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venerdì, luglio 10, 2009

Iran: "Attenti ai diritti"

Siamo al parossismo, al ridicolo. Il regime iraniano che si permette di ammonire l'Italia sulla libertà di manifestare pubblicamente! E' come se Cuba ci desse ordini su come trattare i clandestini, o se la Corea del Nord di "consigliasse" sulle strategie delle alleanze internazionali. O come se Di Pietro tenesse sermoni sulla democrazia.

Ma il Guardian potrà fare il suo nuovo editoriale preoccupato sul regime berlusconiano, per lo meno.

lunedì, giugno 01, 2009

Neanche con un fiore

Se il marito viene massacrato per ora solo mediaticamente dai sicari del Pd che lo accusano di pedofilia, è un sacrosanto diritto alla libera informazione; se la moglie viene quasi timidamente mezza in mezzo per avere da tempo una relazione con un altro uomo, viene additata al pubblico ludibrio con arcigna severità.

La signora non si tocca neanche con un fiore altrimenti le si da della mignotta, il signore invece lo si deve randellare proprio per dargli del puttaniere. Ah già, ma il signore si chiama Silvio Berlusconi, la signora no.

lunedì, maggio 25, 2009

Distrazioni

Ecco uno stralcio del drammatico appello che un gruppo di intellettuali, accademici, studiosi, comuni cittadini appartenenti all'antichissima etnia Baloch ha rivolto all'UNHCR (il cosiddetto "Alto Commissariato ONU per i Rifugiati"):
«[...] With respect to the Baloch Nation struggle for freedom, and abduction and cold-blooded murders of Baloch political leaders, we, the undersigned Baloch national and international organizations, and the Baloch people wish to draw your attention to the deteriorating human rights situation in Balochistan and to the abuse of human rights by the state fascist military organizations, illegal and extrajudicial abductions, tortures and killings of Baloch people and encourage your organization to take initiative to probe the cases and bring the perpetrators to the court of Justice.
After the lapse of a more then 45 days of the incidence of cold-blooded murders of Baloch political activists Ghulam Mohammad Baloch, Sher Mohammad Baloch and Lala Muneer Baloch by the Pakistani Military Intelligence Agency (MI) and Inter Services Intelligence (ISI). Until now not a single initiative has been taken neither by UNO, nor by UNHCR and nor by any other organization to probe the cold-blooded murders and bring the perpetrators to any court of justice. [...]»
E certo. Sono tutti impegnati a catalogare i crimini contro l'umanità dell'Italia.

[Immagine: balochwarna.com]

mercoledì, maggio 13, 2009

Le colpe dell'ONU

Apriamo bene tutte le orecchie. Tutti, soprattutto quegli esemplari farisei-anime-belle pronti ad indignarsi per il "razzismo strisciante di stampo leghista". Davide Giacalone ci spiega perché l'ONU non ha diritto di aprire bocca su quello che l'Italia decide e fa in materia di immigrazione clandestina.


«L’Onu ha grandi responsabilità, o, quanto meno, è colmo d’incapaci che aiutano il mercato degli schiavi ad essere fiorente. Visto che, al commissariato che si occupa dei rifugiati (Unhcr), non riescono a star zitti, è utile rinfrescare loro la memoria. E dato che non sono in grado, diciamogli anche che cosa dovrebbero fare. Il lettore scusi la pedanteria, ma questi ciarlieri e strapagati perditempo hanno stufato.

Cosa sia un “rifugiato” è stabilito dal primo articolo della convenzione relativa, firmata a Ginevra nel 1951. Può chiedere rifugio chi scappa da persecuzioni che abbiano ad oggetto la fede religiosa, la razza, la cittadinanza, l’appartenenza ad un determinato gruppo sociale o le opinioni politiche. Dato che non è ragionevole scappare da un Paese che l’Onu considera affidabile, sotto il profilo dei diritti umani e dell’assistenza ai rifugiati stessi, il punto E del sesto comma chiarisce: “La presente Convenzione non è applicabile alle persone che secondo il parere delle autorità competenti del loro Stato di domicilio hanno tutti i diritti e gli obblighi di cittadini di detto Stato”.

E, per evitare equivoci, poco dopo stabilisce che non è applicabile nemmeno alle persone che “hanno commesso un crimine grave di diritto comune fuori dal paese ospitante prima di essere ammesse come rifugiati”.

E veniamo alle cose pratiche: noi italiani saremmo degli incivili perché riaccompagniamo in Libia, dopo averli soccorsi, i barconi di migranti, fra i quali potrebbero esserci dei presunti rifugiati. Questa è la tesi dell’ex presidente dell’internazionale socialista, oggi a capo dell’Unhcr. La Libia, ci dice questo signore, non ha firmato la convenzione di Ginevra (grazie, lo abbiamo scritto noi per primi). Ebbene, abbia la cortesia di prendere una cartina geografica. Difficile credere che i migranti arrivino in Libia via mare, visto che da lì salpano per venire da noi. Arrivano via terra.

Quello che segue è l’elenco dei Paesi confinanti, e quella fra parentesi è la data, per ciascuno, dell’entrata in vigore della convenzione: Algeria (16 agosto 1992); Ciad (17 novembre 1981); Egitto (20 agosto 1981); Nigeria (21 gennaio 1968); Sudan (23 maggio 1974); e Tunisia (20 maggio 1956). Detto in modo diverso: ammesso e non concesso che il Paese di partenza non abbia aderito alla convenzione, per arrivare in Libia questa gente è, per forza, passata da un altro Paese, dove la convenzione è vigente. Perché non hanno chiesto lì, di essere rifugiati? Avrebbero fatto meno strada e corso meno pericoli.

L’Onu, anziché dedicarsi alla propaganda politica ed all’elaborazione di stupidaggini, potrebbe rendersi utile, perché visto che dall’Africa arrivano in tanti, sperando d’essere assistiti e rifugiati, la cosa più sensata è prenderli nel primo Paese convenzionato, anziché sottoporli al taglieggiamento dei criminali ed al rischio d’annegare. Quindi, scollino le chiappe dal lussuoso palazzo ginevrino, ed anziché regatare sul lago Lemanno si barcamenino in loco, rendendosi utili. Aprano dei begli uffici, o li rendano operativi, in uno od in tutti i Paesi elencati sopra, registrino le richieste, ne valutino la fondatezza ed assegnino delle destinazioni. Noi italiani prendiamo quelli che ci spettano, gli altri si rifugiano altrove.

Che fanno, invece, questi burocrati mondiali? Ci dicono: no, prima ve li prendete e poi esaminiamo. Naturale, a quel punto, che vengano tutti da noi, anche perché in Germania, in Francia, in Gran Bretagna ed in Grecia (per citare alcuni) l’immigrazione clandestina è un reato, mentre in Spagna no, ma provvedono sparando alle frontiere. Noi, invece, li soccorriamo, li facciamo sbarcare, e poi ci mettiamo mesi per capire chi sono, da dove veramente vengono e se hanno diritto all’asilo. I rifugiandi li mettiamo in albergo, come capita al Cara (centro assistenza richiedenti asilo) di Arcinazzo, vicino Frosinone, gestito dall’arciconfraternita del Santissimo Sacramento e di San Trifone, dove la località turistica li fa villeggiare e li cura, a spese della collettività. Il sindaco dice anche che è un affare, visto che ci lavorano una quarantina di persone, mentre il proprietario dell’albergo non crede alle sue tasche, così trasformando un’economia sana in economia assistita, con la scusa dell’assistenza. Un capolavoro. In Svizzera, dove gli straparlanti commissari alloggiano, una roba simile non la permettono neanche se gli dichiari guerra.

La solare evidenza è un’altra: quei disperati sui barconi non sono perseguitati, sono morti di fame che, legittimamente, cercano una vita migliore. Solo che l’ignavia dell’Onu li consegna ai mercanti d’esseri umani e l’arroganza dell’Unhcr pretende di rifilarceli tutti perché siamo i più vicini via mare, i più esposti e quelli che non considerano reato la clandestinità. C’è un limite, e questi signori lo hanno superato».

Amen.

venerdì, maggio 01, 2009

L'intercessione del boia

Curiosa richiesta, quella di Iran Human Rights, che si appella all'ONU affinché faccia pressioni sul governo iraniano per interrompere la scia di sangue delle impiccagioni di minorenni.

Infatti fu proprio l'ONU, non più di due settimane fa, a tributare all'islamofascista Ahmadinejad una servile e deferente cerimonia di benvenuto, manco fosse stato il Papa. Come si può chiedere al più bieco covo di terzomondisti razzisti di intercedere per i diritti umani di chicchessia? E' come chiedere al boia di intercedere per la propria esecuzione.

giovedì, aprile 30, 2009

Apartheid e superiorità

Quando accade, in un paese che dovrebbe essere libero e democratico, che una categoria di esseri umani viene costretta nel tempo, nello spazio e nella forma a sottostare a dettami imposti da un'altra categoria di esseri umani senza alcun apparente motivazione logica, sociale, civile, di ordine pubblico o di superiore interesse della collettività, ma unicamente per il proprio credo religioso, allora si applica pacificamente il concetto di apartheid.

Stabilire a priori e forzatamente un orario, un luogo, un abbigliamento ed un codice di comportamento per una categoria di donne (quelle islamiche), isolandola da qualsiasi contatto con il resto del mondo, è esattamente come relegare i negri nei dieci posti in fondo all'autobus. E tutto alla luce del sole, sotto l'amorevole cappella della Santa Costituzione, con l'approvazione plaudente delle anime belle e progressiste e dei preti da talk show che si gongolano nel successo dell'integrazione.
Attenzione (che già vedo il ditino alzato dei soliti noti): qui non si sta parlando, tanto per fare un esempio, del divieto alle donne di officiare la Messa cattolica, quelle sono regole interne ad una religione che riguardano le pratiche religiose durante le celebrazioni religiose; inoltre, celebrare messa non è un diritto fondamentale dell'uomo (o della donna). Poter accedere agli impianti sportivi della città ove si abita, invece, lo è. Così come camminare per la strada o sedere nel posto davanti sull'autobus. Lo stabilisce la Santa Costituzione. Sì, proprio quella con la quale ci stracciano i maroni ogni tre minuti proprio quelle stesse persone che, oggi, sono felici del "grande passo in avanti" compiuto dalle donne islamiche. Oh sì, verso il precipizio.
E noialtri non stiamo messi tanto meglio, beninteso. Ogni diritto negato ad una categoria di persone è un diritto negato a tutti gli individui che insistono sulla medesima società, a prescindere dai colori, dalle religioni, dai credi politici o da cosa c'è sotto i vestiti. Se non altro, per opposta reazione: in definitiva a me, che non sono certo donna islamica, è comunque vietato l'accesso a quell'impianto sportivo, in quell'orario, non perché sotto manutenzione o perché in riposo settimanale, ma perché c'è in vigore l'apartheid ad ore. Altro che "civiltà superiore": le società sedicenti "occidentali" (Chiesa cattolica compresa) stanno sistematicamente svendendo il vantaggio sociale e civile accumulato nei secoli nei confronti di quelle islamiche per un assurdo, masochista e pericolosissimo senso di colpa misto ad una paura fottuta.

P.S.: Chissà cosa ne pensa l'indomita neo-paladina dei diritti femminili, tal Miriam Raffaella Bartolini.

martedì, febbraio 17, 2009

Fonda TV islamica anti-pregiudizi, poi decapita la moglie

Nel 2004 Muzzammil Hassan, 44 anni originario del Pakistan (a destra nella foto), stanco dei "pregiudizi" dei quali - a suo dire - i musulmani d'america sarebbero vittime dopo l'11 Settembre, decide di fondare Bridges TV, un network televisivo con base a Buffalo, NY grazie al quale educare le masse statunitensi circa le bellezze dell'Islam e la civiltà dei suoi fedeli/cittadini.

«Questo [gli USA post-11 Settembre, ndr.] non è un buon ambiente per i bambini, quantomeno per crescere bambini, dovrebbe esserci un qualche tipo di media che faccia sì che gli americani sappiano chi sono i musulmani, chi sono gli arabi, e che noi siamo brava gente» ha affermato l'8 novembre 2006 Aasiya Zubair Hassan, 37 anni, moglie di Muzzammil Hassan, parlando della mission del network fondato dal marito.
Il quale amorevole marito, giovedì scorso - il 12 febbraio 2009 - ha pensato bene di decapitarla a causa della richiesta di divorzio avanzata dalla donna che aveva, a sua volta, indotto un giudice a disporre l'allontanamento dell'uomo dal talamo a partire dal 6 febbraio, dal momento che il buon Muzzammil la picchiava ogni santo giorno da anni.
Ora, come tutti sanno, questo per un uomo pio e devoto dell'Islam è un affronto inimmaginabile, e Muzzammil ci ha mostrato che - in effetti - era proprio una brava persona.

venerdì, novembre 03, 2006

Scudi umani

Ecco la vera guerra asimmetrica: 20 miliziani armati circondati da oltre 400 civili (in maggioranza donne) a far da scudo. Questa la tattica utilizzata da Hamas per contrastare l'esercito israeliano che sta tentando di stanare un gruppo di guerriglieri asserragliati in una moschea di Beit Hanun (a nord di Gaza); l'assedio è in atto in quanto Israele ritiene quei palestinesi responsabili di numerosi lanci di razzi Qassam avvenuti nelle ultime settimane.
Due donne-scudo sono morte.

domenica, ottobre 22, 2006

Indifendibile Cuba

E pensare che c'è ancora (anche e soprattutto qua in Italia, nel 2006) chi ritiene Cuba un modello di civiltà da importare. Reporters Senza Frontiere pare non essere d'accordo, e sospetto che non siano gli unici.
Certi miti, crescendo e guadagnando consapevolezza, dovrebbero essere destinati a cedere il passo all'onestà intellettuale (e non); l'Isola Che Non C'E', in questo caso, c'è eccome, purtroppo.