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giovedì, febbraio 05, 2009

Attenzione ad anticipare troppo


Ma attenzione. Quando si dice, da più parti, che "i tempi sono cambiati" e che "i bambini sono stimolati fortemente" a causa della televisione, dei computer, di internet è ovviamente vero; ma questo non deve far pensare che, nello stesso lasso di tempo, gli esseri umani siano "evoluti" in egual misura che la tecnologia e la società.
Il cervello di un bambino è sostanzialmente lo stesso di duecento anni fa, i tempi dell'evoluzione sono millenari, non certo in punta di decennio. Di conseguenza, non è assolutamente detto che a parità di stimoli vi siano corrispondenti reazioni correttamente commisurate alle fasi dello sviluppo cognitivo del bambino. Anzi.
E' vero, si dice, che i bambini vanno valutati caso per caso: ma questa non è una novità, da sempre ci sono il "genietto" ed il "tardone", fa parte della natura. Ma, complessivamente, se la scuola (ed i genitori, e la politica) pensa di modificare le modalità di somministrazione delle nozioni e dei concetti unicamente in base alla velocità con la quale questi sono reperibili, sbaglia di grosso! A cinque anni, mediamente, un bambino ha ancora un prevalente bisogno primario: giocare. E giocare in casa, con gli amichetti, con i nonni. E' importantissimo, serve per scoprire e scoprirsi, determinare i propri e gli altrui limiti, stabilire il modo col quale relazionarsi con il mondo: e sono cose che il bambino deve scoprire da sé, in modo quasi "fisico", aiutato e guidato unicamente dall'amore dei genitori e dal calore di casa.
Invece, spesso, la scuola primaria tende a trattare i bambini di cinque/sei anni come fossero alle medie, e questo è fonte di ansia sia per loro che per i genitori; e, in definitiva, non si gettano le basi corrette per un individuo equilibrato, con tutte le conseguenze che questo comporta per la società.

giovedì, gennaio 04, 2007

Freccero e il relativismo mediatico

«E' un film molto interessante sulla violenza del potere, un potere primordiale e premoderno come quello di oggi. La riprova è nel fatto che perfino le immagini di Saddam con il cappio al collo siano state diffuse con sufficiente indifferenza e che Bush abbia identificato nell'esecuzione del rais la pietra miliare di quella democrazia che l'Occidente si è incaricato di instaurare in Iraq. Se avessimo dovuto vietare il film, allora avremmo dovuto spegnere i tg dal 2001. Dopo le torture nel carcere di Abu Ghraib, è imbarazzante fare ragionamenti di questo tipo.»

Queste le parole di Carlo Freccero, ex-direttore di RAI DUE ed ora "esperto di televisione", interrogato circa la scelta di non vietare nemmeno ai minori di 14 anni il film Apocalypto, ultima fatica di Mel Gibson. Il film narra le ultime fasi dell'esistenza della civiltà Maya ed è, come intuibile conoscendo sia la storia trattata che il regista, un film estremamente crudo.
La commissione che mette la censura per i minori sui film, monca e divisa, non ha raggiunto un parere unanime e la decisione è stata presa a maggioranza (di fatto dai soli rappresentanti le case cinematografiche).

Ora che sapete di cosa si parla, rileggete le parole di Freccero. E rabbrividite.

venerdì, novembre 17, 2006

E la sinistra scopre che la "sua" scuola è marcia

Il re è nudo. «Bullismo e violenza sul web: i video della scuola malata» titola allarmato La Repubblica online. Ma che bella scoperta, rispondo io. Ci vuole un genio per scoprire che il bombardamento di anarchia cui sono soggetti da decenni gli alunni non può che produrre una "scuola malata"? Ci vuole uno scoop per "scoprire" che nelle aule detta legge il più forte (tra gli alunni), e che gli insegnanti devono entrare in punta di piedi e chiedere scusa di esistere? Ci vuole uno "scandalo", un altro "allarme" o "emergenza" per realizzare che, con queste premesse, la società non può che essere quella che è: sbandata, senza valori, arraffa-tutto, boriosa, menefreghista e incattivita fino al midollo?

Ma chi è responsabile di tutto ciò? Chi gestisce il sistema-scuola, verrebbe da dire. Giusto. E chi lo gestisce? Nessuno. Ecco il vero problema. O meglio è guidato con frusta e paraocchi da entità che nulla hanno a che fare con i concetti di educazione ed apprendimento. Entità che badano unicamente a forgiare generazioni di pecore acefale da telecomandare comodamente dopo qualche anno. Questa è la vera violenza sui minori, e perpetrata in massa. Col silenzioso assenso di tutti, altrimenti sei fascista.

In altre realtà (veramente civili) la scuola è il pilastro sul quale è fondato tutto: di là escono cittadini, studiosi, lavoratori, scienziati, preti, politici e spazzini. Se - in condizioni normali - ne esce un disoccupato, è perché è un idiota. E se va male qualcosa, è dalla scuola che si comincia a ritarare il sistema. Non ci vuole un genio.
Da noi, no. Da noi "plessi" e "circoli" vomitano orde di nullafacenti abituati a fare la prima cosa che passa loro per la testa e a dire ciò che neanche ci è passato.

Grembiulino, in piedi all'appello e dare "del lei" quindi? Assolutamente si. Come durante il servizio di leva militare, quando c'era: a cosa servivano tutte quelle pratiche apparentemente inutili? A formare. A mettere le cose nel loro ordine naturale. L'unico ordine rispettando il quale le cose medesime possono funzionare.

Libertà. Espressione. Autodeterminazione. Coscienza di sé e delle proprie capacità. Diritto alla conoscenza. Tutto bello, tutto giusto.
Ma anche e soprattutto e prima di tutto disciplina. Rispetto. Inviolabilità della libertà altrui. Senso civico e del dovere. Responsabilità verso sé stessi e la società.
Perché se una società permette ad un brufoloso sedicenne di puntare una pistola giocattolo alla tempia dell'insegnante apostrofandolo "Ehi, prof!", quella società commette suicidio.
E non saranno né un "Piano di Offerta Formativa" né una maglietta di Guevara a salvarla.