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sabato, settembre 26, 2009

Forza Italia!


Non amo gli eccessi leghisti, anche se li comprendo. Ma quello che ha fatto oggi Dario Franceschini è veramente un gesto idiota.
Radicalizzare lo scontro a quel modo non giova a nessuno: quanti leghisti si saranno lasciati intimorire dalla feroce espressione del prete mancato più sfigato dell'universo?
Quanti elettori del PdL avranno cambiato idea vedendo l'uso "nobile" che del Tricolore ha fatto Franceschini?
I milioni di italiani che l'hanno visto tronfio e sorridente piantare la bandiera nel luogo "sacro" della Lega hanno pensato una sola cosa: meglio che scappi, adesso, che se lo pizzicano ne fanno coriandoli.
Bella mossa, davvero.

venerdì, settembre 11, 2009

Dariocracy

Uno ci prova. Veramente, col cuore. Credere che la sinistra italiana abbia raggiunto finalmente il fondo del suo personalissimo ed oscuro barile e che un sussulto di amor proprio e di orgoglio politico la faccia rimbalzare verso l'alto iniziando una lunga e faticosa risalita è la speranza neanche tanto nascosta in molti di noi, per lo meno in chi ha a cuore le sorti di questo Paese.

Ma poi leggi l'intervista di oggi che Aldo Cazzullo ha ottenuto da Dario Franceschini per il Corriere della Sera e torni nel mondo reale.

Pare che il Nostro abbia visto Videocracy, l'ennesimo polpettone antiberlusconista ed autoreferenziale, nuovo vangelo per quella - per fortuna - minoritaria parte di italiani che non hanno capito un'acca di quanto è successo negli ultimi quindici anni e che si ostinano a vedere in Silvio Berlusconi una specie di anticristo, ma più cattivo. Bene, non si capisce se il film gli sia piaciuto o no; fatto sta che Franceschini si lancia in una serie di esternazioni e metafore da far impallidire un acrobata circense in quanto a spregiudicatezza.

Tralasciando la botta di moralismo da ascensore ("signora mia, è tutto un apparire!"), la prima chicca ci viene offerta col biasimo dell'arrivismo a tutti costi, anche con le gomitate nei denti: speriamo che Massimo D'Alema non legga mai questa intervista, potrebbe sentirsi chiamato in causa. Subito dopo, si lancia in una profonda analisi della bassa competitività italiana snocciolando dati sul numero di laureati e additando come responsabile la televisione di Berlusconi, ovviamente: invece di studiare e lavorare, i ragazzi italiani da sempre ambiscono a fare i tronisti e le veline -- nonostante i livelli di eccellenza dei nostri atenei e delle nostre scuole, mi permetto di aggiungere sommessamente, certo di non allontanarmi troppo dal Franceschini-pensiero nel merito. Già questa da sola fa ridere a crepapelle, ma è ancora più divertente se ci ricordiamo l'euforia della sinistra tutta quando il travestito più noto di Montecitorio (soprattutto per i suoi problemi nella scelta del cesso) si presentò all'Isola del Famosi deciso/a a combattere una battaglia di libertà e civiltà a nome di tutti gli emarginati ed i "diversamente normali" di questo mondo. Ma non divaghiamo.

Perché arriva il piatto forte, il fulcro del programma franceschiniano per il futuro dell'Italia: «Rompere le reti di protezione (?, ndr), liberare le energie, coniugare il merito con l'uguaglianza (!!!!!!, ndr), stabilendo pari opportunità per tutti, il figlio dell'operaio come il figlio del notaio». Ora, a parte le cripticità buone per tutte le stagioni e le palesi barzellette maanchiste di veltroniana memoria, è sempre divertente osservare i bacilli della lotta di classe fare capolino anche nei discorsi di un prete mancato come Franceschini, che è comunista come lo è oggi Sandro Bondi. Ma si sa, farsi fotografare seduto in un "salotto della sinistra" col panciotto di cachemere fa talmente figo che nessuno può rinunciarvi, specialmente se è gratis.

Ma andiamo avanti, che non è finita. Si dice "ottimista", Franceschini, sul fatto che le generazioni emergenti si affrancheranno dall'instupidimento tipico della televisione per abbeverarsi ai torrenti digitali, nei quali l'informazione potrà finalmente essere liberata dall'inquinamento berlusconiano. Vero, la televisione come unico mezzo di (in)formazione è destinata a morire entro pochissimi anni e ad essere sostituita da qualcosa d'altro che, vista la velocità di mutamento in questo campo, ad oggi non è certamente identificabile in pieno; ed è ragionevole supporre che sarà proprio Internet a far la parte del leone, come del resto sta già facendo tra chi è un minimo "smart", vuoi per età, vuoi per attitudine mentale, vuoi per pura fortuna. Ma le verità nei discorsi di Franceschini finiscono qua: già oggi è evidente come il mezzo digitale (leggi: il Web) sia infinitamente più utilizzabile della televisione per creare disinformazione, e Franceschini ne ha sotto gli occhi un esempio a portata di mano. Proprio il Corriere della Sera che lo sta intervistando è un campione nella manipolazione delle notizie al fine di crearne di nuove inducendo il lettore poco accorto (e sono la stragrande maggioranza) a capire fischi per fiaschi. Non è che abbattendo il TG3, Anno Zero o il TG4 hai risolto il problema della parzialità dell'informazione: prendi il blog di Beppe Grillo, forse il medium più seguito tra chi usa il Web per cercare notizie; è una tale accozzaglia di stupidaggini da imbarazzare una scimmia ubriaca, eppure è portato in palmo di mano manco fosse la RAI degli anni sessanta. Ma Franceschini pare non interessarsene, per lui l'unica cosa importante è che Mediaset smetta semplicemente di esistere. E problema risolto. Fortuna che Mediaset non ha alcuna intenzione di sparire, anzi è ben decisa a chiamare le cose col loro nome.

Ma è alla fine che l'apice viene finalmente raggiunto e che tutte le profondità e lucidità del pensiero franceschiniano ci vengono svelate. E che una grande verità viene portata alla nostra attenzione: nella situazione italiana, con i soldi tutti dalla parte di Berlusconi, Obama non avrebbe mai sconfitto McCain. Capiamo bene, è importante: Barack Obama, che secondo il Dario nazionale ha vinto solo con la forza delle sue visioni, qui in Italia non avrebbe avuto chances di vittoria contro l'infoiato psiconano che con i suoi soldi si sarebbe certamente comprato la vittoria, cosa che evidentemente ha fatto a spese di Walter Veltroni.
OK.
A dicembre 2008 Barack Hussein Obama aveva raccolto (e speso) 750 milioni di dollari per la sua campagna elettorale, più di quanto avevano messo in campo nel 2004 Bush Jr. e J.F. Kerry messi assieme, più di ogni altro presidente nella storia degli Stati Uniti. E alla fine della transizione di governo la cifra ha toccato lo stellare totale di UN MILIARDO DI DOLLARI. Un miliardo di dollari, caro Franceschini: sono nove zeri con i quali sono stati pagati tour, convention, emittenti televisive e radiofoniche, siti Web, spille e palloncini. McCain ha raccolto circa la metà.
E qui c'è la par condicio.

(Foto: da Corriere.it)

mercoledì, giugno 24, 2009

Avanti!

«Non posso riconsegnare il partito a quelli che c'erano prima di me, molto prima di me». Per Dario Franceschini il futuro è molto incerto: tornare a D'Alema o, peggio, a Prodi non si può, ma anche restar fermi al presente (a lui medesimo) tanto sicuro non è. Non resta che andare avanti, per la strada stretta della Serracchiani e del sodalizio con Beppe Grillo. Auguri.

lunedì, giugno 22, 2009

Alla faccia della memoria corta

Che a sinistra si soffra di memoria corta è cosa nota, ma Dario Franceschini (leader a perdere del defunto Pd) tenta l'impresa di portare a nuove vette tale concetto. Evidentemente non passa da un po' dalle parti di Prato. E pare che quindici giorni fa non sia successo nulla.

Forse, per svegliarsi, Franceschini ha bisogno di vedere un sindaco ex- forzista a Bologna. Contento lui...

lunedì, giugno 08, 2009

L'ossessione di Franceschini

Povero Dario. Sembra essere l'unico ad aver sentito sulla propria pelle la dimensione del disastro abbattutosi sul Pd. Non si allinea più di tanto con la stampa "amica" (cioè tutta tranne il Giornale e Panorama) nel tessere le lodi di un "partito che tiene", si lascia solo sfuggire a mezza bocca la cazzata d'ordinanza ("il governo è minoranza nel paese"), così, giusto perché l'etichetta lo richiede.

Per il resto è un mesto ammettere le difficoltà, sentiamo cosa dice:
«Ricevo molte mail da elettori del centrodestra che mi rimproverano di aver fondato la campagna sul gossip. Ma quando mai? Io non ho detto una parola sulle vicende familiari di Berlusconi. Non una. Ho detto che un politico deve rispondere alle domande. Non ho mai citato i figli di Berlusconi. Mai. Ho parlato dell'educazione dei nostri figli, dei valori da trasmettere alle nuove generazioni. Eppure l'apparato mediatico del premier ha manipolato le mie parole e le ha strumentalizzate. In realtà, al centro della campagna il Pd aveva messo la crisi, i disoccupati, i precari mandati a casa, le famiglie che soffrono. Abbiamo formato un gruppo che ha lavorato per sei mesi al programma per l'Europa, e sui giornali non è uscita una riga. Sono andato a Sky all'ultima trasmissione, mi hanno fatto sette domande su Berlusconi, l'ottava era: "Ma perché di Europa non parlate mai?". E come facevo, se mi chiedevano solo del Cavaliere?»
Povero Dario. Vabbe', ma ora?
«In primo luogo dobbiamo batterci per costruire un'alternativa sociale e culturale a Berlusconi.»
Ah, ecco.

mercoledì, aprile 22, 2009

Squilibrati

Prima "invita" il premier a partecipare alle celebrazioni per il 25 Aprile, poi - quando questi accetta sorprendendo tutti - mette le mani avanti e la butta in caciara.

Dario Franceschini: «Io sto facendo il mio lavoro con il massimo della convinzione possibile e sto sperimentando direttamente quanto è squilibrata la partita in Italia: c'è uno squilibrio di mezzi, soldi, controllo della comunicazione.»
Ha dimenticato di citare lo squilibrio di voti, che parrrebbe essere la fonte di tutti i suoi problemi.