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mercoledì, febbraio 18, 2009

Semo sempre li mejo

Ecco perché la sinistra perde, e continuerà a perdere ancora a lungo:

«Berlusconi ha vinto una battaglia di egemonia nella società, perché ha avuto i mezzi e la possibilità anche di stravolgere i valori della società stessa, costruendo un sistema di disvalori contro i quali bisogna combattere con coraggio»
Walter Veltroni, 18 febbraio 2008

Sempre il solito vizietto comunista (senza virgolette né doppie 'M'): anche di fronte a scoppole elettorali come quella delle politiche e quella sarda, la certezza che il popolo è fatto da amebe decerebrate rincoglionite dai media del nemico è incrollabile. Trasuda da ogni dichiarazione, dalla più diplomatica a quella più urlata. La sola idea che ci possa essere qualcuno che concepisce il mondo, la società, la vita, la libertà, i diritti in modo diverso dal proprio è semplicemente inconcepibile; e dato che c'è, allora è scemo.

Continuino pure così, se si divertono: ma - prendendo in prestito la bellissima immagine di Paolo Guzzanti - la democrazia ha bisogno di due gambe per correre. Quella destra (che prima non c'era proprio) la dobbiamo a Berlusconi; quella sinistra continuano ad amputarcela.

domenica, febbraio 01, 2009

L'abbiamo perso

Povero Walter. Ora che ha finalmente capito che prendersela con Berlusconi non fa che portare altri volti al Pdl, che prendersela con Di Pietro è controproducente, che prendersela con D'Alema è masochista, che prendersela con i giudici non è nelle sue corde... finalmente libero da tutti questi impegni di alta opposizione politica, ha deciso di darsi al cazzeggio tout court ed ha lanciato nientemeno che la sua "Rivoluzione Verde".

Un patetico polpettone al pistacchio che, nei canonici Dieci Punti, tocca tutti gli argomenti di plastica dell'ambientalismo tanto al chilo, senza uno straccio di cifra a corredo se non il solito, roboante "un milione di posti di lavoro".
«Oggi il Pd è il partito di un ecologismo moderno, che ha dentro di sé il Dna del riformismo. L’ambiente è il cuore del progetto politico del Partito democratico.» Strano: avremmo giurato che fosse l'Italia e la sua salvezza dal berlusconismo e dallo strapotere delle destre, il "cuore del progetto politico" del Pd. Ci saremo sbagliati, chissà.

sabato, gennaio 10, 2009

Gradimento

E pensare che stiamo parlando dei lettori del quotidiano più paraculo (dopo Repubblica) nei confronti del Pd e di Veltroni:

Quando si dice il gradimento della base.

lunedì, dicembre 15, 2008

Di Pietro defenestra Veltroni

Non è ancora terminato lo spoglio delle elezioni regionali in Abruzzo (una catastrofe per il Pd) e Di Pietro, dallo studio di "Porta a Porta", ha appena dichiarato:

"Io, qui ed ora, mi candido per la costruzione di un soggetto riformista, non giustizialista, che si proponga come alternativa al conservatorismo del Governo in carica"
Bene, le carte sono in tavola ed i giochi sono fatti: ora la parola passa a D'Alema.

UPDATE del 16/12, ore 03:22
Con pochissime sezioni rimaste da scrutinare (appena 97), il Pd in picchiata ha sfondato anche la soglia psicologica del 20%, attestandosi al 19,93%. E con l'arresto del sindaco di Pescara nonché coordinatore regionale del Pd, avvenuto a seggi ancora caldi, il successo di Di Pietro, pur nella sconfitta, è completo. A Veltroni non resta che dimettersi.

(Foto: da Repubblica.it)

mercoledì, maggio 07, 2008

Auto(in)sufficienza

«Scusate, ma nessuno è tanto pazzo da pensare ad un partito che sia autosufficiente! Il senso della vocazione maggioritaria è un altro, è avere l’ambizione di un’idea globale del Paese da proporre agli elettori.»
Walter Veltroni, Roma, 7 maggio 2008

«Con qualsiasi sistema elettorale, il Pd correrà da solo.»
Walter Veltroni, Orvieto, 19 gennaio 2008

mercoledì, aprile 16, 2008

Verso il Governo Ombra


Riuscirà Walter Veltroni a risuscitare il cadavere dalla Sinistra Arcobaleno per cercare di limitare i danni nel cupo futuro che lo attende?

martedì, aprile 08, 2008

Nessuna scaramanzia

Alla fine Veltroni ha preso atto della realtà e, terminato l'estenuante tour elettorale nelle 110 province italiane, dismette le trionfalistiche previsioni di vittoria (peraltro mai supportate dai numerosissimi ed eterogenei sondaggi che, in barba alla par condicio, continuano a circolare) e scrive a Berlusconi, prossimo Presidente del Consiglio, "raccomandandolo" di essere "leale alla Costituzione".
Ora, al di là della strumentalità e della teatralità della mossa, in puro stile veltroniano, la "lettera" significa due cose: da un lato, come già detto, l'implicita ammissione della sconfitta e di questo si da atto a Veltroni; dall'altro, un ultimo, forse disperato tentativo di imporre una "superiorità morale" sull'avversario tale da recuperare qualche consenso.
Speranza alquanto vana, se si tiene conto che il testo della lettera è, in fondo, un chiaro atto d'accusa a Bossi e, di conseguenza, alla Lega; e l'elettorato del Nord, così faticosamente rincorso dal Pd nei giorni scorsi, non ne sarà certamente contento.
Nessuna scaramanzia, quindi: il centrodestra ha vinto, ed ha vinto alla grande. Finalmente lo ammette anche Veltroni.

lunedì, aprile 07, 2008

Monologo

Veltroni si lamenta perché Berlusconi parlerà prima di lui a "Matrix".
Veltroni si lamenta perché Berlusconi parlerà dopo di lui a "Porta a Porta".
Che volesse parlare solo lui?

**UPDATE del 8/4**
Veltroni se l'è presa in quel posto perché anche il sorteggio di Matrix ha messo Berlusconi per ultimo. Ben gli sta.

sabato, marzo 29, 2008

Scordamose Prodi

La veltroniana operazione "Scordamose Prodi" è arrivata all'ultimo atto: l'ex- presidente del Consiglio è stato costretto a rinunciare alla tradizionale conferenza di fine mandato. La motivazione ufficialmente addotta è che lui non vuole dare un "indebito vantaggio alla sua parte politica" (sic!), la realtà la sappiamo benissimo tutti ed è l'esatto contrario: l'impresentabilità del dannosissimo predecessore (tuttora presidente del Pd) non giova alla scintillante, patinata e disperata campagna elettorale dell'Obama de noantri.

Sorry, Mr. Prodi: you can't.

lunedì, febbraio 25, 2008

I numeri di Veltroni

Quanti tra quelli che, resistendo agli sbadigli, hanno prestato attenzione alla presentazione del programma di Veltroni hanno capito su cosa sia basato? No perché, nell'ordine, individua "quattro problemi fondamentali", "dieci pilastri" e "dodici azioni di governo". Che stia dando i numeri?

sabato, febbraio 16, 2008

Indecenza

«Sono orgoglioso di potervi annunciare la prima candidatura del Partito democratico alle prossime elezioni: e' quella di Antonio Boccuzzi, operaio della Thyssen, sindacalista, unico sopravvissuto dei sette che quella notte si trovavano sulla linea cinque.»
Walter Veltroni, Roma, 16 febbraio 2008

Neanche i genitori di Carlo Giuliani arrivarono a tanto.

giovedì, febbraio 14, 2008

Semplificazione. "Maanche" caos.

Fluida ed interessante, la situazione in questo scorcio iniziale di campagna elettorale.

Da un lato, "se semo tolti Casini da li maroni" e scusa se è poco. Sicuramente egli ha sentito l'odore di quel "Grande Centro" che sogna da bambino e convolerà a giuste nozze con Mastella, Tabacci, Baccini, Pezzotta e qualche altro neo o vetero democristiano (chissà che anche Follini non rifaccia il salto della quaglia), puntando alla soglia psicologica del 10%. La cui differenza con il 6% dell'Udc e con lo 0% di Tabacci è un bel 4% sottratto, nonostante quanto va dicendo in giro Casini, praticamente tutto al Pd. Ma Berlusconi non se la passa bene: eliminato il fattore destabilizzante dell'Udc, rimane l'altro grande nodo, Storace, che rischia seriamente di diventare scorsoio, dal momento che Fini - fatta l'ennesima capriola - non può certo sperare di raccattare più di dieci/dodici voti in tutto, a cominciare dal mio.
Sommiamoci che un berlusconiano D.O.C. e grande opinion maker - Giuliano Ferrara - ha deciso di remare contro e di creare un nuovo simbolo, una nuova lista, magari un nuovo candidato premier, chissà. Per la vita, per carità. Ma non poteva farlo dall'interno del Pdl, continuando a fare quello che sa fare meglio, cioè sbugiardare tutti gli ipocriti che gli capitano a tiro? Bah.
Sommiamoci che la campagna elettorale del Pd è totalmente in appalto ai mainstream media che stanno sbavando manco fossero scolarette di fronte ai Take That o Veltroni di fronte a Barack Hussein Obama. Nuovamente, il "fattore C" della sinistra si è fatto vivo e, nuovamente, l'ex- Cdl dovrà affidarsi completamente ai suoi elettori e - manco a dirlo - ai miracoli personali e storicamente ricorrenti di Silvio Berlusconi: i tempi del 58% (parola dell'Espresso di manco venti giorni fa) so' belli che finiti.
Unica novità a favore di Berlusconi sono i pochi ma chiari punti programmatici che ha ventilato da Bruno Vespa, contrapposti al ridicolo elenco di luoghi comuni e cliché elettorali snocciolato da Veltroni la sera successiva. Ma siamo ancora agli inizi.

Dall'altro lato, visto che si autodefinisce "socialista" ed ha le idee molto chiare, il Pd di Uòlter ha pensato bene di scaricarli, i socialisti, e di annettersi i forcaioli burini - Di Pietro e soci, che i socialisti li mangiano a colazione; ma l'immonda operazione ("da soli, MAANCHE con l'Idv") porta il Pd inesorabilmente sopra la soglia critica del 30%, che è la somma degli ex Dl e Ds, anche se vi torna quasi subito sotto a causa del già citato "Grande Centro", sicuramente più sexy per i (non pochi) Binettiani di quanto può esserlo D'Alema.
Sommiamo questo all'erosione a sinistra: Bertinotti non se ne starà con le mani in mano e farà una feroce campagna elettorale tutta contro il Pd, nella quale una buona fetta sarà ricordare al Pd medesimo da dove viene (Prodi), cosa che Uòlter al solo sentirla gli vengono le bolle per ovvii motivi d'immagine. Sommiamoci ancora la questione interna al Pd relativa alle nomine: di fatto Veltroni non l'ha mai legittimato nessuno (le "primarie", in perfetto stile sinistro, sono state una presa per i fondelli con un solo candidato, come già fu con Prodi) e non appena inizierà a far pesare la sua posizione nelle cose che contano (le poltrone), apriti cielo!, tutti i nodi verranno al pettine e voleranno sovietici ceffoni.

Un bel casino. Chi pensava che la situazione politica italiana si fosse magicamente ribaltata (e semplificata) solo cambiando nome a quattro partiti è bene che si ricreda: quello che abbiamo visto in questi giorni è niente, il bello deve ancora venire.
Anche perché chiunque la spunterà, tra due mesi esatti, dovrà fare inesorabilmente i conti con lo sfacelo lasciato dall'armata brancaleone di Prodi. E non saranno le mielose promesse sull'abolizione dell'ICI o sui mille Euro di salario minimo (?) a rimettere questo Paese in piedi. Soprattutto se Prodi medesimo dovesse continuare a governare per mezzo del Pd, del quale - non dimentichiamolo mai - è presidente.
Ma soprattutto se la volontà di semplificare e pacificare la politica italiana, così enfaticamente sbandierata, dovesse sprofondare nel caos cacofonico che è musica per le orecchie della sedicente "antipolitica". Sarebbe veramente la fine.