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giovedì, marzo 18, 2010

Perché solo adesso?

Sono più di otto mesi - dalle dimissioni di Lea Cosentino - che tutti sanno che la giunta pugliese di sinistra aveva scambiato con Tarantini puttane per appalti, lo diciamo da quasi un anno che tutta la barzelletta della D'Addario è stata costruita per coprire la vera inchiesta che coinvolge il "faccendiere", fatto passare mediaticamente come il magnaccia personale di Berlusconi.
E solo oggi, 18 marzo 2010, i giornali si "accorgono" della cosa, perché solo oggi "scattano" i primi provvedimenti in relazione a quelle vicende.

Gli attacchi dalla roccaforte dalemiana pugliese si moltiplicano e si intensificano ogni settimana. Manca ancora molto alle elezioni.
Citando l'abusatissima massima di Giulio Andreotti, a pensar male ci si azzecca sempre: ora che lo sputtanamento della procura di Trani con la ridicola storia delle intercettazioni RAI era diventato insostenibile, era necessario controbilanciare la figuraccia e mostrare che, in fondo, non si lavora solo contro Berlusconi. Ridando così lustro alle proprie cazzate, come a dire "lo vedete? non sono stupidaggini pre-elettorali, noi lavoriamo seriamente senza guardare in faccia nessuno".

Balle. L'arresto di Frisullo (Pd) era nell'aria da luglio dell'anno scorso, ma è stato tenuto nel cassetto fin quando non fosse mediaticamente sfruttabile contro il Governo. Come tutto il resto.
Quindi, Frisullo da presunto colpevole è diventato l'ennesima vittima della frangia giudiziaria golpista, gettato nel tritacarne al momento giusto; evidentemente D'Alema (Frisullo è "roba sua") deve aver pensato che fosse carne sacrificabile, tutto ovviamente per il fine supremo.

Non convinti? Bene, ognuno è libero di vedere quel che vuole. Io vedo la Puglia come la testa di ponte dalla quale le armate dalemiane (che vi stazionano di base) stanno sferrando un attacco dopo l'altro verso Roma, secondo un disegno cronologicamente e tatticamente perfettamente definito. Ma, finora, del tutto inefficace.
Questo significa che, da qui al 28 marzo, l'intensità degli attacchi pugliesi non potrà che aumentare esponenzialmente. Tenete d'occhio questa regione, se ne vedranno delle belle.

venerdì, marzo 12, 2010

Vincere facile

No, non si sta parlando della Bonino che prova a correre da sola nel Lazio (supportata da tutta la sinistra e da Di Pietro, 'sti campioni di democrazia): si parla del PdL dopo l'ennesima pagliacciata appena venuta alla luce, il nuovo avviso di garanzia a mezzo stampa due settimane prima delle elezioni, beneficiario tanto per cambiare Silvio Berlusconi!
Non si poteva sperare di meglio, da queste parti! A volte viene veramente il sospetto che ci sia qualcuno sul libro paga del Cavaliere, dalle parti della sinistra: non è possibile farsi tanto male con tanto tempismo, non ora, non in questo modo.
Se qualche preoccupazione ci poteva essere sul calo di "immagine" del PdL dopo la brutta vicenda di Roma (ancora tutta da scoprire), ora Berlusconi, i vertici del partito e l'elettorato azzurro tutto possono tirare un bel sospiro di sollievo: grazie a Marco Travaglio, Antonio Padellaro e - se le indiscrezioni saranno confermate - al pm Michele Ruggiero (sicuramente privo di santini del Che sparsi per l'ufficio), queste elezioni saranno una passeggiata. Anzi, una marcia trionfale. 
Grazie di esistere!

mercoledì, marzo 10, 2010

Il panino di Milioni: la versione ufficiale del Pdl

Dalla pagina Facebook del PdL:



Il premier ha spiegato che il Popolo della Libertà reagisce “alla assoluta disinformazione che è stata data sulle vicende inerenti la presentazione delle liste. Voglio dare una ricostruzione fedele e incontrovertibile dei fatti, depurati da tutte le versioni inveritiere ed interessate diffuse da certa stampa”.
“È stata violata la legge che prevede il completamento di tutte le operazioni di registrazione delle liste da parte di coloro che si trovano all’interno degli uffici circoscrizionali entro l’orario stabilito”.
“I nostri rappresentanti si trovavano all’interno degli uffici ben prima del termine previsto. Ecco la cronistoria dei fatti avvenuti sabato 27 febbraio, all’atto della presentazione della lista Provinciale di Roma del PdL”.
“Dico subito – ha sottolineato il Premier - che in quello che è accaduto non vi è stata alcuna responsabilità riconducibile ai nostri dirigenti e ai nostri funzionari. Dalla ricostruzione che mi accingo a farvi si evince con chiarezza che ai delegati PdL del Lazio è stato impedito di presentare le liste con comportamenti ed atti ben precisi”.
Ore 11,35: ingresso in tribunale dei presentatori della lista del Pdl, documentato dalla certificazione della registrazione all’ingresso del signor Giorgio Polesi + 3 persone delegato per la presentazione delle liste.
Ore 11,40 circa: arrivo davanti alla cancelleria (stanza 23, palazzina A), dei delegati presentatori, con relativa documentazione contenuta, per quanto attiene alle firme autenticate sotto le liste, in uno scatolone. Circostanza documentata da n° 3 dichiarazioni giurate (Laura Santarelli, giornalista Rai, Juri Antoniozzi e la prof.ssa Maria Marescotti), mediante verbale di assunzione di informazioni ai sensi dell’articolo 391 bis cpp. 
Solo uno dei due presentatori del Pdl (così come richiesto dalla Forza pubblica per motivi di spazio), Giorgio Polesi, si pone materialmente in fila dietro la porta della Cancelleria, mentre l’altro, Alfredo Milioni, staziona nelle vicinanze.
Poco dopo le ore 12: un componente dell’Ufficio centrale circoscrizionale, di sesso maschile esce dalla cancelleria e si limita a chiedere ad alta voce, a chi è ancora in attesa per presentare le liste, di alzare la mano. Giorgio Polesi, rappresentante del Pdl, alza la mano, insieme ai rappresentanti delle altre liste in attesa. Nessuno del predetto Ufficio (e nemmeno delle Forze dell’ordine) verbalizza o, almeno, identifica i presentatori delle liste in attesa, come invece avviene normalmente in simili casi. 
Ore 12,30 circa: Mentre uno dei presentatori della lista Pdl, Giorgio Polesi, rimane in fila con tutta la documentazione, l’altro, Alfredo Milioni, che si è allontanato dalla vicinanza della porta della Cancelleria, fa ritorno con l’obiettivo di dare il cambio al collega che era in fila da un’ora. A questo punto, non appena i due sono insieme davanti alla porta della Cancelleria, da parte dei rappresentanti di altre liste, in particolare dei Radicali, viene inscenata una gazzarra, senza mai mettere in dubbio la perdurante presenza del Pdl nella fila, con la scusa che fosse in corso un atto illegittimo di manomissione delle liste. Fatto non solo del tutto inesistente, ma anche materialmente impossibile, atteso che ogni eventuale modifica avrebbe dovuto riguardare anche i 248 atti separati, prestampati a macchina, contenuti nel contenitore appoggiato alla porta e pacificamente mai toccato, come risulta anche dai filmati messi in onda dagli stessi Radicali. 
La gazzarra, a quel punto, costringeva i contendenti a spostarsi di qualche metro, anche per l’intervento della Forza pubblica che cercava di separare gli uni dagli altri. Poiché veniva impedito violentemente (in particolare dai Radicali che si sdraiavano anche a terra) ai due rappresentanti del Pdl di riportarsi vicino alla documentazione lasciata dietro la porta della Cancelleria, Milioni e Polesi chiedevano alle Forze dell’ordine l’intervento di un magistrato dell’Ufficio. Cosa che avveniva. 
Con loro grande sorpresa, il Presidente dell’Ufficio centrale circoscrizionale, dott. Durante, appoggiato dalla dott.ssa Anna Argento anziché ristabilire l’ordine e consentire anche ai delegati del Pdl la pacifica permanenza nella fila di attesa, decideva incredibilmente di escluderli, asserendo che si trovavano oltre una linea segnata sul pavimento e larga un centimetro che avrebbe avuto il significato di delimitare l’area di attesa, fino a quel momento mai definita in alcun modo, e comunque mai comunicata ai delegati interessati, che infatti circolavano liberamente. 
Ore 12,40 circa: Alle rimostranze dei due, la dott.ssa Argento, anziché motivare la decisione, prospettava vari argomenti del tutto infondati sulla parità tra le liste, piccole o grandi, che suscitava applausi e grida sguaiate di approvazione da parte dei Radicali. 
A quel punto, veniva data disposizione alle Forze dell’ordine di impedire l’avvicinamento alla Cancelleria dei delegati della lista del Pdl inopinatamente “espulsi”. Il presidente Durante faceva solo allora formare un cordone di polizia e di carabinieri per delimitare l’area, mai prima di quel momento ufficialmente definita. 
Vista la situazione, i due rappresentanti del Pdl chiedevano telefonicamente l’intervento del responsabile nazionale dell’ufficio elettorale del Pdl, on. avv. Ignazio Abrignani, che giunto subito sul posto poco prima delle 14, tentava inutilmente di far accettare comunque dall’Ufficio la presentazione della lista, anche con tutte le riserve del caso che l’Ufficio avesse voluto annotare, così come impongono le norme elettorali. Prima di lui erano arrivati i responsabili regionali del PdL on. Pallone e on. Sammarco, che avevano inutilmente fatto lo stesso tentativo.
Ore 14,10 circa: La Forza pubblica intimava a tutti i rappresentanti del Pdl, dietro disposizione dell’Ufficio, di allontanarsi definitivamente dall’area, invitandoli addirittura ad uscire dal Tribunale. 
Ore 14 e 15 circa: Convinto dell’arbitrarietà dell’intimazione, il responsabile elettorale del PdL on. Abrignani insiste vigorosamente sull’inaccettabilità delle distinzioni dell’Ufficio ma viene chiamato dal prefetto di Roma, evidentemente informato dei fatti, che lo invita a desistere da ogni azione di forza tesa ad ottenere comunque l’ingresso in cancelleria. Il prefetto, nella conversazione telefonica con Abrignani, asserisce di aver avuto dal Presidente dell’Ufficio centrale circoscrizionale, dott. Durante, precisa assicurazione che tutto sarebbe stato sanato a seguito di un ricorso, che consigliava di presentare tempestivamente allo stesso Ufficio.
Il contenitore con la documentazione relativa alle firme continuava a rimanere davanti alla porta della Cancelleria, nell’area dove continuava ad essere impedito l’accesso ai delegati del Pdl. 
Ore 17 circa: viene presentato il ricorso presso la stanza dell’Ufficio circoscrizionale. Nell’atto viene elencato il materiale contenuto nello scatolone.
Ore 17,30 circa: E’ finalmente possibile recuperare lo scatolone, che viene consegnato dai Carabinieri, i quali altrimenti lo avrebbero depositato, a loro dire, nell’ufficio oggetti smarriti quale res derelictae, a seguito di istruzioni della dott.ssa Argento. 
Ore 17,40 circa: Dopo l’avvenuta presentazione del ricorso, il contenitore della documentazione (“lo scatolone”) viene definitivamente consegnato al piano superiore, presso il Comando dei Carabinieri del Tribunale, dov’è stato inventariato dettagliatamente, come risulta dal verbale di repertamento redatto dal Nucleo investigativo del Reparto operativo, VI sezione, appositamente intervenuto. L’inventario corrisponde esattamente a quanto dai delegati indicato alle ore 17 nel ricorso. L’attesa dell’intervento del Reparto di cui sopra, non presente in Tribunale e chiamato appositamente dal ten. col. Fabrizio Di Simio, comandante del reparto Carabinieri del Tribunale, si è protratta per poco meno di due ore e solo alle 19 e 30, terminate le operazioni di inventario, veniva redatto il verbale sottoscritto dai delegati Polesi e Milioni, dall’on. Piso (coordinatore regionale del Pdl, successivamente intervenuto) e dall’on. Abrignani. E’ pertanto privo di ogni fondamento (ammesso che possa essere influente) il rilievo fatto dal Tar circa il tempo intercorso tra il prelevamento dei documenti presso la cancelleria e l’arrivo al piano superiore presso il Comando dei Carabinieri.
“In conclusione, sin dalle ore 11 e 40 i rappresentanti del Pdl erano davanti alla cancelleria dell’Ufficio centrale circoscrizionale, dove sono rimasti ininterrottamente con la documentazione fino alla loro inopinata esclusione e alla gazzarra inscenata dai Radicali”. 
“Ore 12.40 circa: La documentazione ripresentata questo lunedì, 8 marzo, è necessariamente e documentatamene la stessa che era in possesso dei delegati del PdL all’ingresso in tribunale. E’ stato frutto di un marchiano errore da parte dell’Ufficio circoscrizionale il non aver registrato gli arrivi entro le ore 12 dei presentatori delle liste in attesa”.
“E’ sicuramente, a nostro avviso, frutto di una decisione grave avere impedito (eventualmente con qualsiasi annotazione di riserva) la presentazione della lista Pdl con motivazioni non condivisibili e prive di fondamento giuridico”. 
“E’ inoltre del tutto difforme dal vero quanto affermato su alcuni quotidiani, secondo i quali fino alle ore 20 successive alla predetta esclusione nessuno del Pdl si sia presentato in cancelleria, come risulta invece per “tabulas” dal ricorso presentato alle ore 17 e come possono documentare gli stessi rappresentanti delle Forze dell’ordine, e che avevano impedito l’ingresso in cancelleria prima di quell’ora proprio su ordine dell’Ufficio”.
“Sia detto infine incidentalmente che i rilievi del Tar sono privi di pregio anche relativamente alla asserita inapplicabilità del Decreto Legge interpretativo, atteso che la norma regionale del Lazio richiama espressamente la norma nazionale oggetto del Decreto Legge, che andava quindi in concreto applicata dal Tar, secondo la successiva interpretazione autentica”.

[Fonte]

mercoledì, marzo 03, 2010

L'ultima trombata

No, non è il titolo di un film di Muccino, è quanto è accaduto oggi con l'assoluzione di Agazio Loiero dalle accuse di corruzione ed abuso d'ufficio, pietra tombale sulla sgangherata inchiesta "Why Not", un nome un programma. Il trombato (ulteriormente) è, chiaramente, Luigi De Magistris, un nome un programma.
Ma che gliene frega, è troppo occupato a fare su e giù col suo jet privato a finanziamento pubblico alla faccia di quell'esercito di beoti che l'ha votato.

mercoledì, febbraio 17, 2010

Vediamo se hanno le palle

"Si muovono i pm dell'Aquila", minaccia il Corriere della Sera come se un'orda di Lanzichenecchi fosse alle porte o se un inimmaginabile Balrog stia per uscire dal suo buco millenario per divorare l'umanità.
Bene, il ventilatore caricato ad escrementi gira sempre più veloce; ma vediamo se questi "eroi" hanno le palle: se trovano irregolarità (secondo loro) nella ricostruzione post-terremoto, che vadano fino in fondo e tolgano le case alla gente, ributtandoli nei container che fanno tanto Irpinia.

martedì, febbraio 16, 2010

Bertolaso sputtana Scalfari

E' con estrema goduria che ho letto le risposte che Guido Bertolaso ha dato alle ormai canoniche "dieci domande" di Repubblica, per l'occasione poste da Monsignor Scalfari in persona.
Non avevo letto le domande a suo tempo e non so se Scalfari ne ha pubblicato le risposte sul suo fogliaccio (non mi sporco di certo andando a ravanare in quel buco), ma mentre le leggevo assieme alle risposte mi saliva la carogna per l'assoluta, incommensurabile, fastidiosissima arroganza con la quale il Gran Visir di Repubblica trattava Bertolaso. Ma le risposte di quest'ultimo sono un balsamo per il cuore e la mente e la scomposta reazione del Grande Vecchio non fa che confermare l'ennesima figura di merda di un giornale ormai ridotto ad un ciclostile da centro sociale sfigato.
In più, c'è la conferma che Bertolaso rimane al suo posto nonostante le secchiate di escrementi cui è fatto oggetto. Bene così, è finito il tempo delle soddisfazioni gratuite per certi soggetti che si ostinano a non estinguersi.

venerdì, febbraio 12, 2010

Attacco all'Italia

Altro che la sceneggiata tenuta dai quattro straccioni l'altro giorno davanti all'ambasciata italiana di Teheran: il vero attacco all'Italia sta avvenendo entro i nostri confini, sotto i nostri occhi.
Se c'è una persona che viene automaticamente accostata al Tricolore e all'interesse nazionale (concetto quasi del tutto alieno nella cittadinanza) questi è Guido Bertolaso. Un po' per quello scudetto sempre in bella vista sul maglione "tattico" con bordini tricolore; soprattutto per la sua apparente onnipresenza unita a quell'aura di affidabilità che aleggia a suo favore nell'immaginario collettivo altrimenti diviso su tutto.
I magistrati di Firenze prendendo di mira quest'uomo hanno, di fatto, dichiarato guerra all'Italia (e se non a tutta, certamente a quella che si riconosce nella sua bandiera, una volta tanto strappata agli spalti di uno stadio); un gesto odioso e, soprattutto, inutile visto che la storiella della corruzione in salsa pre-elettorale non se la beve più nessuno.
"Avviso di garanzia sui giornali, perquisizione spettacolare e raccontata dai media, pubblicazione di intercettazioni che non potrebbero essere rese pubbliche, contestualizzazione delle intercettazioni in modo ambiguo, per forzarne l’interpretazione contro Bertolaso, accostamento nei titoli e nei sommari di giornali e Tg delle intercettazioni dei due sciacalli che ridono dopo il terremoto pregustando una possiblità di business con il nome di Bertolaso, per suggerire un accostamento a lui". Le parole di Antonio Palmieri descrivono perfettamente le armi - spuntatissime - utilizzate anche stavolta dal braccio armato della politica-che-non-c'è, magistrati corrotti e telecomandati con l'aiuto di giornalisti anch'essi corrotti e telecomandati, contro le istituzioni stesse di questo Paese, mai fragile come ora.

AGGIORNAMENTO DEL 16/02/2010: La strategia è ormai evidente: visto che non riescono ad ingabbiare Berlusconi, hanno deciso di togliere di mezzo tutto il PdL in una patetica riedizione di Mani Pulite. Facciano pure, se è la guerra che vogliono.

mercoledì, gennaio 27, 2010

Reciprocità



Ogni Santo Giorno, il premier (e gli italiani) ai magistrati: «Basta processi ad personam»

venerdì, gennaio 15, 2010

Carriere meritate


Nuovo, osceno capitolo della malagiustizia italiana e dei suoi intoccabili protagonisti: Calogero Mannino, l'esponente Dc accusato di mafia da Gian (staccato) Carlo Caselli 19 anni fa, è stato riconosciuto innocente dalla Cassazione.
Mannino ha perso quasi vent'anni di vita; Caselli ha fatto una carriera fulminante. Ma il vero problema è Berlusconi, lo sanno tutti.

giovedì, gennaio 07, 2010

Gigineddu flop

L'uomo che non pagherà mai per i propri errori. Evitiamo almeno che - se non lui qualche suo compare - possa ripetersi.
Riforma della Giustizia SUBITO.
Tanto più che siamo dietro il Gabon, grazie soprattutto ai "Gigineddu flop" di tutta Italia.

sabato, dicembre 05, 2009

Rimbalzo?

Dopo il fondo del ridicolo toccato con la mediaticamente strombazzata deposizione in aula di Gaspare Spatuzza, parrebbe che anche alcuni appartenenti a quello schieramento (minoritario, ma molto rumoroso) che vorrebbe Berlusconi spazzato via per non dovercisi confrontare politicamente stiano rendendosene conto, e per la prima volta cominciano a porsi - pubblicamente - delle domande.
Ma non sarà che 'sti "pentiti" di mafia non sono altro che un'arma come un'altra in mano alla criminalità organizzata? Non sarà che la magistratura si ritrova imbrigliata nell'obbligatorietà dell'azione penale, costringendo un governo democraticamente eletto a difendersi da questi attacchi invece di pensare al bene del Paese? Non sarà che quindici anni sono un lasso di tempo assurdo per il protrarsi di indagini e processi, soprattutto se ciò rappresenta la norma?
Queste sono le domande - retoriche - che tutti noi che ci troviamo dalla parte giusta della barricata ci poniamo quotidianamente da tre lustri, ed alle quali invece che risposte otteniamo insulti ed accuse di servilismo acefalo. Ora, iniziano a porsele autorevoli (brutta parola, ma non me ne vengono in mente altre) esponenti dell'intellighenzia di sinistra come Sergio Romano, sul Corriere della Sera di oggi.
E' lecito sperare in un cambio di rotta, seppur tardivo? In una presa di coscienza, finalmente, della realtà dei fatti? In una nuova stagione di confronto politico, e non pseudo-giudiziario e mediatico? L'Italia è fragile, economicamente e socialmente: quanto ancora potrebbe sopportare il protrarsi di una guerra civile fredda?

martedì, novembre 17, 2009

Ossessione


Discussione su Facebook. Lei linka un articolo dell'ANSA dove si presenta il solito studio-sondaggio che elegge a modelli maschili e femminili per gli intervistati rispettivamente Valentino Rossi e Belen Rodriguez. Io non faccio caso al fatto che gli intervistati fossero bambini, leggo solo superficialmente il titolo, mi soffermo più sul commento della mia amica che accompagna il link: si stupisce del fatto che "un evasore" sia un modello da imitare.
Io le faccio sommessamente notare che se qualcuno mi dice "Valentino Rossi", la prima cosa che mi balena nella mente non è Vincenzo Visco, ma un arrivo sul traguardo a pinna impossibile, primo come sempre. Lei insiste moraleggiando a destra e a sinistra, e su e giù.
Poi, mi accorgo del mio fraintendimento, ero convinto che fosse un sondaggio tra adulti: e dico "ma peggio mi sento! e se fosse uscito fuori Goldrake che è un cornuto?"
Lei si offende e mi offende dicendo che mi sto arrampicando sugli specchi.

Ora, questo è uno specchio dei tempi; uno scorcio sul mondo del giustizialismo e del moralismo tanto al chilo, che pretende che persino un bambino si "indigni" per un evasione fiscale. Niente eroi, niente sogni: solo studi di settore, controlli della finanza, processi, galera. Dai quattro anni in su.
Ecco spiegata la ragione profonda del successo dei vari Travaglio, Grillo, Di Pietro, Santoro: l'ignoranza. Buia, abissale, arrogante, inesorabile, ossessiva ignoranza.

mercoledì, ottobre 07, 2009

Tanto peggio tanto meglio, as usual

«Non posso non rispettare il responso della Corte Costituzionale nel quadro di un sistema democratico. Prendo atto tuttavia che questo sistema, soprattutto per le modalità con cui vengono eletti i membri della Corte, rischia di alterare nel tempo un corretto equilibrio fra i poteri dello Stato, i quali traggono tutti origine dalla sovranità del popolo.
La solidità di questo governo non è in alcun modo intaccata da questo pronunciamento né tantomeno la mia volontà di proseguire con determinazione nel mandato ricevuto dal popolo e rinnovato in tutte le più recenti competizioni elettorali. Una volontà che si rafforza e che riceve ogni giorno il sostegno compatto e solidale della volontà politica della maggioranza che sostiene l’attuale governo. Per il resto, non ho il minimo dubbio che le accuse infondate e risibili che ancora mi vengono rivolte cadranno sotto il vaglio di magistrati onesti, indipendenti e ossequienti alla legge e alla propria coscienza».
Questa la risposta, affidata ad una nota ufficiale, di Berlusconi alla bordata politica indirizzata al Paese dalla Corte Costituzionale che, questo pomeriggio, ha sconfessato se stessa, sbeffeggiato Giorgio Napolitano, leccato il culo a Di Pietro e messo il Paese di fronte ad una situazione di inutile difficoltà e potenzialmente dannosa.
Non già a causa dei processi contro Berlusconi: quelli ci sono sempre stati e sempre ci saranno e la scorsa legislatura è filata via per intero in assenza di "scudi" di qualsiasi genere; il danno verrà (perché verrà) dall'iniezione di forza che questa sentenza da alla minoranza sfascista e manettara che fa capo a Di Pietro ed ai suoi "bravi", Santoro, Travaglio, Grillo. Tutta gente che invece di essere emarginata dalla politica a causa della loro pericolosa tendenza all'eversione e del loro sprezzo di qualsiasi concetto legato alla democrazia sarà ora motivata ad innalzare i toni oltre ogni limite.
Ci fosse, in Italia, un'opposizione politica degna di questo nome non ci sarebbe da preoccuparsi; ma in mancanza di questa (il Pd è un cadavere in putrefazione, assolutamente inservibile sotto il profilo politico) il rischio è consegnare il 100% della dialettica ai trogloditi del dipietrismo, con le conseguenze che possiamo ben immaginare.
Tanto peggio tanto meglio. Questo deve essere stato il sentimento che ha mosso quei nove giudici che, prevalendo sugli altri sei, hanno dimostrato al di là di ogni ragionevole dubbio che Silvio Berlusconi aveva ragione e che l'italia ha fatto un bel passo indietro allontanandosi da quella "normalità" che i suoi cittadini tanto aspettano.
L'unica speranza è che Berlusconi ed il governo (ma soprattutto la maggioranza che li sostiene) non si facciano distrarre da questo ignobile episodio e che tirino dritto come fatto finora. Dovremo forse sorbirci altre dosi di falso gossip e una decina di puntate di Annozero tempestate di feste e champagne per la "vittoria" sul dittatore di Arcore, ma almeno non si farà una disastrosa conversione ad "U" che affonderebbe l'Italia forse definitivamente.

giovedì, settembre 10, 2009

Poi dici che se la prende con le "toghe rosse"

Ne da notizia, come al solito, Il Giornale (sperare che queste cose si sappiano da altre fonti è pura utopia): i due procuratori palermitani Ingroia e Scarpinato (nella foto) sono intervenuti ad una delle riunioni di kick-off de "Il Fatto", il nascituro quotidiano diretto da Marco Travaglio e Antonio Padellaro.
Certamente, sono due magistrati in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata; ma quella non è l'unica prima linea nella quale militano. I due discepoli di Gian Carlo Caselli sono noti per il loro attivismo politico all'interno di Magistratura Democratica, la "corrente" più a sinistra tra quelle dei magistrati (che, a rigor di logica, non dovrebbero neanche esistere), nonché per la loro aperta avversione nei confronti di Silvio Berlusconi (e qualsiasi cosa lo riguardi), che perseguitano da prima ancora che scendesse in politica.
Il fatto (sic) che i due prestino i loro servigi al foglio di Travaglio (il primo che si azzarda a dire che si tratta di "libera stampa super partes" è in tremenda malafede, ma ci sarà comunque chi avrà questo coraggio) la dice lunga sulla liceità degli allarmi lanciati da Berlusconi in primis, e da tutto il PdL (e non solo) a seguire circa le "attenzioni particolari" di cui l'attuale Governo ed i suoi esponenti sono fatti oggetto fin dalla loro comparsa nel panorama politico italiano da parte di quelle che, amichevolmente, vengono definite "toghe rosse", ma che sono semplicemente persone che usano uno dei poteri dello Stato contro un altro; con la differenza che il primo non è stato eletto da nessuno né risponde a nessuno, il secondo invece si.
Suonano così alquanto patetici (e miopi, quando non ipocriti) gli stracciamenti di vesti sia dell'ANM che, oggi, del CSM e di Napolitano, tutti tesi a lanciare allarmi sulla tenuta democratica di questo Paese ed a trovare nuovi sistemi per "tutelare" i magistrati. Anche quando tramano con personaggi come Marco Travaglio, che poi sappiamo bene tutti cosa fa con i loro "servigi".
E via così.

sabato, luglio 11, 2009

Marino: oplà! sul cavallo della Questione Morale

Eh, non hanno fatto a tempo a dire che Ignazio Marino (foto), il "terzo uomo" del Pd, è bravo, bello, medico, sopra le parti, speranza del futuro che eccolo là!, si infila con tutte le scarpe nel più becero opportunismo mediatico-giustizialista nel fare la morale ai pezzi del proprio partito, dove ora - chiaramente - volano gli stracci.

Povero questore di Roma: stamattina si lamentava che Alemanno nel ringraziarlo per la celerità nella risoluzione del caso dello stupratore seriale rischiava di inquinare con la politica un lavoro che è stato tutto delle forze di polizia e della magistratura; da stasera, dovrà preoccuparsi anche dell'altra sponda del fiume che cerca di accaparrarsi il coordinatore-stupratore per i fini della lotta interna di potere nel Pd.

**UPDATE**
L'ho letta da qualche parte, m'è parsa una considerazione sensata: se neanche la fidanzata dello stupratore s'era mai accorta di nulla in anni di frequentazione, come pensa Marino che "il Pd" possa accorgersi se un suo dirigente locale ha qualche "vizietto"? Magari sa qualcosa che noi non sappiamo, qualche metodo suggeritogli da Di Pietro o Travaglio?

mercoledì, giugno 17, 2009

Finti tonti

Il sicario D'Avanzo si sbraccia nello spiegare l'archiviazione dell'inchiesta sui voli di stato come il prodotto di una sorta di guerra tra procure (e non certo dell'inesistenza del "caso" stesso), mentre ci mette una pietra sopra e dice che, in fondo, era una battaglia persa in partenza (si decidesse, però: guerra tra toghe o battaglia persa?).

In ogni caso "tralascia" (trad.: evita accuratamente) di ricordare agli incauti lettori del suo impresentabile foglio che l'inchiesta è stata avviata ad una settimana dalle elezioni ed è stata archiviata una settimana dopo le medesime. Che per il sicario in questione e per i suoi mandanti la cosa appaia del tutto normale non è una novità; basta che non pretendano che lo si pensi anche tra le persone normali.

mercoledì, maggio 20, 2009

Aguzzate la vista

Scovate le dieci piccole differenze.

Domanda: ma li trattano con l'elettroshock prima di mandarli al macello contro Berlusconi? No, perché si spiegherebbero molte cose...
Ma, un momento: anche tra i manettari non togati pare dilagare lo stesso problema:

La cosa è decisamente preoccupante. Qui c'è sotto un gomblotto bello e buono, governo ladro!

E poi di' che non mantiene le promesse.

domenica, aprile 05, 2009

Precrimine

La furia manettara dell'Urlatore ora si è evoluta: va avanti nel tempo, vede i crimini prima che vengano commessi, fa i processi alle intenzioni. Siamo alla Precrimine.

lunedì, febbraio 02, 2009

Il Sobbalzo è uguale per tutti

C'era una volta la Legge. Poi venne Travaglio, e fu il Sobbalzo.

«Noi che eravamo in piazza saremmo sobbalzati tutti quanti se la critica di Di Pietro [dare del mafioso al Presidente della Repubblica, ndr.] avesse veramente associato quella definizione al capo dello stato», dice Marco Travaglio. Ovviamente, per il manettaro più famoso e pagato d'Italia sono tutti colpevoli tranne gli amici suoi, e Di Pietro - lo abbiamo saputo dalla sua viva voce - "amico suo" lo è. Difatti, Travaglio non ha sobbalzato, e - cribbio - un motivo ci sarà.
E allora, giudichiamo l'eloquio sciolto e forbito con le nostre (povere) orecchie, vediamo un po' a chi era indirizzato l'epiteto:



Qualcuno ha sobbalzato?

***UPDATE del 3/2 ore 14:26***
Di Pietro è iscritto nel registro degli indagati, uscirà dal partito? Divertente.

venerdì, gennaio 18, 2008

Il vero Appoggio Esterno

Il già traballante governo Prodi è sull'orlo del baratro a causa del ciclone Mastella? Nessun problema: ci pensano i giudici di Napoli a rinviare a giudizio Berlusconi per corruzione e, giusto per non sbagliare, quelli di Milano ad allungare cautelativamente di due anni i termini di prescrizione per il processo Berlusconi-Mills.
Tutto in un paio d'ore. E poi dicono che la Giustizia in Italia non è efficiente.