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domenica, febbraio 21, 2010

Il Travaglino sul Pisello

Poverino, s'è offeso. Dice che così non si può più andare avanti, dice che per ben una volta un altro essere umano (anzi, orrore!, erano in due) ha osato contraddirlo in diretta durante uno dei suoi sermoni. Dice che non ha alternative: se succede di nuovo dovrà alzarsi e andarsi a fumare una sigaretta di fuori, lui non accetta uno schifo simile. Dice che - assurdo! - hanno tentato di squalificarlo come persona! In diretta! Sulla RAI!
Inconcepibile. Inaccettabile. Brutti, cattivi, non vi parlo più, gné-gné.

Se non fosse una cosa estremamente seria ci sarebbe da sbellicarsi dalle risate nel sentire il monologhista fascista Travaglio incazzarsi perché qualcuno tenta di "squalificarlo come persona", tra l'altro rinfacciandogli cose verissime ("fatti", come ama chiamarli lui, solo stiracchiate ed adattate allo scopo proprio come fa lui). Qualcuno faccia il piacere di fare il conto degli insulti diretti alle persone dei quali sono infarciti i suoi interventi preconfezionati sia in diretta TV che sui blog dell'associazione manettara "Chiarelettere" (quella che è editrice anche di Beppe Grillo, tanto per rimanere in tema): a me non va proprio di ravanare in quella fogna, ma sono sicuro che ne uscirà fuori un bel campionario. Squalificarlo come persona. Tzé!

giovedì, settembre 10, 2009

Poi dici che se la prende con le "toghe rosse"

Ne da notizia, come al solito, Il Giornale (sperare che queste cose si sappiano da altre fonti è pura utopia): i due procuratori palermitani Ingroia e Scarpinato (nella foto) sono intervenuti ad una delle riunioni di kick-off de "Il Fatto", il nascituro quotidiano diretto da Marco Travaglio e Antonio Padellaro.
Certamente, sono due magistrati in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata; ma quella non è l'unica prima linea nella quale militano. I due discepoli di Gian Carlo Caselli sono noti per il loro attivismo politico all'interno di Magistratura Democratica, la "corrente" più a sinistra tra quelle dei magistrati (che, a rigor di logica, non dovrebbero neanche esistere), nonché per la loro aperta avversione nei confronti di Silvio Berlusconi (e qualsiasi cosa lo riguardi), che perseguitano da prima ancora che scendesse in politica.
Il fatto (sic) che i due prestino i loro servigi al foglio di Travaglio (il primo che si azzarda a dire che si tratta di "libera stampa super partes" è in tremenda malafede, ma ci sarà comunque chi avrà questo coraggio) la dice lunga sulla liceità degli allarmi lanciati da Berlusconi in primis, e da tutto il PdL (e non solo) a seguire circa le "attenzioni particolari" di cui l'attuale Governo ed i suoi esponenti sono fatti oggetto fin dalla loro comparsa nel panorama politico italiano da parte di quelle che, amichevolmente, vengono definite "toghe rosse", ma che sono semplicemente persone che usano uno dei poteri dello Stato contro un altro; con la differenza che il primo non è stato eletto da nessuno né risponde a nessuno, il secondo invece si.
Suonano così alquanto patetici (e miopi, quando non ipocriti) gli stracciamenti di vesti sia dell'ANM che, oggi, del CSM e di Napolitano, tutti tesi a lanciare allarmi sulla tenuta democratica di questo Paese ed a trovare nuovi sistemi per "tutelare" i magistrati. Anche quando tramano con personaggi come Marco Travaglio, che poi sappiamo bene tutti cosa fa con i loro "servigi".
E via così.

lunedì, settembre 07, 2009

Fascismo e travaglismo

La chiama "aggressione squadrista", Travaglio. Questa, non questa.

martedì, settembre 01, 2009

Travaglio scopre il travaglismo

E fa l'orsolina scandalizzata. Patetico. Lui che ha dato la stura alla vulgata del Dell'Utri mafioso (e del Berlusconi colluso) con la panzana dell'intervista a Borsellino (un falso clamoroso -- o meglio, un abile lavoro di taglio e cucito, ma a tutt'oggi uno dei cavalli di battaglia del compare di Grillo), lui che ravana nei cestini delle Procure di mezza Italia alla ricerca di frammenti da riorganizzare nei suoi epici collage con forbici, scotch e bianchetto, lui che appoggia al 100% l'operato di Eugenio Scalfari e Giuseppe D'Avanzo quando trasformano lo storico quotidiano romano in un surrogato scarso di Novella Tremila; proprio lui si straccia le vesti di fronte al "linciaggio preoccupante" e ci regala questo nuovo momento di sane risate.


P.S.: per chi volesse sapere come mai Dell'Utri non è un mafioso e tantomeno lo è Berlusconi, cominci da qui. C'è di che divertirsi.

lunedì, luglio 13, 2009

La politica dei figuranti

Com'era prevedibile, Marco Travaglio trova "divertente" l'auto-candidatura di Beppe Grillo alla guida del Partito Democratico. Si dice annoiato dai candidati attuali, l'avvento del comico genovese invece porterebbe quella "ventata di allegria necessaria in una manifestazione di questo genere".

Forse qualcuno dovrebbe spiegare a Marco Travaglio che, anche ammettendo che l'apparato dell'ex-PCI si metta volontariamente una tale serpe in seno, non si sta per assistere ad un'opera buffa, di quelle tanto in voga nei salotti che egli frequenta di solito; che non c'è nulla di "divertente", né di "allegro" in un momento cruciale della vita politica di un'opposizione in estrema difficoltà; che una democrazia senza un'opposizione, se in principio può far piacere e comodo alle controparti a causa della relativa libertà di movimento che lascia ad un Governo che gli italiani chiedono a gran voce che sia attivo e libero da lacci e lacciuoli, a lungo andare è destinata a zoppicare, se non a cadere rovinosamente a terra.
Ma tutto questo evidentemente non tocca individui del tipo di Travaglio, Grillo o Di Pietro; che accecati come sono da una concezione fascista ed autoritaria - quando non mafiosa - del potere, vedono nelle strutture portanti della democrazia, come (può piacere o meno) è un partito quale è il Pd, un ostacolo sulla strada della realizzazione dei loro ideali; e come insegna una dottrina presa di sana pianta dalla sinistra, il sistema migliore per screditare il nemico è ridicolizzarlo, far passare l'idea che faccia parte di un'operetta di bassa lega, un insieme di buffoni, di figuranti.
Categorie che i Nostri, evidentemente, conoscono bene.

mercoledì, aprile 15, 2009

Travaglio, batti un colpo

21 tra mafiosi e trafficanti di droga se la sono cavata ed un'altra cinquantina se la caverà tra qualche mese.

Una leggina ad hoc dell'indecente governo Berlusconi? No. La negligenza di un giudice di Bari. L'ennesima.
Ora, attendiamo pazientemente il sermone che Sua Eminenza Marco Travaglio vorrà elargirci in merito: in fondo, sono sempre mafiosi che se la cavano grazie allo Stato. Non so come mai, ma temo che aspetteremo invano.

lunedì, febbraio 02, 2009

Il Sobbalzo è uguale per tutti

C'era una volta la Legge. Poi venne Travaglio, e fu il Sobbalzo.

«Noi che eravamo in piazza saremmo sobbalzati tutti quanti se la critica di Di Pietro [dare del mafioso al Presidente della Repubblica, ndr.] avesse veramente associato quella definizione al capo dello stato», dice Marco Travaglio. Ovviamente, per il manettaro più famoso e pagato d'Italia sono tutti colpevoli tranne gli amici suoi, e Di Pietro - lo abbiamo saputo dalla sua viva voce - "amico suo" lo è. Difatti, Travaglio non ha sobbalzato, e - cribbio - un motivo ci sarà.
E allora, giudichiamo l'eloquio sciolto e forbito con le nostre (povere) orecchie, vediamo un po' a chi era indirizzato l'epiteto:



Qualcuno ha sobbalzato?

***UPDATE del 3/2 ore 14:26***
Di Pietro è iscritto nel registro degli indagati, uscirà dal partito? Divertente.

venerdì, gennaio 02, 2009

Travaglio è nudo

Tutto da gustare un immenso Angelo Panebianco sul Corriere del 31 dicembre. Se ci fosse modo di diffondere certe verità con la stessa semplicità con la quale certe storture vengono propinate, l'Italia comincerebbe ad essere veramente un posto migliore. E gente come Travaglio avrebbe più tempo da dedicare alla pesca con la mosca, con guadagno universale.

mercoledì, maggio 14, 2008

Six Degrees

Incredibile a dirsi, Travaglio è riuscito nell'impresa che nessuno avrebbe mai immaginato: inimicarsi un collega di tutto rispetto come Giuseppe D'Avanzo. Che, in quanto a giornalismo d'assalto, di gusto spesso discutibile, è ben noto non essere secondo a nessuno, assieme al collega Bonini.


Complice l'attacco a testa bassa alla "casta" dei giornalisti (come se lui, Travaglio, fosse un fruttivendolo) perpretato assieme a Beppe Grillo ed ai suoi autori (Gomez, ecc.), D'Avanzo s'è sentito evidentemente punto sul vivo ed ha dato voce a ciò che tutte le persone minimamente oneste intellettualmente sanno, e cioè che Travaglio la fa costantemente fuori dal vasino. Del resto si sa: quando deve essere mandato in stampa un nuovo libello, serve un po' di palcoscenico.
Insincero, qualunquista, giornalista disonesto, mosso da interessi commerciali particolari, autore di spettacolini pirotecnici, vile, grossolano, cinico manipolatore, avvezzo a storti espedienti, secernente veleno: non ci è andato leggero, D'Avanzo, come del resto ci si poteva aspettare da uno del suo calibro. Ma va anche oltre: mette in campo una cosa nella quale è molto abile, lo scavare nella vita altrui per pescarne le magagne. Ed infatti, scava scava, trova una bella "collusione mafiosa" a scoppio ritardato pure per Travaglio, del tutto simile a quella che quest'ulitmo ha usato per diffamare Schifani.

Viene in mente la teoria dei Sei Gradi di Separazione, secondo la quale al massimo cinque "intermediari" di qualsiasi tipo separano qualsiasi essere umano da qualsiasi altro: siamo tutti mafiosi, dunque, "ma anche" tutti papi, centometristi, minatori, precari, parenti di Jean-Cyril Spinetta, aborigeni e vicini di casa di Travaglio. Con la differenza che quest'ultimo è riuscito ad estenderla anche nel tempo, oltre che nello spazio.
Miracoli del travaglismo.

**UPDATE del 15/05**
Travaglio ha risposto a D'Avanzo dalle pagine de La Repubblica (casa comune dei due), e lo ha fatto visibilmente "contrariato" e buttando all'aria quell'aura di impassibilità che si era faticosamente e meticolosamente costruita in TV, dove tutto era sotto il suo controllo.
La scomposta reazione per la serie "lei non si permetta di..." mostra in tutto il suo splendore il travaglismo applicato allo stesso Travaglio e chiude la questione una volta per tutte. Adieu.

[Immagine: da Wikipedia]

domenica, maggio 11, 2008

Chi è il fascista?

Ora Grillo sta esagerando, e non lo dice un pavido direttore di TG, lo dico io: il suo sogno, questa sera, è Marco Travaglio Direttore Unico del Canale Unico di Informazione Pubblica. Tutto il resto è illegale.

Direi che è urgente fare ad ambedue un bel discorsetto: Luttazzi, del resto, si sente solo, laggiù, oltre la fascia degli asteroidi.