giovedì, febbraio 05, 2009
mercoledì, febbraio 04, 2009
Eluana Englaro, viva
«Lei è una donna. Una donna di trentotto anni: ha la mia stessa età. Ha il ciclo mestruale come ogni donna. Apre gli occhi di giorno e li chiude la notte. Respira benissimo e da sola, serenamente. Il suo cuore batte da solo, tenace e forte. Ci sono momenti nei quali forse sorride e altri nei quali forse socchiude gli occhi. Ma quanti sanno davvero che Eluana non è attaccata a nessuna macchina? Quanti sanno che nella sua stanza non c’è un macchinario, ma due orsacchiotti di peluche sul suo letto? Che non ha una piaga da decubito? Che in diciassette anni non ha preso un antibiotico?»
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martedì, febbraio 03, 2009
Quei miserevoli mille Euro
Che Giovanni Petrali, il tabaccaio milanese che nel 2003 sparò ed uccise un rapinatore e ne ferì un altro, abbia esagerato di fronte alla legge è un fatto pressoché pacifico. Magari di fronte al senso comune, ampiamente stressato dai livelli di criminalità raggiunti nel nostro Paese, lo è un po' di meno; ma di fronte alla legge, quasi certamente lo è (la sentenza è attesa a breve). Del resto, correre dietro ai due sparando otto colpi con una pistola in mezzo alla strada, brandendo una scopa con l'altra mano, e poi quasi ballare attorno al cadavere di uno dei due esultando ed insultando quello sopravvissuto, il tutto ormai a duecento metri dal luogo della rapina, se da un lato può far stare meglio (sempre feccia è, in fondo), dall'altro è... come dire... leggermente fuori dalle regole.
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lunedì, febbraio 02, 2009
Il Sobbalzo è uguale per tutti
C'era una volta la Legge. Poi venne Travaglio, e fu il Sobbalzo.
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domenica, febbraio 01, 2009
L'abbiamo perso
Povero Walter. Ora che ha finalmente capito che prendersela con Berlusconi non fa che portare altri volti al Pdl, che prendersela con Di Pietro è controproducente, che prendersela con D'Alema è masochista, che prendersela con i giudici non è nelle sue corde... finalmente libero da tutti questi impegni di alta opposizione politica, ha deciso di darsi al cazzeggio tout court ed ha lanciato nientemeno che la sua "Rivoluzione Verde".
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venerdì, gennaio 23, 2009
Hamas Show, ultimo atto
Com'era da copione, la propaganda di Hamas ha raggiunto ora la fase della solidarietà, quella più spudorata: "risarcire le vittime degli israeliani". Ovviamente, le agenzie di stampa occidentali fanno a gara a chi ci casca prima con tutte le scarpe.
Quand'anche fosse vero che Hamas avesse quasi 30 milioni "di Euro" da distribuire ai palestinesi -- cosa alquanto opinabile, essi saprebbero tanto di salario per il bravo scudo umano che ha fatto il suo dovere.
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giovedì, gennaio 22, 2009
La scoperta dell'acqua calda
GAZA - «Andatevene, andatevene via di qui! Volete che gli israeliani ci uccidano tutti? Volete veder morire sotto le bombe i nostri bambini? Portate via le vostre armi e i missili», gridavano in tanti tra gli abitanti della striscia di Gaza ai miliziani di Hamas e ai loro alleati della Jihad islamica. I più coraggiosi si erano organizzati e avevano sbarrato le porte di accesso ai loro cortili, inchiodato assi a quelle dei palazzi, bloccato in fretta e furia le scale per i tetti più alti. Ma per lo più la guerriglia non dava ascolto a nessuno. «Traditori. Collaborazionisti di Israele. Spie di Fatah, codardi. I soldati della guerra santa vi puniranno. E in ogni caso morirete tutti, come noi. Combattendo gli ebrei sionisti siamo tutti destinati al paradiso, non siete contenti di morire assieme?». E così, urlando furiosi, abbattevano porte e finestre, si nascondevano ai piani alti, negli orti, usavano le ambulanze, si barricavano vicino a ospedali, scuole, edifici dell’Onu. In casi estremi sparavano contro chi cercava di bloccare loro la strada per salvare le proprie famiglie, oppure picchiavano selvaggiamente. «I miliziani di Hamas cercavano a bella posta di provocare gli israeliani. Erano spesso ragazzini, 16 o 17 anni, armati di mitra. Non potevano fare nulla contro tank e jet. Sapevano di essere molto più deboli. Ma volevano che sparassero sulle nostre case per accusarli poi di crimini di guerra», sostiene Abu Issa, 42 anni, abitante nel quartiere di Tel Awa. «Praticamente tutti i palazzi più alti di Gaza che sono stato colpiti dalle bombe israeliane, come lo Dogmoush, Andalous, Jawarah, Siussi e tanti altri avevano sul tetto le rampe lanciarazzi, oppure punti di osservazione di Hamas. Li avevano messi anche vicino al grande deposito Onu poi andato in fiamme E lo stesso vale per i villaggi lungo la linea di frontiera poi più devastati dalla furia folle e punitiva dei sionisti», le fa eco la cugina, Um Abdallah, 48 anni. Usano i soprannomi di famiglia. Ma forniscono dettagli ben circostanziati. E’ stato difficile raccogliere queste testimonianze. In generale qui trionfa la paura di Hamas e imperano i tabù ideologici alimentati da un secolo di guerre con il «nemico sionista». Chi racconta una versione diversa dalla narrativa imposta dalla «muhamawa» (la resistenza) è automaticamente un «amil», un collaborazionista e rischia la vita. Aiuta però il recente scontro fratricida tra Hamas e Olp. Se Israele o l’Egitto avessero permesso ai giornalisti stranieri di entrare subito sarebbe stato più facile. Quelli locali sono spesso minacciati da Hamas. «Non è un fatto nuovo, in Medio Oriente tra le società arabe manca la tradizione culturale dei diritti umani. Avveniva sotto il regime di Arafat che la stampa venisse perseguitata e censurata. Con Hamas è anche peggio», sostiene Eyad Sarraj, noto psichiatra di Gaza city. E c’è un altro dato che sta emergendo sempre più evidente visitando cliniche, ospedali e le famiglie delle vittime del fuoco israeliano. In verità il loro numero appare molto più basso dei quasi 1.300 morti, oltre a circa 5.000 feriti, riportati dagli uomini di Hamas e ripetuti da ufficiali Onu e della Croce Rossa locale. «I morti potrebbero essere non più di 500 o 600. Per lo più ragazzi tra i 17 e 23 anni reclutati tra le fila di Hamas che li ha mandati letteralmente al massacro», ci dice un medico dell’ospedale Shifah che non vuole assolutamente essere citato, è a rischio la sua vita. Un dato però confermato anche dai giornalisti locali: «Lo abbiamo già segnalato ai capi di Hamas. Perché insistono nel gonfiare le cifre delle vittime? Strano tra l’altro che le organizzazioni non governative, anche occidentali, le riportino senza verifica. Alla fine la verità potrebbe venire a galla. E potrebbe essere come a Jenin nel 2002. Inizialmente si parlò di 1.500 morti. Poi venne fuori che erano solo 54, di cui almeno 45 guerriglieri caduti combattendo». Come si è giunti a queste cifre? «Prendiano il caso del massacro della famiglia Al Samoun del quartiere di Zeitun. Quando le bombe hanno colpito le loro abitazioni hanno riportato che avevano avuto 31 morti. E così sono stati registrati dagli ufficiali del ministero della Sanità controllato da Hamas. Ma poi, quando i corpi sono stati effettivamente recuperati, la somma totale è raddoppiata a 62 e così sono passati al computo dei bilanci totali», spiega Masoda Al Samoun di 24 anni. E aggiunge un dettaglio interessante: «A confondere le acque ci si erano messe anche le squadre speciali israeliane. I loro uomini erano travestiti da guerriglieri di Hamas, con tanto di bandana verde legata in fronte con la scritta consueta: non c’è altro Dio oltre Allah e Maometto è il suo Profeta. Si intrufolavano nei vicoli per creare caos. A noi è capitato di gridare loro di andarsene, temevamo le rappresaglie. Più tardi abbiamo capito che erano israeliani». E’ sufficiente visitare qualche ospedale per capire che i conti non tornano. Molti letti sono liberi all’Ospedale Europeo di Rafah, uno di quelli che pure dovrebbe essere più coinvolto nelle vittime della «guerra dei tunnel» israeliana. Lo stesso vale per il “Nasser” di Khan Yunis. Solo 5 letti dei 150 dell’Ospedale privato Al-Amal sono occupati. A Gaza city è stato evacuato lo Wafa, costruito con le donazioni «caritative islamiche» di Arabia Saudita, Qatar e altri Paesi del Golfo, e bombardato da Israele e fine dicembre. L’istituto è noto per essere una roccaforte di Hamas, qui vennero ricoverati i suoi combattenti feriti nella guerra civile con Fatah nel 2007. Gli altri stavano invece allo Al Quds, a sua volta bombardato la seconda metà settimana di gennaio. Dice di questo fatto Magah al Rachmah, 25 anni, abitante a poche decine di metri dai quattro grandi palazzi del complesso sanitario oggi seriamente danneggiato. «Gli uomini di Hamas si erano rifugiati soprattutto nel palazzo che ospita gli uffici amministrativi dello Al Quds. Usavano le ambulanze e avevano costretto ambulanzieri e infermieri a togliersi le uniformi con i simboli dei paramedici, così potevano confondersi meglio e sfuggire ai cecchini israeliani». Tutto ciò ha ridotto di parecchio il numero di letti disponibili tra gli istituti sanitari di Gaza. Pure, lo Shifah, il più grande ospedale della città, resta ben lontano dal registrare il tutto esaurito. Sembra fossero invece densamente occupati i suoi sotterranei. «Hamas vi aveva nascosto le celle d’emergenza e la stanza degli interrogatori per i prigionieri di Fatah e del fronte della sinistra laica che erano stato evacuati dalla prigione bombardata di Saraja», dicono i militanti del Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina. E’ stata una guerra nella guerra questa tra Fatah e Hamas. Le organizzazioni umanitarie locali, per lo più controllate dall’Olp, raccontano di «decine di esecuzioni, casi di tortura, rapimenti nelle ultime tre settimane» perpetrati da Hamas. Uno dei casi più noti è quello di Achmad Shakhura, 47 anni, abitante di Khan Yunis e fratello di Khaled, braccio destro di Mohammad Dahlan (ex capo dei servizi di sicurezza di Yasser Arafat oggi in esilio) che è stato rapito per ordine del capo della polizia segreta locale di Hamas, Abu Abdallah Al Kidra, quindi torturato, gli sarebbe stato strappato l’occhio sinistro, e infine sarebbe stato ucciso il 15 gennaio. Lorenzo Cremonesi Fonte: Il Corriere della Sera online Stampatevelo bene in testa, voialtri adoratori di Hamas e difensori a spada tratta delle "vittime dei sionisti", leggete bene il labiale: «Ci impedivano di lasciare le case e da lì sparavano». Chiaro?DUBBI SUL NUMERO DELLE VITTIME: POTREBBERO ESSERE 600 E NON 1.300
«Così i ragazzini di Hamas
ci hanno utilizzato come bersagli»Abitanti di Gaza accusano i militanti islamici: «Ci impedivano di lasciare le case e da lì sparavano»
21 gennaio 2009
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mercoledì, gennaio 21, 2009
sabato, gennaio 17, 2009
Lucia Annunziata la markettara
Il finale lo conosciamo ormai tutti: Lucia Annunziata, ex presidentessa della RAI, ora conduttrice della trasmissione (sempre RAI) "In 1/2 Ora", finita più volte nel mirino dei garanti e delle autorità per le ripetute violazioni della "par condicio" durante le campagne elettorali passate, e protagonista di un increscioso episodio quando Berlusconi - presidente del Consiglio - abbandonò polemicamente la sua trasmissione, ebbene proprio lei, ospite di Santoro a Annozero, s'è tolta con tutta probabilità un sassolino dalla scarpa ed ha fatto notare al raìs in studio che anche la sua conduzione, "al 99,9% schierata a favore della Palestina", non è che poi fosse tanto obiettiva. E parlava da esperta (anche se avrebbe dovuto dire "schierata a favore di Hamas", ma fa nulla, semplifichiamo). Dopo pochi secondi, si alza, si toglie il microfono e replica la scena di Berlusconi andandosene via (lui era però meno arrabbiato).
Bene. Se si scorrono le cronache sui quotidiani e su Internet, l'idea che ci si fa è che la Annunziata fosse talmente schifata dalla parzialità di Santoro e del conseguente taglio filo-palestinese dato alla sua trasmissione, da non aver potuto sopportare oltre ed aver dovuto alzarsi ed andarsene.
E giù di critiche dalle anime belle (ad esempio Edmondo Berselli su Repubblica), che danno sostanzialmente della cretina alla Annunziata dicendo che "doveva sapere a cosa andava incontro, partecipando a Annozero", intendendo che non poteva certo aspettarsi tutto uno sventolìo di bandiere con la stella di David. Insomma, una imprudente e tutto sommato sempliciotta ragazza di campagna andata allo sbando nel mare della sua superficialità. Che, per di più ed orrore! - ha osato criticare il totem palestinese.
E invece no. Io non provo alcuna simpatia per Lucia Annunziata, che trovo odiosa e faziosa quasi come Santoro, ma stavolta devo prendere le sue difese ed invitare il lettore ad ascoltare bene cosa Santoro le dice e - soprattutto - cosa la Annunziata bofonchia mentre se ne va via.
E' evidente che la ragione dell'abbandono non è la faziosità della trasmissione in qualche modo per lei insopportabile, ma il fatto che Santoro le ha sostanzialmente dato della puttana, nel migliore dei casi della markettara. Certo: professionalmente parlando; ma il senso era inequivocabilmente quello.
Quindi, l'80% della stampa italiana (e buona parte della blogosfera -- ecco un esempio lampante) da ieri conta balle. Occhio a cosa si legge o si ascolta, quando c'è di mezzo Santoro (ed il suo amichetto Travaglio) ciò che sembra non è mai ciò che è. Mai.
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venerdì, gennaio 16, 2009
Eufemismi
Non prendo posizione sul merito della questione, mi preme solo sottolineare l'eufemismo politicamente corretto col quale La Repubblica si riferisce all'eutanasia di Eluana Englaro:
Anche la clinica di Udine dice no a Eluana
Il comunicato arriverà nelle prossime ore. Il consiglio d'amministrazione ha votato diviso, ma ha prevalso la linea della porta chiusa. Ora Beppino Englaro ha due strade: il ricorso al Tar lombardo, o la ricerca di un'altra struttura disponibile ad accompagnare la ragazza alla morte naturale
La parte finale dell'ultima frase del sunto all'articolo è disarmante per il suo incoerente distacco dalla realtà ed è la cifra dell'incapacità - tutta umana, prima che politica - nell'affrontare obiettivamente argomenti come questo.
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giovedì, gennaio 15, 2009
La parte da cui stare
Nessuna "tregua" tra Israele e Hamas, razzi e bombe continuano a volare, e qualcuno (legittimamente) inizia a chiedersi da che parte stare. Bella domanda. Vediamo un po'.
Allora, vogliamo stare davanti o dietro la carrozzina?
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D'Alemah e i suoi fratelli
D'Alema colpisce ancora, ed incassa i complimenti dei leader arabi. Facile, del resto: per lui è sufficiente continuare a fare quello che fa da sempre, lisciare il pelo ai fratelli col turbante da bravo nostalgico dei tempi che furono.
mercoledì, gennaio 14, 2009
Gaza è un campo di prigionia pensato e voluto dai Paesi arabi
I veri palestinesi sono moderati
Tralasciamo il «Morte agli ebrei» su alcune bandiere durante le manifestazioni di Bruxelles, Parigi o Madrid. Tralasciamo il sindacato italiano della Flaica-Cub che in «segno di protesta» contro l'operazione israeliana a Gaza fa un appello — avvenimento senza precedenti in Europa, da tre quarti di secolo — a «non comprare più nulla nei negozi appartenenti a membri della comunità ebraica». Non avrò la crudeltà di insistere sull'asse, a dir poco nauseabondo, che si forma quando la signora Buffet ( dirigente del partito comunista francese, n.d.t.), il signor Besançenot ( dirigente di un nuovo partito anticapitalista N.P.A, n.d.t.) e altri vengono raggiunti in testa di corteo dal faurissoniano ( Robert Faurisson, celebre negazionista, n.d.t.) Dieudonné ( attore comico francese, n.d.t.) o quando il suo degno compare, Jean-Marie Le Pen, si unisce al coro per paragonare la Striscia di Gaza a «un campo di concentramento». Per un caso, proprio da Ramallah, capitale dell'Autorità palestinese, e poi da Sderot, la città israeliana alla frontiera di Gaza continuo bersaglio del fuoco dei razzi Qassam, scopro le immagini di simili manifestazioni di sostegno alla «causa palestinese». Proprio da questi due luoghi, vedo le folle di europei urlanti, vociferanti e scatenati: le immagini scorrono mentre sono in compagnia di persone la cui sola preoccupazione resta, malgrado le bombe, le sofferenze e i morti, quella di non perdere mai il filo della convivenza e del dialogo. Voglio dunque aggiungere alcune riflessioni a quelle già fatte nei giorni scorsi e che hanno dato vita, da parte degli internauti di Point, a una enorme serie di reazioni. Primo. Che sollievo vedere i palestinesi veri, reali, anziché quelli immaginari che, in Francia, pensano di fare la resistenza prendendo di mira le sinagoghe! I primi, lo ripeto, si impongono di essere moderati e con ammirevole sangue freddo si sforzano di mantenere le chance della convivenza di domani; i secondi sono rabbiosi, più radicali dei radicali, pronti alla violenza, nelle strade di tutta Europa, fino all'ultima goccia di sangue dell'ultimo palestinese. I primi considerano e riflettono, sanno che niente in questa storia è tutto nero o tutto bianco, e conoscono la schiacciante responsabilità di Hamas nel disastro in cui sta precipitando il loro popolo. I secondi, come se la confusione non fosse già abbastanza, si bevono di gusto le enormi panzane della propaganda anti-israeliana e fanno dei teorici dell'attentato suicida e dello scudo umano, dei nuovi Che Guevara, di cui sfoggiano emblemi e simboli: anziché infondere calma, mettono in scena la politica del peggio, infiammando gli animi. Secondo. Quale regressione, quale azzeramento del pensiero e dell'azione, da parte di costoro, che da lontano, ignorando i contorni del dramma, fomentano odio, quando invece si dovrebbe fare di tutto per andare nel senso della pace e della riconciliazione! La pace vuole due Stati che accettino di vivere l'uno accanto all'altro, e che comincino a dividersi la terra; la pace vuole, da entrambe le parti, la rinuncia all'estremismo, a posizioni radicali, ai luoghi comuni, e perfino ai sogni. La pace implica, per esempio, che Israele si ritiri dalla Cisgiordania così come si è ritirata dal Libano e da Gaza, ma implica l'esistenza di una parte palestinese che non tragga vantaggio dalla ritirata per trasformare, ogni volta, il territorio evacuato in una base per il lancio di missili sui civili. La pace deve passare per il cessate il fuoco, per la fine della guerra che sta facendo un insostenibile numero di vittime, soprattutto tra i bambini. Ma questa pace passa anche attraverso l'eliminazione politica di Hamas, cui poco o nulla importa delle vittime, e della pace — e che, non essendo stata capace di imporre la sharia al suo popolo, lo trascina sulla via del «martirio» e dell'inferno. Terzo. Sono a Ramallah, dunque. A Sderot e a Ramallah. E vedendo da Sderot e da Ramallah questa mobilitazione contro un «olocausto», che nel momento in cui scrivo è di 888 morti, mi faccio una semplice domanda. Dov'erano i manifestanti quando si trattava di salvare, non gli 888, ma i 300.000 morti dei massacri programmati del Darfur? Perché non si sono visti nelle strade quando Putin radeva al suolo Grozny e trasformava decine di migliaia di ceceni in tiro al bersaglio? Perché hanno taciuto quando, tempo prima, e per anni, e stavolta nel cuore stesso dell'Europa, sono stati sterminati 200.000 bosniaci, il cui solo crimine era quello di essere nati musulmani? Per alcuni, i musulmani sono buoni solo quando sono in guerra con Israele. Meglio ancora: ecco i nuovi seguaci dell'antico «due pesi, due misure » che si preoccupano della sofferenza di un musulmano solo quando possono attribuirne la colpa agli ebrei. L'autore di questo articolo ha manifestato, in prima fila, per il Darfur, per la Cecenia e per la Bosnia. Si batte, da 40 anni, per un valido stato palestinese accanto a quello di Israele. Mi si permetterà di considerare questo doppio atteggiamento ripugnante e frivolo. Bernard-Henri Lévy
14 gennaio 2009
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martedì, gennaio 13, 2009
Achtung: Juden!
Boicottare. Mettere all'indice. Israele. Sempre e comunque. Perché? Boh. Non ricordo. Ma un motivo ci sarà.
Parola del signor Silvano Leso, arzillo nazicomunista pensionato sessantenne, curatore del sito di un gruppuscolo di cattocomunisti piemontesi e molto arrabbiati contro Berlusconi, il capitalismo, gli USA ed, ovviamente, gli ebrei. E' lui, assieme ai suoi "kompagni" di lotta e di preghiera, che diffonde le Liste come un novello Schinlder ma al contrario; è lui che muove i primi passi per una nuova notte dei cristalli; è lui che fornisce i primi secchi di vernice gialla con la quale marchiare gli ebrei, cosa che a Roma è stata presa sul serio da un altro nazisindacato di base, la settimana scorsa.
Ma non ricorda perché lo fa. "Sarà stato per qualcosa di grave", dice "ma ora non ricordo". Ed in fondo, chissenefrega: se c'è da dargliele agli eBBrei, che forse c'è bisogno di un motivo?
lunedì, gennaio 12, 2009
La bugia della centralità del conflitto israelo-palestinese
Un sempre impagabile Fausto Carioti sui falsi ragionamenti e sui luoghi comuni.
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sabato, gennaio 10, 2009
Gradimento
E pensare che stiamo parlando dei lettori del quotidiano più paraculo (dopo Repubblica) nei confronti del Pd e di Veltroni:
Quando si dice il gradimento della base.
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mercoledì, gennaio 07, 2009
Occhi aperti, mente aperta
Dopo Panebianco, ora Pierluigi Battista, sempre sul Corriere: che ventata di onestà intellettuale nel buio dell'allineamento globale delle menti!
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lunedì, gennaio 05, 2009
D'Alema Quiz
- Domanda: se la reazione di Israele è sproporzionata, quale sarebbe una reazione proporzionata?
Risposta: _____________________________ - Domanda: se non è nell'interesse di Israele far la guerra ad Hamas, cos'è nell'interesse di Israele?
Risposta: _____________________________
Sorpresa: in inverno fa freddo
Ci sono pool interi di insigni scienziati che si lambiccano il cervello attorno a quello che sembra essere l'enigma del momento: l'inverno fa freddo. Incredibile, ma vero.
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venerdì, gennaio 02, 2009
Travaglio è nudo
Tutto da gustare un immenso Angelo Panebianco sul Corriere del 31 dicembre. Se ci fosse modo di diffondere certe verità con la stessa semplicità con la quale certe storture vengono propinate, l'Italia comincerebbe ad essere veramente un posto migliore. E gente come Travaglio avrebbe più tempo da dedicare alla pesca con la mosca, con guadagno universale.
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mercoledì, dicembre 31, 2008
Punture di spillo
Quando la superficialità (per non dire colpevole parzialità) fa disinformazione. Questo articolo di Guido Olimpo, apparso sul Corriere.it di oggi, ha una doppia faccia: da un lato, descrive abbastanza bene ed esaurientemente la natura di alcune delle principali armi offensive, assieme ai "kamikaze", utilizzate da Hamas contro Israele, i razzi Qassam: la loro natura "artigianale" (sarebbe più corretto dire "primitiva"), il loro basso costo, la loro provenienza araba ed iraniana, l'impressionante numero di unità sparate contro il territorio israeliano (più di settemila, con un trend in fortissimo aumento negli ultimi mesi), il modo col quale vengono contrabbandati nella Striscia di Gaza utilizzando i tunnel sotterranei (più volte erroneamente indicati dai media come utilizzati per far passare cibo e medicinali aggirando l'embargo israeliano); dall'altro, però, descrive una realtà inesistente quando identifica nell'IDF, l'esercito israeliano, l'obiettivo di tali ordigni, argomentando che i Qassam equivalgono a "punture di spillo" per le possenti forze armate con la Stella di David.
La natura primitiva dei razzi e quella disumana di chi li lancia formano una combinazione micidiale di terrore scagliato non già sull'esercito, ma sulle popolazioni civili: i Qassam vengono sparati alla cieca con l'intento di fare più vittime civili possibile, e laddove falliscano (fortunatamente molto spesso), con quello di ingenerare il terrore nelle popolazioni fiaccandone la resistenza morale, con un "occhio di riguardo" ovviamente agli arabi d'Israele. Non è un caso se le scuole di tutto il sud di Israele siano allestite in bunker sotterranei.
Non è proponibile un parallelo con le azioni militari israeliane, portate a termine con armi di precisione e con l'unico obiettivo di annientare i capi militari e le infrastrutture nemiche; e nelle quali ogni vittima civile "collaterale" è un'arma di propaganda fortissima nelle mani dello stesso Hamas nei confronti delle opinioni pubbliche occidentali, sempre pronte a vedere in Israele un nuovo Terzo Reich.
E le vittime civili, da parte palestinese, purtroppo sono estremamente probabili: non perché gli israeliani le cerchino (come fanno invece i loro nemici), ma perché i guerriglieri di Hamas usano nascondersi tra le abitazioni ed utilizzare i civili come scudi umani, sapendo di trovarsi in una condizione di sostanziale win-win: se muoiono, sono "martiri" e hanno - così credono - schiere di vergini ad attenderli in paradiso; se al posto loro muoiono quegli stessi civili che li hanno "eletti democraticamente" col beneplacito dei D'Alema di tutto il mondo, meglio ancora: un bambino morto per mano israeliana ed una madre urlante in prima pagina sono meglio di qualsiasi impreciso Qassam.
Ci pensino, i giornalisti come Guido Olimpo: ogni vergata di penna sull'argomento che prescinda dal descrivere cosa accade in quella martoriata terra con onestà intellettuale e completezza imparziale, ad esempio cercando di far passare il messaggio che settemila Qassam piovuti sugli abitati israeliani in fondo non sono altro che una manciata di innocui tubi di ferro con qualche mortaretto infilato dentro rimbalzati sulle corazze dei tank, favorisce unicamente Hamas e contribuisce alla distruzione sistematica del popolo palestinese, molto più di qualsiasi effetto collaterale israeliano.
[Immagine: Espresso Blog]
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martedì, dicembre 16, 2008
Toccato il fondo, si può solo risalire
In alto i cuori, kompagni! L'Alba è vicina!
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lunedì, dicembre 15, 2008
Di Pietro defenestra Veltroni
Non è ancora terminato lo spoglio delle elezioni regionali in Abruzzo (una catastrofe per il Pd) e Di Pietro, dallo studio di "Porta a Porta", ha appena dichiarato:
"Io, qui ed ora, mi candido per la costruzione di un soggetto riformista, non giustizialista, che si proponga come alternativa al conservatorismo del Governo in carica"Bene, le carte sono in tavola ed i giochi sono fatti: ora la parola passa a D'Alema.
UPDATE del 16/12, ore 03:22
Con pochissime sezioni rimaste da scrutinare (appena 97), il Pd in picchiata ha sfondato anche la soglia psicologica del 20%, attestandosi al 19,93%. E con l'arresto del sindaco di Pescara nonché coordinatore regionale del Pd, avvenuto a seggi ancora caldi, il successo di Di Pietro, pur nella sconfitta, è completo. A Veltroni non resta che dimettersi.
(Foto: da Repubblica.it)
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venerdì, dicembre 12, 2008
Riforma della scuola, ma quale marcia indietro!
Dopo la riunione tra governo e sigle sindacali durante la quale sono state definite alcune delle modalità di attuazione dei provvedimenti Gelmini su scuola ed università, è tutto un fiorire di sgomente e scomposte reazioni nei sostenitori del Governo e, contemporaneamente, di altrettanto scomposte manifestazioni di giubilo nelle scassate fila del Pd: tutti a cianciare di una "marcia indietro" del Governo sul "maestro unico".
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sabato, novembre 08, 2008
Siamo tutti antirazzisti
Due perle imperdibili, per chi s'è fatto impressionare dalle parole razziste di Berlusconi su Obama abbronzato.
La prima perla.

La seconda.
"Io..., noi..., voi tutti... beh, tutti insieme abbiamo creduto nella vittoria di quest'uomo nero"
(Walter Veltroni)
Un grazie al mitico Aribandus di Sul Terrorismo.
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mercoledì, novembre 05, 2008
Potevano, l'hanno fatto
Il martellante (e pateticamente scopiazzato) slogan "yes, we can!" è diventato "yes, we did it!", "si, l'abbiamo fatto!". Barack Hussein Obama ha stravinto le elezioni ed è diventato il primo presidente nero nella storia degli Stati Uniti, completando di fatto il percorso iniziato secoli fa dal repubblicano Abramo Lincoln e affrancando definitivamente i democrats dalla loro storia grondante sangue di schiavi.
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martedì, novembre 04, 2008
Go, Old Mac, GO!

In queste ore, nelle quali anche uomini della destra italiana cedono al politicamente corretto, alle pulsioni modaiole, al qualunquismo e si accomunano alla sinistra tutta nell'osannare l'inutile Barack Obama, qui si vuol gridare alto e forte che no: non è lui il "change", non è lui il futuro. L'America è il mondo, il presidente americano è il presidente del mondo, quindi anche il mio: go, Old Mac, GO!
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sabato, settembre 27, 2008
Siamo tutti salvatori
Che ci saremmo dovuti sorbire l'autocelebrazione di Veltroni lo sapevamo già; ma che avremmo dovuto sopportare anche quella di Epifani, francamente, ci sembra troppo.
Secondo il Segretario, Alemanno lo dovrebbe ringraziare in quanto «abbiamo [noi della Cgil, nda] salvato un pezzo forte dell'economia e dell'occupazione di Roma. Il fallimento sarebbe stato un colpo mortale per questa città».
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venerdì, settembre 19, 2008
Aguzza la vista
In una delle due vignette sottostanti è nascosta una discreta dose di dignità: indovina quale.
Per la soluzione, citofonare Epifani.
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martedì, settembre 16, 2008
Se questa è una notizia
Il Corriere pare stupirsi se un primo ministro occientale pronunzia la seguente frase: "Dovremo avere tutti la massima e assoluta attenzione nei confronti delle follie di chi addirittura arriva a dire, magari soltanto per ragioni politiche interne, che bisognerebbe cancellare Israele dalla carta geografica".
Riportare la frase in sé non è degno di nota (è una tale ovvietà che non merita attenzione); diventa molto degno di nota se il titolo col quale si propone la dichiarazione è "Berlusconi difende Israele".
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venerdì, settembre 12, 2008
9/11: sette anni dopo
Immenso Paolo Guzzanti su Il Giornale: due pesi e due misure smascherati.
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giovedì, settembre 11, 2008
Why Sarah is unfit
E la Palin fa sempre più paura ai Democrats: ora non solo è una scrofa col rossetto travestita da guerrafondaia venditrice di armi, con un figlio handicappato scampato non si sa come all'aborto, con una figlia zoccola che s'è fatta ingravidare da un contadino idiota, con un marito ubriacone e pure cornuto dal momento che lei, la Sarah, la dava a destra e a manca con gli sconti comitiva. No, non solo: ora, si scopre che l'altro figlio è un drogato marcio con un passato da delinquente che Brusca era un'orsolina.
E non basta: è pure una madre snaturata perché sfrutta i figli per la sua campagna elettorale!
E' tutto vero.
Ecco perché Obama non vincerà.
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giovedì, agosto 28, 2008
L'esclusione delle marginalità
Sentite un po' cosa sono riusciti a rantolare i kompagni dei cosiddetti "sindacati studenteschi" alla notizia che - allelujah!!! - il Governo (con la G maiuscola) reintrodurrà a breve i voti numerici fin dalle elementari, l'Educazione Civica e - udite udite! - il voto in condotta che fa media e che determina la bocciatura istantanea se insufficiente:
«Ci vediamo in piazza. [L'introduzione del voto in condotta] ribalta uno dei principi fondamentali dello Statuto degli studenti e delle studentesse, cancellando in un solo colpo i risultati di decenni di lotte per il primato del profitto e della qualità dell'insegnamento.
Ci opponiamo al voto di condotta in quanto crediamo in una scuola che si basi sulla partecipazione degli studenti e sull'inclusione costruttiva delle marginalità, non in una scuola che, con un'impressionante balzo indietro ai 'decreti regi', sa rispondere alla violenza ed al bullismo solo con la repressione.»
Ora, francamente fatico a trovare una punizione corporale adeguata per chi partorisce simili scempiaggini. Chi mi da una mano?
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giovedì, agosto 07, 2008
Vizietto sovietico
Ci risiamo. Non è democratico ciò che viene dal popolo, lo è ciò che fa comodo al Partito che, alla democrazia, ha scippato il nome.
Afferma infatti Goffredo Bettini, vice di Veltroni: «Di fronte alla crisi democratica, questa libertà [di firmare la petizione antigovernativa, cosa che Bassolino e Cacciari si rifiutano di fare] dovrebbe diventare per tutti un dovere.»
Eccolo là. Ricorda quel famoso sketch "Mi servono tre volontari, tu, tu e tu!"
Vizietti duri a morire per una "democrazia" tanto al chilo.
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venerdì, agosto 01, 2008
"Tenetevi i nostri delinquenti"
Il presidente rumeno Basescu ha visitato, accompagnato dal sindaco di Roma Alemanno, il campo nomadi della Magliana.
Visualizzazione ingrandita della mappa
Rivolgendosi agli "ospiti" del campo. le sue parole sono state: "Tranquilli, molti di voi torneranno in Romania, ma lo Stato rumeno non accetterà i delinquenti".
Quelli rimarranno qui, poverini.
[via 06Blog]
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martedì, luglio 08, 2008
L'Italia dei Valori
«Berlusconi, tu non puoi fare ministro una che t'ha succhiato l'uccello. E te, Ratzinger, tra vent'anni sarai all'inferno, tormentato da diavoli frocioni».
Ecco l'Italia dei Valori.
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giovedì, giugno 26, 2008
Delirii infantili
Dice Vincenzo Spadafora, presidente dell'Unicef: "Il governo italiano vuole schedare i minori rom? Prenda le impronte anche a quelli italiani, allora".
Forse il signor Spadafora manda i suoi figli seminudi ad estorcere denaro ai semafori. Io i miei figli, dotati di codice fiscale dalla nascita, li vesto e li mando a scuola.
Direi che il signor Spadafora è unfit a dirigere l'Unicef, se non arriva a capire una tale banalità.
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martedì, giugno 03, 2008
L'era del Silvio-Show
Si lo so, ormai questo blog sta diventando una sorta di anti-Corriere, ma tale e tanto è il materiale che il giornale in questione riesce a fornire che non ne posso fare a meno.
Che lo faccia L'Unità, passi. Che lo faccia la Repubblica, passi. Ma io, ostinatamente, continuo a non accettare che lo faccia il Corriere della Sera. Continuo pervicacemente - ed inutilmente - a considerarlo un giornale nazionale, generalista, sopra le parti, responsabile di una gran parte dell'informazione italiana. Ha il sito Internet più visitato in Italia (o quasi), è opinion-maker senza sconti, è - per dirlo con un termine odiosissimo e sputtanatissimo - "autorevole".
Eppure, si comporta come l'ultimo dei fogliacci comunisti, e lo fa ogni santo giorno. Le responsabilità del suo direttore, Paolo Mieli, in questo sono fortissime.
L'ultima (solo cronologicamente). Ieri, 2 giugno, festa della Repubblica, parata, autorità sul palco d'onore, alla fine - a sorpresa - Berlusconi si immerge in un inatteso bagno di folla che lo acclama e vuol sfiorare la sua ombra. Comprensibile. Ha stravinto le elezioni, è palesemente considerato come l'unico uomo in grado di far uscire questo Paese dalla melma nel quale è stato affossato, piace alla gente ed in più si diverte pure con queste cose. Ciliegina sulla torta, è stata lui la "star" della parata, e non la cariatide comunista che lo ha preceduto sulla Lancia di metà '900, cariatide pur'essa.
E' la dimostrazione che, a differenza di quanto avvenne col penoso Prodi nel 2006, la sua luna di miele con gli elettori Silvio Berlusconi la sta vivendo in pieno.
E allora, "di là" non ci stanno. E tirano fuori l'ormai rituale definizione di "Silvio-show". E' la solita, vecchia tattica staliniana del mettere in ridicolo l'avversario: se non puoi combatterlo, deridilo. Fanne perenne caricatura, esorcizzalo mostrandone i tacchi, il riporto, il cerone, la bandana, le corna, il maglioncino a collo alto, le barzellette, le pacche sul sedere, le squinzie sulle ginocchia, lo "show" in mezzo alla strada manco fosse un giullare da semaforo. Tutto tranne che affrontarlo politicamente faccia a faccia, dove non si ha alcuna speranza di spuntarla. Tutto meno che prendere atto che l'Italia ha voltato loro la faccia.
E' triste. Ma è così che vanno le cose, anche se l'impressione (che è più una certezza) è che questi "satiri" a senso unico stiano rimanendo sempre più da soli, a ridersi addosso per non piangere.
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sabato, maggio 31, 2008
Che lo sforzo sia con loro
Niente, proprio non ce la fanno. Evidentemente cinquant'anni di governo democomunista, troppi anni di pseudogoverno dalemian-veltronian-prodiano e cinque anni di tentennante governo casinian-berlusconiano hanno proprio rammollito questo Paese oltre ogni umana (e politica) decenza.
Perché se è possibile che molti dei media nostrani alle parole di Berlusconi "A Napoli useremo la forza dello Stato" hanno sentito "Lo Stato userà la forza", tanto che D'Avanzo si augura che dica oggi di "essere stato frainteso", allora beh... che lo sforzo sia con tutti loro e lo usino per ricordare cos'è lo Stato ed a cosa serve veramente, oltre che a far da parco giochi per amici e parenti.
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venerdì, maggio 30, 2008
Malati di Sindrome del Pigneto
Chi non ha vissuto gli anni '70 non può certamente capire quello che sta succedendo in questi giorni all'Università la Sapienza di Roma. E i primi a non poterlo capire sono proprio loro, gli studenti. Anche quelli che andrebbero scritti tra moltissime virgolette, quelli dei "collettivi", quelli di sinistra, i militanti.
Quelli che stanno instaurando un clima di terrore nell'Ateneo: o ci si piega alle loro logiche fasciste, illiberali, violente e antidemocratiche oppure "so' cazzi tua". Quelli che impediscono al Papa di parlare ma che invitano e coccolano gli imam e Ahmadinejad. Quelli che impediscono a Roberto Fiore di parlare ma che da decenni occupano (anzi, okkupano) ogni angolo di quel posto. Quelli che sequestrano il Preside della Facoltà di Lettere (da sempre il covo più profondo "de quelli de sinistra", con quella scalinata sempre ingombra di bivaccanti code di cavallo, kefiah al collo, capelli rasta, borse di pelle scamosciata altezza ginocchio, barbe incolte, occhialetti tondi e stracci vari) e che lo minacciano mentre cercano di sfondare la porta della stanza dove il poveretto aveva trovato riparo. Quelli che sono "non violenti", quelli "buoni", quelli "bravi", quelli "onesti". Quelli là.
Non possono capire cosa sta succedendo perché sono sbarbatelli con la puzza di latte, coccolati troppo da famiglie benestanti ma sfasciate, annoiati da un mondo che li rifiuterà come inutili e contro il quale preventivamente ed ottusamente si scagliano, tirandosi sui piedi una zappa da una tonnellata.
Ma non aspettavano altro, loro, per mettere in scena quello che tante volte hanno sentito dire da chi, ex-sessantottino ora alle prese col mutuo e con la quarta settimana - quando non con due figli adolescenti che gli rendono pan per focaccia, ha raccontato loro sotto forma di gesta eroiche di liberazione dal giogo borghese e fascista.
E un bel pezzo della società invece di emarginarli come meriterebbero, li supporta, li fomenta, li giustifica. Costruisce loro intorno un inesistente clima da nuovo Ventennio (se solo sapessero!), li fa incazzare (che poi non è difficile, frustrati come sono) con sceneggiate mediatiche come quella del Pigneto e poi lascia che si sfoghino per poter poi gridare all'emergenza democratica col ditino puntato e giustificare così la propria inettitudine esorcizzando l'inevitabile scomparsa con disonore che ha di fronte e che è - grazie al Cielo - già a buon punto. L'Italia non può permettersi simili giochetti.
Come diceva Ennio Flaiano, "il fascismo è costituito da due grandi gruppi: i fascisti e gli antifascisti". I primi sono scomparsi massicciamente da sessantacinque anni e definitivamente da trenta, i secondi purtroppo sono scomparsi solo dal Parlamento, ma fuori vengono ancora coltivati con amore.
[Immagine tratta da: mauropiadi.splinder.com]
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giovedì, maggio 22, 2008
Le bugie del Corriere su Chicco Testa
Che il Corriere della Sera, anche e soprattutto per mezzo della sua emanazione Web, fosse tutto meno che una testata indipendente e generalizia lo si era capito già da tempo, già dagli "outing" del suo direttore a favore di Prodi prima e di Veltroni dopo. Ma che potesse arrivare a bassezze degne di un fogliaccio estremista, questo proprio non me l'aspettavo.
Se cliccate qui trovate l'audio di una breve intervista fatta da Valentina Conte a Chicco Testa, sotto l'incredibile titolo: "Per il nucleare da noi la strada è in salita". Ovviamente, basta ascoltare il breve brano con la viva voce di Testa per rendesi conto che la sua posizione è esattamente opposta a quanto il titolo vorrebbe far credere: infatti, quando Testa accenna alla "salita" lo fa riferendosi alle inevitabili opposizioni che il ritorno al nucleare troverà da parte dei soliti noti.
Un consiglio al Corriere: eviti accuratamente queste bassezze alla Travaglio, gli italiani non sono così deficienti. Gli italiani sanno molto bene, invece, che questo è il pensiero di Chicco Testa. L'altro è forse quello di Paolo Mieli, del quale - con tutto il rispetto - frega nulla a nessuno. E men che mai se fosse invece quello della giornalista: prendere un Master in Giornalismo all'Università di Milano non significa prendere la licenza di ingannare il prossimo.
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lunedì, maggio 19, 2008
Beh, adesso basta
E sono tre: prima la vice di Zapatero che ci da degli xenofobi, poi quell'altro che dice che ci piace criminalizzare i diversi, infine la terza che sembra Di Pietro biondo e con la gonnella. Aho, che è il tiro al piccione?
Eh, qui mi sa che troppa paella, sangria e troppo sole hanno fatto andare un po' in palla 'sti ministri chiacchieroni... prendessero tutti un'Alca-Seltzer e dessero una letta allo sbugiardante Occidentale, che di papere starnazzanti ne abbiamo già abbastanza qui da noi, senza bisogno di importarle dall'estero.
Ola compañeros, damose 'na calmata né?
...e visto che lo spagnolo non lo conosco, ma Google si, beccateve pure la traduzione automatica:
Y son tres: el primer diputado de Zapatero que nos da xenófobos, entonces el otro que dice que nos gusta a criminalizar diferentes, por último, la tercera que parece a Di Pietro y rubio con una falda. Aho, que es la paloma de disparo?Hasta la vista.
Bueno, aquí yo sé que el exceso de paella, sangría y demasiado sol hizo ir un poco 'bola en el' sti ministros chiacchieroni ... tomó todas las un'Alca-Seltzer y dio un vistazo a sbugiardante L'Occidentale, que los patos starnazzanti tenemos suficientes aquí, sin necesidad de importarlos del extranjero.
Ola compañeros, damose 'na ni calmado?
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sabato, maggio 17, 2008
E un Campo Italiani sotto casa?
Alla signora Viktória Mohácsi, onorevole Rom europarlamentare strapagata, che si è così schifata nel vedere cosa c'è dentro al "Casilino 900" e che definisce una "realtà orribile" non già la fogna che i suoi conterranei si portano appresso fin nella mia città bensì i "bambini di terza generazione che non hanno diritti di cittadinanza", vorrei caldamente, sinceramente e cordialmente augurare di ritrovarsi un giorno un bel Campo Italiani sotto casa sua a Berettyóújfalu, puzza "orribile" e bambini figli di nessuno compresi.
Che contasse pure le generazioni, allora: quando avrà finito, faccia pure un fischio che la veniamo a raccattare.
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mercoledì, maggio 14, 2008
Six Degrees
Incredibile a dirsi, Travaglio è riuscito nell'impresa che nessuno avrebbe mai immaginato: inimicarsi un collega di tutto rispetto come Giuseppe D'Avanzo. Che, in quanto a giornalismo d'assalto, di gusto spesso discutibile, è ben noto non essere secondo a nessuno, assieme al collega Bonini.
Complice l'attacco a testa bassa alla "casta" dei giornalisti (come se lui, Travaglio, fosse un fruttivendolo) perpretato assieme a Beppe Grillo ed ai suoi autori (Gomez, ecc.), D'Avanzo s'è sentito evidentemente punto sul vivo ed ha dato voce a ciò che tutte le persone minimamente oneste intellettualmente sanno, e cioè che Travaglio la fa costantemente fuori dal vasino. Del resto si sa: quando deve essere mandato in stampa un nuovo libello, serve un po' di palcoscenico.
Insincero, qualunquista, giornalista disonesto, mosso da interessi commerciali particolari, autore di spettacolini pirotecnici, vile, grossolano, cinico manipolatore, avvezzo a storti espedienti, secernente veleno: non ci è andato leggero, D'Avanzo, come del resto ci si poteva aspettare da uno del suo calibro. Ma va anche oltre: mette in campo una cosa nella quale è molto abile, lo scavare nella vita altrui per pescarne le magagne. Ed infatti, scava scava, trova una bella "collusione mafiosa" a scoppio ritardato pure per Travaglio, del tutto simile a quella che quest'ulitmo ha usato per diffamare Schifani.
Viene in mente la teoria dei Sei Gradi di Separazione, secondo la quale al massimo cinque "intermediari" di qualsiasi tipo separano qualsiasi essere umano da qualsiasi altro: siamo tutti mafiosi, dunque, "ma anche" tutti papi, centometristi, minatori, precari, parenti di Jean-Cyril Spinetta, aborigeni e vicini di casa di Travaglio. Con la differenza che quest'ultimo è riuscito ad estenderla anche nel tempo, oltre che nello spazio.
Miracoli del travaglismo.
**UPDATE del 15/05**
Travaglio ha risposto a D'Avanzo dalle pagine de La Repubblica (casa comune dei due), e lo ha fatto visibilmente "contrariato" e buttando all'aria quell'aura di impassibilità che si era faticosamente e meticolosamente costruita in TV, dove tutto era sotto il suo controllo.
La scomposta reazione per la serie "lei non si permetta di..." mostra in tutto il suo splendore il travaglismo applicato allo stesso Travaglio e chiude la questione una volta per tutte. Adieu.
[Immagine: da Wikipedia]
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domenica, maggio 11, 2008
Chi è il fascista?
Ora Grillo sta esagerando, e non lo dice un pavido direttore di TG, lo dico io: il suo sogno, questa sera, è Marco Travaglio Direttore Unico del Canale Unico di Informazione Pubblica. Tutto il resto è illegale.
Direi che è urgente fare ad ambedue un bel discorsetto: Luttazzi, del resto, si sente solo, laggiù, oltre la fascia degli asteroidi.
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