martedì, aprile 08, 2008

Nessuna scaramanzia

Alla fine Veltroni ha preso atto della realtà e, terminato l'estenuante tour elettorale nelle 110 province italiane, dismette le trionfalistiche previsioni di vittoria (peraltro mai supportate dai numerosissimi ed eterogenei sondaggi che, in barba alla par condicio, continuano a circolare) e scrive a Berlusconi, prossimo Presidente del Consiglio, "raccomandandolo" di essere "leale alla Costituzione".
Ora, al di là della strumentalità e della teatralità della mossa, in puro stile veltroniano, la "lettera" significa due cose: da un lato, come già detto, l'implicita ammissione della sconfitta e di questo si da atto a Veltroni; dall'altro, un ultimo, forse disperato tentativo di imporre una "superiorità morale" sull'avversario tale da recuperare qualche consenso.
Speranza alquanto vana, se si tiene conto che il testo della lettera è, in fondo, un chiaro atto d'accusa a Bossi e, di conseguenza, alla Lega; e l'elettorato del Nord, così faticosamente rincorso dal Pd nei giorni scorsi, non ne sarà certamente contento.
Nessuna scaramanzia, quindi: il centrodestra ha vinto, ed ha vinto alla grande. Finalmente lo ammette anche Veltroni.

lunedì, aprile 07, 2008

Povera Cina

ANSAPHOTO
Una selezione dal servizio fotografico ANSA delle più belle foto dal mondo.

A Nuova Delhi: contro la Cina, per la causa tibetana.

Ora, la domanda sorge spontanea. Che ci fa quella svastica a simbolo della causa tibetana, almeno nella visione ANSA? Tanto da considerare questa "una delle più belle foto dal mondo"?

La fotogallery è visibile a questo indirizzo.

Monologo

Veltroni si lamenta perché Berlusconi parlerà prima di lui a "Matrix".
Veltroni si lamenta perché Berlusconi parlerà dopo di lui a "Porta a Porta".
Che volesse parlare solo lui?

**UPDATE del 8/4**
Veltroni se l'è presa in quel posto perché anche il sorteggio di Matrix ha messo Berlusconi per ultimo. Ben gli sta.

sabato, marzo 29, 2008

Scordamose Prodi

La veltroniana operazione "Scordamose Prodi" è arrivata all'ultimo atto: l'ex- presidente del Consiglio è stato costretto a rinunciare alla tradizionale conferenza di fine mandato. La motivazione ufficialmente addotta è che lui non vuole dare un "indebito vantaggio alla sua parte politica" (sic!), la realtà la sappiamo benissimo tutti ed è l'esatto contrario: l'impresentabilità del dannosissimo predecessore (tuttora presidente del Pd) non giova alla scintillante, patinata e disperata campagna elettorale dell'Obama de noantri.

Sorry, Mr. Prodi: you can't.

mercoledì, marzo 12, 2008

Scarafaggi a destra

Istruttivo vedere l'interesse, quasi entomologico, con il quale il Corriere del Pd si chiede e ci chiede di osservare "chi vota per il Pdl" o "chi vota per La Destra". Come si osserva uno scarafaggio che depone le uova o la mitosi di una cellula eucariote. Con quel misto di stupore e ribrezzo che si prova nel vedere il rituale di accoppiamento di una mantide religiosa o la nascita di una cucciolata di maiali. Con il medesimo interesse che ha il giornalista generalizio per l'iPhone "primo smartphone al mondo", così intriso di ingnoranza e superficialità, ma tronfio di superiorità culturale e sprezzo del "diverso". Come quando c'è un efferato crimine e i tabloid spippolano la biografia dell'assassino.

Non fanno tenerezza anche a voi?

sabato, marzo 01, 2008

"Quote" Rosa

Siamo grati al Corriere del Pd per questa dimostrazione di par condicio al femminile.
A sinistra, Marianna Madia. Ma quanto è carina, ma quanto è dolce, ci racconti, che emozione, Walter mi stima, ha presente la seduzione? Bella e geniale, Enrico Letta la adora, fa colazione con Cossiga, si vede col figlio di Napolitano, ma ora è fidanzata? No, perché? Così, una curiosità.
A destra, Daniela Santanché. Berlusconi mi fa un sacco di regali, ma io me ne frego. Io lo uso. Le donne vanno pazze per me, in realtà sono un uomo. Al diavolo gli immigrati, li stermineremo. Ah, io non l'ho mai data per fare carriera. Buurrrrrp. Merda, erano le cozze.

lunedì, febbraio 25, 2008

I numeri di Veltroni

Quanti tra quelli che, resistendo agli sbadigli, hanno prestato attenzione alla presentazione del programma di Veltroni hanno capito su cosa sia basato? No perché, nell'ordine, individua "quattro problemi fondamentali", "dieci pilastri" e "dodici azioni di governo". Che stia dando i numeri?

sabato, febbraio 16, 2008

Indecenza

«Sono orgoglioso di potervi annunciare la prima candidatura del Partito democratico alle prossime elezioni: e' quella di Antonio Boccuzzi, operaio della Thyssen, sindacalista, unico sopravvissuto dei sette che quella notte si trovavano sulla linea cinque.»
Walter Veltroni, Roma, 16 febbraio 2008

Neanche i genitori di Carlo Giuliani arrivarono a tanto.

giovedì, febbraio 14, 2008

Semplificazione. "Maanche" caos.

Fluida ed interessante, la situazione in questo scorcio iniziale di campagna elettorale.

Da un lato, "se semo tolti Casini da li maroni" e scusa se è poco. Sicuramente egli ha sentito l'odore di quel "Grande Centro" che sogna da bambino e convolerà a giuste nozze con Mastella, Tabacci, Baccini, Pezzotta e qualche altro neo o vetero democristiano (chissà che anche Follini non rifaccia il salto della quaglia), puntando alla soglia psicologica del 10%. La cui differenza con il 6% dell'Udc e con lo 0% di Tabacci è un bel 4% sottratto, nonostante quanto va dicendo in giro Casini, praticamente tutto al Pd. Ma Berlusconi non se la passa bene: eliminato il fattore destabilizzante dell'Udc, rimane l'altro grande nodo, Storace, che rischia seriamente di diventare scorsoio, dal momento che Fini - fatta l'ennesima capriola - non può certo sperare di raccattare più di dieci/dodici voti in tutto, a cominciare dal mio.
Sommiamoci che un berlusconiano D.O.C. e grande opinion maker - Giuliano Ferrara - ha deciso di remare contro e di creare un nuovo simbolo, una nuova lista, magari un nuovo candidato premier, chissà. Per la vita, per carità. Ma non poteva farlo dall'interno del Pdl, continuando a fare quello che sa fare meglio, cioè sbugiardare tutti gli ipocriti che gli capitano a tiro? Bah.
Sommiamoci che la campagna elettorale del Pd è totalmente in appalto ai mainstream media che stanno sbavando manco fossero scolarette di fronte ai Take That o Veltroni di fronte a Barack Hussein Obama. Nuovamente, il "fattore C" della sinistra si è fatto vivo e, nuovamente, l'ex- Cdl dovrà affidarsi completamente ai suoi elettori e - manco a dirlo - ai miracoli personali e storicamente ricorrenti di Silvio Berlusconi: i tempi del 58% (parola dell'Espresso di manco venti giorni fa) so' belli che finiti.
Unica novità a favore di Berlusconi sono i pochi ma chiari punti programmatici che ha ventilato da Bruno Vespa, contrapposti al ridicolo elenco di luoghi comuni e cliché elettorali snocciolato da Veltroni la sera successiva. Ma siamo ancora agli inizi.

Dall'altro lato, visto che si autodefinisce "socialista" ed ha le idee molto chiare, il Pd di Uòlter ha pensato bene di scaricarli, i socialisti, e di annettersi i forcaioli burini - Di Pietro e soci, che i socialisti li mangiano a colazione; ma l'immonda operazione ("da soli, MAANCHE con l'Idv") porta il Pd inesorabilmente sopra la soglia critica del 30%, che è la somma degli ex Dl e Ds, anche se vi torna quasi subito sotto a causa del già citato "Grande Centro", sicuramente più sexy per i (non pochi) Binettiani di quanto può esserlo D'Alema.
Sommiamo questo all'erosione a sinistra: Bertinotti non se ne starà con le mani in mano e farà una feroce campagna elettorale tutta contro il Pd, nella quale una buona fetta sarà ricordare al Pd medesimo da dove viene (Prodi), cosa che Uòlter al solo sentirla gli vengono le bolle per ovvii motivi d'immagine. Sommiamoci ancora la questione interna al Pd relativa alle nomine: di fatto Veltroni non l'ha mai legittimato nessuno (le "primarie", in perfetto stile sinistro, sono state una presa per i fondelli con un solo candidato, come già fu con Prodi) e non appena inizierà a far pesare la sua posizione nelle cose che contano (le poltrone), apriti cielo!, tutti i nodi verranno al pettine e voleranno sovietici ceffoni.

Un bel casino. Chi pensava che la situazione politica italiana si fosse magicamente ribaltata (e semplificata) solo cambiando nome a quattro partiti è bene che si ricreda: quello che abbiamo visto in questi giorni è niente, il bello deve ancora venire.
Anche perché chiunque la spunterà, tra due mesi esatti, dovrà fare inesorabilmente i conti con lo sfacelo lasciato dall'armata brancaleone di Prodi. E non saranno le mielose promesse sull'abolizione dell'ICI o sui mille Euro di salario minimo (?) a rimettere questo Paese in piedi. Soprattutto se Prodi medesimo dovesse continuare a governare per mezzo del Pd, del quale - non dimentichiamolo mai - è presidente.
Ma soprattutto se la volontà di semplificare e pacificare la politica italiana, così enfaticamente sbandierata, dovesse sprofondare nel caos cacofonico che è musica per le orecchie della sedicente "antipolitica". Sarebbe veramente la fine.

venerdì, gennaio 18, 2008

Il vero Appoggio Esterno

Il già traballante governo Prodi è sull'orlo del baratro a causa del ciclone Mastella? Nessun problema: ci pensano i giudici di Napoli a rinviare a giudizio Berlusconi per corruzione e, giusto per non sbagliare, quelli di Milano ad allungare cautelativamente di due anni i termini di prescrizione per il processo Berlusconi-Mills.
Tutto in un paio d'ore. E poi dicono che la Giustizia in Italia non è efficiente.

sabato, dicembre 15, 2007

Barça, giù le mutande

Al sottoscritto frega meno di niente del calcio, e cosa fosse il Barça l'ha scoperto tre minuti fa, ma cionondimeno è stra-sicuro di conoscere perfettamente i suoi dirigenti: fanno parte di quel peloso, unto, inutile, dannoso, patetico, irritante grumo di individui che pensano che calarsi le mutande di fronte a chi "di mutande se ne intende" li faccia sentire meno sporchi.
Ignobili ipocriti: perché non fanno una squadra di 5 uomini, 5 donne ed il portiere transessuale, così non urtano nessuna sensibilità neanche in quel senso?

mercoledì, dicembre 05, 2007

Perché Beppe Grillo non è credibile

«Nell'ottobre 2005 l'edizione europea del settimanale statunitense Time lo ha eletto tra gli eroi europei dell'anno per gli sforzi e il coraggio nel campo dell'informazione pubblica». (da Wikipedia)

Ci permettiamo di dissentire vigorosamente. Beppe Grillo non fa "informazione pubblica", né tantomeno è "coraggioso". Beppe Grillo è un comico, un uomo di spettacolo che ha trovato la sua vena in quel che tutti vediamo e conosciamo.
Per carità, niente da eccepire. Se non fosse che l'uomo viene idolatrato regolarmente da un'enorme fetta di popolazione ed elevato a Vate delle genti, velato e nobilitato da quell'antipolitica sapientemente inventata il giorno che Prodi è sceso sotto il 40% nei gradimenti.
Idolatrato, dicevamo, da genti che, notoriamente, non sono di bocca buona dal momento che si bevono acriticamente le crociate a tempo del Beppone nazionale, come quella memorabile contro Internet, quella a favore dell'idrogeno o quella, buona ultima, per la legalità nel Parlamento. Un luogo comune molto duro a morire è quello che vuole Grillo vittima del sistema, un novello Giovanni Battista urlatore nel deserto allontanato dalle telecamere che contano perché troppo scomodo. Ma sappiamo che la realtà è un'altra, Grillo ha volutamente abbandonato le TV pubbliche e private nazionali per ripiegare sul format teatrale in tour prima e su quello online dopo (una volta smaltita la crociata anti-Internet), format che ha reputato essere (a ragione) estremamente più produttivi per i suoi fini di lucro. L'immagine del combattente braccato evoca figure eroiche d'altri tempi, fa presa sul popolo-platea ed ha un ritorno in dobloni certamente superiore a quello di un cabarettista da Zelig qualsiasi. Basta guardare il suo compagno Benigni, che non è certo l'ultimo arrivato, cosa s'è dovuto inventare per campare, un bel mix di parolacce e Divina Commedia da propinare in prima serata, rincorrendo Celentano e "sua sorella". In effetti, a ben vedere, le parolacce tirano sempre.

Dicevamo che Beppe Grillo non fa informazione. In effetti, fa disinformazione dal momento che il dato veicolato con lo spettacolo/blog/v-day viene imposto come Verità assoluta. Cosa che, ovviamente, non è e non può essere, salvo qualche raro e statisticamente accettabile caso.
Ma non sono solo l'attacco strumentale o la bufala spacciata come verità a configurare la fattispecie di disinformazione, nell'operato di Beppe Grillo: anche - e soprattutto - sono i silenzi a mostrare la parzialità del comico genovese il quale del resto, come è probabile e comprensibile, avrà pure qualcuno o qualcosa cui dover rispondere.
Ed ecco che, dopo aver martellato per mesi l'opinione pubblica con la crociata (ripetiamo: sacrosanta, nel merito) contro i condannati in via definitiva che siedono in Parlamento, e dopo l'otto settembre del "vaffanculo-day" (notevole dimostrazione di "educazione civica"), Grillo tace completamente (il link porta ai risultati della ricerca sul blog del comico) circa il più grave episodio di sopruso politico-istituzionale degli ultimi anni: la cacciata di Angelo Maria Petroni dal Consiglio di Amministrazione della RAI ad opera di Tommaso Padoa Schioppa, ministro dell'Economia del governo Prodi, in combutta con il medesimo Presidente del Consiglio e con il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, ed il conseguente scavalcamento secco della Commissione di Vigilanza RAI.

La storia è nota, ma vale la pena scorrerla velocemente nei suoi momenti salienti:

  • 11 maggio 2007 - Il Ministro dell'Economia e delle Finanze, per mezzo di una lettera vergata dal direttore generale del ministero Vittorio Grilli ed indirizzata a Romano Prodi, dice sostanzialmente che la RAI è in "una situazione di stallo" e che la colpa è del consigliere Petroni, rappresentante del Ministero delle Finanze (primo azionista RAI) ma in quota all'attuale opposizione (fu infatti nominato nel 2005 dall'allora ministro Siniscalco). L'ironia della grottesca situazione nella quale si trova Petroni, nel ruolo di ambasciatore presso il CdA del suo medesimo siluramento, sfugge ai media.
  • 12 maggio - Romano Prodi si affretta ad allinearsi alla posizione di Padoa Schioppa: «La RAI non era più governabile, non potevamo lasciarla allo sbando», sostenendo la tesi delle responsabilità tutte in capo a Petroni. Scoppia lo scandalo, l'opposizione grida al golpe e scatta il ricorso al TAR del Lazio da parte del consigliere "sfiduciato".
  • 16 maggio - Padoa Schioppa viene convocato in audizione presso la Commissione Vigilanza RAI per spiegare le ragioni del suo gesto. L'esposizione sorprende tutti, dal momento che il Ministro sembra sostenere che "il problema della RAI è l'intero CdA", ripetendo con forza il concetto ma evitando accuratamente di spiegare come questo si possa conciliare con la volontà di sostituire il solo Petroni. Nuovamente, l'opposizione grida al golpe, chiede le dimissioni del Ministro e minaccia lo "sciopero del canone".
  • 29 maggio - Il TAR del Lazio accoglie il ricorso di Petroni e dispone la sospensione della riunione del CdA prevista per il 4 giugno successivo, nel corso della quale si sarebbe dovuto discutere l'allontanamento del consigliere non più gradito all'azionista di maggioranza. Il tribunale si riserva di emettere una sentenza definitiva nel merito entro la prima metà di giugno.
  • 7 giugno - Il TAR emette la sentenza che conferma la sospensione della procedura di siluramento di Petroni. E' una sentenza dura, che attacca direttamente Tommaso Padoa Schioppa inchiodandolo alle sue responsabilità per aver agito in base a "ingiustificabili ragioni palesemente extragiuridiche". Come a dire, era una questione personale tra TPS/Prodi e Petroni, la "governabilità" della RAI non era minacciata da questioni tecniche o di merito. In più, il tribunale mette l'accento sull'incoerenza tra la sfiducia al solo rappresentante CdL e le parole dello stesso Ministro che, in sede di audizione in Commissione Vigilanza, aveva chiaramente e ripetutamente affermato che "il problema è l'intero CdA".
  • 1° agosto - Il Consiglio di Stato accoglie le istanze del Governo e dà il via libera all'assemblea che dovrebbe espellere Petroni dal CdA RAI.
  • 23 agosto - Il presidente della Commissione Vigilanza RAI, Mario Landolfi, convoca per il 6 settembre successivo Tommaso Padoa Schioppa in un tentativo estremo di far rientrare la vicenda nei canoni previsti per la sostituzione di un consigliere, ma il Ministro fa melina e dice che per il 6 proprio non ce la fa.
  • 10 settembre - Dopo molti rinvii ed un fallito tentativo in extremis, da parte di Petroni, di ricorrere nuovamente al TAR del Lazio, finalmente l'assemblea viene celebrata, Padoa Schioppa dribbla la Commissione Vigilanza, Petroni è silurato (viene spedito seduta stante a dirigere l'Aspen Institute) ed al suo posto viene richiamato Fabiano Fabiani, uomo di Romano Prodi e di Veltroni, già vicepresidente RAI alla fine degli anni Settanta, già direttore all'I.R.I., già amministratore delegato di Autostrade, già deus ex machina di Finmeccanica, già amministratore delegato di Cinecittà Holding, già presidente di Acea. E' il caos, da ogni parte (esterna al Governo) si grida al colpo di stato, partono nuovi ricorsi al TAR e nuove minacce di "sciopero del canone" (sic!). E' anche l'ufficializzazione della spaccatura nell'Unione tra il quasi-neonato Pd ed i cespugli della Cosa Rossa, che assieme all'Udeur e a Di Pietro, non hanno gradito per nulla né il ritorno di Fabiani né, soprattutto, il modo "originale" con il quale la vicenda è stata gestita dal Governo. Segnatamente, nel corso della medesima assemblea, dovrebbero essere effettuate le nomine RAI, una cosuccia da nulla nata già bollata dallo scandalo Petroni; il presidente Petruccioli nei giorni precedenti si sgolava nel rassicurare l'Italia che "le nomine le facciamo noi", non il Governo. Già. Per fortuna, di nomine non se ne vide neanche l'ombra.
  • 12 settembre - Il Presidente della Repubblica si accorge che qualcosa non va e convoca quello della Commissione Vigilanza RAI per avere spiegazioni circa tutta la storia. Si racconta che Napolitano si sia trovato d'accordo con Landolfi sul fatto che il Governo non abbia fatto propriamente la cosa giusta.
  • 13 settembre - Tommaso Padoa Schioppa finalmente - e colpevolmente troppo tardi - si degna di presentarsi in Commissione Vigilanza RAI per riferire sull'accaduto: parlando ai muri (i rappresentanti della CdL hanno abbandonato l'aula non appena il Ministro ha fatto tanto di entrarvi), Padoa Schioppa ha tentato di tenere fuori dai guai il Governo (come se non ne facesse parte) dicendo che la decisione ("comunque giusta ed eseguita con correttezza") sarebbe stata unicamente sua. Con questo episodio viene definitivamente sancita l'esclusione della Commissione (e del Parlamento) dalla procedura di sostituzione del consigliere Petroni.
  • 20 settembre - L'Esecutivo esce quasi indenne da una pericolosa seduta al Senato ove si votavano le risoluzioni sulla RAI e dalla quale l'Italia aspettava (invano) spiegazioni politiche sull'intera vicenda. Com'era prevedibile, l'unica decisione uscita dalla maratona di Palazzo Madama è di non decidere nulla: nomine congelate fino alla presentazione del piano industriale, quindi sicuramente fino a fine anno. Tutto rimandato.
  • 26 settembre - In Commissione Vigilanza RAI la CdL, nonostante sia in minoranza, fa approvare (con l'aiuto dei primi "fuoriusciti" dalla maggioranza, Bordon in testa) l'adire la Corte Costituzionale nel contestare al Ministero dell'Economia (e quindi a Padoa Schioppa) la competenza nella defenestrazione di un membro del CdA, fosse pure di quello che rappresenta il Ministero stesso. E' una schiacciante vittoria per l'opposizione che fa il paio con la figuraccia della maggioranza al Senato la settimana precedente.
  • 16 novembre - Il TAR del Lazio, cui intanto era ricorso (nuovamente) Petroni, ribalta la situazione e dichiara "illegittima" la sua revoca da consigliere. E' una nuova mazzata diretta a Tommaso Padoa Schioppa (e quindi a Prodi ed al suo governo), accusato di aver fatto "una operazione di chiaro stampo politico, indebitamente realizzata con strumenti legali finalizzati a ben altri scopi", cioè al ribaltamento delle forze in campo; dispone inoltre il reintegro di Petroni nel CdA. Richieste di dimissioni di Padoa Schioppa come se piovesse, silenzio ad oltranza dal Governo.
  • 25 novembre - Il Governo fa a sua volta ricorso al Consiglio di Stato, ostentando sicurezza forte del risultato positivo già ottenuto in quella sede il 1° agosto.
  • 4 dicembre - Il Consiglio di Stato dà invece ragione a Petroni ed affossa Padoa Schioppa: viene respinta la richiesta di sospensiva della decisione del TAR presa il 16 novembre. Il Re è nudo.
Ora, ci domandiamo: lasciando perdere per decenza Nanni Moretti ed i "girotondini", dove sta Beppe Grillo? Forse che senza la canonica imbeccata di Marco Travaglio non se la senta di scrivere qualcosa e di "mandare gentilmente a quel paese" Prodi, il suo Ministro pasticcione (e furbetto) e tutta l'armata brancaleone che ne consegue in un frangente nel quale non può fare l'ecumenico relativista, tipo quando si premura di ricordarci che nello scandalo Unipol è coinvolta Forza Italia?
Possibile che dal palcoscenico privilegiato di sito internet italiano (e non solo) tra i più seguiti il nostro eroe non senta lo stimolo di esprimere una qualche forma non dico di dissenso, ma di perplessità? Perché se, usando il motore di ricerca del blog, immettiamo la parola "Berlusconi" saltano fuori centinaia e centinaia di "post", ma se immettiamo "Petroni" viene su solo un virgolettato preso da una lettera di Marco Travaglio?

martedì, dicembre 04, 2007

Il D'Alema che ti aspetti

«Il fondamentalismo non è un residuo arcaico, ma un fenomeno della globalizzazione. È la reazione alla paura di essere cancellati dal mondo occidentale. L'Islam per tradizione è tollerante, se non fossimo andati noi a dargli fastidio con le crociate...»
Eh già, è sempre il solito D'Alema.

venerdì, novembre 30, 2007

Senso dell'umorismo: zero

Leggendo questo articolo (non firmato) sul Corriere.it viene da chiedersi se il suo autore abbia lontanamente subodorato la realtà delle cose.

lunedì, novembre 26, 2007

«Berlusconi è sulla strada giusta»

«I politici sono lenti, giocano sul tempo, ingannano i loro stessi elettori. Berlusconi, no: Berlusconi è sulla strada giusta. Silvio Berlusconi fa promesse che poi mantiene. Ma il popolo non capisce».
E' un fiume in piena, Mariano Apicella: un'ora e cinquanta al centro della scena, tra musica e politica, in prime time su RAI UNO. Emilio Fede fa da intervistatore-spalla, fa finta di volerlo interrompere, ma gli da la stura per il prossimo assolo. Sublime.
Un evento largamente annunciato ed atteso, spinto - sospettiamo - dalla prossima uscita del CD del cantautore, ma in fondo una serata di buona musica e buoni consigli vale bene un po' di canone dei contribuenti.
Incazzati? Contrariati? Bene, invertite i ruoli: è successo veramente.

giovedì, novembre 22, 2007

Sono già all'opposizione

Non sono trascorse neanche quarantotto ore da Piazza S. Babila, i gazebo sono ancora caldi, il popolo del centrodestra - e non solo quello - sta ancora cercando di capire cosa sia successo. Ma loro, no. Loro hanno già capito tutto. Nelle loro menti si è formata, evidentemente, l'immagine del disastro; si è materializzato - di nuovo - il peggiore degli incubi. La parola d'ordine è: Guerra Preventiva.
La prima bordata parte pochissime ore dopo il fatale annuncio: è un timido tentativo, forse fallito in partenza, ma serve a saggiare il terreno, tentano lo stesso. Il colpo fa clamorosamente cilecca. Ma nello Stato Maggiore non si perdono d'animo e scatta l'operazione "Rovista nel Cassetto".
Decine di oscuri funzionari vengono risvegliati ed impiegati in una massiccia operazione di spulciamento, con un ordine preciso: scovare, negli archivi di Repubblica, qualsiasi inchiesta, rumor, voce di corridoio, bufala, ipotesi o complotto che sia stata tenuta in caldo nell'ultimo anno e mezzo.
Il compito è difficile, da aprile 2006 in avanti le priorità sono state altre, si è persa un po' la memoria di certi termini, certe paure, certe emergenze... ma all'improvviso la luce: eccola! Si si, si parla di televisioni, di controllo dell'informazione, di accordi segreti, di Bruno Vespa, di pericolo per la democrazia, perfino di Conflitto di Interessi, oh! gioia: le parole chiave ci sono tutte, anche il periodo è più che buono! 2004-2005, perfetto! OK, approvato, usiamo questa.

I giornalisti RAI sono incazzati. C'è indignazione contro quella che viene definita "cabina di regia", un organismo che avrebbe pilotato le notizie piegandole a una precisa strategia politica. Ne esce un documento, che chiede una legge sulla Rai che lasci i partiti fuori dall'azienda. La Rai si costituisce parte lesa, siamo ormai al capolinea: la Rai non può più essere di proprietà di un ministero, quello del Tesoro, un obbrobrio contenuto nella Gasparri.
Rai e Mediaset avevano un filo diretto e concordavano una strategia. Andavano in onda edizioni fotocopia dei tg Rai e Mediaset, nella cosiddetta "cabina di regia" c'erano esponenti politici, vicini a Berlusconi, capaci di dettare la loro legge.
Una vicenda di assoluta gravità, un'emergenza pubblica, è in discussione il diritto a essere informati. Un costume che offende le migliaia di giornalisti Rai e Mediaset che fanno onestamente il proprio mestiere. Bisogna che il Parlamento ponga mano subito alla legge sul conflitto di interessi.
Hanno paura, sono nel panico. C'è da coprire lo scandalo dell'okkupazione della RAI, la gente deve dimenticare che Padoa Schioppa si sarebbe già dovuto dimettere per la vicenda Petroni, ma soprattutto c'è da distrarre e mentire, c'è da bombardare piazza S. Babila. Sono comunisti, si muovono nel loro ambiente. Sono già all'opposizione.

martedì, novembre 20, 2007

Clima e guerra

Ecco l'articolo pseudo-scientifico più inutile mai apparso sui giornali.

domenica, novembre 18, 2007

Nasce il partito popolare

Forte del successo senza precedenti dei "gazebo contro Prodi" (più di sette milioni le adesioni pervenute, stando ai numeri forniti da Forza Italia - più probabilmente saremo attorno ai cinque), Berlusconi ha detto quello che in moltissimi speravano di sentirgli dire: e cioè che il baraccone Forza Italia verrà finalmente sciolto all'interno di un vero partito popolare (le minuscole, per ora, sono d'obbligo), voluto dalla gente e - si spera - libero da quell'impronta da vendita porta a porta che ha sempre caratterizzato FI.
Non c'è che dire, un colpaccio per Er Bandana: in una mossa sola ha sputato in faccia al moribondo Prodi ed ha dato una bella lezione agli alleati di coalizione, che già gli danzavano attorno come morto.
Vediamo come la cosa si svilupperà nel corso della settimana entrante, per domani (lunedì 19/11) è prevista l'ufficializzazione della nascita del nuovo soggetto politico, ed i gazebo rimarranno al loro posto ancora a lungo, trasformati ora in luoghi di propaganda ed adesione al partito nascente.

giovedì, novembre 15, 2007

DNA buono, DNA cattivo

E' sempre triste constatare come persino il mondo scientifico, che dovrebbe basarsi sulle evidenze, sia sempre incline a piegarsi alle ideologie.
Evidentemente ci sono cose che, pur essendo non solo vere ma conclamate ed assolutamente normali, non possono essere dette, neanche utilizzando altisonanti termini latini. In omaggio al politically correct, ovviamente.
L'ultimo proclama oscurantista, strillato dal premio Nobel di turno, è «Lo studio del DNA aumenta il razzismo», come se le razze non esistessero ed esistesse solo la discriminazione delle medesime. Come se le pulsioni politico-ideologiche debbano avere prevalenza sulle evidenze scientifiche e sulle conquiste dell'umanità.
Salvo, però, fare assoluta marcia indietro se l'"ideologia" in questione è quella religiosa, e cristiano cattolica in particolare. Ma guarda un po'.

mercoledì, novembre 14, 2007

L'okkupazione

Dopo la cultura, la pace, la moralità, la s(k)uola, la sociologia, l'ambiente, il governo, il cinema, l'arte, la grande distribuzione, la storia, la giustizia, la globalizzazione, la carta stampata, la satira, l'antipolitica è ora il turno della politica ad essere appannaggio esclusivo della sinistra. Cosa rimane?