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martedì, ottobre 27, 2009

Il travone di stato


Spero sia un refuso, anche se nutro poche speranze. Questo articolo del Corriere online da conto di "voci di procura" che lascerebbero intendere la non volontà di procedere contro Piero Marrazzo per il reato di peculato (è noto che andava a travestiti con l'auto blu).
Ma è la presunta motivazione a lasciare basiti: «[...] quanto al peculato, Marrazzo aveva diritto all'auto di servizio e con quella poteva andare dove voleva [...]», si legge nell'articolo.
Cioè, fatemi capire: il politico Marrazzo può andare a travestiti col lampeggiante pagato da me e scusi il disturbo, mentre il politico Berlusconi deve rendere conto, carte alla mano, di ogni goccia di kerosene consumata dal suo aereo (in rapporto al numero di persone a bordo) pena interrogazioni al Parlamento Europeo e la chiamata in causa di Amnesty International con annessi sermone scalfariano ed inchiestona stelliana?
Poi dici dei due pesi e delle due misure. E poi - soprattutto - dici che si estinguono. Ad uno ad uno.

sabato, agosto 01, 2009

A volte (quasi sempre) ritornano: il conflitto di interessi

Qualcuno, un paio di settimane fa, mi disse: "Guarda, è matematico: non appena scoppierà il bubbone pugliese e il fallimento della bufala morale sarà sotto gli occhi di tutti, vedrai che ritorneranno alla carica col conflitto di interessi".

Infatti, matematico. Veltroni (Veltroni?) presenta una ben poco originale proposta di legge che viene subito sottoscritta da tutte le opposizioni (poteva andare diversamente?) e che altro non è che la decima riedizione della norma ad personam con la quale si tenta di perpetuare la grande menzogna secondo la quale l'informazione italiana sarebbe in mani berlusconiane. E che, puntualmente, viene accantonata sul più bello, in quanto palesemente relativa ad un non-problema e sempre affossata da incombenze ben più serie ed urgenti. Tanto che l'unica (timida) legge in materia è stata prodotta da un governo di centrodestra, quasi per sfinimento.
E invece, no. Rieccoli alla carica. Sparate tutte le cartucce della questione morale, che quando non erano a salve si sono rivelate dei micidiali boomerang, ecco che torna in auge un evergreen dei desolati salotti della sinistra diversamente politica, quella che quando si prende una pausa dallo spiare dal buco della serratura di Villa Certosa cerca di sfilare Mediaset al suo più orribile nemico; chissà, forse in fondo in fondo spera che possa un giorno cadere nelle mani di De Benedetti (che ci ha già provato, rimediandone ceffoni ed avviando la guerra che continua ancora oggi), completando così l'occupazione totale dei mass media della quale abbiamo avuto un fulgido esempio durante l'ultimo governo Prodi con la vicenda sovietica dei consiglieri RAI.
Perché a lorsignori la "qualità" dell'informazione interessa come quella dell'educazione dei giovani o di qualsiasi altra cosa: zero. L'unica cosa cui tengono - e ci tengono moltissimo - sono le frequenze del digitale terrestre che il gruppo L'Espresso può accaparrarsi non appena liberate dagli "analogici" RAI e Mediaset, l'aiutare lo squalo Murdoch a contrastare Sua Emittenza (a proposito: del monopolio assoluto di Sky non parlano mai, alla faccia della "pluralità") ed evitare accuratamente di confrontarsi con Berlusconi e la sua maggioranza su temi politici, cosa nella quale - è noto - la sinistra non è ferrata.
In fondo, c'è da capirli: il conflitto di interessi è un tema squisitamente elettorale, una boutade da spendere per accaparrare facili voti antiberlusconiani (magari dipietristi...), e ad ottobre ci sono le primarie. E la cosa più bella è che stavolta non dovranno neanche fare la figuraccia dell'ultima volta, quando nei primi cento giorni del governo Prodi il tema, nonostante le roboanti e solenni promesse proprio di Veltroni che ne era il titolare, non fu neanche nominato: non dovranno governare un bel nulla, da novembre, quindi l'argomento è oggi doppiamente spendibile.

giovedì, novembre 22, 2007

Sono già all'opposizione

Non sono trascorse neanche quarantotto ore da Piazza S. Babila, i gazebo sono ancora caldi, il popolo del centrodestra - e non solo quello - sta ancora cercando di capire cosa sia successo. Ma loro, no. Loro hanno già capito tutto. Nelle loro menti si è formata, evidentemente, l'immagine del disastro; si è materializzato - di nuovo - il peggiore degli incubi. La parola d'ordine è: Guerra Preventiva.
La prima bordata parte pochissime ore dopo il fatale annuncio: è un timido tentativo, forse fallito in partenza, ma serve a saggiare il terreno, tentano lo stesso. Il colpo fa clamorosamente cilecca. Ma nello Stato Maggiore non si perdono d'animo e scatta l'operazione "Rovista nel Cassetto".
Decine di oscuri funzionari vengono risvegliati ed impiegati in una massiccia operazione di spulciamento, con un ordine preciso: scovare, negli archivi di Repubblica, qualsiasi inchiesta, rumor, voce di corridoio, bufala, ipotesi o complotto che sia stata tenuta in caldo nell'ultimo anno e mezzo.
Il compito è difficile, da aprile 2006 in avanti le priorità sono state altre, si è persa un po' la memoria di certi termini, certe paure, certe emergenze... ma all'improvviso la luce: eccola! Si si, si parla di televisioni, di controllo dell'informazione, di accordi segreti, di Bruno Vespa, di pericolo per la democrazia, perfino di Conflitto di Interessi, oh! gioia: le parole chiave ci sono tutte, anche il periodo è più che buono! 2004-2005, perfetto! OK, approvato, usiamo questa.

I giornalisti RAI sono incazzati. C'è indignazione contro quella che viene definita "cabina di regia", un organismo che avrebbe pilotato le notizie piegandole a una precisa strategia politica. Ne esce un documento, che chiede una legge sulla Rai che lasci i partiti fuori dall'azienda. La Rai si costituisce parte lesa, siamo ormai al capolinea: la Rai non può più essere di proprietà di un ministero, quello del Tesoro, un obbrobrio contenuto nella Gasparri.
Rai e Mediaset avevano un filo diretto e concordavano una strategia. Andavano in onda edizioni fotocopia dei tg Rai e Mediaset, nella cosiddetta "cabina di regia" c'erano esponenti politici, vicini a Berlusconi, capaci di dettare la loro legge.
Una vicenda di assoluta gravità, un'emergenza pubblica, è in discussione il diritto a essere informati. Un costume che offende le migliaia di giornalisti Rai e Mediaset che fanno onestamente il proprio mestiere. Bisogna che il Parlamento ponga mano subito alla legge sul conflitto di interessi.
Hanno paura, sono nel panico. C'è da coprire lo scandalo dell'okkupazione della RAI, la gente deve dimenticare che Padoa Schioppa si sarebbe già dovuto dimettere per la vicenda Petroni, ma soprattutto c'è da distrarre e mentire, c'è da bombardare piazza S. Babila. Sono comunisti, si muovono nel loro ambiente. Sono già all'opposizione.