la quale si tenta di perpetuare la grande menzogna secondo la quale l'informazione italiana sarebbe in mani berlusconiane. E che, puntualmente, viene accantonata sul più bello, in quanto palesemente relativa ad un non-problema e sempre affossata da incombenze ben più serie ed urgenti. Tanto che l'unica (timida) legge in materia è stata prodotta da un governo di centrodestra, quasi per sfinimento.
E invece, no. Rieccoli alla carica. Sparate tutte le cartucce della questione morale, che quando non erano a salve si sono rivelate dei micidiali boomerang, ecco che torna in auge un evergreen dei desolati salotti della sinistra diversamente politica, quella che quando si prende una pausa dallo spiare dal buco della serratura di Villa Certosa cerca di sfilare Mediaset al suo più orribile nemico; chissà, forse in fondo in fondo spera che possa un giorno cadere nelle mani di De Benedetti (che ci ha già provato, rimediandone ceffoni ed avviando la guerra che continua ancora oggi), completando così l'occupazione totale dei mass media della quale abbiamo avuto un fulgido esempio durante l'ultimo governo Prodi con la vicenda sovietica dei consiglieri RAI.
Perché a lorsignori la "qualità" dell'informazione interessa come quella dell'educazione dei giovani o di qualsiasi altra cosa: zero. L'unica cosa cui tengono - e ci tengono moltissimo - sono le frequenze del digitale terrestre che il gruppo L'Espresso può accaparrarsi non appena liberate dagli "analogici" RAI e Mediaset, l'aiutare lo squalo Murdoch a contrastare Sua Emittenza (a proposito: del monopolio assoluto di Sky non parlano mai, alla faccia della "pluralità") ed evitare accuratamente di confrontarsi con Berlusconi e la sua maggioranza su temi politici, cosa nella quale - è noto - la sinistra non è ferrata.
In fondo, c'è da capirli: il conflitto di interessi è un tema squisitamente elettorale, una boutade da spendere per accaparrare facili voti antiberlusconiani (magari dipietristi...), e ad ottobre ci sono le primarie. E la cosa più bella è che stavolta non dovranno neanche fare la figuraccia dell'ultima volta, quando nei primi cento giorni del governo Prodi il tema, nonostante le roboanti e solenni promesse proprio di Veltroni che ne era il titolare, non fu neanche nominato: non dovranno governare un bel nulla, da novembre, quindi l'argomento è oggi doppiamente spendibile.

venerdì, luglio 10, 2009

Un italiano con le palle

Eh, quanno ce vo' ce vo', si dice a Roma. Non è mia abitudine cantare "meno male che Silvio c'è", i miei obiettivi sono dall'altra parte del fiume; ma stavolta non posso che lasciarmi andare ad un moto di sincera gratitudine verso quest'uomo che ha dimostrato di che pasta è fatto un italiano con le palle.

Grazie per aver dimostrato che i cliché sul nostro popolo e la nostra nazione possono - e devono - essere superati dai fatti.
Grazie per aver voluto dare, rischiando accuse di opportunismo, un segnale forte in favore degli abruzzesi colpiti dalla sciagura del 6 aprile scorso: siamo tutti col giornalista locale aquilano che, nella conferenza stampa di quest'oggi, quasi piangeva di gioia e gratitudine nell'esprimere i suoi sentimenti al Presidente del Consiglio per la scelta di fare il G8 nella sua città.
Grazie per aver mostrato al mondo, ma anche e soprattutto a molti disonesti di casa nostra, che l'ipocrisia e la falsità svaniscono come neve al sole di fronte alla forza di volontà e all'orgoglio nazionale: sono bastati dieci minuti di vertice per ribaltare mesi di calunnie pretestuose ed ignoranti, ancor più gravi perché originate e fomentate dall'interno del nostro Paese.
Grazie per aver voluto concludere la parabola dei vertici del G8 con il summit più concreto e di maggior successo della sua storia, e grazie per averci sempre creduto.
Grazie, infine, per il lavoro instancabile, indefesso, quasi inumano che compie ogni giorno per il suo Paese: non stia a sentire i pochi "giapponesi" rimasti dalla parte sbagliata della barricata, gli italiani TUTTI le sono profondamente riconoscenti e si sentono orgogliosi. Soprattutto quelli che non hanno mai ceduto alle sirene del disfattismo disperato che, per troppo tempo, ha ingannato troppa gente.
Grazie Presidente!

E ora?

Il G8+ de L'Aquila è finito. L'Italia ha dimostrato al mondo di cosa è capace, al di là degli stereotipi tanto cari ai giornalisti di tutto il pianeta. Tutto il castello di veleni pazientemente costruito nei mesi precedenti dai nemici dell'Italia (da fuori e soprattutto da dentro i suoi confini) è crollato dieci minuti dopo l'inizio del vertice. Non si sa più dove stipare le congratulazioni ed i complimenti per un summit che, al di là delle considerazioni politiche e strategiche sulla sua natura ed utilità, viene unanimemente definito come quello meglio riuscito nella storia.
E non solo dal punto di vista dell'organizzazione, che come Berlusconi ci ha già insegnato in passato non poteva che essere perfetta, ma anche e soprattutto da quello dei contenuti e dei risultati conseguiti; è unanime, tra gli analisti ed i cronisti, il riconoscimento sulla concretezza degli impegni presi e dei documenti risultanti, cosa mai successa nei summit precedenti. Perfino quella che, da più parti, viene definita come l'unica nota negativa, e cioè la questione ambientale e la sua sostanziale non riuscita nel G8 italiano, deve in realtà essere vista come un forte segnale di concretezza: in un mondo sferzato da enormi problemi reali, le speculazioni ecologiste non trovano spazio e, giustamente, vengono relegate in fumose dichiarazioni che hanno dell'assurdo, come quella del "contenimento entro due gradi" dell'aumento di temperatura globale, come se fosse sotto il controllo di un gruppo di uomini, per quanto "grandi".
La stampa nazionale ed internazionale è stata brutalmente zittita nei suoi sedicenti "scoop", nelle sue ironie fuori dal tempo, nelle sue storie fasulle e frutto di copia/incolla incrociati e coplevoli, tutti originati dal fortino di Largo Fochetti; ora, i quotidiani faranno a gara di scaricabarile e di gioco delle tre carte, nascondendosi dietro i soliti cliché della libertà di stampa e di espressione, cercando unicamente di coprire i propri madornali errori.
E l'opposizione? Dopo il "blitz" di Veltroni che, ieri, ha approfittato del palcoscenico giottino per farsi la sua passeggiata a braccetto con i suoi beniamini attori hollywoodiani, rimane poco di più. Sicuramente non si aprirà quella fase di riflessione, di presa di responsabilità per l'aver contribuito ad infangare l'immagine dell'intero paese per piccoli interessi di bottega, non è nel loro stile: per questi signori qualsivoglia abisso abbiano toccato solo dieci minuti prima semplicemente non è mai esistito.
Ma ora la strada del Pd, dell'IdV e degli altri gregari che finora si sono esercitati nella nobile arte dell'antiberlusconismo è in ripidissima salita: essi devono ora affrontare i propri mostri, e devono farlo da soli: non ci saranno più i Guardian, i New York Times, gli El Paìs. Agli "autorevoli quotidiani" esteri non frega nulla del congresso del Partito Democratico, è una patata bollente che dovranno sbucciarsi in solitaria, nel buio dell'abisso che si sono scavati con le loro stesse mani.
E lo sfolgorante, totale successo anche personale, oltre che nazionale, di Silvio Berlusconi appare ora come una pesantissima pietra tombale sulle già scarse speranze di rinascita di un centrosinistra senza più forza politica.

giovedì, luglio 02, 2009

Le radici dell'odio

Ogni qualvolta mi capita di discutere con qualcuno circa la figura di Berlusconi e la sua fortissima influenza su chi si definisce "di sinistra", il quasi inevitabile epilogo è una serie di insulti diretti al sottoscritto il cui leitmotiv è, più o meno, "tu non capisci un cazzo, sei solo un berluscones".

Per una volta voglio prendere atto della mia presunta incapacità comunicativa e mi faccio momentaneamente da parte per cedere la parola a Fabio Raja che, dalle pagine de Il Legno Storto, riesce certamente molto meglio di me nell'intento.

Le radici dell'odio
di Fabio Raja

Affermare che Silvio Berlusconi politico, è un’anomalia, è un’ovvietà. Con altrettanta onestà andrebbe detto che tale anomalia è la diretta conseguenza di un’altra anomalia: la “pulizia etnica” per via giudiziaria di un’intera classe politica che, tra luci ed ombre, aveva guidato il paese durante la ricostruzione del dopoguerra, l’impetuoso sviluppo economico degli anni sessanta e l’assalto dell’eversione brigatista e delle frange fasciste degli anni settanta e ottanta. Garantendo libertà, democrazia e benessere. Qui non è in discussione se l‘azione dei Magistrati fosse giusta, e probabilmente lo era, o se abbiano travalicato dai loro compiti, e probabilmente lo fecero, o se l’aver graziato i comunisti fosse giusto, lo ritengo difficile, o funzionale ad un progetto che il partito dei PM intendeva attuare.
Qui interessa rimarcare che senza la scelta del Cavaliere di "darsi alla politica", Mani Pulite avrebbe consegnato il paese ai comunisti senza colpo ferire.

La scelta di Berlusconi fu dettata da interessi personali? E’ possibile, anzi probabile ma questa scelta intercettò l’ansia della maggioranza degli elettori che non avevano alcuna intenzione di consegnarsi mani e piedi ai comunisti proprio mentre il comunismo collassava in tutta Europa.

L’aver frustrato non una volta, ma per ben tre volte il sogno dei comunisti e degli ex comunisti di prendere il governo del paese, rappresenta probabilmente la causa prima, il primum movens, dell’odio della sinistra verso l’attuale Premier.

Il Cavaliere, poi, ci ha messo del suo, eccome, per non farsi non dico amare, ma almeno sopportare dai circoli intellettuali e dalle elite progressiste.

Certi atteggiamenti francamente sopra le righe, una vita anche privata che è apparsa quanto meno spericolata, il mantenere un profilo pochissimo, anzi per niente, istituzionale, gli ha procurato l’insofferenza di molti e al tempo stesso il consenso delle masse popolari che lo comprendono al volo e, sebbene ricchissimo, lo sentono vicino, uno dei loro, molto di più di quanto non lo sia, non dico, un Rodotà o un Violante, ma neppure Veltroni e D’Alema.

E’ questa la seconda radice: la rabbia, l’impotenza che nascono dal non sapersi capacitare come un tipo così, uno psiconano, un venditore di tappeti, uno che ignora la grammatica politica e istituzionale, un puttaniere, uno che va con le minorenni, possa guidare il paese e raccogliere un così largo consenso.

A questa domanda, a sinistra rispondono con un’interpretazione semplice e rassicurante: perché ha le televisioni.

E con le televisioni non solo controlla l’informazione, censurando le voci contrarie, ma fa qualcosa di più e di peggio: manipola le menti, crea una sottocultura che abitua a non pensare, enfatizza e pubblicizza modelli deteriori, inquina il pensiero delle masse.

E’ la terza radice dell’odio, che ignora, o finge d’ignorare che la televisione commerciale vende i prodotti che sono desiderati dalle masse. Che se le masse volessero cultura, rete4 programmerebbe Sofocle e Mozart invece che il Grande Fratello e i Cesaroni. E ignora che i format televisivi trash non sono una specificità italiana, anzi sono nati nel Regno Unito o negli USA. Basta possedere una parabola TV per vedere che dall’Europa, all’America al Medio Oriente, la televisione si è ormai omologata e molti, se non gli stessi programmi sono declinati in Italiano, Inglese, Giapponese, Spagnolo ed Arabo.

C’è poi la quinta ed ultima radice dell’odio.

L’Italia è un paese bellissimo, gli Italiani persone geniali. Eppure nella cultura, nella ricerca ed in tanti altri campi, siamo il fanalino di coda d’Europa. Perché? Perché non c’è concorrenza, perché esistono elite che vivono bene, ed a spese della massa, con privilegi e rendite di posizione, e si oppongono fieramente ad ogni cambiamento e perché sicuri che nessuno ha avuto, ha, ed avrà la forza di cambiare le cose.

Oggi un po’ meno sicuri, perché, per la prima volta dal dopoguerra c’è un uomo che ha un grande potere in Parlamento e un larghissimo consenso nel paese, che potrebbe (sottolineo potrebbe) cambiare le cose.

Forse non lo farà, ma potrebbe. Sono preoccupati e non dormono la notte. E per questo odiano.

lunedì, giugno 29, 2009

La Caporetto di Repubblica

Repubblica, il quotidiano-partito, ha perso. Punto. Finito. Tutto l'amba aradam montato per tentare di abbattere l'odiato nemico, Silvio Berlusconi, ha fallito. E' un'arma ormai spuntata, inutilizzabile, un ferro vecchio.

Il filo glielo ha tolto - tanto per fare una cosa nuova - Berlusconi stesso, quando con uno dei suoi ineguagliabili colpi da maestro ha dichiarato, con apparente candore, che gli italiani lo vogliono così e che non cambierà.
Per chi non coglie la portata di questa semplice affermazione, che potrebbe passare per una delle sue tante spacconate, basti considerare su cosa era basata tutta la gioiosa macchina da guerra (in versione 2.0) messa in moto da Repubblica su mandato del Pd: il ricatto. Visto che sul versante politico a sinistra - per conclamata incapacità - sono anni che non si cava un ragno dal buco, Berlusconi andava sputtanato pubblicamente, in modo via via più esteso e devastante, distruggendone l'immagine e la credibilità fino a costringerlo artificialmente a fare quel passo indietro che alberga nei sogni degli ex- comunisti fin dal 1994, anno in cui il Cavaliere "scippò" l'Italia alla versione originale della gioiosa macchina di cui sopra, all'epoca guidata da Achille Occhetto e dalla longa manus del PCUS.
Ma come si fa a ricattare uno che non ha nulla da perdere né nulla da nascondere? Evidentemente non si può.
Infatti, quella che doveva essere la vittima s'è velocemente (ed una volta di più) trasformata nel peggiore incubo dei suoi aguzzini, avendo smontato in un sol colpo l'impianto ricattatorio con quella semplice frase: si ricatta moralmente e pubblicamente uno che predica bene e razzola male, ma uno che predica e razzola esattamente allo stesso modo, cosa lo si ricatta a fare? Quale imbarazzante informazione si spera di svelare agli italiani, che questi non sappiano già?
A ben vedere, a Largo Fochetti si sono impiccati con la loro stessa corda: spiattellando in pubblico molti dei più personali particolari delle abitudini private di Berlusconi, non hanno fatto altro che "certificare" quanto gli italiani già sapevano dell'uomo che hanno messo a capo del proprio Paese con percentuali mai viste nella storia repubblicana. Il risultato è che la maggioranza (i suoi elettori) o s'è compattata attorno al proprio leader o s'è sganasciata a furia di sbadigli; la minoranza di antiberlusconiani incalliti s'è invece incarognita ancor di più affondando fino al collo nella melma dell'invidia e della bile, perdendo anche l'ultima speranza di uscire dal tunnel nel quale s'è ormai irrimediabilmente persa. Cui prodest?
Non che non fosse prevedibile, beninteso. Così come è facilmente prevedibile che continueranno imperterriti: non saranno quisquilie come una disfatta totale a fermare queste allegre brigate di kamikaze politici, loro continueranno come Lemmings a schiantarsi fino all'ultimo uomo. Ma forse è ora che, dalle parti del Partito Democratico, ci si decida una buona volta a mollare monsignor Scalfari e le sue sgangherate truppe di bucanieri al loro triste destino, ché c'è un'opposizione da costruire. E' il Paese a chieder loro di ridargli la gamba sinistra: così com'è ora, a furia di saltellare sulla sola destra, oltre a fare una fatica del diavolo si rischia anche di inciampare.

venerdì, giugno 19, 2009

La mala información: Capitolo IX (lettera al Presidente)

«Sui giornali si continuano a leggere frasi tra virgolette attribuite a Silvio Berlusconi che il presidente del Consiglio non ha mai detto e questo è "scandaloso".
Ecco un campionario di falsità dai giornali di oggi: 'Temo di essere spiato'; 'Sono stato spiato e pedinato'; 'Risponderò colpo su colpo'; 'Il mio avvocato è uscito pazzo'; 'Se vogliono la guerra l'avranno'; 'E' in atto un oscuro complotto'. Tutte queste frasi sono inventate di sana pianta. Ma per garantire la loro verosimiglianza, vengono riportate dai giornali tra virgolette e attribuite al presidente Berlusconi da ignoti interlocutori (mai nome e cognome, per carità!). Questo malvezzo è peggiorato negli ultimi tempi, eppure non abbiamo visto ancora un solo intervento degli Organi dei giornalisti.»

Caro Presidente Berlusconi, converrà con me che chiedere questo è come chiedere ad Emilio Fede di criticare una sua battuta: non si sputa nel piatto nel quale si mangia, né si rinnega la propria... fede (sic!).

I giornalisti - con le dovute, rarissime eccezioni - non fanno informazione, sono solo i commessi di un mercato che vende "news" tanto al chilo e con un tasso di appecoronamento alle mode ed ai momenti ben superiore a quello delle creme per le rughe o dei telefonini. Il "bene" che è in vendita in queste settimane, e che "tira" moltissimo, è Lei stesso e la Sua vita privata. Se ne faccia una ragione, Presidente: sono come bambini cui è stato tolto il lecca-lecca, battono i piedi e strillano, ma non sono pericolosi, sono solo fastidiosi come zecche. Lei li guardi con paterna comprensione, dica loro sempre di sì, e continui per la Sua strada: non si lasci fregare un'altra volta, rispondere "colpo su colpo" (stavolta le virgolette le metto io, ipotizziamo che la cosa Le sia passata per la mente) equivale a legittimarli, e non ne sono degni.

Ascolti invece, e lo faccia molto attentamente, gli appelli di Confindustria (ormai ne grida uno al giorno), della Banca d'Italia e - soprattutto - quello rivoltoLe dal Popolo italiano! Non creda che la marea di voti con la quale Ella e la Sua maggioranza siete stati sommersi nelle ultime due consultazioni sia venuta a causa del Suo sorriso o di qualche altra alchimia: è venuta perché Lei ha promesso - quindici anni fa - di rappresentare l'unica speranza per l'Italia di uscire dal medioevo cui sessant'anni di cattocomunismo l'hanno seppellita, è venuta perché il Popolo Le ha voluto regalare un enorme credito di fiducia nell'imperversare di una crisi economica tremenda.

Un anno fa quel momento è giunto. Tanto già è stato fatto, tantissimo è in vista: ora non dilapidi tutto questo correndo appresso ai decerebrati che La vogliono morto. Loro, a differenza degli aguzzini del Golgota, sanno perfettamente quello che fanno, non meritano di essere riportati sulla retta via né tantomeno di essere gratificati della Sua attenzione. C'è Gedhini per queste cose, credo percepisca un adeguato onorario per frapporsi tra Lei e la melma. Lei ha altre cose a cui pensare, ed il tempo stringe. Si scrolli la polvere dai calzari e passi oltre. Il giorno dopo i ballottaggi per ritrovare tracce di queste storie bisognerà usare il lanternino. Non dia importanza, tiri dritto come sempre. L'Italia non chiede altro.