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domenica, maggio 31, 2009

L'ultima spiaggia

Inizia oggi l'ultima settimana prima delle elezioni europee ed amministrative (seguite poi dai ballottaggi e dal referendum sulla legge elettorale). E' l'ultima occasione per un Pd disperato di assestare la zampata all'odiato nemico: finora tutti i tentativi sono risultati vani.

Sentenze ad orologeria, gossip di bassissima lega, diffamazioni, finte inchieste, corruzione di falsi testimoni, sputtanamento internazionale, accuse di pedofilia, tutto è stato tentato e tutto ha fallito.
Ma ci sono ancora sei giorni ed infinite possibilità. Già oggi si è tentata la carta delle fotografie compromettenti, anche quella andata a vuoto. La cosa più probabile (conoscendo i soggetti) è che spunti fuori una qualche "super-testimone" che dirà di essere stata adescata o violentata o costretta a chissà quale prestazione in cambio di qualche favore, magari nel mondo dello spettacolo; con tanto di codazzo di super inchieste di Repubblica e di fotografie taroccate di qualche paparazzo assoldato per l'occasione.
Teniamo presente che di fronte a sé il Pd ha il baratro: l'oblio, la scomparsa definitiva dalla scena politica, lo smembramento. Che, per quella gente, significa la fine del potere. Hanno moltissimo da perdere, e lo sanno. E tra il mantenimento di questo potere e loro stessi c'è, in fondo, un maledetto settantaduenne che non vuole morire. Non lasceranno nulla di intentato, perché in questo non hanno niente da perdere.

lunedì, maggio 25, 2009

Gli zoccoli, il Titanic e l'Armageddon

Sono mesi che Beppe Grillo va cianciando sul "suo" blog che giugno sarà il mese della verità, che mandrie di bufali incazzatissimi stanno marciando a ritmo serrato verso Roma e che il rumor di zoccoli aumenta ogni giorno.

A cosa si riferisce? Boh. A volte alla crisi economica, a volte alle sue liste civiche, a volte alle scie chimiche, a volte alle palline di ceramica da mettere in lavatrice. Lo sa solo lui. Ma non ce ne frega nulla, il punto è un altro.
Il punto è che giugno sarà veramente il mese della svolta: sarà il mese del definitivo, totale, abissale, insondabile, inimmaginabile, stellare successo del PdL e di Berlusconi in particolare. E, come al solito, il merito andrà tutto alle sedicenti "opposizioni", Pd in testa. Che, come anche i sassi sanno, di Berlusconi sono da anni i migliori alleati.
Come il Titanic che, tronfio e vanesio, marcia spedito verso l'iceberg che lo aspetta per distruggerlo nel suo mito prima che letteralmente, così il Partito Democratico è lanciato come un bolide a bordo della velocissima (ma scarsamente manovrabile) corazzata "Repubblica" contro un ostacolo che - per sua sfortuna - è molto, molto, molto più robusto dell'accozzaglia di lamiere messe su per l'occasione dal capitano Franceschini e dal nostromo D'Avanzo: il nome di questa bestiale parete di travertino a picco sul Mar della Politica è "Noemi". Roba da documentario "monster" di Discovery Channel. Un nome che, tra meno di un mese, equivarrà a quello dell'asteroide che ha schiantato la Terra spazzando via i dinosauri, verrà ricordato nei loft di tutta Italia con un moto di terrore e scoramento pari solo a quello provato di fronte ai nomi Katrina e Krakatoa, sarà l'orrendo protagonista delle storie di paura che i bambini progressisti dei decenni a venire si racconteranno sotto le coperte.
E non è un caso che il comandante dell'altra nave, il commodoro Di Pietro, che anche se comanda un cargo carico di letame non è uno scemo, abbia abbaiato nell'interfono di bordo "30° a dritta e macchine avanti tutta!", staccandosi decisamente dal "Repubblica" e quasi cappottando per la virata a 3g cui ha costretto la sua sgangherata carretta. Sperando così di portarla in salvo. Verso Capo Mills.
Ha ragione, quindi, Beppe Grillo: giugno sarà il mese dell'Armageddon. Ma non per tutti, anzi.

giovedì, agosto 07, 2008

Vizietto sovietico

Ci risiamo. Non è democratico ciò che viene dal popolo, lo è ciò che fa comodo al Partito che, alla democrazia, ha scippato il nome.
Afferma infatti Goffredo Bettini, vice di Veltroni: «Di fronte alla crisi democratica, questa libertà [di firmare la petizione antigovernativa, cosa che Bassolino e Cacciari si rifiutano di fare] dovrebbe diventare per tutti un dovere.»
Eccolo là. Ricorda quel famoso sketch "Mi servono tre volontari, tu, tu e tu!"
Vizietti duri a morire per una "democrazia" tanto al chilo.

lunedì, febbraio 25, 2008

I numeri di Veltroni

Quanti tra quelli che, resistendo agli sbadigli, hanno prestato attenzione alla presentazione del programma di Veltroni hanno capito su cosa sia basato? No perché, nell'ordine, individua "quattro problemi fondamentali", "dieci pilastri" e "dodici azioni di governo". Che stia dando i numeri?

sabato, febbraio 16, 2008

Indecenza

«Sono orgoglioso di potervi annunciare la prima candidatura del Partito democratico alle prossime elezioni: e' quella di Antonio Boccuzzi, operaio della Thyssen, sindacalista, unico sopravvissuto dei sette che quella notte si trovavano sulla linea cinque.»
Walter Veltroni, Roma, 16 febbraio 2008

Neanche i genitori di Carlo Giuliani arrivarono a tanto.

giovedì, febbraio 14, 2008

Semplificazione. "Maanche" caos.

Fluida ed interessante, la situazione in questo scorcio iniziale di campagna elettorale.

Da un lato, "se semo tolti Casini da li maroni" e scusa se è poco. Sicuramente egli ha sentito l'odore di quel "Grande Centro" che sogna da bambino e convolerà a giuste nozze con Mastella, Tabacci, Baccini, Pezzotta e qualche altro neo o vetero democristiano (chissà che anche Follini non rifaccia il salto della quaglia), puntando alla soglia psicologica del 10%. La cui differenza con il 6% dell'Udc e con lo 0% di Tabacci è un bel 4% sottratto, nonostante quanto va dicendo in giro Casini, praticamente tutto al Pd. Ma Berlusconi non se la passa bene: eliminato il fattore destabilizzante dell'Udc, rimane l'altro grande nodo, Storace, che rischia seriamente di diventare scorsoio, dal momento che Fini - fatta l'ennesima capriola - non può certo sperare di raccattare più di dieci/dodici voti in tutto, a cominciare dal mio.
Sommiamoci che un berlusconiano D.O.C. e grande opinion maker - Giuliano Ferrara - ha deciso di remare contro e di creare un nuovo simbolo, una nuova lista, magari un nuovo candidato premier, chissà. Per la vita, per carità. Ma non poteva farlo dall'interno del Pdl, continuando a fare quello che sa fare meglio, cioè sbugiardare tutti gli ipocriti che gli capitano a tiro? Bah.
Sommiamoci che la campagna elettorale del Pd è totalmente in appalto ai mainstream media che stanno sbavando manco fossero scolarette di fronte ai Take That o Veltroni di fronte a Barack Hussein Obama. Nuovamente, il "fattore C" della sinistra si è fatto vivo e, nuovamente, l'ex- Cdl dovrà affidarsi completamente ai suoi elettori e - manco a dirlo - ai miracoli personali e storicamente ricorrenti di Silvio Berlusconi: i tempi del 58% (parola dell'Espresso di manco venti giorni fa) so' belli che finiti.
Unica novità a favore di Berlusconi sono i pochi ma chiari punti programmatici che ha ventilato da Bruno Vespa, contrapposti al ridicolo elenco di luoghi comuni e cliché elettorali snocciolato da Veltroni la sera successiva. Ma siamo ancora agli inizi.

Dall'altro lato, visto che si autodefinisce "socialista" ed ha le idee molto chiare, il Pd di Uòlter ha pensato bene di scaricarli, i socialisti, e di annettersi i forcaioli burini - Di Pietro e soci, che i socialisti li mangiano a colazione; ma l'immonda operazione ("da soli, MAANCHE con l'Idv") porta il Pd inesorabilmente sopra la soglia critica del 30%, che è la somma degli ex Dl e Ds, anche se vi torna quasi subito sotto a causa del già citato "Grande Centro", sicuramente più sexy per i (non pochi) Binettiani di quanto può esserlo D'Alema.
Sommiamo questo all'erosione a sinistra: Bertinotti non se ne starà con le mani in mano e farà una feroce campagna elettorale tutta contro il Pd, nella quale una buona fetta sarà ricordare al Pd medesimo da dove viene (Prodi), cosa che Uòlter al solo sentirla gli vengono le bolle per ovvii motivi d'immagine. Sommiamoci ancora la questione interna al Pd relativa alle nomine: di fatto Veltroni non l'ha mai legittimato nessuno (le "primarie", in perfetto stile sinistro, sono state una presa per i fondelli con un solo candidato, come già fu con Prodi) e non appena inizierà a far pesare la sua posizione nelle cose che contano (le poltrone), apriti cielo!, tutti i nodi verranno al pettine e voleranno sovietici ceffoni.

Un bel casino. Chi pensava che la situazione politica italiana si fosse magicamente ribaltata (e semplificata) solo cambiando nome a quattro partiti è bene che si ricreda: quello che abbiamo visto in questi giorni è niente, il bello deve ancora venire.
Anche perché chiunque la spunterà, tra due mesi esatti, dovrà fare inesorabilmente i conti con lo sfacelo lasciato dall'armata brancaleone di Prodi. E non saranno le mielose promesse sull'abolizione dell'ICI o sui mille Euro di salario minimo (?) a rimettere questo Paese in piedi. Soprattutto se Prodi medesimo dovesse continuare a governare per mezzo del Pd, del quale - non dimentichiamolo mai - è presidente.
Ma soprattutto se la volontà di semplificare e pacificare la politica italiana, così enfaticamente sbandierata, dovesse sprofondare nel caos cacofonico che è musica per le orecchie della sedicente "antipolitica". Sarebbe veramente la fine.