giovedì, giugno 11, 2009

Guidare (contromano) a 85 anni

Con tutto il rispetto per le persone anziane (ce ne fosse di più!), ma leggere notizie come questa, anche senza voler generalizzare, fa pensare.

Tre morti (l'anziano, una donna ed il feto di cinque mesi che questa portava in grembo), una famiglia distrutta (in auto con la mamma morta c'erano gli altri due suoi figlioli, di 4 e 6 anni, gravissimi) e tutto per il solito problema: un automobilista avanti in età che imbocca una strada contromano.
Ora, se dopo numerose segnalazioni di altri (fortunati) automobilisti il signore continua imperterrito nella sua corsa mortale fino ad uccidere, allora vuol dire che non doveva avere più la patente. Chi ha sbagliato? E' sbagliata la legge? Non è stata applicata?
Di certo, se già morire in un incidente stradale è assurdo, morire in questo tipo di incidenti è un insulto.
Per non sbagliare: fissiamo intanto un paletto facile facile, dopo gli ottanta basta con la patente. Sano o non sano, non importa: i neuroni quelli sono, così come l'arma rappresentata dall'automobile quella è. E intanto si limitano i danni.
Poi, pensiamo a come controllare lo stato psicofisico delle persone in avanzata età. Poi.

**UPDATE**
Il bimbo più grande non ce l'ha fatta, è morto in ospedale. Quattro morti. Per un rincoglionito che non doveva avere la patente.

Cara Veronica ti scrivo...

Ora, sarò io strano che non comprendo cosa sia una lettera spedita ad un quotidiano a tiratura nazionale, e per di più su un argomento che ha tenuto banco per tutta una campagna elettorale; ma leggendo la nuova comunicazione a mezzo stampa della signora Lario francamente il dubbio che qualcosa che non va ce l'abbia lei (e non il marito) mi sta sorgendo.

«In queste settimane ho assistito in silenzio, senza reagire mediaticamente, al brutale infangamento della mia persona, della mia dignità e della mia storia coniugale.
Certo è che la verità del rapporto tra me e mio marito non è neppure stata sfiorata, così come la ragione per cui ho dovuto ricorrere alla stampa per comunicare con lui.
Certo è che l’ho sempre amato e che ho impostato la mia vita in funzione del mio matrimonio e della mia famiglia.»
Punto. Tutto qua.
Embe'? Che roba sarebbe? Qual'è la verità? Qual'è la ragione dello spiattellamento sui giornali? E perché sta continuando? Di cosa ha bisogno?
Ma, soprattutto: di cosa crede che abbiamo bisogno noi?

mercoledì, giugno 10, 2009

La cravatta non fa il politico

S'è messo la cravatta, e pure la giacca (chissà che sudata), ma dentro rimane il solito: andare al Senato a dare della zoccola e del delinquente a destra e a manca lo qualifica una volta di più per quel che è.

Lui la chiama "democrazia dal basso", io la chiamo "democrazia del basso ventre". Ed il fatto che non abbia ancora sbraitato sul blog i risultati delle sue liste civiche la dice lunga sul "successo" di questo tipo di pseudo-democrazia urlata e basata sull'insulto e sulle bufale medìatiche.
Non ho controllato (non mi va di certo di spulciarmi tutti i risultati alla ricerca delle briciole, e Google non aiuta), ma sospetto che non sia andato molto oltre gli scarsi risultati ottenuti in passato.
L'esortazione per il comico genovese rimane sempre la stessa: scenda lui in politica, non mandi avanti gli altri mantenendo per sé il divertimento e le mani libere di picconare. Ne acquisterebbe in credibilità.

Dittatori e dittatori

Siamo tutti d'accordo, Gheddafi è un delinquente, un dittatore e quello che tirava i missili sulle nostre isole prima di beccarsi un Maverick nella camera da letto: ma l'accordo che permette oggi di salvare migliaia di vite tra i disperati deportati dai contrabbandieri di esseri umani è in essere proprio con la Libia, e con la Libia l'Italia ha oggi rapporti economici strategici per sopperire alla sciagurata scelta di auto-escluderci dal nucleare.
Non è per far dietrologia o facile polemica, ma se al posto di Berlusconi ci fosse D'Alema e al posto di Gheddafi ci fosse Castro la sinistra non blatererebbe come sta facendo oggi (ovviamente lo farebbe la destra). La realtà, è che ai "progressisti" italiani alle vongole, che fanno il verso a quelli dell'ONU, non è andato giù lo strepitoso successo dei "respingimenti", tanto più che fu un'idea di Prodi che poi, com'è noto, non ebbe il coraggio di applicare. Per la cronaca, l'accordo prevede che le procedure di identificazione e di separazione di chi ha titolo da chi non lo ha a richiedere asilo vengano espletate direttamente alle frontiere sud della Libia, prima che quei disgraziati cadano nelle mani dei negrieri che ne uccidono a migliaia. Ma questo all'ONU, al resto dell'Europa e, ovviamente, alle sinistre non sta bene, dal momento che a tutti questi signori ha sempre fatto estremamente comodo, per un motivo o per l'altro, avere un'Italia ricettacolo e filtro di tutti i flussi di clandestini provenienti dall'Africa e dal Medio Oriente.
Quindi, in questo frangente lasciamo perdere i dittatori e le dittature - che a sinistra non hanno titolo per parlarne da farisei - e concentriamoci sulle cose che contano veramente per l'Italia e per chi in Italia vuol arrivare da immigrato e non da clandestino.

Perché ora serve il referendum

Il referendum che verrà celebrato il 21 giugno prossimo ha radici antiche: fu concepito e indetto durante il disastroso governo Prodi, sull'onda dell'ingovernabilità e delle critiche al cosiddetto "porcellum", la legge elettorale varata dall'ultimo esecutivo di centrodestra. Essa, tra le altre cose, prevede che il premio di maggioranza vada alla coalizione di liste che raccoglie più voti, su base nazionale per la Camera e regionale per il Senato. Inoltre, prevede un certo grado di libertà alle singole liste che possono decidere autonomamente se presentarsi sole o collegate in coalizione senza rischiare di perdere le alleanze strette, mettendo in gioco il solo premio di maggioranza in caso di corsa solitaria. L'obiettivo del "porcellum" è ambizioso: impedire la formazione di coalizioni posticce al solo scopo di vincere le elezioni e, contemporaneamente, garantire la governabilità.


Ma è proprio il premio di maggioranza ad essere il punto debole della legge, e lo è dopo che essa fu stravolta in dirittura d'arrivo da Carlo Azeglio Ciampi che pretese l'introduzione della ripartizione su base regionale per il Senato, invalidando così buona parte dell'impianto. La legge non si chiamava "porcellum" prima di questo evento, s'è guadagnata il dispregiativo solo dopo. Questo pochi lo sanno: Calderoli, l'estensore del provvedimento, non è un folle che prima presenta una legge ed il giorno dopo la chiama "porcata".

Il risultato fu la tragica legislatura 2006-2008, durante la quale proprio il Senato in bilico dimostrò l'enormità dell'errore commesso. In quel frangente nacque il referendum che, nelle intenzioni, dovrebbe mitigare il problema andando ad agire non sulla ripartizione del premio di maggioranza - che richiederebbe un confronto con la Costituzione - ma sulla sua assegnazione: non più alla coalizione di liste ma alla lista (chiamiamolo partito) prende più voti. Inoltre, chiede l'abolizione delle candidature multiple in modo da finirla con la pratica assurda dei candidati "di bandiera" che non potranno mai accettare l'eventuale incarico.

L'effetto sperato è l'eliminazione di fatto delle coalizioni e, di riflesso, lo scoraggiare la formazione di nuovi partitini; inoltre, si favorisce la fusione dei partiti in partiti più grandi, tendendo così al bipolarismo perfetto.

Il risultato delle politiche 2008 aveva di fatto reso inutile il referendum: nonostante le pessimistiche previsioni dei detrattori del "porcellum", la caduta di Prodi ha regalato all'Italia il governo più forte della sua storia ed un Parlamento per la prima volta epurato delle frange estreme. L'ignavia del Partito Democratico da una parte e l'assoluta contrarietà della Lega Nord dall'altra, poi, sembravano condannare la consultazione a morte certa.

Poi, vennero le Europee 2009, e tutto cambiò. La crisi economica combinata con una campagna elettorale sovietica hanno penalizzato più o meno pesantemente i due partiti maggiori, beneficiari del "voto utile" temerariamente chiamato in causa a suo tempo da Walter Veltroni: il risultato è che gli attori da due sono diventati già quattro: PdL, Lega Nord, Pd e Italia dei Valori. Il rischio è che il maggior peso ai due gregari determini un ritorno ai veti incrociati ed ai ricatti politici, inchiodando nuovamente governo ed opposizione a logiche lontanissime dagli interessi del Paese.

Per questo, oggi più che mai, è necessario votare e votare "SI" al referendum, per tutti i quesiti proposti. Berlusconi, prendendo atto della trasversalità delle opinioni in merito, ha lasciato carta bianca a ciascuno decidendo di non dare ordini di scuderia in merito; la stampa allineata ha ovviamente preferito, assieme agli stessi promotori della consultazione, tradurre la decisione del premier come un segno di subordine nei confronti di Bossi, ma tant'è.

La cosa importante è che ciascuno sia informato a dovere sui quesiti e sul loro perché: l'esercizio della democrazia diretta non è solo un diritto per tutti, è soprattutto un dovere per individui responsabili.

martedì, giugno 09, 2009

Sembrava una carretta ma era un Carroccio

«Ho tirato la carretta da solo», si sfoga Berlusconi all'indomani del deludente risultato delle Europee che ha visto il PdL mancare clamorosamente la quota sparata in TV dal suo leader (il 45%), ma anche quella comunemente considerata "di sicurezza" (il 40%) per fargli affrontare con sufficiente forza le prove che lo attendono nell'immediato futuro, a cominciare dal braccio di ferro sulla riforma della giustizia.

Ma più che una carretta, quella tirata con forza ed ostinazione dal premier durante la campagna elettorale è sembrato più un Carroccio.

Ne aveva di argomenti, Berlusconi, per fare campagna elettorale in Europa: non ultimo (anzi) l'enorme successo politico ottenuto dal Governo italiano con la messa in funzione degli accordi con la Libia che hanno portato, per mezzo dei cosiddetti "respingimenti", all'azzeramento dell'immigrazione clandestina nel nostro Paese. Ed è stato un successo da sbandierare proprio per le Europee, una battaglia vinta in Europa e contro l'Europa, ma anche per l'Europa contro l'ingerenza dell'ONU.
Poteva anche fare quello che sa fare meglio: elencare pedissequamente e puntigliosamente ogni singolo provvedimento varato dal suo governo, e poteva farlo per venti giorni di seguito, ogni giorno, quattro volte al giorno. Ci avrebbe rincoglionito di cose fatte (perché ce ne sono, e di ottime!) e alle urne avrebbe preso lui i sei milioni di preferenze personali che vagheggiava in aprile, ed il PdL quel 47% che fu la punta massima che i "suoi" sondaggisti raggiunsero un mese dopo.

E invece. Berlusconi è una vecchia volpe, uno che rompe gli schemi della politica, uno che ti manda in bestia e ti ammalia proprio perché non segue i cliché e le prassi polverose dei Palazzi; ma dopo quindici anni i suoi nemici l'hanno ormai inquadrato ed hanno trovato la piccola crepa dove infilare il piede di porco col quale scardinare l'intera corazza. E lui, quella crepa, non l'ha coperta a sufficienza.
E così Repubblica, il braccio armato del Pd, ci si è infilata violentemente e con lo sprezzo della decenza che le è proprio: ha colto al volo la coincidenza mai più ripetibile di un Berlusconi contemporaneamente all'apice della sua popolarità, lasciato dalla moglie che lo accusa di essere malato o pazzo (musica per certe orecchie!) e messo in mezzo dall'ennesima sentenza ad orologeria. Prese così, però, queste coincidenze ancora non bastavano, a largo Fochetti volevano giocare sul sicuro ed essere certi di colpire tanto a fondo e tanto forte che l'Avversario non si rialzasse più; e così, spulciando le agenzie, ecco saltar fuori una velina che parla di una festa di compleanno di una ragazzina, evidentemente figlia di amici di famiglia, alla quale Berlusconi ha partecipato per un'oretta scarsa. Ecco! Il pezzo mancante del puzzle, l'innesco capace di far esplodere tutta la baracca. Una calunnia in perfetto stile Don Basilio, un sospetto velatissimo ma persistente di pedofilia: quale crimine più odioso? Gli italiani sono quindici anni che sono assuefatti al premier bugiardo e corruttore, ma il premier pederasta! Corruttore non già di giudici ed avvocati, ma di ragazzine vergini! Tutto torna, la moglie che lo lascia, lui che va con le minorenni, la giustizia che lo bracca e - asso nella manica - migliaia di fotografie scattate col teleobiettivo a Villa Certosa nel cassetto, pronte ad essere calate sul tavolo a bomba esplosa. Un po' come fanno i terroristi, che fanno scoppiare un primo ordigno per richiamare curiosi e soccorritori, per poi far esplodere il secondo - quello più potente - facendo il maggior numero possibile di vittime. Tutto è pianificato, la trappola scatta.

E Berlusconi cosa fa? Logica vorrebbe, vista l'imminenza delle elezioni e la sfacciata coincidenza dello "scandalo" con l'inizio della campagna elettorale, che il premier affidasse le articolesse di Repubblica al suo fido avvocato Ghedini ed andasse per la sua strada a fare quello che abbiamo detto sopra. Invece, abbocca. Per venti giorni si lascia trascinare nella fogna dalla quale Repubblica vomita i suoi escrementi, e vi rimane inesorabilmente invischiato, sempre più, finché ci finisce dentro fino al collo.
Le tante cose buone finalmente fatte o iniziate dal governo in questo primo anno vengono dimenticate, gli enormi successi personali di Berlusconi vengono improvvisamente sommersi di melma e tutti i media (TUTTI, nessuno escluso) non fanno altro che ciarlare ed urlare in continuazione della sorella della zia della madre di Noemi e del pisello del premier ceco. L'Italia sprofonda in questa fogna assieme al suo premier in un turbinìo impresentabile di gossip e calunnie, di diffamazioni e querele, e Repubblica ha gioco facile nell'esportare all'estero i suoi articoli tradotti alla bisogna e nel farsi dar man forte dalle testate gemellate, soprattutto inglesi e spagnole, che non se lo son fatto ripetere due volte, pressate anche da un Murdoch che non aspettava altro che farla pagare all'eterno rivale.

Non che dalle stesse linee del PdL non venisse fuoco amico: Fini, personaggio in cerca d'autore, un giorno si e l'altro pure non risparmiava il premier di un ditino alzato, complice pure il ruolo "istituzionale" ricoperto ed al quale deve evidentemente pagare pegno; i "colonnelli" di AN, Gasparri e La Russa, spesso in ordine sparso e con presenze televisive vicine a quelle di Di Pietro, contemporaneamente alla totale assenza ed invisibilità dei dirigenti ex- Forza Italia; il neo eletto governatore della Sardegna che se l'è legata al dito per lo spostamento del G8 all'Aquila; quello della Sicilia che, a due giorni dalle elezioni, scioglie la sua giunta pidiellina e riesce a mantenere un consenso stellare; il quotidiano "amico", Il Giornale, che per più di un mese ha seguito col copia/incolla il Corriere e Repubblica come un branco di infoiati, infilandosi poi con tutte le scarpe nella fogna di cui sopra.
Fogna che comunque, alla fine, non ha puzzato solo nella direzione cui era stata predestinata: i mandanti del massacro perpretato da Repubblica si sono insozzati come e più di Berlusconi, tanto che a conti fatti tutto l'amba aradam non è servito a nulla - nel breve periodo - se non a screditare l'immagine dell'Italia all'estero, cosa per la quale qui si pensa che ci siano precise e gravissime responsabilità in capo a persone con nome e cognome, che dovrebbero pagare un conto salatissimo con la società.

Fatto sta che, sommando tutto ciò, l'immagine che l'elettore ha tratto è stata di un Berlusconi in totale confusione e preoccupato unicamente delle sue beghe familiari e personali (dove l'ho già sentita, questa?), di un PdL poco incisivo e senza una voce guida autoritaria ed univoca sugli argomenti scottanti (crisi, immigrazione, lavoro) e, nelle more, una Lega Nord pigliatutto che, dopo il successo dei respingimenti in capo a Maroni, sembrava l'unica veramente in contatto con la gente; l'unica che, al di là dei sorrisi e dei bagni di folla - che pur servono e sono serviti, abbia ascoltato ed esaudito le preghiere degli italiani.

Ecco che Berlusconi, con la sua scelta di rincorrere gli squallidi repubblicones sul loro terreno, ha tirato il Carroccio come un paio di buoi verso una vittoria che, se era già nell'aria, non lo era certo in tale misura.

Cosa voglia dire questo negli assetti futuri della coalizione di governo e negli equilibri interni al PdL, è presto per dirlo: di certo, si apre un periodo difficile che doveva essere messo in sicurezza dal plebiscito delle Europee. Staremo a vedere se quello centrato delle Amministrative basterà a rimettere le cose al loro posto, per i bene di noi tutti.
Non che di motivi per gioire a destra non ce ne siano, soprattutto per il devastante tracollo del Pd, unito al perpetuarsi dei comportamenti al limite dell'idiozia da parte dei suoi leader. Ma l'onda lunga mediatica sarà difficile da spegnere e la quantità di fango accumulata sarà dura da smaltire.

Intanto, un primo apparente effetto si è manifestato: Berlusconi ha dichiarato che "non sosterrà" il referendum sulla legge elettorale che si celebrerà il 21 giugno prossimo, in concomitanza con i ballottaggli delle Amministrative, inviso alla Lega. Prima della campagna elettorale aveva dichiarato che se il referendum è pensato per premiare il partito che prende più voti, egli non sarebbe stato di certo masochista e l'avrebbe sostenuto.
Diciamo "apparente effetto" perché la strada da oggi al 21 è lunga e chissà cosa può succedere nel frattempo; inoltre, la dichiarazione odierna è servita a sugellare l'accordo tra PdL e Lega in vista dei ballottaggi, ma chissà che le immediate reazioni di Fini e degli altri sostenitori della consultazione, unite all'alto numero di ballottaggi, non portino comunque al superamento del quorum, con conseguente scontata vittoria del "SI". Sarebbe un colpaccio.

lunedì, giugno 08, 2009

L'ossessione di Franceschini

Povero Dario. Sembra essere l'unico ad aver sentito sulla propria pelle la dimensione del disastro abbattutosi sul Pd. Non si allinea più di tanto con la stampa "amica" (cioè tutta tranne il Giornale e Panorama) nel tessere le lodi di un "partito che tiene", si lascia solo sfuggire a mezza bocca la cazzata d'ordinanza ("il governo è minoranza nel paese"), così, giusto perché l'etichetta lo richiede.

Per il resto è un mesto ammettere le difficoltà, sentiamo cosa dice:
«Ricevo molte mail da elettori del centrodestra che mi rimproverano di aver fondato la campagna sul gossip. Ma quando mai? Io non ho detto una parola sulle vicende familiari di Berlusconi. Non una. Ho detto che un politico deve rispondere alle domande. Non ho mai citato i figli di Berlusconi. Mai. Ho parlato dell'educazione dei nostri figli, dei valori da trasmettere alle nuove generazioni. Eppure l'apparato mediatico del premier ha manipolato le mie parole e le ha strumentalizzate. In realtà, al centro della campagna il Pd aveva messo la crisi, i disoccupati, i precari mandati a casa, le famiglie che soffrono. Abbiamo formato un gruppo che ha lavorato per sei mesi al programma per l'Europa, e sui giornali non è uscita una riga. Sono andato a Sky all'ultima trasmissione, mi hanno fatto sette domande su Berlusconi, l'ottava era: "Ma perché di Europa non parlate mai?". E come facevo, se mi chiedevano solo del Cavaliere?»
Povero Dario. Vabbe', ma ora?
«In primo luogo dobbiamo batterci per costruire un'alternativa sociale e culturale a Berlusconi.»
Ah, ecco.

Europee 2009: poche storie

In attesa dello spoglio delle Amministrative e preso atto della generale affermazione delle formazioni di centrodestra e destra in Europa (e del corrispondente crollo pressoché totale dei partiti socialisti), guardando ai risultati italiani le considerazioni da fare sono le seguenti.
Il PdL segna il passo e rimane ben lontano dal 45% sparato in TV da Berlusconi (che si spera ora divenga un po' più prudente con le sue previsioni) ma anche da quel 40% considerato la soglia minima per dare una risposta forte in termini di consenso al potentissimo fuoco di fila - anche e soprattutto internazionale - diretto contro il premier in campagna elettorale e proveniente da tutte le parti (opposizioni, stampa italiana ed estera, lo stesso Fini). I voti che separano quello che rimane saldamente il maggior partito d'Italia dal suo obiettivo sono andati pari pari alla Lega, in una sorta di travaso interno al governo che non ne pregiudica (né ne consolida) la tenuta. Il risultato del PdL rappresenta una salutare "scossa", un pressante invito a schiacciare sull'acceleratore con decisione lasciandosi alle spalle una sorta di "timidezza" che, fatti salvi i noti exploit di Gelmini e Brunetta, ha caratterizzato questo primo capitolo di governo. Ma rappresenta anche il "rimbalzo" dovuto al raggiungimento della quota limite, oltre la quale il partito di Berlusconi difficilmente potrà mai arrivare; con buona pace dei soliti farisei che gridano alla dittatura.
La Lega porta a casa i frutti del lavoro dei suoi ministri nel governo, ultimo solo in senso temporale il successo dell'applicazione dell'accordo prodiano con la Libia, all'origine dei cosiddetti "respingimenti" che hanno azzerato il flusso di clandestini verso l'Italia. Ma ridurre tutto a ciò sarebbe fare un'ingiustizia alla Lega, che ha guadagnato sul campo il proprio consenso intercettando gli umori profondi non solo del nord. Chapeau.
Il Pd è ampiamente sotto la soglia di sicurezza. Tutti gli analisti individuano nel 27% il livello minimo al di sotto del quale il rischio scissione non è più un rischio ma una certezza, ed è già un livello sconfortante sia nei confronti del PdL sia nei confronti del risultato delle precedenti tornate elettorali. Ma numeri e numerilli a parte, l'indecente (ma parzialmente proficua) campagna elettorale condotta dal partito di Franceschini, l'assenza assoluta di qualsivoglia proposta politica, la fragilità estrema del partito stesso che mostra ogni giorno le sue laceranti divisioni interne, uniti al risultato ottenuto (un imbarazzante 26%, ma pur sempre un quarto dell'elettorato), dimostrano che anche qua si è raggiunto il limite fisiologico (quello basso) oltre il quale lo "zoccolo duro" di elettori - che voterebbe il partito anche se vendesse fusaglie allo stadio - non consente proprio di andare.
L'Italia dei Valori è, dopo la Lega, l'altro outsider di queste elezioni, ampiamente prevedibile e previsto: intercetta una montagna di voti in fuga dal Partito Democratico, voti di elettori che vedono nell'iroso ex- pm un antiberlusconiano d.o.c., molto più credibile di un Pd dilaniato e ben lontano da quel modello di "moralità" preteso (seppur mai incarnato) dall'Idv nei confronti di chi si deve opporre al premier. Grazie a ciò, e grazie al provenire da percentuali passate insignificanti, il movimento dipietrino ha avuto gioco facile nel raddoppiare o triplicare la propria quota e presentarsi al Paese come il "vero cambiamento". Che poi questo non si traduca, così come per il Pd, in alcuna proposta politica passa in secondo piano, e da la cifra della qualità delle opposizioni in Italia. Inoltre, il risultato dell'Idv mette ancor più nell'angolo il Partito Democratico, cui i propri elettori non hanno mai perdonato l'alleanza con Di Pietro e che, domani, rischiano di non perdonarne il successivo allontanamento.
L'Udc è, come al solito, né carne né pesce: il suo elettorato è quello, la quota del 6.5% è la sua, non ha alcuna possibilità di incrementarla né di diminuirla. Chi pronosticava un boom di voti in fuga dal PdL a causa della bufala-Noemi si sbagliava (l'effetto c'è stato, ma verso l'astensionismo), così come sono rimasti delusi gli analisti che prevedevano un rastrellamento a sinistra ai danni della componente meno socialista del Pd. Il partito di Casini rimane fermo nel suo ruolo di attesa, sempre pronto ad accogliere i fuoriusciti dai due partiti maggiori che lo circondano, ma che finora sono mancati all'appello. Nel futuro prossimo, Rutelli e Montezemolo potrebbero smuovere le acque. Da tenere d'occhio.
La sinistra estrema era e rimane fuori dai giochi: ampiamente al di sotto della soglia del 4% prese singolarmente, le due componenti in guerra feroce tra loro avrebbero potuto totalizzare lo stesso risultato dell'Udc e portare delegati a Strasburgo. Ma la Storia ha punito troppo duramente il comunismo italiano (per lo meno quello sfacciato, quello con falce e martello nel simbolo) disgregandone l'identità ed i tempi non sono assolutamente maturi per una sua riaffermazione nei cuori degli elettori, neanche dei più nostalgici. Forse non succederà mai più.

Ora, visto che tutti lo fanno e pare vada di moda, facciamo anche qui per un attimo finta che politiche ed europee siano paragonabili tra loro, e forse nel caso italiano lo sono veramente dal momento che - come sempre accade, e stavolta molto più e peggio che in passato - si è trattato del solito referendum pro o contro Berlusconi in particolare ed il Governo in generale.

Politiche 2008
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PdL + Lega 45,69%
Pd + IdV 37,54%
Pd + IdV + Udc 43,16%

Europee 2009
-------------------------------
PdL + Lega 45,50% (-0,19%)
Pd + IdV 34,10% (-3,44%)
Pd + IdV + Udc 40,60% (-2,56%)

Come è evidente dai numeri, decimale più decimale meno, la coalizione di governo non ha risentito del combinato crisi+campagna elettorale e dimostra di continuare imperterrita la sua infinita luna di miele con l'elettorato. L'opposizione, per contro, cede più di due punti e mezzo, che salgono a tre e mezzo se si considera solo il duo Pd + IdV con il suo rapporto interno mai chiarito.
Per questo, sentire Franceschini parlare di "tenuta" del Pd e di "governo minoranza nel paese" fa un po' tenerezza e ci ricorda quella notte del 2006 nella quale Fassino annunciò la "vittoria" dell'Unione; così come è fuori luogo un certo catastrofismo che si respira a destra. Certo, una Lega ringalluzzita (ed un Fini che può dire "l'avevo detto io!") è un grattacapo in più per Berlusconi; che, però, ha dimostrato di avere le spalle ben larghe e di aver affrontato situazioni ben più critiche di questa. Se il governo terrà la barra dritta e, anzi, accelererà con le riforme avrà capitalizzato il mancato plebiscito e ne guadagnerà tutto il Paese.
Ora, i prossimi dati in arrivo completeranno il quadro: il consenso personale di Berlusconi (confrontato con i tre milioni di preferenze ottenuti nel 2004) e, soprattutto, i risultati delle Amministrative, il cui spoglio sta per iniziare ma che già prefigurano ulteriori brutte notizie per il Pd.

domenica, giugno 07, 2009

La mala información: Capitolo VII

Questo perché il "vizietto", pur essendo il pane quotidiano a sinistra, non manca di far capolino anche a destra.

Stavolta siamo con Il Giornale, raro esempio di stampa non allineata (e ci mancherebbe che non lo fosse!), ma non per questo immune dai trucchetti di bassa lega, al limite del subliminale:

Il simbolo del Pd è l'unico "casualmente" coperto dalla tizia che osserva le liste. E' un assurdo, non serve a nulla, non smuove di certo un voto, eppure c'erano diecimila altre posizioni che poteva prendere il fotografo, e c'erano diecimila altre fotografie come quella che potevano essere scelte per la prima pagina. E' solo un pefetto esempio dell'attenzione maniacale che i media pongono a particolari come questo.

sabato, giugno 06, 2009

Il giocoliere

«Gli italiani si sono convinti che la politica sia il male che corrode il paese. Perciò una larga parte dei nostri concittadini ha delegato la sua rappresentanza ad un giocoliere che ostenta il suo odio contro la politica e il suo qualunquismo congenito e festevole, all'ombra del quale sta nascendo un potere intrusivo, autoritario, concentrato nelle mani di un solo individuo.»
Indovinate di quale giocoliere e di quale individuo intrusivo ed autoritario sta parlando Eugenio Scalfari. No, non sono Beppe Grillo e Di Pietro.

La mala información: Capitolo VI

Ci risiamo. Ancora la bufala del saluto fascista. Stavolta tocca a Michela Brambilla, nota camicia nera e simpatizzante di Forza Nuova, ovviamente secondo i soliti pennivendoli mononeuronici. Chiaramente basta ravanare per abbastanza tempo in un archivio fotografico per trovare chiunque che fa il saluto romano, manco a doverlo spiegare.

Almeno cambiassero solfa: a farsi beccare a fare l'apologia del fascismo abbiamo già visto Fini (e si dirà: vabbe'...), Berlusconi, Alemanno, Romano Prodi, Barack Obama e Guglielmo Epifani...

Io ho votato così

Circoscrizione Centro
Simbolo: Il Popolo della Libertà
Preferenza 1: BERLUSCONI
Preferenza 2: DE ROMANIS
Preferenza 3: SCURRIA

Le preferenze: quella personale a Berlusconi perché il Pd, Repubblica ed i loro lacché hanno pensato bene di cercare di infinocchiarmi con la bufala della ragazzina. Evidentemente credono che gli italiani sono veramente idioti. Si accomodino.
De Romanis e Scurria perché sono due giovani di belle speranze, e Dio sa se c'è bisogno di giovani freschi e motivati in politica e, soprattutto, a Strasburgo.

Il pericolo Obama

Nonostante la vulgata nostrana pensi il contrario, le amministrazioni americane "democratiche" sono tutto meno che garanzia di maggiore stabilità internazionale o, per dirla col linguaggio semplice accessibile a tutti, di "pace". La Storia è là a dimostrarlo, per chi si prende la briga di studiarla anche solo superficialmente: tutti i conflitti nei quali gli Stati Uniti sono stati coinvolti dopo la Seconda Guerra Mondiale, con l'unica eccezione rappresentata dalla War on Terror, sono stati iniziati da amministrazioni democratiche e conclusi da amministrazioni repubblicane.

Le ragioni sono molteplici, ma una è ben individuabile nella natura stessa della politica estera "democrat": appeasement, dialogo ad ogni costo, multilateralità spinta, coinvolgimento degli "stati canaglia" nei processi decisionali globali, aperto contrasto politico ed economico con l'Europa (e a volte con Israele), posizioni generalmente ondivaghe e non prevedibili. La diretta conseguenza di questo comportamento - mai mutato nei decenni - è il rianimarsi delle potenze ostili agli USA in particolare e all'Occidente in generale: Corea del Nord, Vietnam, Cuba, Iran, Siria, Hamas.
Ad un primo momento di euforia pacifista durante il quale sembri che le aperture americane favoriscano un dialogo ampio e foriero di minori tensioni, si giunge ben presto ad una crisi durissima causata dalla sensazione di debolezza ed accondiscendenza che l'Amministrazione coniuga con quella endemica dell'ONU e con la farraginosità della Nato, creando un minestrone esplosivo che, puntualmente, esplode.
Al che viene avanti l'ultima caratteristica dei governi democratici americani: l'interventismo militare. E viene tirato fuori a forza da crisi ormai in stato avanzato che richiedono una discesa in campo in forze che preludono a guerre lunghe e sanguinose, con tutto ciò che ne consegue.
E' il disastro quasi annunciato che il mondo ha davanti nel perdurare dell'incertezza obamiana nello scacchiere mediorientale: già Siria ed Iran stanno stringendo patti d'acciaio che vanno ben oltre la cooperazione bilaterale in campo economico ed energetico; la Corea del Nord sta approfittando della debolezza americana per mostrare i muscoli, l'Afghanistan sta ricadendo nelle mani dei tabelani e l'Iraq appena ricostruito è pericolosamente nel mezzo, esposto a tutto.
Con l'Inghilterra tutta presa dalla crisi economica e di governo, con l'Europa che mai come adesso non ha una voce comune in politica estera e di difesa, con la Russia che muove le sue pedine sul versante del gas mentre continua imperterrita a far fuori i suoi dissidenti in giro per il mondo, con gli stati canaglia sudamericani che sodalizzano ed alzano la cresta e la Cina che sta a guardare aspettando il momento giusto per riprendersi le sue "province", l'ultima cosa della quale il mondo ha bisogno è di un mezzo presidente USA più attento a piazzare nei posti di potere i suoi finanziatori che a difendere il suo Paese - ed il resto del mondo libero - come il suo tanto biasimato - ed ora già da molti rimpianto - predecessore non ha smesso di fare per un singolo giorno del suo difficile mandato.
Ma questo mandato è molto, molto più difficile ed il simbolo mondiale della libertà rischia, ancora una volta, di diventare sinonimo di guerra e morte a causa dell'ignavia e dell'inadeguatezza del suo leader.

[Immagine da: www.falcemartello.cjb.net]

venerdì, giugno 05, 2009

Minacce preelettorali

Voglia il Cielo che non sia una messa in scena, perché qui ci si appresta ad un inaspettato post di solidarietà nei confronti di Antonio Di Pietro e Michele Santoro, che si son visti recapitare proiettili e minacce di morte.

Anche se i signori in questione hanno tutto il mio disprezzo politico (ed a volte non solo quello) a causa dei loro comportamenti e delle loro idee che considero poco meno che eversive e nemiche di questo Paese, tali episodi non appartengono di certo al mio modo di intendere il contrasto di idee e valori, e di conseguenza solidarizzo con loro dal più profondo. Recapitare quella roba via posta è da vigliacchi, chi lo fa ha già perso e lo sa.
Altro discorso, a questo punto, è il motivo: sinceramente non ne trovo uno manco a cercarlo col lanternino, e mi fermo per non fare a voce alta i ragionamenti che ho nella testa.

**UPDATE**
Ovviamente, la stessa cosa vale per Vittorio Sgarbi.

La mala información: Capitolo V

Non c'è nulla da fare, proprio non ci arrivano. O meglio, ci arrivano benissimo, ma credono che chi li legge sia idiota.

Quel titolo, con quel "ma" messo ad arte, vorrebbe far credere che le foto non sono innocenti, a differenza di quanto sostiene Berlusconi. Come se sessanta milioni di italiani (già abbondantemente rodati dalle pseudo-trombate in diretta del Grande Fratello) fossero ciechi e non sapessero riconoscere una foto scattata con un teleobiettivo in casa altrui. E come se quei sessanta milioni di italiani (sempre che siano interessati) non avessero occhi propri.
Ma no, i Repubblicones al soldo della trimurti De Benedetti-Murdoch-Franceschini (tutti uniti al grido "il nemico del mio nemico è mio amico") li credono fessi, e sotto con le tre carte: la denuncia nei confronti di chi viola casa altrui non è a causa della violazione stessa, ma et voilà! perché c'è qualcosa da nascondere. Qualcosa che le foto stesse, ovviamente, non mostrano: ma sicuramente c'è. Deve esserci. Per forza. Loro lo sanno.
Sarà il pisello del premier ceco? Oppure la tetta sinistra della tipa sdraiata a bordo piscina? Ai posteri l'ardua sentenza.
Intanto, prepariamoci ad un fine settimana di riposo, che lunedì ci aspettano risate così sonore e squassanti che ne usciremo sfiniti.
Buon voto, allora, e mi raccomando: nell'urna, prima di barrare quel simbolo (e scrivere quei nomi), ricordatevi che Berlusconi quando la fa non la fa al mughetto. D'Avanzo ha lo scoop, dice che puzza di merda. E se lo dice lui...

Meno uno

Manca un solo giorno alle elezioni e il travaso di bile del Pd e dei suoi compagni di merende italiani ed esteri è al suo culmine. La disperazione gioca brutti scherzi e stavolta l'hanno fatta veramente grossa: pagare un paparazzo per scattare fotografie all'interno di un'abitazione privata per poi sbatterle online (dall'estero) il giorno prima delle elezioni non è scorretto, è semplicemente demenziale.

Ma davvero questa gente pensa che gli elettori si scandalizzino di un paio di tette rubate in casa d'altri? Qualcuno dica a Franceschini ed ai suoi lacché spagnoli che qui, in Italia, impera il Grande Fratello, trasmissione davanti alla quale decine di milioni di spettatori sbavanti aspettano solo l'inchiappettata in diretta, e lo fanno da anni: credono davvero che sia questa la strada da seguire per evitare di finire nella fogna della politica, dopo essere già ampiamente finiti nei suo cesso?
Proprio loro, gli adoratori della "privacy" e dei "diritti": piccoli, luridi, schifosi, patetici vermi, ora staremo a vedere se qualcuno si alzerà ad invocare l'intervento di qualche Garante tra i millemila che si sono inventati negli anni o se, com'è più probabile, invocheranno un sacrosanto "diritto allo sputtanamento" visto che gli sputtanati non sono loro.
Ora, comunque, la caccia è aperta: che nessuno di loro pensi di calarsi le braghe per sedersi sul cesso e cagare, Il Giornale e il TG4 hanno sguinzagliato un esercito di volontari dotati di teleobiettivi puntati sulle finestre di tutti i cessi progressisti.
Non vediamo l'ora di ammirare il loro buco del culo, hai visto mai che guadagnino qualche punticino nei sondaggi.

giovedì, giugno 04, 2009

L'uomo buono dalla memoria corta

"Riconciliazione dopo le tensioni dell'era Bush". "Rispetto e cooperazione". "La forza del dialogo". "Fermezza verso Israele".

Se qualcuno aveva ancora dei dubbi sulle posizioni filo-islamiste, terzomondiste e visceralmente antioccidentali di Barack Hussein Obama, Presidente degli Stati Uniti d'America, ora può dormire sonni tranquilli. L'era Bush è veramente finita, l'Undici Settembre forse non è mai accaduto, i palestinesi sono le uniche vittime dell'Occidente imperialista e decadente.
Brutte, pessime notizie per questo pianeta. Non che non l'avessimo detto.

Vilipendio alla Nazione

Solo pochi giorni dopo le mie incazzature qui, qui e qui il ministro degli Esteri Franco Frattini si trova sulle medesime posizioni, confermando parola per parola quanto ho denunciato.

«La sinistra, che non ha nè identità, nè cuore, nè anima, gioca denigrando e irridendo l'immagine dell'Italia nel mondo. Questo è inaccettabile.
Si pubblicano articoli in Italia, vengono tradotti in inglese e inviati nelle redazioni di Londra e Bruxelles, e quindi ripubblicati in Italia creando una rete promossa da italiani nemici dell'Italia nel mondo, una rete di stampa internazionale ostile al governo di Roma.»
"La sinistra" citata dal ministro ha nomi e cognomi: Giuseppe D'Avanzo, Ezio Mauro, Dario Franceschini, Massimo D'Alema, Fiorenza Sarzanini, Ferruccio De Bortoli, Marco Travaglio, Giovanna Casadio, Michele Santoro e tutti gli altri responsabili in prima persona del reato di vilipendio alla nazione, punibile con ammenda fino a 5000 Euro. Purtroppo buona parte del Codice Rocco è stato abolito nel febbraio 2006, altrimenti la punizione sarebbe stata fino a tre anni di carcere. Per non sbagliare, una ripassatina di olio di ricino la prescriverei comunque molto volentieri, chissà che a lorsignori non passi la voglia di scherzare.

mercoledì, giugno 03, 2009

Meno tre

Siamo a meno tre giorni dalle elezioni europee, e quasi quasi ci cascano: Berlusconi indagato per abuso d'ufficio! 'Azzo! Vuoi vedere che...... EH?

No. Come non detto. Atto dovuto. Archiviazione. Colpo a salve. Altro 5% in più per lui.
Domani è un altro giorno, compagni! Dài, provatene un'altra!

La mala información: Capitolo IV

Ancora il Corriere della Sera, ancora uno stravolgimento di senso. "Berlusconi: non mollo" lascia trasparire un premier in difficoltà, sudato, preoccupato, ma che si abbarbica alla poltrona e giura che non vi si staccherà manco morto.

Ovviamente, è il contrario. Basta cliccare il link ed ecco che una signora, per le vie di Roma, gli grida di non mollare e lui, sorridendo, risponde che non ci pensa proprio, è "solo agli inizi".
Alla prossima puntata.

** UPDATE del 4/6 **
Il virus della mala información non colpisce solo a sinistra, s'è attaccato pure a Vespa:

martedì, giugno 02, 2009

Meno quattro

Meno 4 giorni alle elezioni europee, un altro giorno passato senza l'avviso di garanzia recapitato a Berlusconi. Un altro giorno sprecato dalla Mandria degli Sfigati.

Animo compagni! Potete farcela!

La mala información: Capitolo III

Osservate bene il box (fateci click sopra per ingrandirlo e leggerlo meglio), è tratto dalla homepage di Repubblica.it come era il 2 giugno 2009 alle ore 22:15 (qui una copia completa della pagina, con evidenziato il box). E' un caso standard di "citazione farlocca", dove le virgolette sono usate per dare aura di veridicità a quanto riportato, quando in realtà non si è neanche lontanamente vicini. E la verifica è a portata di un singolo click, ma ai signori pennivendoli al soldo dell'antiberlusconista di turno la cosa non tocca più di tanto: la cosa importante è scrivere, scrivere, scrivere. Qualcosa resterà.
Si tratta di una lettera aperta (non si capisce bene indirizzata a chi) redatta da un gruppo di donne insignite di onorificenze dello Stato Italiano, che lamentano l'uso scorretto dell'immagine e della dignità femminile che la politica - a loro parere - veicola ed alimenta. Bene.
Versione strillata in prima pagina: "Stop al modello mercificato della femminilità con la complicità della quarta carica dello Stato."
Versione vera, nel documento linkato: "Siamo [noi donne] in prima linea nell'impegno quotidiano di cura e di lavoro che svolgiamo con dedizione, competenza e serietà. Eppure oggi le donne assurgono agli onori delle prime pagine dei media se sono compiacenti verso i 'potenti' e asservite ad un modello mercificato e lesivo dell'identità femminile.
[...] i contenuti, le candidate e i candidati per il Parlamento Europeo sono oscurati dai media [...] dalla insopportabile telenovela che purtroppo riguarda la quarta carica dello Stato."
Anche la solita scimmia arriva a cogliere non solo la differenza tra le due versioni, che è sostanziale, ma soprattutto il fatto (ancora più evidente se si legge l'intero documento) che le illustri mittenti si scagliano contro i media (ergo contro Repubblica medesima, in primis) ed il loro asservimento a logiche "gossipare", e non "contro Berlusconi" come viscidamente titola il pennivendolo di Repubblica. Dove sia l'appello a Berlusconi lo sa solo il signor Casadio, e ci piacerebbe molto che lo spiegasse anche al resto del mondo.
E' questo che indigna: l'esprimere una propria posizione, anche dura, è legittimo ed è il sale della libertà di stampa e di espressione; ma cercare di fregare il lettore distratto con trucchetti da insulto all'intelligenza non è ammissibile e grida vendetta.
Alla prossima puntata.

La mala información: Capitolo II

Seconda puntata della serie "La mala información". Quella che segue è parte della galleria fotografica pubblicata sul Corriere della Sera online il 2 giugno 2009 alle ore 19:00, intitolata "Bagno di folla per Berlusconi", ma dedicata in gran parte a scatti che ritraggono il premier sul palco delle autorità alla parata (ex-)militare.










Negli altri scatti (sono visibili al link riportato sopra) le altre personalità ritratte sono per lo più colte in atteggiamenti "istituzionali", o comunque seri e adeguati all'occasione; Berlusconi, invece, è ritratto sempre ed invariabilmente in pose caricaturali: mentre sembra scaccolarsi, mentre sembra dormire, mentre sembra guardare il culo delle hostess che passano, mentre sembra estremamente schifato o annoiato dallo spettacolo, mentre sembra che non gliene freghi nulla, mentre sembra prendere in giro i militari in parata, mentre sembra dire "ammazza che bòne quelle due!". Dico "sembra" perché anche i sassi sanno che basta scattare una foto nel momento "sbagliato" per far sembrare una persona addormentata, come basta prenderla da un'angolazione "giusta" per far sì che il soggetto sembri guardare qualcosa che, invece, neanche è nel suo campo visivo.
Anche oggi, Berlusconi è stato dipinto dal maggiore quotidiano italiano come poco più di un demente, quanto meno assolutamente fuori posto in quell'occasione solenne, certamente una specie di infoiato, con espedienti bassi e facilmente individuabili da chiunque non abbia il cervello spento.
Ma va bene così, la cosa funziona sempre meglio.

lunedì, giugno 01, 2009

Neanche con un fiore

Se il marito viene massacrato per ora solo mediaticamente dai sicari del Pd che lo accusano di pedofilia, è un sacrosanto diritto alla libera informazione; se la moglie viene quasi timidamente mezza in mezzo per avere da tempo una relazione con un altro uomo, viene additata al pubblico ludibrio con arcigna severità.

La signora non si tocca neanche con un fiore altrimenti le si da della mignotta, il signore invece lo si deve randellare proprio per dargli del puttaniere. Ah già, ma il signore si chiama Silvio Berlusconi, la signora no.

domenica, maggio 31, 2009

L'ultima spiaggia

Inizia oggi l'ultima settimana prima delle elezioni europee ed amministrative (seguite poi dai ballottaggi e dal referendum sulla legge elettorale). E' l'ultima occasione per un Pd disperato di assestare la zampata all'odiato nemico: finora tutti i tentativi sono risultati vani.

Sentenze ad orologeria, gossip di bassissima lega, diffamazioni, finte inchieste, corruzione di falsi testimoni, sputtanamento internazionale, accuse di pedofilia, tutto è stato tentato e tutto ha fallito.
Ma ci sono ancora sei giorni ed infinite possibilità. Già oggi si è tentata la carta delle fotografie compromettenti, anche quella andata a vuoto. La cosa più probabile (conoscendo i soggetti) è che spunti fuori una qualche "super-testimone" che dirà di essere stata adescata o violentata o costretta a chissà quale prestazione in cambio di qualche favore, magari nel mondo dello spettacolo; con tanto di codazzo di super inchieste di Repubblica e di fotografie taroccate di qualche paparazzo assoldato per l'occasione.
Teniamo presente che di fronte a sé il Pd ha il baratro: l'oblio, la scomparsa definitiva dalla scena politica, lo smembramento. Che, per quella gente, significa la fine del potere. Hanno moltissimo da perdere, e lo sanno. E tra il mantenimento di questo potere e loro stessi c'è, in fondo, un maledetto settantaduenne che non vuole morire. Non lasceranno nulla di intentato, perché in questo non hanno niente da perdere.

venerdì, maggio 29, 2009

La mala información: Introduzione e Capitolo I

Inizia oggi una nuova rubrica: "La mala información" (in spagnolo: "Disinformazione"), sottotitolo possibile "La distrazione come come strumento di consenso".

E' un vizio molto presente nel giornalismo italiano, ben rappresentato dai due quotidiani più importanti: Repubblica e il Corriere della Sera. A volte sembrano fare a gara a chi implementa meglio quest'arma, subdola, quasi invisibile, ma che ottiene l'effetto voluto sul breve e medio termine: instillare il dubbio, deviare l'opinione pubblica, creare luoghi comuni artificiali. Basta vedere cosa sta succedendo in questi giorni con l'affare "Noemi": un classico dello stalinismo per principianti, eppure applicato come se nulla fosse e foriero di seri grattacapi per le sue vittime, nonostante il ridicolo dell'impianto. Si butta là una mezza accusa, velata, non circostanziata, appena al di qua del limite della querela, ma si pretende dalla vittima una presa di posizione invece netta, pubblica, chiara e definitiva, pena il ricorso al piagnistéo della libertà di stampa vilipesa e della verità occultata. Un giochino facile da implementare e dal sicuro successo, perché instilla il dubbio, crea un precedente: la prossima volta sarà ancora più facile, perché si potrà basare la nuova calunnia sulla vecchia, come se quest'ultima fosse da sempre un'acclarata verità.
Si gioca sull'ingegneria sociale (anzi, psico-sociale), sulla scarsa attenzione del pubblico, come fa un bravo illusionista: tutti a seguire ipnotizzati la mano destra mentre la sinistra fa il trucco. Tutto alla luce del sole.

Bene, questa è la teoria. Come si mette in pratica? Facilissimo, se hai a disposizione un quotidiano a tiratura nazionale. Si dirà: serviranno "strilli" nello stile de Il Manifesto? Articolesse ingiuriose come quelle pubblicate un giorno si e l'altro pure su L'Unità o sul blog di Beppe Grillo? No. Fosse così sarebbe facile, ma di scarso successo: la gente sa leggere, mediamente.
Invece, non sa pensare. E, soprattutto, è superficiale e di memoria molto corta. E ragiona con la pancia. Quindi, si gioca di fino.
Gli esempi sono innumerevoli, come moltissimi sono gli ambiti nei quali la stampa "mainstream" (ma anche la televisione) utilizza tecniche di ingegneria psico-sociale per tentare di creare o deviare il consenso; ma mi limiterò al bersaglio grosso, alla vittima più facile da colpire e contro la quale gli attacchi sono, più che quotidiani, all'ordine dell'ora se si considerano le edizioni online dei giornali in questione. Si, certo, sto parlando di Berlusconi, ovviamente. E di come - scientificamente - ogni fatto, ogni dichiarazione, ogni cronaca, ogni riferimento alla sua persona ed alle istuituzioni che rappresenta o appoggia sia studiato a tavolino e costruito col preciso intento di fornire al lettore un messaggio preconfezionato, che prescinda dal suo orientamento politico, culturale ed ideologico, nonché dalla materia particolare del "pezzo" giornalistico in questione. Un messaggio che segua pedissequamente i dettami della Direzione, il climax imposto nelle sale riunioni, che deve essere quello e guai a deviare. Un misto di parole ed immagini "montate" ad arte, come nei tristemente famosi film dei complottisti sull'11 Settembre o sugli UFO, che decidono una Verità e piegano ogni realtà di conseguenza in modo da giungervi comunque e senza possibilità di contestazione o replica. A meno di non conoscere il trucco.
Andiamo quindi ad incominciare. Vedremo che, come dicono gli anglosassoni, there's more than meets the eye.













Il Corriere della Sera online, 29 maggio 2009, ore 23:00

Osserviamo il box qui sopra: nella sua apparente normalità, è un classico compendio di quasi tutte le tecniche di distrazione ed incalanamento ampiamente usate in questi quotidiani contro il loro Avversario.
Iniziamo dal titolo, in realtà composto da due titoli: "Il premier: pm vogliono ribaltare voto" è il titolo minaccioso; "E ai terremotati: li mando in crociera" è quello apparentemente ridicolo. E' una tecnica efficace: unire assieme queste due categorie di attribuzioni in modo da creare l'immagine di un pericoloso pazzo che un po' tira legnate a destra e a manca e un po' esce di testa e spara assurdità ad alzo zero. Risultato: inaffidabilità e pericolo.
Ma prima dei titoli, l'intestazione: "Berlusconi a tutto campo". Viene usata spesso, questa frase, per indicare il fastidio di un soggetto che "si impiccia" di cose che non lo riguardano, l'irritazione di fronte ad uno che si permette di parlare di questo e di quello quando dovrebbe limitarsi ad una sola parola, e forse manco a quella.
Subito sotto: "Berlusconi insiste". Altro escamotage: si dipinge il soggetto come uno che "da 'sta recchia proprio nun ce sente", come si dice a Roma. Si lascia sottintendere che, nonostante il finora bonario richiamo di qualche autorità superiore, il "discolo" si incaponisce nella sua marachella. Risultato: delegittimazione. La frase riportata in virgolettato, poi, completa l'opera: spesso sono spezzoni avulsi dal loro contesto, scelti per il colore delle singole parole, spesso riorganizzate o rafforzate ad arte. (Attenzione ad una cosa molto importante: nonostante quanto si sia portati a presupporre, le virgolette non sono mai garanzia di stenografico. Anzi.)
Subito dopo, il riferimento a due soggetti "autorevoli": il CSM e Nicola Mancino. Un tocco di ufficialità alla "ramanzina" rafforza l'effetto e dipinge la vittima come uno che non ha rispetto neanche per tali istituzioni. Risultato: eversione.
A sugello della bassezza della persona, infine, la galleria di immagini che la mette alla berlina, pur non avendo alcun nesso col soggetto dell'articolo. Evidente il contrasto con la "serietà" degli argomenti trattati nelle righe precedenti. Risultato: sprezzo ed incoscienza.
Su tutto, la scelta - arbitraria - di far commentare ai lettori l'articolo collegato al box: è il primo livello di enfatizzazione e pubblicizzazione, molto efficace dal momento che fa leva sulla voglia del lettore di apparire col proprio nick, di poter dire "la sua" in un'illusione di partecipazione. Il secondo livello - usato in altre occasioni che non mancheranno di entrare in questa ribrica - è la traduzione in inglese in modo da esporre più facilmente la vittima al ludibrio internazionale, da riusare poi di ritorno per
guadagnare punti-autorevolezza.
Sullo stesso argomento, Repubblica mette in atto anche un altro sistema, ancora più diretto (il lettore medio di Repubblica è meno raffinato culturalmente di quello del Corriere, quindi basta meno): il contrasto tra il tema serissimo del dopo-terremoto in Abruzzo e la fotografia di un Berlusconi ilare. Risultato: vilipendio e presa per i fondelli.

giovedì, maggio 28, 2009

Italy isn't a "Repubblica"

It's time to write down some words in English, since you foreign newspaper employees and reporters don't understand Italian at all. I'm sure about that, since the only news you're pulling out from Italy are those copied and pasted from the Repubblica web site, the only italian newspaper (along with the infamous Beppe Grillo's blog) that translate its junk in a language suitable to you.

You have to be aware that Repubblica isn't a real window over the italian country and people: is a political arm driven by restless enemies of the italian Government and people, and its journalists and columnists are only workers paid by Carlo De Benedetti, one of the worst and strongest Berlusconi's enemy since its defeat in the SME affair. Repubblica and Beppe Grillo translate in English their political actions in order to gain foreign support from newspaper and politicians not aware neither of the italian history and culture nor of its language. They count on you: they take back every word you write back about Italy and use them as a proof of their honesty and authority, using you as a remote controlled echo machine.
In Italy, the left parties are dead. The History and the parties itself killed them. People don't trust them anymore, event the Fiat workers now sopport Berlusconi's PdL party, the only able to rebuild this country after six decades of non-govern. Repubblica (and the Democratic party behind it) is trying to distract italians (and you) pushing a blonde teen into the Berlusconi's bed after pulling its wife out of it: page two of the Little Stalinist How-To Manual.
So, please: learn yourself the Italian language and begin to read other news sources than Rapubblica and Beppe Grillo's blog. You'll be surprised.

mercoledì, maggio 27, 2009

Senza controllo

Sono come i bambini, senza il senso della misura tipico dell'esperienza, degli adulti. Che se dai loro in mano il telefonino di papà non si limitano a giocherellarci schiacciando i tasti ed ascoltando rapiti gli strani suoni che produce: lasciati a loro stessi, in capo a tre minuti del prezioso gingillo non rimangono che vaghi ricordi e qualche frammento di plastica contro ad un muro.

Così 'sti poveretti della sinistra e del resto delle sedicenti "opposizioni" al Governo italiano: lasciati a loro stessi non sono capaci di controllare le proprie estremità e pisciano fuori dal vaso.
Con la differenza che un bambino magari lo sgridi un po', ma poi lo prendi in braccio e lo rassicuri che è bravo e che la prossima volta farà meglio; questi qui no. Per lorsignori non basterà manco la scarica di legnate che sta per abbatersi sulle loro chiappe: diranno che è colpa del fratellino un po' fascista.

Quattro veli di bile

Puntuale come la morte arriva l'ormai canonico editoriale inglese ammazzasette, ennesima replica dell'ormai mitico "unfit" col quale l'Economist bollò Berlusconi prima delle elezioni 2001. Leggendo il pezzo, stavolta propinato dal Financial Times, nessuna sorpresa: il solito decotto di luoghi comuni, falsità e leggende metropolitane preso di sana pianta da Micromega o L'Unità o Repubblica e spiattellato per il diletto dei pochi giapponesi che ancora non hanno capito un'acca di cosa stia succedendo.

Bontà sua, l'anonimo pennivendolo d'oltremanica concede che Berlusconi non è Mussolini e che l'Italia non sia già in un secondo Ventennio; ma poi si riprende subito, e precisa che la differenza sta nel fatto che Mussolini aveva al suo comando squadracce di camicie nere, Berlusconi ne ha di vallette.
Tra un'amenità ed una pretesa di analisi politicoide, lo scribacchino conclude affermando che no, non è "fascismo" (è fissato, poverino...), ma è un "pericolo" ed un "esempio maligno" per tutti.
Il poveretto, evidentemente, non vive in Inghilterra, dove farebbe bene a rivolgere il suo scandalizzato e spaventatissimo sguardo. Una nazione già finita nel baratro dell'autoannullamento identitario e culturale, che s'è calata braghe e mutande e s'è messa a 90° di fronte a tutti gli imam di passaggio, retta da una classe politica corrotta che fa da contraltare ad una casata reale ridicola e totalmente fuori dal mondo; una nazione che è alla radice della quasi totalità delle guerre e dei genocidi attualmente in corso, il cui colonialismo misto a menefreghismo gettarono le basi per l'infinito conflitto mediorientale; una nazione la cui economia è ridotta ad un lumicino, molto molto molto più fioco di quello italiano, ma tenuto su a suon di fanfare, cioccolata alla menta e pretesa di superiorità sui "terroni" europei. Nebbia sulla Manica, continente isolato.
Non ha alcun diritto, quel giornale, di emettere giudizi copiaincollati da Repubblica a pochi giorni dalle elezioni: ma lo fa, ed entra così trionfalmente nel gotha dell'Autorevole Carta Igienica di Qualità, cosa della quale - è noto - c'è sempre bisogno.

martedì, maggio 26, 2009

Only the brave

Fa specie notare come, al di là del rumor di unghie sugli specchi, nessuno dei neomoralisti all'amatriciana che volteggiano attorno alla ragazzina napoletana e alla sua famiglia abbia le palle per dire la parola magica.

Si fanno le Dieci Domande che manco Mosè, si va a caccia del video dell'amica della cugina, si traduce in inglese l'articolo-monnezza in modo che il solito Guardian possa lanciare i suoi strali d'oltremanica per poi europeisticamete gongolare dell'ennesima pretesa fasulla figura di merda italiana, ci si avvita in inchieste, retroscena, fondi, editoriali, sermoni e pistolotti da stracciar gli attributi pure ad un morto, ma nessuno ha il coraggio di mettere in fila Berlusconi e la ragazzina nel modo giusto.
In fondo, settantadue anni e rotti mica sono un problema per uno senza mezza prostata, un pace maker e Dio solo sa quali altre diavolerie bioniche in corpo. E non dimentichiamo che - Bill docet, l'avete chiamato voi "metodo Carfagna", se non vado errato - non c'è poi stringente bisogno di faticare le proverbiali sette camicie per deliziar il reale augello.

Quindi, caro D'Avanzo, caro Lerner, caro Franceschini, cari farisei tutti, vi preghiamo: non abbiate paura di schiantarvi, mettete a dimora tutto l'encomiabile lavoro di fantasia fatto finora ed andate al sodo, fate il salto di qualità, fate l'unica domanda che è degna di essere fatta, e prendetevene la responsabilità, mettetela nero su bianco, tradotta in dieci lingue, col vostro nome sotto. «Berlusco', ma poi: te la sei trombata o no? Racconta!»

lunedì, maggio 25, 2009

Gli zoccoli, il Titanic e l'Armageddon

Sono mesi che Beppe Grillo va cianciando sul "suo" blog che giugno sarà il mese della verità, che mandrie di bufali incazzatissimi stanno marciando a ritmo serrato verso Roma e che il rumor di zoccoli aumenta ogni giorno.

A cosa si riferisce? Boh. A volte alla crisi economica, a volte alle sue liste civiche, a volte alle scie chimiche, a volte alle palline di ceramica da mettere in lavatrice. Lo sa solo lui. Ma non ce ne frega nulla, il punto è un altro.
Il punto è che giugno sarà veramente il mese della svolta: sarà il mese del definitivo, totale, abissale, insondabile, inimmaginabile, stellare successo del PdL e di Berlusconi in particolare. E, come al solito, il merito andrà tutto alle sedicenti "opposizioni", Pd in testa. Che, come anche i sassi sanno, di Berlusconi sono da anni i migliori alleati.
Come il Titanic che, tronfio e vanesio, marcia spedito verso l'iceberg che lo aspetta per distruggerlo nel suo mito prima che letteralmente, così il Partito Democratico è lanciato come un bolide a bordo della velocissima (ma scarsamente manovrabile) corazzata "Repubblica" contro un ostacolo che - per sua sfortuna - è molto, molto, molto più robusto dell'accozzaglia di lamiere messe su per l'occasione dal capitano Franceschini e dal nostromo D'Avanzo: il nome di questa bestiale parete di travertino a picco sul Mar della Politica è "Noemi". Roba da documentario "monster" di Discovery Channel. Un nome che, tra meno di un mese, equivarrà a quello dell'asteroide che ha schiantato la Terra spazzando via i dinosauri, verrà ricordato nei loft di tutta Italia con un moto di terrore e scoramento pari solo a quello provato di fronte ai nomi Katrina e Krakatoa, sarà l'orrendo protagonista delle storie di paura che i bambini progressisti dei decenni a venire si racconteranno sotto le coperte.
E non è un caso che il comandante dell'altra nave, il commodoro Di Pietro, che anche se comanda un cargo carico di letame non è uno scemo, abbia abbaiato nell'interfono di bordo "30° a dritta e macchine avanti tutta!", staccandosi decisamente dal "Repubblica" e quasi cappottando per la virata a 3g cui ha costretto la sua sgangherata carretta. Sperando così di portarla in salvo. Verso Capo Mills.
Ha ragione, quindi, Beppe Grillo: giugno sarà il mese dell'Armageddon. Ma non per tutti, anzi.

Distrazioni

Ecco uno stralcio del drammatico appello che un gruppo di intellettuali, accademici, studiosi, comuni cittadini appartenenti all'antichissima etnia Baloch ha rivolto all'UNHCR (il cosiddetto "Alto Commissariato ONU per i Rifugiati"):
«[...] With respect to the Baloch Nation struggle for freedom, and abduction and cold-blooded murders of Baloch political leaders, we, the undersigned Baloch national and international organizations, and the Baloch people wish to draw your attention to the deteriorating human rights situation in Balochistan and to the abuse of human rights by the state fascist military organizations, illegal and extrajudicial abductions, tortures and killings of Baloch people and encourage your organization to take initiative to probe the cases and bring the perpetrators to the court of Justice.
After the lapse of a more then 45 days of the incidence of cold-blooded murders of Baloch political activists Ghulam Mohammad Baloch, Sher Mohammad Baloch and Lala Muneer Baloch by the Pakistani Military Intelligence Agency (MI) and Inter Services Intelligence (ISI). Until now not a single initiative has been taken neither by UNO, nor by UNHCR and nor by any other organization to probe the cold-blooded murders and bring the perpetrators to any court of justice. [...]»
E certo. Sono tutti impegnati a catalogare i crimini contro l'umanità dell'Italia.

[Immagine: balochwarna.com]

Non si dimentica

Nonostante qualche povero deficiente abbia pensato bene di distruggere la stele commemorativa delle vittime dell'11 Settembre, che si trovava a piazza di Porta Capena a Roma, qui non si dimentica quell'atroce giorno che ha segnato una svolta definitiva nella Storia moderna.

3017 morti, 6300 feriti, un quartiere di New York semidistrutto, un'ala del Pentagono ridotta in macerie, quattro aerei di linea usati come missili, due guerre con un numero indefinibile di vittime, un dittatore caduto, la Storia cambiata per sempre: tutto questo e molto altro era ricordato da una piccola stele di pietra, lì a testimoniare la vicinanza della città di Roma con tutte le vittime di questa follia. Un simbolo, certo, ma un simbolo importante; evidentemente non per il balordo (o i balordi) che, magari convinti di abbattere un'altra "torre" e sputare così sulla stessa società che li ha inutilmente partoriti, pasciuti e protetti, lo hanno disintegrato portandosene via la maggior parte.
Non era il simbolo di un capitalismo ferito, era un ricordo per chi - innocente - ha perso la vita quel giorno terribile; per chi non è stato ancora ricomposto in una bara. Ci sono più di diecimila frammenti di ossa e tessuto umano che non si sono a tutt'oggi riusciti ad associare ad alcuna delle vittime accertate, gli ultimi resti umani sono stati ritrovati nel 2006 a centinaia di metri da Ground Zero, sul tetto di un palazzo da demolire. Neanche un pensiero così ferma i decerebrati che vagano nella notte romana, rifiuti di un'umanità troppo generosa nel dispensare vita ove se ne farebbe volentieri a meno mentre è troppo provata nel perderla dove ve n'era di meritoria di essere vissuta.