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giovedì, marzo 04, 2010

Visita allo zoo

Mi è già successo di parlarne, esattamente due anni fa, ma tocca ripetermi. È sempre istruttivo osservare quel senso di curiosità misto a disgusto ed ilarità chioccia che anima i commentatori di sinistra quando calano dal loro olimpo antropologicamente superiore e posano lo sguardo sul gretto e maleodorante popolo "delle destre"; lo stesso atteggiamento che un bambino brufoloso ed un po' sovrappeso ha di fronte ad un animale nato deforme mentre lo osserva nella sua gabbia e pensa, un dito ben piantato nella narice, che persino tirargli una buccia di mela gli farebbe un po' schifo.
Se solo potessero vedersi quanto sono ridicoli.

venerdì, febbraio 12, 2010

Attacco all'Italia

Altro che la sceneggiata tenuta dai quattro straccioni l'altro giorno davanti all'ambasciata italiana di Teheran: il vero attacco all'Italia sta avvenendo entro i nostri confini, sotto i nostri occhi.
Se c'è una persona che viene automaticamente accostata al Tricolore e all'interesse nazionale (concetto quasi del tutto alieno nella cittadinanza) questi è Guido Bertolaso. Un po' per quello scudetto sempre in bella vista sul maglione "tattico" con bordini tricolore; soprattutto per la sua apparente onnipresenza unita a quell'aura di affidabilità che aleggia a suo favore nell'immaginario collettivo altrimenti diviso su tutto.
I magistrati di Firenze prendendo di mira quest'uomo hanno, di fatto, dichiarato guerra all'Italia (e se non a tutta, certamente a quella che si riconosce nella sua bandiera, una volta tanto strappata agli spalti di uno stadio); un gesto odioso e, soprattutto, inutile visto che la storiella della corruzione in salsa pre-elettorale non se la beve più nessuno.
"Avviso di garanzia sui giornali, perquisizione spettacolare e raccontata dai media, pubblicazione di intercettazioni che non potrebbero essere rese pubbliche, contestualizzazione delle intercettazioni in modo ambiguo, per forzarne l’interpretazione contro Bertolaso, accostamento nei titoli e nei sommari di giornali e Tg delle intercettazioni dei due sciacalli che ridono dopo il terremoto pregustando una possiblità di business con il nome di Bertolaso, per suggerire un accostamento a lui". Le parole di Antonio Palmieri descrivono perfettamente le armi - spuntatissime - utilizzate anche stavolta dal braccio armato della politica-che-non-c'è, magistrati corrotti e telecomandati con l'aiuto di giornalisti anch'essi corrotti e telecomandati, contro le istituzioni stesse di questo Paese, mai fragile come ora.

AGGIORNAMENTO DEL 16/02/2010: La strategia è ormai evidente: visto che non riescono ad ingabbiare Berlusconi, hanno deciso di togliere di mezzo tutto il PdL in una patetica riedizione di Mani Pulite. Facciano pure, se è la guerra che vogliono.

mercoledì, novembre 18, 2009

Il Pifferaio avvistato dal Corriere


Una volta tanto mi tocca fare tanto di cappello al Corriere della Sera che, lasciati per un momento i panni del giornalismo subdolo e subliminale che lo contraddistinguono, pubblica una perla di Pierluigi Battista che mette il dito nella piaga più purulenta e profonda del giornalismo italiano: l'ipocrisia.
Il ditino alzato a senso unico alternato, l'indignazione centellinata a seconda delle convenienze, la morale telecomandata dalle esigenze elettorali padronali o di bottega: tutte caratteristiche di una società malata nel profondo, composta da individui che partono dal presupposto che il prossimo è fondamentalmente un cretino da abbindolare, e non un proprio pari cui relazionarsi.
Inevitabilmente, a finire nel mirino di una critica di questo tipo non possono essere che quei soggetti che si espongono quotidianamente con gli atteggiamenti sopra descritti. E campione nazionale assoluto in questo sport è il quotidiano La Repubblica.
La storia è quella del colonnello Gheddafi e delle centinaia di ragazze (hostess? escort?) selezionate per la sua serata romana in base alle misure e all'aspetto. E' da giugno scorso che gli attributi degli italiani vengono stracciati minuziosamente con cadenza giornaliera circa il mercimonio della figura femminile che viene perpretato dai potenti maschi, con chiassoso contorno di gossip e cretinate assortiti. E la storia raccontata da alcune delle partecipanti non pare stavolta differente dalle altre. Ad esempio dalle perniciose attenzioni dedicate dai media alle hostess del G8 a L'Aquila, sorvolando sulle serate a Palazzo Grazioli.
Eppure, silenzio di tomba. Tutto bene. Tutto nella norma. Nonostante Gheddafi non sia esattamente un idolo della stampa nostrana. Nonostante si tratti di centinaia di giovani donne usate per una notte e poi ributtate in strada. Nonostante i 50 Euro di compenso pro capite gridino vendetta di fronte a qualsiasi "tribunale" morale, da qualsiasi parte li si guardi. Nonostante tutto.
Eh, ma c'è una ragione. L'avete già indovinata, proprio quella. Non c'entra Berlusconi.

Ipocrisia. Pochezza morale, mentale, civile e deontologica.

Si dirà: ma mica esistono solo il Corriere e Repubblica: nessun media si è "indignato". Vero. Ma siamo alle solite: chi si erge a Moralizzatore Totale deve poi stare attento a farlo sempre, altrimenti quel ditino alzato da strumento offensivo diventa un ridicolo simbolo di convenienza ed arroganza, e si ritorce contro chi lo sventola. Perché se l'unico accenno alla vicenda è un asettico articolo di cronaca, per di più scritto da una donna, c'è veramente qualcosa che non va. Dove sono le Dieci Domande al colonnello? Dov'è l'appello firmato dalla consueta fila di babbioni piagnucoloni? Dove sono le interrogazioni parlamentari? Dove stanno le articolesse di D'Avanzo ed i sermoni precotti di Travaglio?
Forse troppo impegnati a leccare il culo a Saviano, che ha pronunziato il Nome Magico e tutti dietro come i topi della fiaba? Eh.

mercoledì, ottobre 21, 2009

Ma chi è, tuo fratello?


Va bene che la politica non attira il rispetto dell'uomo della strada, ma la responsabilità di ciò è in capo principalmente ai media.
Un esempio? Il pessimo vezzo di praticamente tutti i giornali di chiamare col nome proprio le personalità politiche che intendono, in qualche modo, sbeffeggiare (nella foto, il Corriere della Sera), soprattutto e preferibilmente se non di sinistra. E così, il Presidente del Consiglio diventa "Silvio" ed il marito della Lonardo diventa "Clemente".
Fossi in loro, scriverei ai direttori dei quotidiani domandando loro se - per caso - siamo mai usciti a cena insieme.

mercoledì, settembre 02, 2009

E il Cav. si ruppe i coglioni

Finalmente, dopo quindici anni da incassatore, Silvio Berlusconi ha deciso di rispondere (quasi) colpo su colpo allo tsunami di insulti che lo investono ogni giorno che Dio manda in terra, provenienti per lo più dalla cosiddetta "stampa libera". Ieri l'altro Repubblica, oggi L'Unità. Che, tra parentesi, non ha alle spalle i fondi infiniti di De Benedetti e di Mediobanca: una causa milionaria, a meno di una colletta tra nostalgici baffoni con la piadina in bocca, può realmente seppellire in modo definitivo il già più volte zombificato quotidiano di Gramsci, ormai ridotto - alla stregua di Repubblica, del Corriere e de La Stampa - ad un ciclostilato da centro sociale sfigato.

Il politicamente corretto vorrebbe che, a questo punto, si scrivesse che una voce in meno nel panorama dell'informazione sarebbe sempre un male; ma al sottoscritto del politicamente corretto frega nulla e dico che non sarebbe poi tutta 'sta gran perdita. Anzi.

sabato, giugno 20, 2009

Lo spiato

Avete presente il video di Sky Tg24 che ritrae Silvio Berlusconi al telefono con il suo avvocato, Niccolò Ghedini?



Bene: questo video, più di ogni altra cosa, dimostra cosa succede attorno al Presidente del Consiglio. Ascoltate la voce di Berlusconi, ora considerate il luogo nel quale si svolge la scena. Cosa stona?
La voce è chiarissima, come se parlasse in un microfono posto accanto alla bocca. La sala era gremita di persone, c'era evidentemente un rumore di fondo fortissimo, eppure la voce di Berlusconi è chiarissima nonostante i due metri e più che lo separano dalla telecamera. Ma si sente anche un'altra cosa: vicinissimi, gli scatti delle fotocamere poste evidentemente nelle immediate vicinanze della telecamera che riprende la scena.
Ancora nessun sospetto? Non viene in mente nulla?
Per chi non ci fosse ancora arrivato, allora lo dico io: microfono direzionale. Quel pirla di Berlusconi ancora non ha capito che ha attaccata agli attributi una muta di coyote in calore, se si affaccia alla finestra in questo momento potrà con tutta probabilità vedere decine di questi coyote appostati con microfoni laser puntati sulle sue finestre, sperando che scorreggi per poi mandare in onda l'impresentabile peto, ovviamente sul sito de El Pais. E poter aggiungere, così, l'unicesima domanda: "Presidente, perché non le fa al mughetto?"

giovedì, maggio 14, 2009

Mirror climbing

Non contenti di seminare pelosa disinformazione e patetici arrampicamenti sugli specchi ogni giorno che Dio manda in terra, a Repubblica hanno deciso di tentare il tutto per tutto e, visto che le elezioni si avvicinano e le cose si mettono sempre peggio, di affidare a Giuseppe D'Avanzo una chilometrica "inchiesta multimediale" sulla ragazzina e sul "papi", che promette di andare avanti per settimane. Leggendola, è roba da farsi venire la pelle d'oca: nel fare domande e dare anche le risposte, si usa la stampa (Repubblica in primis) come leva per dimostrare la falsità o l'incoerenza delle dichiarazioni date da Berlusconi ed altri alla stampa stessa, il tutto a mezzo stampa. Come a dire, ci si affida a Rumsfield ed al suo staff per indagare sulle torture di Abu Ghraib e si usano le sue dichiarazioni per dimostrare che là non c'è mai nemmeno stato un carcere. O a Di Pietro e Marco Travaglio per dimostrare che Dell'Utri e Mangano sono due parrucconi progressisti iscritti all'Italia dei Valori.

Il ridicolo nel quale si immerge D'Avanzo e nel quale tira tutto il giornale (ma non è certo una novità) porta automaticamente ad un'unica azione: mettere bene da parte il link a quella "inchiesta multimediale" e rivederci subito dopo le elezioni per sommergerli di grasse e berlusconianissime risate.

martedì, febbraio 24, 2009

Diamo i numeri

Ci risiamo. Come ogni anno, in occasione della tavola rotonda "Violenza sulle Donne" organizzata dal Ministero degli Interni, i media si affrettano a puntualizzare che "solo il 7,8% degli stupri è commesso da romeni".

Tocca ripetersi. Anche un bradipo poco ferrato in aritmetica arriva a capire che si stanno confrontando mele con pere, ma i pennivendoli di casa nostra non ci arrivano: se si parla della totalità dei reati di violenza sessuale con stupro perpretati sull'intero territorio nazionale e sull'intera popolazione italiana non si può prendere il primo numero che capita (il 7,8%) e dire che "è piccolo". Piccolo rispetto a cosa?
La popolazione romena in Italia è pari a 625.278 unità, è cioè l'1,05% del totale. Gli stupri denunciati nel 2008 sono stati 4637, quindi quelli compiuti da romeni sono 361; il che significa che c'è - in media - uno stupratore conclamato ogni 1732 romeni (donne, bambini e ultranovantenni inclusi). E uno ogni 20207 italiani.
Sono questi sono i numeri da confrontare: le incidenze degli stupratori sulle popolazioni. Lo 0,005% per gli italiani, lo 0,06% per i romeni, un rapporto 1:12. Per ogni stupratore italiano ce ne sono, in Italia, dodici romeni. Donne, bambini e ultranovantenni inclusi. Altro che "solo il 7,8%".

mercoledì, maggio 14, 2008

Six Degrees

Incredibile a dirsi, Travaglio è riuscito nell'impresa che nessuno avrebbe mai immaginato: inimicarsi un collega di tutto rispetto come Giuseppe D'Avanzo. Che, in quanto a giornalismo d'assalto, di gusto spesso discutibile, è ben noto non essere secondo a nessuno, assieme al collega Bonini.


Complice l'attacco a testa bassa alla "casta" dei giornalisti (come se lui, Travaglio, fosse un fruttivendolo) perpretato assieme a Beppe Grillo ed ai suoi autori (Gomez, ecc.), D'Avanzo s'è sentito evidentemente punto sul vivo ed ha dato voce a ciò che tutte le persone minimamente oneste intellettualmente sanno, e cioè che Travaglio la fa costantemente fuori dal vasino. Del resto si sa: quando deve essere mandato in stampa un nuovo libello, serve un po' di palcoscenico.
Insincero, qualunquista, giornalista disonesto, mosso da interessi commerciali particolari, autore di spettacolini pirotecnici, vile, grossolano, cinico manipolatore, avvezzo a storti espedienti, secernente veleno: non ci è andato leggero, D'Avanzo, come del resto ci si poteva aspettare da uno del suo calibro. Ma va anche oltre: mette in campo una cosa nella quale è molto abile, lo scavare nella vita altrui per pescarne le magagne. Ed infatti, scava scava, trova una bella "collusione mafiosa" a scoppio ritardato pure per Travaglio, del tutto simile a quella che quest'ulitmo ha usato per diffamare Schifani.

Viene in mente la teoria dei Sei Gradi di Separazione, secondo la quale al massimo cinque "intermediari" di qualsiasi tipo separano qualsiasi essere umano da qualsiasi altro: siamo tutti mafiosi, dunque, "ma anche" tutti papi, centometristi, minatori, precari, parenti di Jean-Cyril Spinetta, aborigeni e vicini di casa di Travaglio. Con la differenza che quest'ultimo è riuscito ad estenderla anche nel tempo, oltre che nello spazio.
Miracoli del travaglismo.

**UPDATE del 15/05**
Travaglio ha risposto a D'Avanzo dalle pagine de La Repubblica (casa comune dei due), e lo ha fatto visibilmente "contrariato" e buttando all'aria quell'aura di impassibilità che si era faticosamente e meticolosamente costruita in TV, dove tutto era sotto il suo controllo.
La scomposta reazione per la serie "lei non si permetta di..." mostra in tutto il suo splendore il travaglismo applicato allo stesso Travaglio e chiude la questione una volta per tutte. Adieu.

[Immagine: da Wikipedia]

sabato, agosto 18, 2007

La Sindrome "B"

Povera Maria Laura Rodotà. Si potrebbe pensare ad una crisi da noia estiva, oppure ad un vuoto di ispirazione, ma no: la Nostra non è nuova a scenate del genere, ed oggi ha dato tutto il suo peggio.
Quante energie sprecate. Invece di preoccuparsi di un governucolo piccolo e dannoso, che sta portando l'Italia oltre il bordo del baratro (e lo fa sheeeeeeeeeeeriameeeente), la Rodotà si preoccupa - e pare preoccuparsi molto - della bigiotteria maschile "rubata" anch'essa, come già fu per "forza Italia!" e per le bandane, dal Nano Malefico.
Per lei va bene tutto, va bene un Caruso che sputa sui morti, va bene un Amato che si cala le mutande davanti al primo Imam terrorista, va bene Vischioppa che ci porta sul lastrico, va bene - anzi benissimo! - Veltroni-uomo-nuovo-4-stagioni (che come governa Roma è una favola!), va bene tutto. Ma la cordina con lo smeraldo no, quella proprio NO! NO!!

UPDATE: Forse voleva anche i capelli rossi.