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giovedì, gennaio 28, 2010

Recupero sociale


«Se è vero, come dice il premier e la nostra indagine di qualche mese fa conferma, che episodi di criminalità coinvolgono in percentuale maggiore gli immigrati clandestini, allora occorre lavorare per regolare da subito la situazione di tanti immigrati presenti nel nostro territorio». Parola di don Giancarlo Perego, direttore della Fondazione Migrantes (Cei).


E certo: come per magia, basta una finiana "patente di regolarità" per trasformare istantaneamente un delinquente in un cittadino modello.
Come abbiamo fatto a non pensarci prima?

mercoledì, gennaio 06, 2010

Barlumi a sinistra


Sartori, lucido come sempre, dice apertamente, sul Corriere della Sera, ciò che la gente normale sa e pensa da anni e che a sinistra, invece, si nega pervicacemente (ed il suo editoriale è una pietra miliare, in questo senso, destinato ad essere ricordato).
Boeri, prontamente, fa eco all'ignoranza ed al pressapochismo tipici di certi ambienti sedicenti "culturali" della sinistra salottiera e piagnona, con una "lettera al direttore" con la quale dimostra di non aver capito un'acca di quanto espresso da Sartori, nonché il significato di certe prese di posizione che ad una persona normalmente dotata potrebbero apparire senza spiegazione.
Al che Sartori è costretto a spiegare, come ad un bambino un po' tardo, le cose del mondo. Un esempio di alto giornalismo, un'eccezione nel panorama pateticamente appiattito dell'informazione odierna.

giovedì, luglio 09, 2009

Come l'immigrazione selvaggia ha ridotto la "civile" Svezia

Svezia. Modello di stato socialista, efficiente, pulito, etico. Forse una volta. Oggi è un campo di battaglia, terreno di conquista di stupratori e rapinatori e assassini nordafricani, protetti da leggi politicamente corrette e foraggiati da un welfare system che attira e coccola qualsiasi essere umano provenga da fuori i confini.

Le statistiche ed i dati riportati da Orpheus sono allarmanti. Pensiamoci quando leggiamo sui giornali dell'ennesimo "leghista barbaro e xenofobo".

giovedì, luglio 02, 2009

Bentornata Italia!

L'Italia entra nel terzo millennio. Ciò che in tutto il mondo, dittature o democrazie, è la normalità in Italia è una roboante notizia da prima pagina, ma va bene così: l'importante è esserci arrivati.

Uno dei capisaldi della politica di centrodestra, la lotta alla clandestinità, è giunta oggi a meta con l'OK del Senato al disegno di legge "sulla sicurezza".
Che, però, andrebbe chiamato "sulla civiltà", dal momento che le norme in esso contenute (e che da oggi sono legge dello Stato) rappresentano il minimo sindacale per considerare una nazione come tale.
Ora, via al pianto ed allo stracciamento di vesti dei soliti terzomondisti della domenica, ad iniziare dal Vaticano che già paventa "dolore" per i poveri migranti. Ma basta sentire una delle argomentazioni della sinistra per avere la cifra dell'ipocrisia di chi si oppone alla civiltà: se da oggi è obbligatorio presentare il permesso di soggiorno per poter accedere ai servizi delle amministrazioni pubbliche (talmente lapalissiano da rasentare l'insulto all'intelligenza), il ditino alzato dice che così facendo i figli dei clandestini non potranno essere iscritti all'anagrafe. E vorrei vedere!
Lo scopo di questa sacrosanta legge è proprio evitare che la popolazione italiana venga sostituita da orde di clandestini che si riproducono come conigli, protetti dal politicamente corretto e dall'ignoranza, in modo che la loro prole - regolarmente considerata "italiana" - prenda il possesso di questo Paese nel giro di due generazioni in un contesto di assoluta mancanza di regole, con tutto ciò che questo comporta. Ciò, ovviamente, è quanto la sinistra vorrebbe più di ogni altra cosa, dal momento che vede in queste persone quegli elettori che la popolazione indigena ha negato loro: ma per fortuna non governano più, e non lo faranno per lungo tempo.
Chi vorrà entrare nel nostro Paese dovrà farlo perché lo vuole veramente, e perché avrà qualcosa da dare in termini di lavoro, cultura, civiltà. Provvedimenti come questo sono la migliore risposta del Governo alla fame di giustizia degli italiani e, indirettamente, alla becera ignavia delle opposizioni schiacciate dalla loro inutilità su battaglie indecenti e dannose per l'intero Paese.

martedì, maggio 19, 2009

La disintegrazione dell'identità

Bisogna fermarli. Presto. Prima che il danno sia irreparabile, prima di fare la fine dell'Inghilterra o dell'Olanda. Cominciamo da Nunzia Marciano, direttrice (ora tocca dire "dirigente scolastica", come "operatrice ecologica" per spazzina, "non-normodotata" per handicappata) della scuola elementare statale "Carlo Pisacane" di Roma. O meglio, di quella che rischia di essere la scuola elementare statale "牧口 常三郎" (si legge "Tsunesaburō Makiguchi") di Roma.

Perché l'insigne direttrice, già nota per aver obbligato i suoi scolaretti a fare un presepe con personaggi vestiti con cristianissimi burqa, per dirigere la scuola a più elevato tasso di stranieri in Italia (solo 8 alunni sono italiani) il cui problema starebbe - secondo lei - nell'emarginazione dei bimbi stranieri da parte di quelli italiani (sic!) e per aver fatto confezionare ai bambini cappellini di carta fatti con manifesti antisionisti, ora fa bingo e pretende di cambiare direttamente il nome alla scuola, intitolandola a un "famoso pedagogista giapponese". Che sarà pure famoso a casa sua e per i suoi tanti e tali meriti magari sarà pure degno di avere scuole intitolate in giro per il mondo; ma che si cambi in questo modo l'intitolazione di una scuola che è già icona della disintegrazione dell'identità e della cultura italiane è semplicemente inaccettabile.
Poveri bambini. Non basta che si debbano sorbire nei "progetti scientifici" colà propinati i sermoni di Alberto Alberti (pedagogo comunista che va discettando del dualismo tra Figaro e l'Omino di Burro); ora debbono pure mettersi a piangere se un amichetto gli chiede "a che scuola vai?", dato che non saranno mai in grado di pronunciare quel nome senza slogarsi la lingua.

**UPDATE del 21/05/2009**
Com'era ovvio, la direttrice fa marcia indietro e rinuncia all'insulto del cambio di intitolazione della "sua" scuola. Casca pure dal pero affermando che "non si aspettava tanto clamore". E l'insulto viene così girato agli italiani, che si agitano per un nonnulla. Tipico.

sabato, maggio 16, 2009

Il due di picche

Fa sempre piacere (un piacere intenso, una goduria) leggere le dichiarazioni di chi non porta il cilicio del politicamente corretto e del pensiero unico. Oggi è la volta di Ignazio La Russa, Ministro della Difesa: «L'UNHCR conta come il due di picche, cioè un fico secco».

Amen, fratello! Mai fu detta cosa più giusta, eppure nel nostro tempo infettato dal buonismo terzomondista e progressista all'amatriciana, essa suona come una bestemmia.
Non staremo a ripetere quanto già ampiamente detto e ripetuto, registriamo solo come stavolta a saltar su è l'ennesimo esponente delle anime belle, l'ulteriore vedova candidata dalla sinistra per raccattar consensi ormai impossibili: «Speriamo che alle frasi vergognose del ministro della Difesa contro l'Alto Commissario per i rifugiati dell'Onu seguano le immediate e opportune scuse. Disumano è fare respingimenti senza attenersi alle regole internazionali». Parola di Rosa Calipari, che di "regole internazionali" dimostra di non conoscere un bel niente, così come delle azioni della sua parte politica: l'accordo con la Libia, finora mai applicato, fu siglato dal governo Prodi, lo stesso che le regalò lo stipendio al Senato.

**UPDATE del 17/05/2009, 13:51**
Il giorno dopo, La Russa tiene botta e ribadisce quanto affermato (e ci mancherebbe!) non cadendo nel tranello delle "richieste di precisazione", vecchio trucco usato per far dire a qualcuno tutto ed il contrario di tutto, a seconda delle convenienze.
Ovviamente lo schiamazzo dall'altra parte del fiume non si placa, e Casini e D'Alema fanno a gara a chi spara la panzana più ridicola. Buon segno.

mercoledì, maggio 13, 2009

Le colpe dell'ONU

Apriamo bene tutte le orecchie. Tutti, soprattutto quegli esemplari farisei-anime-belle pronti ad indignarsi per il "razzismo strisciante di stampo leghista". Davide Giacalone ci spiega perché l'ONU non ha diritto di aprire bocca su quello che l'Italia decide e fa in materia di immigrazione clandestina.


«L’Onu ha grandi responsabilità, o, quanto meno, è colmo d’incapaci che aiutano il mercato degli schiavi ad essere fiorente. Visto che, al commissariato che si occupa dei rifugiati (Unhcr), non riescono a star zitti, è utile rinfrescare loro la memoria. E dato che non sono in grado, diciamogli anche che cosa dovrebbero fare. Il lettore scusi la pedanteria, ma questi ciarlieri e strapagati perditempo hanno stufato.

Cosa sia un “rifugiato” è stabilito dal primo articolo della convenzione relativa, firmata a Ginevra nel 1951. Può chiedere rifugio chi scappa da persecuzioni che abbiano ad oggetto la fede religiosa, la razza, la cittadinanza, l’appartenenza ad un determinato gruppo sociale o le opinioni politiche. Dato che non è ragionevole scappare da un Paese che l’Onu considera affidabile, sotto il profilo dei diritti umani e dell’assistenza ai rifugiati stessi, il punto E del sesto comma chiarisce: “La presente Convenzione non è applicabile alle persone che secondo il parere delle autorità competenti del loro Stato di domicilio hanno tutti i diritti e gli obblighi di cittadini di detto Stato”.

E, per evitare equivoci, poco dopo stabilisce che non è applicabile nemmeno alle persone che “hanno commesso un crimine grave di diritto comune fuori dal paese ospitante prima di essere ammesse come rifugiati”.

E veniamo alle cose pratiche: noi italiani saremmo degli incivili perché riaccompagniamo in Libia, dopo averli soccorsi, i barconi di migranti, fra i quali potrebbero esserci dei presunti rifugiati. Questa è la tesi dell’ex presidente dell’internazionale socialista, oggi a capo dell’Unhcr. La Libia, ci dice questo signore, non ha firmato la convenzione di Ginevra (grazie, lo abbiamo scritto noi per primi). Ebbene, abbia la cortesia di prendere una cartina geografica. Difficile credere che i migranti arrivino in Libia via mare, visto che da lì salpano per venire da noi. Arrivano via terra.

Quello che segue è l’elenco dei Paesi confinanti, e quella fra parentesi è la data, per ciascuno, dell’entrata in vigore della convenzione: Algeria (16 agosto 1992); Ciad (17 novembre 1981); Egitto (20 agosto 1981); Nigeria (21 gennaio 1968); Sudan (23 maggio 1974); e Tunisia (20 maggio 1956). Detto in modo diverso: ammesso e non concesso che il Paese di partenza non abbia aderito alla convenzione, per arrivare in Libia questa gente è, per forza, passata da un altro Paese, dove la convenzione è vigente. Perché non hanno chiesto lì, di essere rifugiati? Avrebbero fatto meno strada e corso meno pericoli.

L’Onu, anziché dedicarsi alla propaganda politica ed all’elaborazione di stupidaggini, potrebbe rendersi utile, perché visto che dall’Africa arrivano in tanti, sperando d’essere assistiti e rifugiati, la cosa più sensata è prenderli nel primo Paese convenzionato, anziché sottoporli al taglieggiamento dei criminali ed al rischio d’annegare. Quindi, scollino le chiappe dal lussuoso palazzo ginevrino, ed anziché regatare sul lago Lemanno si barcamenino in loco, rendendosi utili. Aprano dei begli uffici, o li rendano operativi, in uno od in tutti i Paesi elencati sopra, registrino le richieste, ne valutino la fondatezza ed assegnino delle destinazioni. Noi italiani prendiamo quelli che ci spettano, gli altri si rifugiano altrove.

Che fanno, invece, questi burocrati mondiali? Ci dicono: no, prima ve li prendete e poi esaminiamo. Naturale, a quel punto, che vengano tutti da noi, anche perché in Germania, in Francia, in Gran Bretagna ed in Grecia (per citare alcuni) l’immigrazione clandestina è un reato, mentre in Spagna no, ma provvedono sparando alle frontiere. Noi, invece, li soccorriamo, li facciamo sbarcare, e poi ci mettiamo mesi per capire chi sono, da dove veramente vengono e se hanno diritto all’asilo. I rifugiandi li mettiamo in albergo, come capita al Cara (centro assistenza richiedenti asilo) di Arcinazzo, vicino Frosinone, gestito dall’arciconfraternita del Santissimo Sacramento e di San Trifone, dove la località turistica li fa villeggiare e li cura, a spese della collettività. Il sindaco dice anche che è un affare, visto che ci lavorano una quarantina di persone, mentre il proprietario dell’albergo non crede alle sue tasche, così trasformando un’economia sana in economia assistita, con la scusa dell’assistenza. Un capolavoro. In Svizzera, dove gli straparlanti commissari alloggiano, una roba simile non la permettono neanche se gli dichiari guerra.

La solare evidenza è un’altra: quei disperati sui barconi non sono perseguitati, sono morti di fame che, legittimamente, cercano una vita migliore. Solo che l’ignavia dell’Onu li consegna ai mercanti d’esseri umani e l’arroganza dell’Unhcr pretende di rifilarceli tutti perché siamo i più vicini via mare, i più esposti e quelli che non considerano reato la clandestinità. C’è un limite, e questi signori lo hanno superato».

Amen.

domenica, maggio 10, 2009

I nuovi schiavi

Siamo alle solite: ogni qualvolta un esponente di una parte politica non allineata al pensiero unico delle sinistre dice le cose pane al pane e vino al vino, apriti cielo! ecco che si ricomincia a strillare e strepitare invocando tutti i santi (rigorosamente laici) del paradiso progressista.

In genere, tocca a quelli della Lega. Si sa, sono quelli meno politicamente corretti, quelli abituati a dire le cose come stanno, senza troppi giri di parole e metafore melliflue. Stavolta, tocca a Berlusconi: «La sinistra aveva aperto le porte, la sinistra era ed è quella di un'Italia multietnica: la nostra idea non è così, è quella di accogliere solo chi ha le condizioni per ottenere l'asilo politico».
Questa è una lapalissiana ovvietà, tanto banale da far storcere il naso. Eppure, nel clima pre-elettorale e - soprattutto - di putrescenza delle opposizioni, anche questo è utile per stracciarsi le vesti. E quindi, giù tutti a dissezionare il termine "multietnico", a pontificare su diritti umani, carità cristiana (sic!) e più o meno polverose teorie sociologiche viste in trasparenza contro la storia (ri-sic!). Una schifosa piccionaia.
Al solito, la realtà è molto più semplice, così stupidamente banale: le sinistre - progressiste o spaccavetrine che siano - hanno interesse a fare dell'Italia una specie di suk non certo per nobili ragioni umanitarie (la stessa storia delle sinistre mondiali nega seccamente tale possibilità), ma per mero calcolo elettorale a lungo termine. Caduto il muro di Berlino, venuta a mancare la forza oscura e onnipresente dell'Unione Sovietica, con i regimi totalitari comunisti ridotti a ridicole macchiette di essi stessi (se non fosse per i morti ed il dolore che tuttora riescono a provocare), private insomma della linfa vitale sia politica, che ideologica, che di consenso e che - soprattutto - economica, le sinistre dovevano sostituire il perduto bacino elettorale proletario, ormai smaliziato ed orientato da decenni da tutt'altra parte, con un altro bacino elettorale: e fu la posizione geografica stessa dell'Italia a fornir loro l'occasione.
Chi ricorda di un solo clandestino approdato sulle nostre coste prima della famosa ondata di albanesi, che avvenne in corrispondenza delle guerre balcaniche, gestite dall'infame "Ulivo mondiale"? Si, certo, ci furono i polacchi: distinti gentiluomini e quattro gatti, in confronto a coloro che li seguirono. Ma tolti i polacchi, chi? Ecco, nessuno.
Perché prima degli albanesi, e comunque prima del 1989, l'Italia non conobbe alcun flusso di immigrazione degno di nota, clandestina o regolare che fosse.
Ma da allora in avanti, fu una vera e propria manna: una marea di genitori di potenziali nuovi elettori, terreno vergine tutto da coltivare a pane e Marx, sfruttando l'incredulità ed il tentennamento del popolo italiano, non certo abituato a fenomeni di questo tipo, ed incline - tendenzialmente - a solidarizzare col "povero migrante". E questa, con il successivo ed insperato aiuto dell'islamismo post 11 Settembre e con quello invece ben calcolato e datato della distruzione generazionale ad opera della scuola stuprata e privata delle proprie funzioni, fu la chiave che aprì le cateratte africane e mediorientali al solo scopo di annientare (in prospettiva, in fondo non c'è troppa fretta) l'elettorato indigeno sostituendolo con una nuova massa a bassissima cultura ed altissima manipolabilità, e mentale e sociale.
Esagerato? Complottone? Manco per niente. Anche se di tutti i clandestini che approdano nel nostro Paese quelli che arrivano via "gommone" sono il 15% - il che fa dell'uscita di Berlusconi più una bandiera che altro, in questo frangente - su un livello più generale se Cipputi ormai tutto SUV-a-rate e Grande Fratello ti volta le spalle, tu Peppone il tuo maledetto elettore da qualche altra parte lo dovrai comunque pur trovare. E se per trovarlo lo si deve trascinare qui in catene, beh... in fondo, mica sarà la prima volta, l'africano ci sarà pur abituato.
Ah, se a qualcuno fosse sfuggito: nella "multietnicità" cui Berlusconi fa riferimento come obiettivo delle sinistre, quella indigena non è mica detto che sia compresa. Anzi.

martedì, febbraio 24, 2009

Diamo i numeri

Ci risiamo. Come ogni anno, in occasione della tavola rotonda "Violenza sulle Donne" organizzata dal Ministero degli Interni, i media si affrettano a puntualizzare che "solo il 7,8% degli stupri è commesso da romeni".

Tocca ripetersi. Anche un bradipo poco ferrato in aritmetica arriva a capire che si stanno confrontando mele con pere, ma i pennivendoli di casa nostra non ci arrivano: se si parla della totalità dei reati di violenza sessuale con stupro perpretati sull'intero territorio nazionale e sull'intera popolazione italiana non si può prendere il primo numero che capita (il 7,8%) e dire che "è piccolo". Piccolo rispetto a cosa?
La popolazione romena in Italia è pari a 625.278 unità, è cioè l'1,05% del totale. Gli stupri denunciati nel 2008 sono stati 4637, quindi quelli compiuti da romeni sono 361; il che significa che c'è - in media - uno stupratore conclamato ogni 1732 romeni (donne, bambini e ultranovantenni inclusi). E uno ogni 20207 italiani.
Sono questi sono i numeri da confrontare: le incidenze degli stupratori sulle popolazioni. Lo 0,005% per gli italiani, lo 0,06% per i romeni, un rapporto 1:12. Per ogni stupratore italiano ce ne sono, in Italia, dodici romeni. Donne, bambini e ultranovantenni inclusi. Altro che "solo il 7,8%".

sabato, maggio 17, 2008

E un Campo Italiani sotto casa?

Alla signora Viktória Mohácsi, onorevole Rom europarlamentare strapagata, che si è così schifata nel vedere cosa c'è dentro al "Casilino 900" e che definisce una "realtà orribile" non già la fogna che i suoi conterranei si portano appresso fin nella mia città bensì i "bambini di terza generazione che non hanno diritti di cittadinanza", vorrei caldamente, sinceramente e cordialmente augurare di ritrovarsi un giorno un bel Campo Italiani sotto casa sua a Berettyóújfalu, puzza "orribile" e bambini figli di nessuno compresi.
Che contasse pure le generazioni, allora: quando avrà finito, faccia pure un fischio che la veniamo a raccattare.

giovedì, febbraio 01, 2007

Traditi dalla democrazia

Solo ieri l'altro Fausto Carioti ci scuoteva dalle colonne del suo blog rilanciando la notizia dell'incursione di un giornalista inglese nelle moschee d'oltremanica, a caccia della verità nascosta sugli imam e sulle loro prediche.

Di oggi la notizia (grazie a Magdi Allam, l'unico che ha il "coraggio" di darla) che simili blitz sono stati compiuti anche nel nostro Paese, e più precisamente a Roma, Varese e Milano: due "inviati" di SkyTG 24 hanno registrato i sermoni con una micro-telecamera nascosta e, com'era intuibile, ne sono venute fuori delle belle.

A Milano, nell'ormai tristemente famosa moschea di viale Jenner, l'imam - tale Abu Imad - ha spiattellato quello che noi si va ripetendo da anni, ottenendo in risposta scherno e sberleffi (quando non offese) da parte dei veri o sedicenti benpensanti: che l'Islam, in Italia, non è un sottoprodotto dell'immigrazione clandestina e non; l'Islam, in Italia, è il grimaldello che sta scardinando la nostra società civile, culturale, politica e religiosa con il palese obiettivo finale di fare del nostro Paese uno stato islamico.

E Abu Imad va oltre, indicando chiaramente quali sono i migliori alleati di questi crociati al contrario: la Costituzione e la sinistra. Non avevamo dubbi: per noi mediamente cerebromuniti, nessuna sorpresa.

La prima, in quanto strumento di vera libertà e democrazia, ci rende vulnerabili nei confronti di chi questi due termini non sa neanche lontanamente dove stiano di casa; come il poliziotto di fronte al teppista (il primo ci prende mediamente le botte nonostante il manganello e l'elmetto) o il mondo civile di fronte ad Al Qaida (o come diavolo la si vuol chiamare - ti buttano giù le torri, ma devi passare per l'Onu se pensi di incazzarti) o Pollari di fronte a Abu Omar.

La seconda, in quanto ovviamente e biecamente interessata a sfruttare l'effetto populista dell'Islam per contribuire a placare la sua insaziabile fame di individui votanti, salvo poi coprire la melma con lo straccio del politicamente corretto.

Con buona pace di chi ancora crede (o fa finta di credere) nell'integrazione, nel multilateralismo, nell'equidistanza; a cominciare dalla Chiesa per finire con l'ultimo comunistello di provincia.

A quando una presa di coscienza?

mercoledì, dicembre 13, 2006

Canti di Natale a scuola? No, sono offensivi.

Ecco, la melma nauseabonda del politicamente corretto ha ricoperto anche un asilo di Bolzano nel momento in cui si è deciso di non fare la tradizionale recita di Natale per "non offendere gli extracomunitari non cristiani".
Curioso il concetto secondo il quale non vanno "offesi" gli extracomunitari, ma si possono tranquillamente "offendere" i propri concittadini. Perché delle due l'una: o la regola vale per tutti, o ci sono due categorie di "non-cristiani", la seconda della quale è privilegiata, in quanto comunque credente. E tutti quei poveri italiani non credenti (o sedicenti tali) che si devono sorbire "Tu scendi dalle stelle", telecamera alla mano, e che devono pure applaudire? Cos'è, non sono degni di "protezione"? Dovranno forse ringraziare l'immigrato credente (in altra direzione) per l'essere stati salvati da cotanta tortura psicoreligiosa?
Ma c'è di peggio. Se sommiamo al cancro della sottomissione al diverso anche la metastasi dei metodi "educativi" in auge nelle nostre scuole, ecco che il quadro è completo. Oggi un mio collega ha raccontato di come nell'asilo della sua bambina analoga decisione è stata presa non per "non offendere" i musulmani, ma per (parole sue, anzi, loro) "non introdurre un elemento di competizione e non stressare i bambini con l'ansia da performance".
Ecco, il suicidio sociale del quale ho già parlato in passato è tutto qua, mostrato in tutto il suo splendore.

giovedì, novembre 02, 2006

«Maledetta Italia, sono musulmano»

Caro Ibrahim Ak, fa' un favore a te stesso ed a tutti noi: va' in Libia, monta su un gommone, attraversa il Mediterraneo, sbarca a Lampedusa, scappa dal CPT e vieni a fare il clandestino da noi.
Vedrai che non ti troverai poi tanto male. Un caro saluto.