Visualizzazione post con etichetta Elezioni 2008. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Elezioni 2008. Mostra tutti i post

sabato, maggio 10, 2008

Facciamoci del male

C'è una perversa tendenza, nel centrodestra italiano, all'autolesionismo. Ed è un autolesionismo pericoloso e profondo, giacché origina da un profondo complesso di inferiorità nei confronti della sinistra.
Già, proprio quella sinistra italiana triste, anacronistica, sempre perdente, incapace di imparare dai propri errori, schiava delle lobbies, illiberale, presuntuosa, pedante ed antipaticissima. Eppure, così convinta della propria superiorità antropologica, culturale, morale, sociale, mentale, fisica ed estetica. Talmente convinta che ogni volta che una tornata elettorale la ricaccia nel buco dal quale è uscita (e nel quale è storicamente giusto che rimanga) riesce a fare fesso qualche esponente in vista del centrodestra che, masochisticamente, le tende una mano grande così dandole di fatto ragione.
Ci riferiamo, oggi, a tre episodi ben distinti fra loro ma accomunati dal di cui sopra autolesionismo, espresso in tutto il suo splendore.

Primo (andiamo in ordine cronologico): Milano, otto maggio. Il sindaco, Letizia Moratti, aspetta che il rumorosissimo Vittorio Sgarbi - suo assessore alla cultura - stracci pubblicamente quel piccolo supponente antipaticissimo (e pericoloso) di un Marco Travaglio durante una ormai mitica puntata di Anno Zero su RAI DUE per dargli il benservito dalla Giunta a causa di precedenti dissapori.
Dissapori che vengono ovviamente ignorati da tutti: tutti sanno, sono convinti, giurano ed insegnano ai propri figli che Sgarbi è stato licenziato dalla Moratti perché ha osato mandare affanculo Travaglio, e che ha osato farlo nel tempio della sinistra televisiva, al cospetto del massimo sacerdote dell'antiberlusconismo (e della disinformazione, aggiungiamo en passant),cioè il pluritrombato martire Michele Santoro. Orrore.

Secondo: Roma, nove maggio. Il secondo membro più duro d'Italia, il neoministro alla Semplificazione Roberto Calderoli, quello tutto d'un pezzo, lo sprezzante e spavaldo sputtanatore di bacchettoni islamici, quello con la maglietta della discordia in TV ha pensato bene di genuflettersi di fronte alla Fondazione Gheddafi per lo Sviluppo e la Beneficienza (sic) che aveva minacciato l'Italia di tagliare le forniture di gas se il Calderoli medesimo avesse osato presentarsi come Ministro della Repubblica.
Ora tutti sanno che Gheddafi, il temibile tiranno del quale tutte le foche bianche dell'islanda hanno paura, ha fatto chiedere perdono al secondo membro più duro d'Italia, e tutto per una t-shirt. Figuriamoci se Gheddafi decidesse di incazzarsi per l'esclusione di Mario dal Grande Fratello.

Terzo e buon ultimo: sempre nove maggio. Altro neo-ministro, stavolta ai Beni Culturali. Altra icona del centrodenstra, nel bene e nel male. Sandro Bondi, sua eminenza. Ha pensato bene, in occasione dell'intervista rilasciata ad Aldo Cazzullo per il Corriere della Sera di Mieli, di inchinarsi di fronte al peggior gruppo di maître à penser della sinistra antropologicamente superiore, nientemeno che Emberto Eco ("profonda stima"), Nanni Moretti ("l'ho amato"), Paolo Virzì ("me ne parlano bene"), Eugenio Scalfari ("profondo"), Renzo Piano ("lo ammiro"), Massimiliano Fuksas ("un grande"), come se da questi individui il governo Berlusconi avesse qualcosa da elemosinare oltre agli sputi ed agli insulti.

Tutto in due giorni. I primi due giorni di governo. Speriamo che il terzo giorno si riposino. Speriamo che al centesimo non chiamino a sé Romano Prodi come Ministro della Comunicazione, così, tanto per non trattar male nessuno e per toccare nuove vette in questo particolare ed incomprensibile tafazzismo.

mercoledì, maggio 07, 2008

Auto(in)sufficienza

«Scusate, ma nessuno è tanto pazzo da pensare ad un partito che sia autosufficiente! Il senso della vocazione maggioritaria è un altro, è avere l’ambizione di un’idea globale del Paese da proporre agli elettori.»
Walter Veltroni, Roma, 7 maggio 2008

«Con qualsiasi sistema elettorale, il Pd correrà da solo.»
Walter Veltroni, Orvieto, 19 gennaio 2008

lunedì, aprile 28, 2008

Roma è nostra!

giovedì, aprile 24, 2008

Le riflessioni di Sartori

«Le elezioni del 13 e 14 aprile sono da interpretare come una svolta speciale?»
Con questa legittima domanda inizia l'editoriale odierno di Giovanni Sartori sul Corriere. Di risposte adeguate ve ne sono diverse, e tutte passano per l'analisi del fenomeno di transumanza elettorale dalla Sinistra Arcobaleno alla Lega e, soprattutto, per la discussione circa la conferma del gradimento personale di Silvio Berlusconi che "rischia" seriamente di passare alla storia (in positivo).
Eppure, Sartori cede ancora una volta alla superficialità ed al qualunquismo "de sinistra": la "svolta speciale" si riduce alla Lega Nord che rischia di scontrarsi con quella del Sud (MPA) e alla Sinistra Arcobaleno che avrebbe dovuto assoldare Berlusconi come consigliere elettorale.
Poi dice che perdono le elezioni.

domenica, aprile 20, 2008

La falsa partenza

Era il 3 marzo del 2006 quando il direttore del Corriere della Sera, Paolo Mieli, con un'azione alquanto inusuale per un grande giornale nazionale, fece quello che all'epoca venne definito, in un'orgia anglofona, "outing" e "endorsement": a poche settimane dal voto espresse pubblicamente il suo sostegno per Romano Prodi, attirandosi non poche critiche a cominciare dalla stessa redazione di via Solferino.
Le cose andarono come sappiamo, Prodi scippò il Governo con le elezioni più controverse degli ultimi decenni e dopo soli diciotto mesi di agonia crollò, e con lui il sogno di quella "democrazia normalmente antiberlusconiana" da Mieli preconizzata.
Oggi, a distanza di due anni, il Nostro ci riprova e l'enrdorsement, stavolta post-elezioni, è per il governo ombra annunciato da Veltroni dopo la scoppola elettorale. Purtroppo, oggi come allora, la visione politica di Mieli appare in tutto il suo affanno.
Nel 2006 il tutto sommato scarno editoriale criticava i cinque anni di governo Berlusconi utilizzando argomenti per lo più degni di Di Pietro mentre assolveva Fini e Casini ed osannava Prodi, D'Alema, Fassino e Bertinotti; ma aveva un punto d'appoggio certo, il termine "centrosinistra". Che, pur rappresentando politicamente un obbrobrio (l'Unione di allora fu la più fallimentare esperienza politica a memoria d'uomo), aveva un'identità complessiva chiara e ben definita: tutto ciò che si trovava alla sinistra di Casini, Casini escluso.
Oggi, il più corposo articolo - intitolato "La vera partenza" - non ha nemmeno quella stampella: il centrosinistra non esiste più, il Pd è un ectoplasma in fibrillazione, la sinistra-sinistra è scomparsa dal Parlamento e si prepara a bruciar pneumatici per le strade. E Mieli non trova di meglio che rifugiarsi in un'improbabile analisi della "compostezza" con la quale Veltroni avrebbe assorbito il colpo, pari forse solo alla sicurezza con la quale parlava di rimonta prima del voto. Non come succedeva in passato, quando lo sconfitto di turno (una volta l'uno, una volta l'altro) urlava e si dimenava per mesi o anni prima di farsene una ragione; no, stavolta è nata una nuova Repubblica! Nonostante i residui rigurgiti "raccogliticci" e le "accozzaglie protestatarie" che tuttora inquinano il centrodestra, Veltroni saprà confermare il suo "coraggio" espresso da quel suo "corro da solo" che tanto bene portò al nostro Paese e riuscirà nell'impresa di entrare nei libri di storia assieme alla sua creatura politica, sconfitta, tutto sommato, a causa dei videoplagi di Barack Obama e dei Village People e, soprattutto, grazie al libro di Giulio Tremonti.

mercoledì, aprile 16, 2008

Verso il Governo Ombra


Riuscirà Walter Veltroni a risuscitare il cadavere dalla Sinistra Arcobaleno per cercare di limitare i danni nel cupo futuro che lo attende?

lunedì, aprile 14, 2008

Alcune considerazioni

  1. Nel 2006 non vinse Prodi, vinse l'antiberlusconismo.
  2. La legge elettorale volgarmente chiamata "porcellum" ha regalato all'Italia, con appena sessant'anni di ritardo, l'ingresso nel terzo millennio: il bipartitismo moderno.
  3. I comunisti, almeno quelli che hanno continuato a dichiararsi tali, sono fuori dal Parlamento.
  4. I socialisti, almeno quelli che hanno continuato a dichiararsi tali, sono fuori dal Parlamento.
  5. I fascisti, almeno quelli che hanno continuato a dichiararsi tali, sono fuori dal Parlamento.
  6. I centristi, almeno quelli che hanno continuato a dichiararsi tali, sono praticamente fuori dal Parlamento.
  7. Berlusconi, come sempre, aveva ragione: 30 senatori di vantaggio.
  8. La Lega Nord non è più il movimento delle casalinghe di Voghera.
  9. Beppe Grillo è entrato in Parlamento (travestito da Di Pietro).
  10. Le Politiche 2008 sono state le elezioni forse più "tranquille" a memoria d'uomo.
  11. Mai come oggi Berlusconi deve formare un governo con le palle. Mai come oggi.

sabato, aprile 12, 2008

Nonostante tutto

Nonostante Roberto Benigni che lo rivoterebbe tre volte. Nonostante George Clooney che 'n'altro po' lo baciava in bocca. Nonostante le rassegne stampa di SkyTg 24. Nonostante Jovanotti, Vasco Rossi e gli altri 150 vip che "Walter è nostro amico". Nonostante il Times che "offendere Totti è un errore disastroso". Nonostante i Village People plagiati. Nonostante la par condicio sui tempi e non sui modi. Nonostante che i manifesti del PdL li attaccavano gli zingari. Nonostante "il PCI non era un partito ideologico, tanto è vero che erano iscritte personalità come Italo Calvino o Alberto Moravia, che non erano comunisti" (W.V.). Nonostante Barack Obama. Nonostante Panatta. Nonostante i boninismi e i d'avanzismi su Dell'Utri, i brogli e l'Argentina. Nonostante Prodi che "lo ringrazio, è uno statista che ha fatto bene all'Italia" (W.V.). Nonostante le 110 fermate col pullman. Nonostante tutto.

martedì, aprile 08, 2008

Giuliano Ferrara Ministro della Salute

Prendendo spunto da questo post de Il Falco, lancio qui l'iniziativa (simbolica, certo, ma non si sa mai ) di sostenere Giuliano Ferrara come ministro della salute nell'ormai imminente governo del Pdl.
Lo faccio aggiungendo questo "bottone" al mio blog, ed invito chiunque condivida l'iniziativa a fare altrettanto, utilizzando il frammento di codice che segue:



L'immagine del bottone è quella riportata in questo post. Chi aderisce farebbe cosa carina a postare un commento qui col link al proprio blog.

Nessuna scaramanzia

Alla fine Veltroni ha preso atto della realtà e, terminato l'estenuante tour elettorale nelle 110 province italiane, dismette le trionfalistiche previsioni di vittoria (peraltro mai supportate dai numerosissimi ed eterogenei sondaggi che, in barba alla par condicio, continuano a circolare) e scrive a Berlusconi, prossimo Presidente del Consiglio, "raccomandandolo" di essere "leale alla Costituzione".
Ora, al di là della strumentalità e della teatralità della mossa, in puro stile veltroniano, la "lettera" significa due cose: da un lato, come già detto, l'implicita ammissione della sconfitta e di questo si da atto a Veltroni; dall'altro, un ultimo, forse disperato tentativo di imporre una "superiorità morale" sull'avversario tale da recuperare qualche consenso.
Speranza alquanto vana, se si tiene conto che il testo della lettera è, in fondo, un chiaro atto d'accusa a Bossi e, di conseguenza, alla Lega; e l'elettorato del Nord, così faticosamente rincorso dal Pd nei giorni scorsi, non ne sarà certamente contento.
Nessuna scaramanzia, quindi: il centrodestra ha vinto, ed ha vinto alla grande. Finalmente lo ammette anche Veltroni.

lunedì, aprile 07, 2008

Monologo

Veltroni si lamenta perché Berlusconi parlerà prima di lui a "Matrix".
Veltroni si lamenta perché Berlusconi parlerà dopo di lui a "Porta a Porta".
Che volesse parlare solo lui?

**UPDATE del 8/4**
Veltroni se l'è presa in quel posto perché anche il sorteggio di Matrix ha messo Berlusconi per ultimo. Ben gli sta.

sabato, marzo 29, 2008

Scordamose Prodi

La veltroniana operazione "Scordamose Prodi" è arrivata all'ultimo atto: l'ex- presidente del Consiglio è stato costretto a rinunciare alla tradizionale conferenza di fine mandato. La motivazione ufficialmente addotta è che lui non vuole dare un "indebito vantaggio alla sua parte politica" (sic!), la realtà la sappiamo benissimo tutti ed è l'esatto contrario: l'impresentabilità del dannosissimo predecessore (tuttora presidente del Pd) non giova alla scintillante, patinata e disperata campagna elettorale dell'Obama de noantri.

Sorry, Mr. Prodi: you can't.

mercoledì, marzo 12, 2008

Scarafaggi a destra

Istruttivo vedere l'interesse, quasi entomologico, con il quale il Corriere del Pd si chiede e ci chiede di osservare "chi vota per il Pdl" o "chi vota per La Destra". Come si osserva uno scarafaggio che depone le uova o la mitosi di una cellula eucariote. Con quel misto di stupore e ribrezzo che si prova nel vedere il rituale di accoppiamento di una mantide religiosa o la nascita di una cucciolata di maiali. Con il medesimo interesse che ha il giornalista generalizio per l'iPhone "primo smartphone al mondo", così intriso di ingnoranza e superficialità, ma tronfio di superiorità culturale e sprezzo del "diverso". Come quando c'è un efferato crimine e i tabloid spippolano la biografia dell'assassino.

Non fanno tenerezza anche a voi?

sabato, marzo 01, 2008

"Quote" Rosa

Siamo grati al Corriere del Pd per questa dimostrazione di par condicio al femminile.
A sinistra, Marianna Madia. Ma quanto è carina, ma quanto è dolce, ci racconti, che emozione, Walter mi stima, ha presente la seduzione? Bella e geniale, Enrico Letta la adora, fa colazione con Cossiga, si vede col figlio di Napolitano, ma ora è fidanzata? No, perché? Così, una curiosità.
A destra, Daniela Santanché. Berlusconi mi fa un sacco di regali, ma io me ne frego. Io lo uso. Le donne vanno pazze per me, in realtà sono un uomo. Al diavolo gli immigrati, li stermineremo. Ah, io non l'ho mai data per fare carriera. Buurrrrrp. Merda, erano le cozze.

lunedì, febbraio 25, 2008

I numeri di Veltroni

Quanti tra quelli che, resistendo agli sbadigli, hanno prestato attenzione alla presentazione del programma di Veltroni hanno capito su cosa sia basato? No perché, nell'ordine, individua "quattro problemi fondamentali", "dieci pilastri" e "dodici azioni di governo". Che stia dando i numeri?

giovedì, febbraio 14, 2008

Semplificazione. "Maanche" caos.

Fluida ed interessante, la situazione in questo scorcio iniziale di campagna elettorale.

Da un lato, "se semo tolti Casini da li maroni" e scusa se è poco. Sicuramente egli ha sentito l'odore di quel "Grande Centro" che sogna da bambino e convolerà a giuste nozze con Mastella, Tabacci, Baccini, Pezzotta e qualche altro neo o vetero democristiano (chissà che anche Follini non rifaccia il salto della quaglia), puntando alla soglia psicologica del 10%. La cui differenza con il 6% dell'Udc e con lo 0% di Tabacci è un bel 4% sottratto, nonostante quanto va dicendo in giro Casini, praticamente tutto al Pd. Ma Berlusconi non se la passa bene: eliminato il fattore destabilizzante dell'Udc, rimane l'altro grande nodo, Storace, che rischia seriamente di diventare scorsoio, dal momento che Fini - fatta l'ennesima capriola - non può certo sperare di raccattare più di dieci/dodici voti in tutto, a cominciare dal mio.
Sommiamoci che un berlusconiano D.O.C. e grande opinion maker - Giuliano Ferrara - ha deciso di remare contro e di creare un nuovo simbolo, una nuova lista, magari un nuovo candidato premier, chissà. Per la vita, per carità. Ma non poteva farlo dall'interno del Pdl, continuando a fare quello che sa fare meglio, cioè sbugiardare tutti gli ipocriti che gli capitano a tiro? Bah.
Sommiamoci che la campagna elettorale del Pd è totalmente in appalto ai mainstream media che stanno sbavando manco fossero scolarette di fronte ai Take That o Veltroni di fronte a Barack Hussein Obama. Nuovamente, il "fattore C" della sinistra si è fatto vivo e, nuovamente, l'ex- Cdl dovrà affidarsi completamente ai suoi elettori e - manco a dirlo - ai miracoli personali e storicamente ricorrenti di Silvio Berlusconi: i tempi del 58% (parola dell'Espresso di manco venti giorni fa) so' belli che finiti.
Unica novità a favore di Berlusconi sono i pochi ma chiari punti programmatici che ha ventilato da Bruno Vespa, contrapposti al ridicolo elenco di luoghi comuni e cliché elettorali snocciolato da Veltroni la sera successiva. Ma siamo ancora agli inizi.

Dall'altro lato, visto che si autodefinisce "socialista" ed ha le idee molto chiare, il Pd di Uòlter ha pensato bene di scaricarli, i socialisti, e di annettersi i forcaioli burini - Di Pietro e soci, che i socialisti li mangiano a colazione; ma l'immonda operazione ("da soli, MAANCHE con l'Idv") porta il Pd inesorabilmente sopra la soglia critica del 30%, che è la somma degli ex Dl e Ds, anche se vi torna quasi subito sotto a causa del già citato "Grande Centro", sicuramente più sexy per i (non pochi) Binettiani di quanto può esserlo D'Alema.
Sommiamo questo all'erosione a sinistra: Bertinotti non se ne starà con le mani in mano e farà una feroce campagna elettorale tutta contro il Pd, nella quale una buona fetta sarà ricordare al Pd medesimo da dove viene (Prodi), cosa che Uòlter al solo sentirla gli vengono le bolle per ovvii motivi d'immagine. Sommiamoci ancora la questione interna al Pd relativa alle nomine: di fatto Veltroni non l'ha mai legittimato nessuno (le "primarie", in perfetto stile sinistro, sono state una presa per i fondelli con un solo candidato, come già fu con Prodi) e non appena inizierà a far pesare la sua posizione nelle cose che contano (le poltrone), apriti cielo!, tutti i nodi verranno al pettine e voleranno sovietici ceffoni.

Un bel casino. Chi pensava che la situazione politica italiana si fosse magicamente ribaltata (e semplificata) solo cambiando nome a quattro partiti è bene che si ricreda: quello che abbiamo visto in questi giorni è niente, il bello deve ancora venire.
Anche perché chiunque la spunterà, tra due mesi esatti, dovrà fare inesorabilmente i conti con lo sfacelo lasciato dall'armata brancaleone di Prodi. E non saranno le mielose promesse sull'abolizione dell'ICI o sui mille Euro di salario minimo (?) a rimettere questo Paese in piedi. Soprattutto se Prodi medesimo dovesse continuare a governare per mezzo del Pd, del quale - non dimentichiamolo mai - è presidente.
Ma soprattutto se la volontà di semplificare e pacificare la politica italiana, così enfaticamente sbandierata, dovesse sprofondare nel caos cacofonico che è musica per le orecchie della sedicente "antipolitica". Sarebbe veramente la fine.