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sabato, febbraio 16, 2008

Indecenza

«Sono orgoglioso di potervi annunciare la prima candidatura del Partito democratico alle prossime elezioni: e' quella di Antonio Boccuzzi, operaio della Thyssen, sindacalista, unico sopravvissuto dei sette che quella notte si trovavano sulla linea cinque.»
Walter Veltroni, Roma, 16 febbraio 2008

Neanche i genitori di Carlo Giuliani arrivarono a tanto.

mercoledì, novembre 14, 2007

L'okkupazione

Dopo la cultura, la pace, la moralità, la s(k)uola, la sociologia, l'ambiente, il governo, il cinema, l'arte, la grande distribuzione, la storia, la giustizia, la globalizzazione, la carta stampata, la satira, l'antipolitica è ora il turno della politica ad essere appannaggio esclusivo della sinistra. Cosa rimane?

giovedì, febbraio 15, 2007

«Berlusconi fa schifo»

Sembra uno slogan da scuola media di un quarto di secolo fa, tipo che so... "W LA GNAGNA" o "ABBASSO LA MAESTRA", eppure è l'espressione usata dal segretario dei Comunisti Italiani Oliviero Diliberto nei confronti dell'ex-premier.
Che dire, tutto un programma. Fallito su tutta la linea, chiuso sotto chiave da Prodi per la giornata di sabato a Vicenza, incapace di una parola di distinguo convincente nei confronti delle nuove BR, ultimo tra gli ultimi che possono rappresentare uno straccio di politica in questo disgraziato paese, il Nostro non trova di meglio che sbattere i piedi e scribacchiare sul muro del cesso il suo insulto puerile. Chissà, forse voleva farci ridere. Almeno speriamo che sia così.

venerdì, novembre 17, 2006

E la sinistra scopre che la "sua" scuola è marcia

Il re è nudo. «Bullismo e violenza sul web: i video della scuola malata» titola allarmato La Repubblica online. Ma che bella scoperta, rispondo io. Ci vuole un genio per scoprire che il bombardamento di anarchia cui sono soggetti da decenni gli alunni non può che produrre una "scuola malata"? Ci vuole uno scoop per "scoprire" che nelle aule detta legge il più forte (tra gli alunni), e che gli insegnanti devono entrare in punta di piedi e chiedere scusa di esistere? Ci vuole uno "scandalo", un altro "allarme" o "emergenza" per realizzare che, con queste premesse, la società non può che essere quella che è: sbandata, senza valori, arraffa-tutto, boriosa, menefreghista e incattivita fino al midollo?

Ma chi è responsabile di tutto ciò? Chi gestisce il sistema-scuola, verrebbe da dire. Giusto. E chi lo gestisce? Nessuno. Ecco il vero problema. O meglio è guidato con frusta e paraocchi da entità che nulla hanno a che fare con i concetti di educazione ed apprendimento. Entità che badano unicamente a forgiare generazioni di pecore acefale da telecomandare comodamente dopo qualche anno. Questa è la vera violenza sui minori, e perpetrata in massa. Col silenzioso assenso di tutti, altrimenti sei fascista.

In altre realtà (veramente civili) la scuola è il pilastro sul quale è fondato tutto: di là escono cittadini, studiosi, lavoratori, scienziati, preti, politici e spazzini. Se - in condizioni normali - ne esce un disoccupato, è perché è un idiota. E se va male qualcosa, è dalla scuola che si comincia a ritarare il sistema. Non ci vuole un genio.
Da noi, no. Da noi "plessi" e "circoli" vomitano orde di nullafacenti abituati a fare la prima cosa che passa loro per la testa e a dire ciò che neanche ci è passato.

Grembiulino, in piedi all'appello e dare "del lei" quindi? Assolutamente si. Come durante il servizio di leva militare, quando c'era: a cosa servivano tutte quelle pratiche apparentemente inutili? A formare. A mettere le cose nel loro ordine naturale. L'unico ordine rispettando il quale le cose medesime possono funzionare.

Libertà. Espressione. Autodeterminazione. Coscienza di sé e delle proprie capacità. Diritto alla conoscenza. Tutto bello, tutto giusto.
Ma anche e soprattutto e prima di tutto disciplina. Rispetto. Inviolabilità della libertà altrui. Senso civico e del dovere. Responsabilità verso sé stessi e la società.
Perché se una società permette ad un brufoloso sedicenne di puntare una pistola giocattolo alla tempia dell'insegnante apostrofandolo "Ehi, prof!", quella società commette suicidio.
E non saranno né un "Piano di Offerta Formativa" né una maglietta di Guevara a salvarla.

sabato, ottobre 28, 2006

Choc? Che fastidio questa parola...

Entrata ormai a far parte del lessico comune del "giornalese", il termine "choc" (letteralmente "spavento", "scossa"), affettata versione francofona dell'anglosassone "shock", viene abusato giornalmente ogniqualvolta c'è da mostrare qualcosa che "turba profondamente" o "scuote le coscienze". Almeno, questo sarebbe l'intento.
Perché il più delle volte, si vuol far passare per "choccante" (bleah!) roba che, a ben vedere, proprio non lo è. Dalle confessioni ("outing") dei VIP alle uscite di questo o quel allenatore di calcio, dalla ripresa "alla real-TV" fatta passare al TG, alle foto della modella mentre si "buca". Tutta roba di terza serie buona solo per solleticare il guardone feticista che, in misure diverse, è in ognuno di noi.
A volte, però, qualcosa emerge dalla melma. Un nome su tutti: Abu Ghraib. Ma non tanto per le immagini che hanno fatto il giro del mondo (nei film che vediamo tutte le sere c'è ben di peggio), quanto per l'idea stessa del "democratizzatore" che fa il barbaro. Incoerenza, pessimo esempio e vergogna. Ecco il vero "choc", quello delle coscienze.
Ma attenzione. In questi giorni, un nuovo "scandalo" tiene banco nei media: le foto dei soldati tedeschi che si trastullano con ossa trovate in mezzo al deserto afghano. C'è chi si diverte con poco, certamente. Ma da questo a parlare di shock ce ne corre.
Primo perché un conto è torturare gente viva e vegeta, altro è farsi fotografare con le ossa di chissà chi trovate in mezzo al nulla (magari era un antico cimitero che con la guerra non c'entrava nulla); secondo perché non c'è proprio nulla di scioccante in alcuni individui che, forse per esorcizzare forse per pura spacconeria, compiono uno dei gesti più infantili: il farsi immortalare (faccia compresa) in una idiozia simile.
Questa è solo materia per i media ed i benpensanti, che avranno di che stracciarsi le vesti per qualche giorno, piangendo sulla decadenza della civiltà occidentale e sull'ingiustizia delle guerre. Amen.

martedì, ottobre 24, 2006

Dàlli all'imbrattatore!

Un sussulto di raro senso civico pare scuotere l'amministrazione capitolina: il prefetto Achille Serra, per mezzo del Comitato Provinciale per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica, ha disposto il divieto di vendita notturna di bottiglie di vetro in alcune zone del centro storico ed un generale "inasprimento dei controlli" contro il degrado urbano derivante dal comportamento incivile di chi getta cartacce, rompe bottiglie e insozza le strade con i propri rifiuti.
Ma il sindaco Veltroni va oltre, e cavalca: verrà denunciato per danneggiamento chi imbratta muri, saracinesche e portoni con lo spray. Non solo: chi acquista bombolette di vernice spray dovrà essere identificato, ed il gestore che venisse trovato inadempiente a queste norme si vedrebbe l'esercizio a rischio chiusura. Bum.

Non so perché, ma fermo restando che il mestiere del "graffitaro" fatto usando le proprietà altrui (o pubbliche, che è la stessa cosa) è quanto di più odioso ed incivile mi possa venire in mente, al di là del fatto che non dovrebbe esserci bisogno di alcun "sussulto di senso civico" per riaffermare una cosa tanto ovvia, ho paura che cotanto slancio si infrangerà inevitabilmente sul muro (anch'esso imbrattato) dei "diritti" e del garantismo a scartamento ridotto tipico dei nostri sinistri tempi.