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giovedì, aprile 02, 2009

I corvi della crisi

Un plauso al direttore de Il Giornale per aver detto quello che - pare - non si possa dire. E che se viene detto, c'è sempre chi grida alla scelleratezza ed all'irresponsabilità, senza neanche capire di cosa sta blaterando.


«Immaginate la scena di un grande incidente stradale. Un maxitamponamento nella nebbia. Ci sono morti, ci sono feriti. Sangue fra le lamiere, lamenti disperati. C’è qualcuno che rischia di svenire per lo choc. Ebbene, immaginate che sulla scena di questa catastrofe ci siano varie persone, tutte con il camice del medico, che però, anziché cercare di intervenire per curare e assistere, se ne stanno lì, impalati sul ciglio della strada. Che fanno? Niente. Puntano il dito, contano e urlano: «Dieci morti e cinquanta feriti», «No, di più: venti morti e sessanta feriti», «No, di più: trenta morti, cento feriti e sicuramente un po’ di questi moriranno». Voi come li giudichereste? Menagramo? Inopportuni? Peggio?

Ebbene, pensateci un attimo: le grandi istituzioni internazionali (Ocse, Fondo Monetario Internazionale, Ue, etc.) oggi si stanno comportando proprio così. C’è un maxitamponamento dell’economia mondiale, siamo in mezzo a lamiere e lamenti, disoccupati e animi esasperati. E loro che fanno? Se ne stanno lì, sul ciglio della catastrofe, salgono in cattedra, puntano il dito e rilanciano giorno dopo giorno una cifra più spaventosa dell’altra. Sembra che facciano a gara a chi la spara più grossa, ben sapendo per altro che le probabilità di azzeccarci sono simili a quelle di Alba Parietti di vincere il Nobel. A che servono? Perché li paghiamo? Perché li manteniamo? Almeno fornissero uno stralcio di idea, un suggerimento utile, una terapia. Invece niente: sono medici che non curano i malati. Urlano solo che esiste la malattia. Grazie tante, quello lo sappiamo senza bisogno di voi.

Qualche tempo fa avevamo timidamente avanzato una proposta di moratoria sulla diffusione dei dati economici. Finiamola con lo stillicidio quotidiano, dicevamo, che fa male a tutti, mettiamoci d’accordo e facciamo il punto una volta al mese. Non abbiamo avuto udienza, lo stillicidio continua. Non passa giorno senza che qualche corvo si levi in volo sulla crisi. E allora, a questo punto, viene da interrogarsi direttamente sull’utilità di questi carrozzoni, che sono stati per lo più pensati e strutturati in periodi di abbondanza e opulenza. E diventano pericolosi oggi, in mezzo a un’emergenza come questa, dove più che di gente che sparga sale sulle ferite c’è bisogno di persone in grado di curarle.

Per altro, essendo la situazione particolarmente nuova e complicata, le previsioni dei maghi del divin numeretto hanno più o meno il valore di un congiuntivo di Di Pietro: non pervenuto. Il Fondo Monetario, per esempio, adesso dice che nel 2009 l’economia mondiale si contrarrà dello 0,6 per cento. Benissimo: a inizio febbraio pronosticava ancora una crescita dello 0,5 per cento. A novembre prevedeva un +2,2 per cento e a ottobre addirittura un +3 per cento. Per quanto riguarda l’Italia, i principali 16 istituti di previsioni a giugno 2008 stimavano la crescita del Pil nel 2009 pari all’1,5 per cento: secondo le ultime stime dell’Ocse, invece il Pil diminuirà del 4,3 per cento. Ne avessero indovinata una. In fondo è proprio come diceva un mio amico: ci sono tre modi per perdere i soldi, i cavalli, le donne e gli esperti. Con i cavalli è più veloce, con le donne più piacevole, ma con gli esperti è più sicuro.

Da sempre è così. Il 17 ottobre del 1929, per esempio, uno dei più grandi economisti del mondo, Irving Fisher, sentenziava: «Le quotazioni azionarie resteranno stabili, su livelli molto alti». Una settimana dopo, il crollo di Wall Street. Nel 1903 un grande banchiere sconsigliava dall’acquistare azioni Ford: «L’auto è una moda che passerà presto, meglio il cavallo che ci sarà sempre». «L’economia è quella scienza che sa prevedere benissimo quello che è già successo», ci spiegava il nostro professore al primo anno di università. E in effetti il dubbio viene: questi grandi istituti di cervelloni non hanno mai saputo prevedere in anticipo una delle grandi crisi internazionali. E inoltre buona parte di questi sapienti, come ha notato qualche tempo fa il Financial Times a proposito di Padoa-Schioppa, quando sono tolti dalla teoria e messi di fronte alla pratica, non fanno che combinare guai, più o meno bamboccioni.

Abbiamo lottato per anni contro i catastrofismi dell’ambiente: a sentire le cassandre verdi, in verità, il pianeta non dovrebbe nemmeno più esistere. Fra effetto serra e riscaldamento globale, l’hanno già fatto sprofondare almeno una decina di volte. Per fortuna, invece, siamo ancora qui. Magari un po’ ammaccati, ma persino sotto la pioggia, altro che siccità perenne. Come fermare ora i catastrofismi dell’economia? Eppure è indispensabile. Lo è proprio perché siamo in una situazione d’emergenza, con rischi di gravi tensioni sociali. E allora varrebbe anche la pena interrogarsi una volta per tutte sulla funzione di queste costose strutture, che con le loro danze di percentuali (sbagliate) non aiutano a risolvere i problemi. Anzi, li moltiplicano. Perché, come diceva sempre quel mio amico, siamo pieni di economisti capaci di costruire castelli. Ce ne fosse almeno uno che sa dire come risolvere il problema della casa.»

Mario Giordano, 2 aprile 2009

Immagine: majaless.com

giovedì, novembre 02, 2006

Eccolo là, il Robin Hood

C'era da aspettarselo: la smania arraffatutto di Prodi & C. ha avuto il definitivo sopravvento. Ricordate la famosa "tassa sui SUV"? Quella che doveva colpire i bruti rei di circolare con quei bestioni ammazzacristiani e sferraglianti, terrorizzando e mettendo a soqquadro le nostre povere città? Bene, nulla di tutto questo. Quei capi-carro potranno dormire sonni tranquilli: pagheranno, certamente, ma saranno in ottima (e numerosa) compagnia.
La bulimia da tassazione che affligge Visco e gli altri dracula che, in questi mesi, mettono in scena il "balletto delle imposte" ha partorito l'ultimo mostro: 538.000.000 di Euro (leggasi: più di mezzo miliardo) è l'ammontare delle entrate previste a seguito dell'inasprimento dei bolli auto.
Fino ad ieri sera Visco, Prodi stesso ed altri alfieri della giustizia sociale si sgolavano nel rassicurare l'italiano: «L'aumento della tassazione auto riguarderà solo l'8% degli automobilisti», dicevano. Oggi, contrordine compagni! Di quei 538 milioni, la bellezza di 428 e mezzo verranno dagli aumenti spalmati su tutti i bolli auto; solo 109,5 deriveranno dalla sovrattassa applicata ai veicoli con potenza superiore ai 100 KW (circa 136 CV).
Ma non basta. Saranno esclusi dalla bastonata (eh già, c'è sempre chi è escluso) i proprietari di auto "Euro 4" e "Euro 5", sempre che meno potenti di 100 KW. Tradotto, se hai appena comprato la macchina nuova (nuova-nuova, eh... non usata di tre anni), anche che so... una Alfa 159 SW 1.9 JTDm da più di 32.000 Euro sei "a posto", ti becchi solo l'aumento base. Esattamente come quello che gira con la Seicento del '99.
Questa è equità!

mercoledì, novembre 01, 2006

Pagella

  1. «Ha assunto un ruolo guida all'interno ed è pieno di ottimismo» (Grasser, Austria)
  2. «Non è solo il primo ministro del suo Paese ma presiede anche le riunioni dei ministri delle Finanze dell'eurogruppo» (Juncker, Lussemburgo)
  3. «Forte posizione politica all'interno, solido timoniere dell'economia» (Reynders, Belgio)
  4. «Autorevole e ha rafforzato le finanze dell'Olanda. È considerato il ministro dei ministri delle Finanze» (Zalm, Olanda)
  5. «Equilibrato e ministro di peso della politica ad Atene, ma infastidisce abbastanza i colleghi a Bruxelles» (Alogoskoufis, Grecia)
  6. «Ha fatto del deficit francese una questione pubblica, ha semplificato il sistema fiscale ma non ha peso politico a Parigi» (Breton, Francia)
  7. «Un animale politico, non sempre coraggioso, ma non ha bisogno di esserlo date le buone condizioni dell'economia irlandese» (Cowen, Irlanda)
  8. «Facile essere ministro delle Finanze quando l'economia va bene ma forse non abbastanza radicale» (Heinaluoma, Finlandia)
  9. «Strenuo sostenitore della disciplina di bilancio, ma non necessariamente in sintonia con i colleghi di governo» (Solbes, Spagna)
  10. «Gode di un sostegno trasversale, ma la fragilitá della coalizione di governo riduce la sua efficacia» (Steinbruck, Germania)
  11. «Nonostante scioperi e proteste, sta portando avanti le riforme dell'amministrazione pubblica» (Dos Santos, Portogallo)
  12. «Ha incontrato difficoltá nel mettere in pratica quelle virtù di disciplina di bilancio che predicava quando era membro del board della Bce [...] ha scombussolato il mondo delle imprese e ha fatto ricorso a trucchi di bilancio [...]» (Schioppa, Italia)
Fonte: Financial Times

Grazie.

martedì, ottobre 24, 2006

Ipse dixit

Così, tanto per rinfrescarci la memoria.

  • 29 marzo 2006: «Non è vero che aumenteremo le tasse. L'abbiamo detto in tutti i modi. E' falso.»
  • 20 ottobre 2006: «La finanziaria? Ho letto le agenzie, sono scontenti tutti, quindi va bene.»
Ah, be'.

L'un contro l'altro armati

Il governo Prodi è alla frutta. Facile analisi, certamente, alla luce degli eventi che ne stanno funestando il cammino (in primis lo "sputtanamento" delle tasse, ma non solo).
Ma non è finita qua. Prodi in prima persona dovrebbe cominciare a cercarsi un comodo paio di pantofole ed a prenotare uno chalet in qualche tranquilla località di villeggiatura, date le voci sempre più insistenti che si levano dalla sua pseudo-coalizione su un suo ormai inevitabile, nuovo e definitivo defenestramento. Non sono tanto le modalità con le quali si concretizzerà ad interessarci ora (si va dalla manovra di palazzo fino al maxi-inciucio con Forza Italia), è interessante focalizzare l'attenzione sulla trasversalità con la quale la voglia di ben servito agita tutte le forze dell'attuale "maggioranza".
A ben vedere, non c'è una sola componente del centrosinistra che non abbia almeno un buon motivo per procedere all'eutanasia politica del suo cosiddetto leader; e se i malumori nella Margherita e nei DS hanno ragioni e radici che affondano nel merito delle scelte operate soprattutto in finanziaria, in materia di giustizia e, in prospettiva, della nascita del partito democratico, i mal di pancia dell'ala massimalista si alimentano proprio delle mire della componente riformista. Esempio lampante di questo conflitto è il "DDL Lanzillotta" (privatizzazione dei servizi pubblici locali), punta dell'iceberg della valanga di analoghi tentativi di privatizzazione che alberga nelle mire dei "moderati"; basta una veloce ricerca in rete per tastare il polso del dissenso che lo circonda a sinistra.
In questo scenario, basta un solo "dissidente" al Senato e la baracca viene giù. Prodi lo sa e, con tutta probabilità, blinderà ciascuno dei provvedimenti a colpi di fiducia sperando che, di volta in volta, l'attaccamento alla poltrona abbia nei suoi compagni di (s)ventura più mordente della coerenza politica. Potrà andare forse avanti qualche mese, ma non di più.
Ma, ovunque si guardi, al centro del mirino c'è sempre lui: Romano Prodi, il bersaglio più facile ed alla portata, dal momento che non rappresenta niente e nessuno (con buona pace delle primarie e compagnia danzante).
In quest'ottica, il sostanziale silenzio dell'opposizione è spiegabile nel lasciar cuocere nel suo brodo la maggioranza fino al logoramento senza possibilità di ripresa; qualsiasi ritorno sulla scena di Berlusconi avrebbe come solo effetto il ricompattare il centrosinistra contro di lui, ed in questo sono maestri.
Avanti così, dunque. Ancora per un po'. Natale è vicino, grazie al Cielo.

venerdì, ottobre 20, 2006

Questione di classe

Commentando l'odierno declassamento dell'Italia da parte delle due agenzie di rating Fitch e S&P, il vicepresidente della Commissione UE Franco Frattini ha dichiarato:

«E' un risultato forse annunciato, che dovrà far moltiplicare gli sforzi perché la Finanziaria sia fortemente riassestata e affinché sia ascoltata la voce del Capo dello Stato che, su alcuni punti, chiede modifiche strutturali»
Ben altra cosa rispetto alle vagonate di letame che Prodi, seduto sulle medesime europee poltrone, spalava sull'Italia e sul governo Berlusconi.

sabato, ottobre 14, 2006

Ma Robin Hood era così strabico (o ubriaco)?

Secondo i molti tassometri (esempio) che i giornali online ci propongono da qualche giorno (ora con il "bollino blu" del ministero, chi più chi meno), ecco le "boe" girate le quali la banda Prodi considera ricco un lavoratore, tanto da cominciare ad essere svantaggiato (bastonato) rispetto alla normativa precedente:

Lavoratore autonomo: € 28500,00
Lavoratore dipendente: € 31900,00

Lordi, ovviamente; Euro più euro meno. In entrambi i casi i calcoli sono fatti su un nucleo familiare monoreddito nel quale il padre lavora, la madre e due figli (di cui uno minore di tre anni) sono a carico. Tipica situazione da villone, barca, SUV e festini a base di coca vero?

Ecco la "giustizia sociale" di Prodi, Visco, Padoa Schioppa & C. Oppure, forse, è meglio dire di Diliberto, Pecoraro Scanio e compagnia danzante.

venerdì, ottobre 13, 2006

Ricchi? Poveri?

Non si fa altro che dire che questa finanziaria farà pagare meno tasse al 95% degli italiani (a volte è il 95% delle famiglie, a volte dei contribuenti, ma diciamo che va bene lo stesso). E, cifre alla mano, potrebbe pure essere così. Potrebbe.
Peccato che questi numeri si basano per massima parte sulle dichiarazioni dei redditi passate e sugli studi di settore per gli autonomi e commercianti. E quando salta fuori che, stando ai dati del 2005, un gioielliere guadagna come un maestro elementare alle prime armi, o che un pensionato sociale (500 €/mese) guadagna più della media dei titolari di autosalone del Trentino, o che un ristoratore guadagna la metà di un meccanico; ma soprattutto quando salta fuori che tutta questa gente guadagna molto, ma molto meno(*) di un operaio metalmeccanico qualunque, viene da chiedersi di che cosa si stia parlando. Se lo chiede anche il Conte Visco, dal momento che dice che "sono cose da verificare". (Verificare?! Ma sono dati forniti dall'Agenzia delle Entrate, mica dal salumiere sotto casa!)
Chi è ricco? Chi è povero? Se questa finanziaria "colpisce i ricchi" (ricordiamolo, di fatto sopra i 32000 €/anno lordi, penalizzando mogli e figli a carico, soprattutto se sotto i tre anni - ma questa è un'altra storia), siamo sicuri che colpisca nel segno? Io ho molti, ma molti dubbi.

(*) Questo rapporto Ansa salta fuori con un tempismo che fa pensare: è proprio di oggi la manifestazione dei "professionisti" contro la finanziaria 2007. Ciò non toglie ovviamente nulla alla sua veridicità, mostra solo la manipolazione dei media da parte di chi può farlo.

giovedì, ottobre 12, 2006

Turbative di mercato

Prodi si presenta in TV e dice che l'Alitalia non arriverà a fine anno; due giorni dopo, il titolo tonfa in borsa e arriva a perdere il 9,12%.

martedì, ottobre 03, 2006

Il Conte Visco

Come? Restituire? Ma allora si è tolto? Strano... ci era parso di capire che questo governo non avrebbe aumentato le tasse, ci era parso di capire che Berlusconi, quando ci ammoniva in tal senso, era un "delinquente politico"... Cosa ci è sfuggito? Forse un voto troppo a sinistra?
Speriamo che non tutti abbiano gettato nell'immondizia quel simpatico cartello che era appeso a molti colli, qualche mesetto fa...

venerdì, settembre 29, 2006

Tema.

Titolo:
Informativa urgente del Governo sulle politiche nel settore delle telecomunicazioni, con particolare riferimento alla vicenda Telecom.

Svolgimento:
Leggete pure qua, dalla pagina 60 in poi.

Giudizio:
Fuori tema. Zero spaccato.

giovedì, settembre 28, 2006

Ma caro Pecoraro, SUVvia....!

Dal cilindro della Finanziaria 2007 salta fuori la sempreverde (sic!) tassa sui SUV, ma Pecoraro Scanio non è d'accordo. Un bambolotto a chi indovina perché.
Parlando di cose serie, invece, viene da chiedersi "ma perché proprio i SUV"? A Roma (tanto per fare un esempio) circolano ancora decine di autobus a "carbonella", come si dice dalle mie parti; non vogliamo cominciare da là, se è un problema "ambientale"?
Il sospetto è che non lo sia manco per niente: il sospetto è che, come nella migliore tradizione della gente che "pensa" 'ste trovate, dietro la facciata pseudo-ecologista si nasconda quella meno presentabile della lotta di classe.
[Preciso e prevengo: personalmente non amo i SUV, non perché siano icona del "padrone" (falso, conosco gente che si è indebitata fino al collo pur di comprarsi uno di quei cosi) ma per semplici ragioni di gusto, li trovo espressione di altre "mancanze", e non necessariamente anatomiche.]

Anche i ricchi piangano. Ma tutti, però!