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venerdì, marzo 23, 2007

Non diamo dell'ingenuo a D'Alema

Altro che ingenuo: arrogante e superficiale, ma non certo ingenuo. Il comportamento del governo italiano, non dimentichiamolo, al di là dei proclami pro-Mastrogiacomo e pro-vite umane, è in realtà dettato dalle condizioni della politica interna all'Unione. L'eventuale morte di Mastrogiacomo sarebbe stata subito devastante per la tenuta del governo e della maggioranza, ogni mezzo era lecito per tirarlo via da là. Per di più, non si poteva essere certo da meno di Berlusconi, che di ostaggi ne aveva tirati fuori già un bel po'. Ma serviva un punto di rottura, una discontinuità, come nella migliore tradizione.

La quasi infantile soddisfazione di Bertinotti, come è evidente, è stata la più chiara conferma di questo fatto: la vicenda si è risolta, e si è risolta nel modo gradito alla sinistra radicale (niente USA, niente militari - ministri della Difesa compresi, niente intelligence, centralità delle ONG, sostegno ai terroristi, depistaggio e disinformazione, appoggio e sfruttamento della stampa amica, mobilitazione delle piazze e dei consueti vivai di utili idioti della politica, dello sport e dello spettacolo, e tutto il repertorio canonico che ben conosciamo). Il voto al Senato incombe ed occupa l'intero campo visivo di Prodi e kompagni assortiti, del resto: meglio sobbarcarsi i mugugni di Rutelli e Mastella (e del resto del mondo civilizzato), che inimicarsi i comunisti ed i verdi domestici.
La strada era già tracciata, dunque: mentire con tutti (a cominciare dagli USA, ma forse anche con l'Afghanistan stesso e Dio solo sa con chi altro), tirare a campare finché Strada non avesse fatto le sue cose e solo poi mettere in campo tutte le arti acrobatico-labiali per negare l'evidenza; cosa che, come si vede, D'Alema riesce a fare benissimo. Come sempre.

Altro che ingenuità: quest'operazione è stata un capolavoro nel suo genere. Peccato che il mondo sia un altro; ma questo a loro non importa.

martedì, marzo 20, 2007

Ed ora, a casa

E' un fatto che se la sono cantata e se la sono suonata, dal principio fino all'ultimo istante. Tanto di cappello a Strada ed alla sua organizzazione, se riesce a risolvere situazioni come questa lasciando fuori governi, servizi segreti ed eserciti (il suo "fuori dai coglioni Sismi e Ros" ha fatto il giro del mondo); di certo c'è che l'Italia che sta appena fuori Emergency ha fatto una figura pessima, in questa storia.
Tatticamente, perché per la prima volta ha spiattellato ai quattro venti il prezzo pagato per riavere indietro l'ostaggio, e questo non si fa. Politicamente, perché era evidente fin da primo istante come il governo ed i ministeri coinvolti non avessero mai avuto sotto controllo la situazione, nonostante le compulsive esternazioni di Prodi e D'Alema. Diplomaticamente, perché ora D'Alema si presenta dalla Rice portando in dote un comportamento che più anti-coalizione non si può, ed ha speranze ora veramente nulle di essere anche solo preso in considerazione con la sua patetica conferenza di pace.
Una volta di più il gioco a voler fare l'amico equivicino è rovinato in farsa, una volta di più i nostri soldati ed il nostro personale civile verranno esposti ai capricci di questo o quel capo tribù; che ora, più che mai, sa benissimo dov'è l'albero della cuccagna.
Stavolta lo dico io: in queste condizioni, con questo governo, a casa, e subito. Lasciamo là Emergency (che tanto ci stava già prima) ed i Mastrogiacomo col turbante, ma tiriamo via subito tutti gli altri. Che d'ora in poi tirerà una pessima aria, da quelle parti.

lunedì, marzo 19, 2007

Cinque al prezzo di uno

Daniele Mastrogiacomo è libero. Cinque detenuti talebani sono liberi.
Ora, Mastrogiacomo tornerà a fare servizi giornalistici dalle zone "calde" del Pianeta, i cinque talebani con tutta probabilità sono quelli che contribuiranno a renderle tali.
E la barca va.....

Governo chiacchierone

La vicenda del rapimento di Daniele Mastrogiacomo sta mettendo a nudo, vieppiù ogni giorno che passa, la confusione ed il pressapochismo dell'attuale governo italiano. Voci, passaparola, conferme e smentite, mezze parole.
Con Prodi che ci tiene a mostrarsi "al lavoro", salvo poi dire che c'è poco da fare e lasciare campo libero a Gino Strada e compagni; con Fassino che, con un occhio al 15% raggiunto dal suo partito e l'altro occhio supplichevole diretto a sinistra, propone assurde conferenze di pace con i talebani; con i servizi segreti decapitati e sputtanati di fronte al mondo; con i media imbavagliati che da quattordici giorni forniscono copertura H-24 sul nulla assoluto, salvo rimbalzare quanto c'è di falso, non confermato o mera "speranza".
Sembrano lontani milioni di anni i tempi del rapimento della Sgrena o di Quattrocchi e compagni, i tempi del Sismi e dell'intelligence: ora siamo nell'era dei rapimenti soap-opera, dove i rapitori sono gli interlocutori parificati da soddisfare ad ogni costo. E sotto i riflettori.
Meglio, forse, quando si pagava sotto banco e via.

martedì, febbraio 06, 2007

Ostaggi di serie B

Cos'è, i sigg. Arena e Russo non sono affascinanti come le sigg.ne Pari e Torretta?
Cos'è, i sigg. Arena e Russo non sono acculturati come la sig.ra Sgrena?
Cos'è, i sigg. Arena e Russo non "lavorano" per "Un Ponte Per", non sono giornalisti del Manifesto, ma sono solo operai in una sporca multinazionale del petrolio, quindi in fondo in fondo un po' se lo meritano?
Cos'è, i sigg. Arena e Russo sono stati rapiti a 25.000 Km dal marine più vicino, quindi sai che c'è, chissenefrega?
Forse è così, forse si spiega perché non vedo veglie in Campidoglio, gigantografie con fiaccolate votive e cose così. Forse si spiega perché i sigg. Arena e Russo la gente non sa manco chi sono.